Coloranti alimentari con sigla 'E': panoramica sulle normative europee, i rischi per la salute, la differenza tra coloranti naturali e artificiali e i motivi per cui alcuni restano nei prodotti italiani nonostante i divieti UE
I prodotti alimentari che troviamo sugli scaffali presentano spesso cromie vivaci grazie all'aggiunta di specifiche sostanze: i cosiddetti coloranti alimentari contrassegnati dalla sigla E seguita da un numero identificativo. L'uso di tali additivi, totalmente privi di valore nutrizionale, ha uno scopo puramente estetico: rafforzare il colore naturale degli alimenti o ripristinarlo quando alterato da fattori come luce, aria o temperatura. In Europa, ogni sostanza aggiunta agli alimenti è attentamente regolamentata per tutelare la salute pubblica. L'Unione Europea distingue con la lettera E tutte le sostanze autorizzate, sottoponendole a valutazioni periodiche e revisioni scientifiche condotte da organismi come l'EFSA. Tale attenzione nasce dal riconoscimento che alcuni composti sintetici possano comportare rischi se assunti oltre certi limiti, o risultare nocivi per determinati gruppi di persone. Da qui la necessità di aggiornare costantemente le liste dei coloranti approvati e quelli vietati nei paesi membri, in un sistema fondato su trasparenza e massima sicurezza.
Il quadro normativo europeo in materia di additivi alimentari si basa sulle disposizioni del Regolamento (CE) n. 1333/2008, che disciplina la valutazione e l'autorizzazione dei coloranti usati nei prodotti consumati dai cittadini. Tutti i coloranti destinati al consumo o alla decorazione superficiale di alimenti devono essere valutati dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare, che ne decide la presenza nella cosiddetta “lista positiva”. Sono riconoscibili dai consumatori grazie a una sigla composta dalla lettera E, seguita da un numero variabile fra 100 e 199 per i coloranti alimentari propriamente detti.
Dal 2010, ulteriori avvertenze sono obbligatorie per quei coloranti la cui assunzione è stata associata a effetti sulla capacità di concentrazione o attenzione dei bambini. A livello di sicurezza, il processo autorizzativo impone controlli tossicologici, verifica degli effetti a lungo termine e rivalutazioni sistematiche sulla base dei dati scientifici emergenti. Una sostanza viene rimossa dalla lista degli ingredienti permessi se emergono sospetti sulla sicurezza o dai risultati dei test, adottando un approccio preventivo e cautelativo.
Il sistema comunitario aggiorna periodicamente l’elenco dei coloranti alimentari aventi sigla E vietati in Europa, in base ai dati prodotti dall’EFSA e a nuove conoscenze scientifiche. Una sostanza può essere esclusa dalla lista positiva per vari motivi: sospetta tossicità, effetti cancerogeni, rischi allergici o capacità di influenzare negativamente alcune funzioni cognitive, in particolare nei bambini.
L’ultima versione della lista comprende le seguenti sigle:
| Sigla | Denominazione |
| E103 | Crisoina resorcinolo |
| E105 | Giallo rapido AB |
| E106 | Riboflavina 5 fosfato |
| E107 | Giallo 2G |
| E111 | Arancio GGN |
| E121 | Orceina |
| E125 | Scarlatto GN |
| E126 | Ponceau SR |
| E128 | Rosso 2G |
| E130 | Blu antrachinone |
| E152 | Nero 7984 |
| E171 | Biossido di titanio |
| E181 | Acido tannico |
Tra questi, è di particolare rilievo il divieto del biossido di titanio (E171), utilizzato per decenni nell’industria dolciaria e oggi ritenuto non più sicuro a causa di potenziali effetti genotossici. Ogni sigla rappresenta una sostanza che, per effetto di ricerche aggiornate, ha mostrato rischi superiori ai benefici in termini di sicurezza d’uso alimentare. La lista può differire da quella di altri Paesi extraeuropei, riflettendo un diverso grado di precauzione e di recepimento delle prove scientifiche disponibili.
Sebbene l’elenco dei coloranti vietati sia rigorosamente applicato nei paesi UE, alcuni composti restano utilizzati con limiti stringenti in specifici alimenti commercializzati in Italia. Ciò accade, ad esempio, per la tartrazina (E102) o il rosso allura AC (E129): entrambi sono consentiti in Europa solo in specifici quantitativi e particolari prodotti, sempre con la necessità di riportare in etichetta l’avvertenza su possibili effetti comportamentali nei bambini.
L’attività di vigilanza sulle aziende alimentari e sul rispetto delle normative è affidata alle autorità sanitarie nazionali e comunitarie, con l’EFSA che svolge continuo monitoraggio delle sostanze consentite. Alcuni casi hanno visto la presenza, seppur accidentale o a causa di importazioni non conformi, di coloranti vietati rientrare nei controlli ufficiali - incluso il biossido di titanio prima dell’aggiornamento normativo. Oltre a ciò, alcune sigle sono state oggetto di controversie a livello internazionale. Ad esempio, l’eritrosina (E127), vietata dagli Stati Uniti, è ancora autorizzata in Europa per usi specifici come le ciliegie candite, con limiti precisi di concentrazione.
È importante notare che le aziende alimentari hanno avviato strategie di sostituzione dei coloranti sintetici, anche su pressione dei consumatori che privilegiano ingredienti naturali. Marchi come Nestlé ha già rimosso coloranti artificiali dalla maggior parte dei suoi prodotti distribuiti in Italia, privilegiando fonti vegetali o minerali per la colorazione dei propri alimenti destinati all’infanzia o per il largo consumo. Restano però presenti prodotti di altri marchi o di importazione che impiegano ancora, nei limiti di legge, gli additivi coloranti autorizzati. La sorveglianza viene garantita da un sistema di registrazione e tracciabilità, con controlli ispettivi e prelievi a campione nei punti vendita e negli stabilimenti produttivi.
L’assunzione di coloranti alimentari regolamentati può comportare alcuni rischi per la salute, soprattutto se si superano le dosi giornaliere ammissibili. Gli effetti possono variare in funzione della suscettibilità personale e dell’età. Gli studi disponibili hanno individuato:
Nell’immaginario collettivo, i coloranti naturali sono percepiti come più sicuri rispetto a quelli di sintesi, ma questa distinzione, ampiamente sfruttata nel marketing, non riflette in modo accurato la valutazione scientifica dei rischi. La chiave della sicurezza sta nella composizione chimica e nella quantità consumata, non nell’origine.
Il consumatore può quindi trovare su etichette termini come “senza coloranti artificiali”, ma ciò significa solo esclusione di una categoria, non di tutte le possibili sostanze aggiunte. La sicurezza non dipende dall’origine, ma dall’utilizzo consapevole e dalle valutazioni delle autorità competenti.
Le informazioni raccolte mostrano come il sistema europeo sia stato progettato per garantire il massimo livello di protezione per il consumatore, grazie a valutazioni periodiche e rigorosi protocolli di autorizzazione e sorveglianza. Al momento dell’acquisto, è consigliabile:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...