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Cittadinanza italiana per discendenza: anni di attesa, documenti sbagliati e consolati che cambiano i requisiti in corsa

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Cittadinanza italiana per discendenza tra cambi normativi, lunghe attese e nuovi requisiti. Dall'evoluzione delle regole agli ostacoli burocratici e le sfide giuridiche e amministrative ancora aperte

Il riconoscimento della cittadinanza italiana attraverso la discendenza ha vissuto una stagione di grandi cambiamenti. Fino a poco tempo fa, si trattava di una delle vie più battute dagli italo-discendenti nel mondo, specialmente da coloro con radici famigliari in Sud America. Tuttavia, la crescita esponenziale delle richieste, unita alla complessità crescente dei fascicoli, ha evidenziato le difficoltà dell’apparato amministrativo, portando il legislatore a rivedere radicalmente la normativa. Oggi, ottenere il riconoscimento non equivale più solo a dimostrare il semplice legame di sangue: nuovi requisiti e limiti generazionali hanno ridefinito i criteri di accesso. Questa trasformazione, delineata dalla riforma del 2025 e consolidata dalla giurisprudenza nazionale, introduce elementi di selettività e maggiore rigore, impattando in modo significativo su cittadini e famiglie in attesa di una risposta definitiva dalle istituzioni italiane.

Evoluzione normativa: dalle origini alla riforma 2025

Il percorso legislativo della cittadinanza per discendenza affonda le sue radici nella Legge 91 del 1992, basata sul principio dello ius sanguinis: è italiano chi nasce da padre o madre italiani, indipendentemente dal luogo di nascita. Questa disposizione ha permesso, per molti anni, una trasmissione virtualmente illimitata della cittadinanza lungo le generazioni. La portata di questo modello ha reso possibile la rivalutazione delle radici italiane da parte di milioni di discendenti all’estero, favorendo il fenomeno noto come "riconosciuti di quarta generazione e oltre".

L’accresciuta pressione sul sistema, con un elevatissimo volume di richieste, in particolare da Argentina, Brasile e Venezuela, ha generato ritardi e congestionamenti nei consolati e nei tribunali. Nel 2025 il quadro muta con l’avvento del Decreto-Legge n. 36/2025 (convertito nella Legge n. 74 del 23 maggio 2025, noto anche come "Decreto Tajani"). Per la prima volta, la normativa introduce limiti espliciti alla trasmissione generazionale: solo figli o nipoti di cittadini italiani, con requisiti precisi sul possesso della cittadinanza e sulla non interruzione della linea di trasmissione, possono accedere al riconoscimento. Viene inoltre introdotta una finestra transitoria entro il 2027 per alcuni casi di perdita della cittadinanza in passato, tramite un contributo amministrativo.

La riforma è stata confermata in linea di legittimità dalla Corte Costituzionale, che ha evidenziato la discrezionalità del legislatore in materia e la necessità di criteri non arbitrari. Così, il modello italiano bilancia oggi esigenze di sovranità nazionale e tutela delle radici, confidando nell’attento vaglio dei nuovi presupposti per l’accesso.

Requisiti e nuovi limiti generazionali

Alla luce delle novità introdotte con la legge 74/2025, il riconoscimento della cittadinanza in linea di discendenza è sottoposto a regole più rigorose. L’elemento cardine rimane la dimostrazione del legame familiare, ma la legge pone ora precisi limiti temporali e generazionali all’automatismo dello ius sanguinis:

  • La cittadinanza italiana si trasmette a chi è nato da genitore o nonno titolari esclusivamente della cittadinanza italiana al momento della nascita del richiedente.
  • Chi discenda da un avo italiano più lontano del nonno è escluso dal riconoscimento automatico, a meno che non ricorrano specifiche eccezioni previste dalla normativa.
  • Discendenti da genitore naturalizzato italiano possono acquisire la cittadinanza solo se il genitore ha risieduto legalmente in Italia per almeno due anni dopo la naturalizzazione e prima della nascita del figlio.
Sono previsti alcuni meccanismi ulteriori di accesso, tra cui il beneficio di legge per figli minori nati all’estero da cittadino italiano, che possono acquisire la cittadinanza se soggiornanti legalmente in Italia per almeno due anni e sulla base della dichiarazione di volontà dei genitori. Per i maggiorenni nati all’estero, il diritto si mantiene solo se si risiede in Italia per almeno due anni al compimento della maggiore età, seguito da una dichiarazione formale.

Un focus particolare riguarda l’accertamento della trasmissione della cittadinanza, la verifica della non naturalizzazione degli ascendenti e la produzione di certificati che dimostrano il possesso esclusivo della cittadinanza italiana da parte dei genitori o dei nonni nei tempi e nei modi stabiliti dalla normativa. 

La procedura di riconoscimento: tra burocrazia e documenti essenziali

Il percorso di riconoscimento non si limita all’analisi genealogica ma si declina in una serie di passaggi burocratici e documentali precisi. Ecco i punti principali del processo:

  • Presentazione della domanda: i residenti all’estero devono rivolgersi al Consolato italiano competente, mentre chi si trova in Italia presenta l’istanza all’Ufficio di Stato Civile del Comune.
  • Iscrizione anagrafica: per la richiesta in territorio italiano, è richiesta la residenza stabile e l’iscrizione all’anagrafe, previa presentazione di passaporto e prova dell’alloggio; per i cittadini non UE, sono necessarie anche la dichiarazione di presenza o il permesso di soggiorno.
  • Documentazione a corredo: sono richiesti atti di nascita, matrimonio, morte degli ascendenti, documentazione di non naturalizzazione dell’avo emigrato, traduzioni e legalizzazioni secondo le normative dei singoli Stati. Per gli atti provenienti da determinati Paesi, come l’Argentina, è necessaria anche l’Apostille elettronica con firma digitale (dal 2019).
  • Pagamento del contributo amministrativo: dal 2025 è previsto un versamento di € 300 per ciascun richiedente maggiorenne, requisito imprescindibile per la ricevibilità dell’istanza.
  • Verifiche e controlli: gli ufficiali dello stato civile sono tenuti a un controllo rigoroso su tutti i documenti, anche attraverso contatti con i Consolati per accertare la veridicità e l’assenza di rinunce precedenti da parte degli ascendenti.
La procedura richiede la produzione della documentazione in originale e in copia, corredata da eventuali sentenze di rettifica. Ogni incongruenza, anche minima, come discrepanze nei nomi può comportare richieste di integrazioni o chiarimenti, allungando i tempi del procedimento. Non sono ammesse autocertificazioni sostitutive per i dati degli ascendenti e, in caso di annullamento della pratica, la documentazione presentata non viene restituita. Pertanto, la preparazione accurata degli atti si rivela condizione imprescindibile per l’accesso al riconoscimento.

Il ruolo di comuni e consolati: territori, tempistiche e differenze operative

La richiesta di cittadinanza nelle forme legate alla discendenza varia sensibilmente in base all’ente coinvolto e al territorio di presentazione. Gli Uffici Consolari svolgono funzioni fondamentali per i residenti all’estero, ma l’alto numero di domande, in particolare dall’America Latina, può determinare attese anche di vari anni per la fissazione dell’appuntamento e l’esame della pratica. In Italia, invece, la competenza ricade sui Comuni, la cui efficienza e tempistica dipendono spesso dalle risorse e dalle priorità amministrative locali.

Le verifiche eseguite sui documenti non sono mai soltanto formali: i funzionari di stato civile devono accertare che tanto il richiedente quanto ogni ascendente non abbiano mai rinunciato alla cittadinanza italiana e che tutta la catena di trasmissione sia perfettamente documentata. Spesso, in presenza di dubbi, vengono attivati scambi informativi con i consolati dei Paesi coinvolti. In caso di iscrizione anagrafica in Italia, l’accertamento della residenza effettiva viene affidato alla Polizia Locale, con una fase istruttoria che può protrarsi anche oltre i 45 giorni previsti.

La legge 74/2025 disciplina rigorosamente le competenze degli enti coinvolti e richiede controlli incrociati atti a prevenire abusi e falsificazioni, mentre il Ministero dell’Interno detta la linea tramite circolari operative condivise sia ai comuni che agli uffici consolari.

Gli ostacoli pratici: documenti errati, tempi di attesa e contestazioni

I procedimenti di riconoscimento sono spesso segnati dalla presenza di ostacoli pratici e imprevedibili che possono comprometterne l’esito. Uno dei problemi ricorrenti riguarda la presenza di errori nei documenti, come incongruenze tra nomi, date o luoghi di nascita riportati negli atti originali. Queste discrepanze richiedono la produzione di sentenze di rettifica e attestati integrativi, i cui tempi di rilascio variano a seconda delle autorità competenti estere e italiane.

Un aspetto delicato è rappresentato dalle lunghe attese nei consolati: in alcuni Paesi sudamericani si può attendere anche diversi anni dalla richiesta di appuntamento fino all’avvio della pratica. Le tempistiche nei Comuni italiani risultano, invece, generalmente più rapide, ma la durata complessiva dell’istruttoria è influenzata dalla completezza e correttezza dei documenti presentati.

A complicare ulteriormente la situazione intervengono i cambiamenti improvvisi delle indicazioni operative da parte dei Consolati, che talvolta modificano i requisiti o la lista degli atti necessari in corso d’opera. In alcuni casi, ciò ha comportato contestazioni formali, con richieste di chiarimenti o documentazione integrativa da parte dei richiedenti e degli avvocati che li rappresentano.

Infine, la procedura prevede la verifica della presenza continuativa sul territorio per chi si trasferisce in Italia: l’interruzione della residenza, anche se breve, può determinare l’annullamento dell’istanza.

Da una parte, la riforma cerca di garantire tenuta, chiarezza e sostenibilità rispetto al passato, che aveva consentito un accesso indiscriminato, causando fenomeni distorsivi e accumulo di pratiche. Dall’altra, molte famiglie continuano a dover affrontare un percorso complesso, non privo di evenienze burocratiche, contestazioni e mutamenti dei requisiti in itinere.






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Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...