Fondo patrimoniale, trust, pignoramento e sequestro conservativo: gli strumenti per proteggere il pagamento dell'assegno di mantenimento, tra prevenzione e reazione all'inadempienza
Uno dei problemi più diffusi e più dolorosi nelle separazioni e nei divorzi italiani riguarda proprio questo: cosa succede quando il genitore obbligato smette di versare l'assegno di mantenimento per i figli. Non esiste, va detto subito con chiarezza, uno strumento capace di garantire con certezza assoluta il pagamento puntuale nel tempo, perché un genitore realmente determinato a sottrarsi ai propri obblighi può sempre trovare, purtroppo, delle vie di fuga: lavoro in nero, beni intestati a terze persone, trasferimento all'estero. Esistono però diversi strumenti giuridici, alcuni preventivi e altri reattivi, che permettono di ridurre concretamente il rischio di inadempienza e di reagire con efficacia quando questa si verifica.
Il primo strumento a disposizione delle famiglie è il fondo patrimoniale, disciplinato dall'articolo 167 del Codice Civile. Consiste nella possibilità di vincolare beni immobili, beni mobili registrati o titoli di credito ai bisogni della famiglia, creando un patrimonio separato i cui frutti possono essere destinati stabilmente al mantenimento dei figli. Se, ad esempio, viene inserito in questo fondo un appartamento dato in affitto, il canone percepito può essere impiegato in modo continuativo per sostenere le spese dei figli. Un aspetto importante da conoscere è che il fondo patrimoniale, in presenza di figli minori, resta operativo fino al raggiungimento della maggiore età dell'ultimo di essi, indipendentemente dalle vicende successive del matrimonio.
Uno strumento più flessibile, ma anche più complesso da costituire, è il trust familiare. Consente di "segregare" le risorse del genitore tenuto al pagamento del mantenimento in un patrimonio separato, gestito da un soggetto terzo chiamato trustee, secondo un programma prestabilito nell'atto istitutivo. L'obiettivo è offrire al genitore creditore la sicurezza di ottenere il puntuale adempimento delle scadenze concordate. Quando il trust viene inserito nell'accordo di separazione consensuale, la sua istituzione è soggetta al controllo del giudice prima dell'omologazione; se invece viene proposto nell'ambito di un divorzio congiunto, dovrà essere confermato dalla successiva sentenza del Tribunale. Va però tenuto presente un limite fondamentale, ribadito di recente dalla Corte di Cassazione: con l'ordinanza numero 18549 del 2026, la Prima Sezione Civile ha chiarito che, nella valutazione della capacità economica delle parti, il giudice deve sempre guardare alla situazione sostanziale reale e non soltanto alla titolarità formale dei beni. In altre parole, un trust non può essere utilizzato come schermo per occultare risorse e ridurre artificiosamente l'importo dovuto: la Cassazione va oltre la forma giuridica per verificare la sostanza economica effettiva.
Accanto a questi due strumenti principali, in sede di separazione consensuale è possibile concordare anche forme di garanzia più tradizionali, come una fideiussione bancaria o una polizza assicurativa dedicata, che coprano il rischio di mancato pagamento delle rate mensili. Sono soluzioni meno diffuse rispetto a fondo patrimoniale e trust, ma pienamente legittime se inserite nell'accordo tra le parti.
Quando la prevenzione non basta e il genitore obbligato smette effettivamente di versare quanto dovuto, l'ordinamento italiano mette a disposizione diversi strumenti reattivi, da attivare tempestivamente. Il più immediato è il pignoramento dello stipendio o della pensione: per le obbligazioni di natura alimentare, come l'assegno di mantenimento per i figli, la legge consente di pignorare anche più di un quinto della retribuzione, con una procedura spesso più snella rispetto al pignoramento ordinario previsto per gli altri debiti.
Se esiste il rischio concreto che il genitore inadempiente cerchi di disperdere il proprio patrimonio per sottrarsi al pagamento, il genitore creditore può chiedere al giudice un sequestro conservativo su beni mobili o immobili di sua proprietà, anche prima che il debito complessivo sia stato definitivamente accertato nel merito. Si tratta di una misura cautelare pensata proprio per bloccare in anticipo eventuali manovre elusive.
Un altro strumento, meno conosciuto ma molto efficace, è previsto dall'articolo 156 del Codice Civile: in caso di inadempimento, il giudice può ordinare direttamente a soggetti terzi che sono debitori del genitore obbligato, ad esempio il suo datore di lavoro, di versare le somme dovute non più a lui ma direttamente al genitore creditore. In questo modo si taglia fuori il genitore inadempiente dal passaggio materiale del denaro, riducendo drasticamente i margini per sottrarsi al pagamento.
Infine, il mancato pagamento reiterato e volontario dell'assegno di mantenimento può avere anche conseguenze penali. La violazione degli obblighi di assistenza familiare, disciplinata dall'articolo 570 del Codice Penale, e la fattispecie più specifica dell'omesso versamento dell'assegno, prevista dall'articolo 570-bis, possono portare fino a un anno di reclusione per il genitore che si sottrae sistematicamente ai propri doveri economici verso i figli.
È importante essere onesti su un punto: nessuno di questi strumenti, preso singolarmente, offre una garanzia assoluta contro l'inadempienza. Un genitore realmente deciso a non pagare può comunque trovare strade per aggirare anche gli strumenti più sofisticati, specialmente se dispone di redditi non tracciabili o di patrimoni intestati a soggetti compiacenti. Per questo motivo, l'esperienza pratica degli operatori del settore suggerisce che la strategia più efficace non consiste nell'affidarsi a un unico strumento risolutivo, ma nel combinare più livelli di tutela: un accordo di separazione chiaro e dettagliato fin dall'inizio, un'eventuale garanzia patrimoniale come il fondo o il trust quando le condizioni economiche lo consentono, e soprattutto un monitoraggio costante della situazione, con una reazione legale tempestiva (pignoramento, sequestro o denuncia) al primo segnale di inadempimento, senza lasciare che la situazione si protragga nel tempo aggravando il disagio economico dei figli coinvolti.
Chi si trova ad affrontare una separazione con figli minori dovrebbe, quindi, conoscere questi strumenti già in fase di negoziazione dell'accordo, e non scoprirli soltanto quando il problema si è già presentato. Discuterne apertamente con il proprio avvocato, valutando fin da subito se esistano beni o condizioni che rendano opportuno costituire un fondo patrimoniale o un trust, permette di ridurre significativamente il rischio di trovarsi, mesi o anni dopo, a dover rincorrere pagamenti mai arrivati.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...