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Coloranti con la sigla E: quali sono vietati in Europa ma ancora presenti in prodotti venduti in Italia

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Coloranti alimentari con sigla 'E': panoramica sulle normative europee, i rischi per la salute, la differenza tra coloranti naturali e artificiali e i motivi per cui alcuni restano nei prodotti italiani nonostante i divieti UE

I prodotti alimentari che troviamo sugli scaffali presentano spesso cromie vivaci grazie all'aggiunta di specifiche sostanze: i cosiddetti coloranti alimentari contrassegnati dalla sigla E seguita da un numero identificativo. L'uso di tali additivi, totalmente privi di valore nutrizionale, ha uno scopo puramente estetico: rafforzare il colore naturale degli alimenti o ripristinarlo quando alterato da fattori come luce, aria o temperatura. In Europa, ogni sostanza aggiunta agli alimenti è attentamente regolamentata per tutelare la salute pubblica. L'Unione Europea distingue con la lettera E tutte le sostanze autorizzate, sottoponendole a valutazioni periodiche e revisioni scientifiche condotte da organismi come l'EFSA. Tale attenzione nasce dal riconoscimento che alcuni composti sintetici possano comportare rischi se assunti oltre certi limiti, o risultare nocivi per determinati gruppi di persone. Da qui la necessità di aggiornare costantemente le liste dei coloranti approvati e quelli vietati nei paesi membri, in un sistema fondato su trasparenza e massima sicurezza.

Come funziona la regolamentazione dei coloranti alimentari nell’Unione Europea

Il quadro normativo europeo in materia di additivi alimentari si basa sulle disposizioni del Regolamento (CE) n. 1333/2008, che disciplina la valutazione e l'autorizzazione dei coloranti usati nei prodotti consumati dai cittadini. Tutti i coloranti destinati al consumo o alla decorazione superficiale di alimenti devono essere valutati dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare, che ne decide la presenza nella cosiddetta “lista positiva”. Sono riconoscibili dai consumatori grazie a una sigla composta dalla lettera E, seguita da un numero variabile fra 100 e 199 per i coloranti alimentari propriamente detti.

  • Coloranti alimentari commestibili: sono addizionati direttamente ai cibi.
  • Coloranti per superfici: utilizzati solo in involucri o decorazioni non destinate al consumo diretto, come le scorze di formaggi o uova di Pasqua.
La normativa prevede inoltre divieti specifici a tutela della genuinità di alimenti base come pane, latte, olio o carne e impone stringenti obblighi di etichettatura: l’indicazione “colorato” o “con colorante” dev’essere ben visibile sull'imballaggio, associata al nome della sostanza o al relativo codice.

Dal 2010, ulteriori avvertenze sono obbligatorie per quei coloranti la cui assunzione è stata associata a effetti sulla capacità di concentrazione o attenzione dei bambini. A livello di sicurezza, il processo autorizzativo impone controlli tossicologici, verifica degli effetti a lungo termine e rivalutazioni sistematiche sulla base dei dati scientifici emergenti. Una sostanza viene rimossa dalla lista degli ingredienti permessi se emergono sospetti sulla sicurezza o dai risultati dei test, adottando un approccio preventivo e cautelativo.

Coloranti E vietati in Europa: la lista aggiornata e i motivi del divieto

Il sistema comunitario aggiorna periodicamente l’elenco dei coloranti alimentari aventi sigla E vietati in Europa, in base ai dati prodotti dall’EFSA e a nuove conoscenze scientifiche. Una sostanza può essere esclusa dalla lista positiva per vari motivi: sospetta tossicità, effetti cancerogeni, rischi allergici o capacità di influenzare negativamente alcune funzioni cognitive, in particolare nei bambini.

L’ultima versione della lista comprende le seguenti sigle:

Sigla Denominazione
E103 Crisoina resorcinolo
E105 Giallo rapido AB
E106 Riboflavina 5 fosfato
E107 Giallo 2G
E111 Arancio GGN
E121 Orceina
E125 Scarlatto GN
E126 Ponceau SR
E128 Rosso 2G
E130 Blu antrachinone
E152 Nero 7984
E171 Biossido di titanio
E181 Acido tannico

Tra questi, è di particolare rilievo il divieto del biossido di titanio (E171), utilizzato per decenni nell’industria dolciaria e oggi ritenuto non più sicuro a causa di potenziali effetti genotossici. Ogni sigla rappresenta una sostanza che, per effetto di ricerche aggiornate, ha mostrato rischi superiori ai benefici in termini di sicurezza d’uso alimentare. La lista può differire da quella di altri Paesi extraeuropei, riflettendo un diverso grado di precauzione e di recepimento delle prove scientifiche disponibili.

Coloranti E ancora presenti in prodotti venduti in Italia: casi, limiti e sorveglianza

Sebbene l’elenco dei coloranti vietati sia rigorosamente applicato nei paesi UE, alcuni composti restano utilizzati con limiti stringenti in specifici alimenti commercializzati in Italia. Ciò accade, ad esempio, per la tartrazina (E102) o il rosso allura AC (E129): entrambi sono consentiti in Europa solo in specifici quantitativi e particolari prodotti, sempre con la necessità di riportare in etichetta l’avvertenza su possibili effetti comportamentali nei bambini.

L’attività di vigilanza sulle aziende alimentari e sul rispetto delle normative è affidata alle autorità sanitarie nazionali e comunitarie, con l’EFSA che svolge continuo monitoraggio delle sostanze consentite. Alcuni casi hanno visto la presenza, seppur accidentale o a causa di importazioni non conformi, di coloranti vietati rientrare nei controlli ufficiali - incluso il biossido di titanio prima dell’aggiornamento normativo. Oltre a ciò, alcune sigle sono state oggetto di controversie a livello internazionale. Ad esempio, l’eritrosina (E127), vietata dagli Stati Uniti, è ancora autorizzata in Europa per usi specifici come le ciliegie candite, con limiti precisi di concentrazione.

È importante notare che le aziende alimentari hanno avviato strategie di sostituzione dei coloranti sintetici, anche su pressione dei consumatori che privilegiano ingredienti naturali. Marchi come Nestlé ha già rimosso coloranti artificiali dalla maggior parte dei suoi prodotti distribuiti in Italia, privilegiando fonti vegetali o minerali per la colorazione dei propri alimenti destinati all’infanzia o per il largo consumo. Restano però presenti prodotti di altri marchi o di importazione che impiegano ancora, nei limiti di legge, gli additivi coloranti autorizzati. La sorveglianza viene garantita da un sistema di registrazione e tracciabilità, con controlli ispettivi e prelievi a campione nei punti vendita e negli stabilimenti produttivi.

Rischi e sicurezza: effetti dei coloranti alimentari sulla salute e attenzione alle categorie sensibili

L’assunzione di coloranti alimentari regolamentati può comportare alcuni rischi per la salute, soprattutto se si superano le dosi giornaliere ammissibili. Gli effetti possono variare in funzione della suscettibilità personale e dell’età. Gli studi disponibili hanno individuato:

  • Reazioni allergiche: soprattutto per coloranti azoici, specie nei soggetti allergici ad acido acetilsalicilico o salicilati.
  • Effetti neurocomportamentali nei bambini: alcune sostanze possono influenzare attenzione e iperattività, motivo dell’obbligo di avvertenza esplicita.
  • Aumento del rischio asmatico in una minoranza della popolazione sensibile.
Sebbene la gran parte dei coloranti ammessi sia ritenuta sicura a dosi controllate, le valutazioni tossicologiche partono da dosi massime tollerate individuate nei test, alle quali viene applicato un ampio margine di sicurezza. Questo approccio protegge anche le categorie più vulnerabili come bambini, donne in gravidanza, anziani e persone con patologie croniche. Le reazioni indesiderate restano rare, ma la sorveglianza continua permette di intervenire tempestivamente se emergono nuovi dati epidemiologici o clinici sospetti.

Coloranti naturali ed artificiali, quali differenze e miti da sfatare

Nell’immaginario collettivo, i coloranti naturali sono percepiti come più sicuri rispetto a quelli di sintesi, ma questa distinzione, ampiamente sfruttata nel marketing, non riflette in modo accurato la valutazione scientifica dei rischi. La chiave della sicurezza sta nella composizione chimica e nella quantità consumata, non nell’origine.

  • I coloranti di origine vegetale o minerale vengono estratti da piante, frutti, semi, radici o minerali e comprendono ad es. curcumina (E100), carminio (E120), b-carotene (E160a) e clorofilla (E140).
  • I coloranti sintetici sono ottenuti in laboratorio e talvolta replicano identiche molecole già presenti in natura. La loro sicurezza si valuta caso per caso, in base agli effetti sull’organismo, all’assorbimento e all’accumulo.
Nemmeno le sostanze naturali sono totalmente prive di rischi: per esempio, il carminio può provocare allergie. Allo stesso tempo, l’origine artificiale di un colorante non costituisce di per sé un pericolo: anche tra i prodotti sintetici alcune molecole sono autorizzate perché la dose giornaliera ammissibile protegge la salute pubblica.

Il consumatore può quindi trovare su etichette termini come “senza coloranti artificiali”, ma ciò significa solo esclusione di una categoria, non di tutte le possibili sostanze aggiunte. La sicurezza non dipende dall’origine, ma dall’utilizzo consapevole e dalle valutazioni delle autorità competenti.

Consigli per scegliere consapevolmente prodotti con coloranti E

Le informazioni raccolte mostrano come il sistema europeo sia stato progettato per garantire il massimo livello di protezione per il consumatore, grazie a valutazioni periodiche e rigorosi protocolli di autorizzazione e sorveglianza. Al momento dell’acquisto, è consigliabile:

  • Leggere attentamente le etichette e verificare la presenza di eventuali avvertenze, specialmente per prodotti rivolti a bambini o persone sensibili.
  • Orientarsi verso alimenti nei quali i coloranti sono utilizzati nei limiti stabiliti dalla normativa.
  • Prediligere, se preferito, prodotti che impiegano coloranti di origine naturale, pur restando consapevoli che il termine “naturale” non è sinonimo di assenza di rischi.
  • Affidarsi a marchi che dichiarano trasparenza nella formulazione degli ingredienti e che hanno adottato l’esclusione volontaria di coloranti artificiali.
La scelta consapevole si fonda sulla comprensione degli strumenti di tutela predisposti da istituzioni come EFSA e sulle informazioni chiare riportate in etichetta. Un atteggiamento informato permette di valutare con maggiore sicurezza il rischio reale legato alla presenza di coloranti, superando schematismi o suggestioni offerte dal marketing alimentare.


Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...