Spagna e Portogallo si distinguono per una crescita economica superiore alla media Ue, trainata da domanda interna, riforme, turismo e innovazione, ma non senza sfide legate a mercato del lavoro e sostenibilità sociale.
Nell’ultimo biennio l’Europa ha assistito a una sorprendente accelerazione economica di due Paesi dell’area mediterranea: la Spagna e il Portogallo. Mentre molti partner dell’Unione europea affrontavano stagnazione economica o rallentamenti, le due economie iberiche hanno registrato una traiettoria espansiva che le ha distinte nel panorama continentale. Le statistiche rivelano performance ben superiori rispetto alla media dell’eurozona, sia in termini di crescita del Prodotto interno lordo (PIL) che di occupazione. Questi risultati, sostenuti da riforme strutturali e investimenti, pongono Spagna e Portogallo come modello di riferimento per una crescita resiliente in uno scenario europeo ancora segnato da molteplici criticità.
L’analisi dei dati economici più recenti mostra un distacco significativo tra l’andamento iberico e quello medio dell’Eurozona. Nell’ultimo trimestre del 2025, secondo stime Eurostat, S pagna e Portogallo hanno registrato una crescita trimestrale dello 0,8%, più del doppio rispetto al modesto +0,3% della zona euro nello stesso intervallo.
I dati certificano quindi una netta divergenza tra i Paesi iberici, in forte espansione, e le principali economie continentali, coinvolte da dinamiche di rallentamento e incertezza.
L’esplosione della crescita spagnola poggia su una combinazione di fattori strutturali e politiche orientate al rilancio della domanda. In particolare, l’incremento dei consumi delle famiglie nel 2025 (+1,0% nel trimestre) ha avuto un impatto decisivo, sostenuto da una diminuzione dell’inflazione e da una rinnovata fiducia nella stabilità del quadro macroeconomico. Gli investimenti, cresciuti dell’1,7%, hanno coinvolto sia il settore immobiliare sia le aree innovative, spesso trainate dai fondi Next Generation EU e da investimenti diretti stranieri.
Le riforme del mercato del lavoro, avviate già dal 2022, si sono tradotte in una maggiore flessibilità contrattuale e in una consistente riduzione della disoccupazione (circa il 10,3% a fine 2025, il livello più basso dal 2008), con oltre 22 milioni di occupati. Tra i punti qualificanti:
Il contesto macroeconomico ne ha beneficiato: deficit e debito sono in diminuzione, l’affidabilità creditizia riconosciuta dalle principali agenzie di rating è in crescita e le finanze pubbliche si sono rafforzate, invertendo il trend negativo post-crisi.
A differenza della vicina spagnola, la differenziazione nella composizione della crescita portoghese si fonda su un importante miglioramento della bilancia commerciale. La riduzione delle importazioni, in particolare dei prodotti petroliferi, ha sostenuto il saldo commerciale positivo, offrendo slancio anche in presenza di una domanda interna meno vivace.
La strategia portoghese ha puntato sulla competitività esterna e sull’integrazione nei circuiti globali. Elementi come l’efficientamento dei porti, la digitalizzazione dei processi doganali e politiche favorevoli alle esportazioni hanno consentito un potenziamento della capacità di vendere sia prodotti tradizionali sia servizi innovativi. Il turismo, come in Spagna, ha avuto un ruolo di primo piano ma affiancato da un’ampia gamma di esportazioni agroalimentari, tecnologiche e di design.
La gestione della domanda interna si è basata su interventi mirati a sostenere i consumi e la fiducia delle famiglie, controllando al contempo le pressioni inflazionistiche. La spesa pubblica, in lieve crescita, è stata indirizzata verso infrastrutture, digitalizzazione e welfare selettivo, evitando eccessi che avrebbero potuto alimentare squilibri macroeconomici.
Un aspetto peculiare è il rapporto favorevole tra occupazione e crescita della produttività: il Portogallo si distingue per la capacità di mantenere un mercato del lavoro dinamico senza esasperare squilibri sociali o pressioni inflazionistiche, in un quadro di pieno rispetto delle regole Ue sui conti pubblici.
L’area meridionale dell’Eurozona ha sperimentato un vero boom dell’occupazione dal 2023. Secondo dati comparativi, Spagna, Portogallo, Grecia e Italia hanno registrato cali consistenti dei tassi di disoccupazione (tra -0,8 e -2,6 punti percentuali) e una robusta creazione di posti di lavoro nel settore privato, soprattutto nei servizi, nel commercio e nelle costruzioni.
| Pil 2025 | Spagna: +2,8% | Portogallo: +1,9% | Eurozona: +1,5% |
| Tasso disoccupazione | Spagna: 10,3% | Portogallo: in calo | Germania: oltre 3 milioni di disoccupati |
Tre pilastri strategici distinguono il percorso di sviluppo recente di Spagna e Portogallo:
La sostenibilità sociale ed economica della crescita iberica impone un’analisi attenta delle criticità emerse nel percorso recente. Va sottolineato come – al netto delle performance aggregate – l’incremento del PIL non si sia sempre tradotto in un miglioramento omogeneo delle condizioni di vita. Alcune problematiche persistono e vanno monitorate:
L’esperienza recente di Spagna e Portogallo nell’economia europea offre spunti preziosi per una ripresa sostenibile. I dati dimostrano che strategie fondate su riforme del mercato del lavoro, apertura agli investimenti e gestione attiva delle componenti sociali possono produrre risultati significativi anche in contesti spesso percepiti come marginali nell’Eurozona.
L’approccio pragmatico delle autorità iberiche ha saputo unire attrazione di capitali, politiche migratorie selettive, promozione dell’innovazione e sostegno ai comparti trainanti come il turismo e la digitalizzazione. Tuttavia, i rischi relativi a disuguaglianze, qualità occupazionale e prezzi delle abitazioni impongono di non trascurare la dimensione sociale della crescita.
Le esperienze di Madrid e Lisbona suggeriscono quindi la direzione verso la quale l'Unione europea potrebbe orientare le proprie politiche, valorizzando competitività, sostenibilità e coesione sociale come elementi inscindibili di uno sviluppo articolato e duraturo. Un modello iberico che, pur tra luci e ombre, può ispirare l’intera area europea nel delineare un nuovo ciclo economico capace di coniugare dinamismo e inclusività.