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Se si guadagna sopra o sotto i 2mila euro al mese si è poveri, benestanti o ricchi: i risultati dello studio Censis

di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

In Italia, guadagnare più di 2.000 euro è davvero indice di ricchezza? I dati Censis svelano come la percezione di povertà e benessere sia influenzata da reddito, disuguaglianze e fiducia sociale.

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Quante volte ci siamo chiesti se i soldi che guadagniamo sono abbastanza? Se siamo nella norma, sotto la media, o se invece stiamo meglio di quanto pensiamo? Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, ha provato a rispondere con numeri precisi. E i risultati sono insieme illuminanti e scomodi, perché smontano molte delle narrazioni che gli italiani si raccontano su sé stessi.

Le soglie che definiscono tutto

Il Censis divide la popolazione italiana in fasce di reddito netto mensile che, pur non essendo etichette ufficiali, corrispondono a stili di vita, possibilità reali e percezione del benessere. In sintesi:

  • Sotto i 1.000 euro netti al mese si è in condizione di povertà conclamata. Non si tratta di una definizione simbolica: a questa cifra non si copre l'affitto in nessuna grande città italiana, non si mantiene un'automobile, non si può permettere una visita medica privata né una settimana di vacanza. In questa fascia rientra circa il 18% della popolazione attiva italiana, con una concentrazione molto più alta al Sud e tra i lavoratori part-time involontari.
  • Tra 1.000 e 1.500 euro netti si è in quello che il Censis definisce disagio economico strutturale. Si arriva a fine mese, ma senza margine. Una spesa imprevista (il dentista, il guasto dell'auto, una bolletta fuori controllo) è sufficiente a mandare in crisi il bilancio familiare. Chi sta in questa fascia spesso non si percepisce come povero, ma rinuncia sistematicamente a tutto ciò che non è strettamente necessario.
  • Tra 1.500 e 2.500 euro netti si trova il cosiddetto ceto medio. È la fascia più affollata e al tempo stesso quella più in difficoltà negli ultimi dieci anni. Qui si può vivere, ma con crescente fatica. L'affitto a Milano o Roma consuma il 50-70% del reddito. La vacanza è possibile ma ridotta. Il dentista si rimanda. Il risparmio è minimo o assente.
  • Tra 2.500 e 5.000 euro netti si è in quella che il Censis identifica come fascia benestante. Si può comprare casa con un mutuo sostenibile, si va in vacanza, si mantengono i figli nelle attività sportive, si accede alla sanità privata senza sacrifici eccessivi. È la fascia che corrisponde all'idea di "stare bene" nella narrativa collettiva italiana, ma che nella realtà rappresenta una minoranza ristretta della popolazione.
  • Sopra i 5.000 euro netti al mese si è ricchi, nel senso tecnico del termine. Non necessariamente nell'accezione dello yacht e della villa, ma nel senso che il denaro non è un vincolo nelle decisioni quotidiane. In questa fascia rientra meno del 5% della popolazione italiana.

Il paradosso della percezione

Il dato più interessante dello studio Censis non è nelle cifre in sé, ma in ciò che quelle cifre rivelano sulla percezione degli italiani. La stragrande maggioranza si definisce ceto medio. Lo fa chi guadagna 1.200 euro al mese e chi ne guadagna 4.000. Lo fa il precario trentenne di Milano e il dirigente cinquantenne di Torino. Il ceto medio è diventato una categoria identitaria più che economica, un modo di dire "non sono né ricco né povero, sono normale".

Il problema è che questa autorappresentazione distorta ha conseguenze concrete. Chi si percepisce ceto medio tende a non chiedere aiuto quando ne avrebbe diritto, perché ritiene di non appartenere alle fasce bisognose. Allo stesso tempo, non si percepisce abbastanza ricco da investire, risparmiare con continuità o pianificare il futuro con strumenti adeguati. Il risultato è un limbo psicologico che impoverisce le scelte finanziarie di milioni di italiani.

2.000 euro: la soglia della grande illusione

I 2.000 euro netti mensili rappresentano il confine psicologico più discusso. Chi li raggiunge spesso si sente finalmente arrivato, come se avesse superato una soglia di sicurezza. Ma i dati del Censis raccontano un'altra storia.

A Milano 2.000 euro netti significano circa 700-800 euro di affitto per un monolocale, 200 euro di trasporti e utenze, 400 euro di spesa alimentare. Rimangono poco più di 600 euro per tutto il resto: abbigliamento, salute, svago, imprevisti, risparmio. Con una famiglia a carico la situazione è semplicemente insostenibile senza un secondo reddito.

Diversamente i 2.000 euro netti in un comune del Sud Italia hanno un potere d'acquisto reale significativamente diverso. L'affitto di un appartamento può fermarsi a 400-500 euro, i costi dei servizi sono più bassi, e il margine residuo è quasi doppio rispetto a quello del capoluogo lombardo. Lo stesso reddito produce stili di vita radicalmente diversi a seconda del territorio.

Questo è il grande limite di qualsiasi soglia nazionale: il costo della vita in Italia varia del 30-40% tra Nord e Sud, tra grandi città e comuni minori. Un'analisi seria del benessere non può prescindere da questa variabile geografica.

Chi guadagna cosa in Italia

I dati ISTAT integrati con le elaborazioni Censis fotografano una distribuzione del reddito molto più diseguale di quanto si immagini.

Il reddito mediano netto degli italiani è di circa 1.350 euro al mese. Significa che metà degli italiani guadagna meno di 1.350 euro netti. Non è una fascia di povertà estrema, ma è decisamente al di sotto di quella soglia dei 2.000 euro che molti considerano la normalità.

Solo il 25% degli italiani supera i 2.000 euro netti mensili. Tre quarti della popolazione si trova sotto quella cifra. Quando si sente dire che "la maggior parte degli italiani è ceto medio" la realtà numerica è che la maggior parte degli italiani guadagna meno di quanto il ceto medio richiederebbe per vivere dignitosamente nelle grandi città.

Il 10% più ricco della popolazione percepisce oltre 4.000 euro netti al mese. Il 5% più ricco supera i 6.000 euro. Tra questi ultimi e il restante 95% esiste una distanza che i dati sul reddito medio tendono a nascondere.

L'effetto geografico che cambia tutto

Il Censis sottolinea con forza come le soglie di benessere non possano essere applicate uniformemente su tutto il territorio nazionale. Le differenze non sono marginali.

A Milano e Roma la soglia di benessere reale si colloca intorno ai 3.000-3.500 euro netti al mese per una persona sola. Per una famiglia di quattro persone la cifra sale oltre i 5.000 euro.

In molte aree del Sud e dei piccoli comuni del Centro-Nord gli stessi standard di vita sono raggiungibili con 1.800-2.200 euro. Non è solo una questione di affitti più bassi: è l'intero sistema dei costi che cambia, dalla spesa alimentare ai servizi, dal costo dei parcheggi a quello delle rette scolastiche.

Questa disparità geografica è anche alla base di un fenomeno che il Censis documenta con attenzione crescente: la migrazione interna di reddito. Sempre più italiani lasciano le grandi città non per scelta di vita ma per necessità economica, spostando la propria residenza dove lo stesso stipendio vale di più.

Cosa cambia nella vita reale

Al di là delle categorie, ciò che il Censis misura sono le rinunce concrete che scandiscono la vita delle diverse fasce di reddito.

  • Sotto i 1.500 euro si rinuncia al dentista, alle vacanze, alla cultura, spesso al riscaldamento nella stagione fredda e all'aria condizionata in quella calda. Si rimanda qualsiasi spesa non urgente. Si accumula stress finanziario cronico.
  • Tra 1.500 e 2.500 euro si rinuncia in modo selettivo. Si scelgono le priorità e si sacrifica il resto. Il risparmio è minimo o assente. Qualsiasi imprevisto di importo superiore ai 500 euro crea una crisi temporanea.
  • Tra 2.500 e 5.000 euro si vive senza rinunce quotidiane ma con una pianificazione attenta. Si risparmia, si investe, si accede alla sanità privata, si mantengono i figli nelle attività extrascolastiche. È la fascia in cui la vita corrisponde a quella raccontata dalla pubblicità e dai film.
Sopra i 5.000 euro il denaro smette di essere un vincolo nelle decisioni ordinarie. Le scelte vengono fatte per preferenza, non per necessità economica.

La domanda che il Censis lascia aperta

Lo studio non risponde a una domanda che però pone implicitamente: perché un paese in cui metà della popolazione guadagna meno di 1.350 euro al mese continua a raccontarsi come un paese di ceto medio?

La risposta, probabilmente, è che la narrazione del ceto medio è comoda per tutti. Per i politici che non vogliono fare i conti con una disuguaglianza reale e crescente. Per i cittadini che preferiscono non collocarsi troppo in basso nella scala sociale. E per un sistema economico che funziona finché chi sta sotto la soglia di benessere continua a comportarsi come se stesse sopra.

I numeri del Censis dicono altro. E ignorarli ha un costo che si paga ogni mese, in busta paga e al supermercato.






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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...