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Come ha fatto la Mcm, una azienda piena di ordini ad andare in crisi: una storie esemplare che pare a lieto fine

di Marcello Tansini pubblicato il
MCM e crisi aziendali

MCM, azienda radicata nel territorio e ricca di ordini, si è trovata improvvisamente in crisi: gestione, carenza di liquidità, conseguenze su lavoratori e indotto, fino alle attuali prospettive di rilancio e cessione.

Una realtà industriale radicata e riconosciuta per eccellenza, MCM S.p.A. ha vissuto negli ultimi anni una parabola inattesa e complessa. Pur contando su un portafoglio ordini solido e apprezzato a livello internazionale per l’innovazione e la qualità produttiva nei settori ad alta specializzazione tecnologica, la società si è trovata ad attraversare una fase di pesante difficoltà finanziaria. Questo scenario ha sollevato domande sull’origine delle criticità e sulle prospettive per lavoratori, indotto e l’intero territorio di Vigolzone e Roveleto di Cadeo, segnando profondamente l’ecosistema industriale locale.

La crescita e il ruolo strategico di MCM nel territorio

La storia di MCM si intreccia con il progresso industriale emiliano e con lo sviluppo della Valnure, alimentando occupazione diretta e indiretta grazie a circa 300 dipendenti e un esteso indotto. Specializzata nella progettazione e produzione di centri di lavoro evoluti per la realizzazione automatizzata di precisione, l’azienda ha servito clienti nazionali ed esteri con particolare attenzione a comparti strategici come quello aerospaziale ed energetico. Dal 2014, sotto la guida del gruppo cinese Rifa, MCM ha continuato ad accumulare riconoscimenti internazionali, consolidando la propria reputazione di eccellenza tecnologica attraverso continui investimenti in ricerca e sviluppo.

Il tessuto economico locale ha beneficiato di questa presenza sotto molteplici aspetti:

  • Stabilizzazione occupazionale e sviluppo di nuove competenze tecniche
  • Creazione di una filiera fornitori altamente qualificata
  • Interazione sinergica con istituti tecnici e realtà universitarie del territorio
  • Incremento della competitività e attrattività industriale dei comuni di Vigolzone e Cadeo
L’impatto di MCM va ben oltre il numero dei dipendenti, rappresentando un motore per l’innovazione e per l’internazionalizzazione delle imprese locali. La società è divenuta una sorta di marchio-regione per la qualità delle soluzioni industriali esportate anche nei mercati più esigenti, generando valore, cultura d’impresa e benessere economico per tutta la provincia di Piacenza.

Le cause della crisi: dalla gestione alla carenza di liquidità

Nonostante la domanda elevata e la presenza costante di commesse, l’azienda si è trovata esposta a una repentina perdita di equilibrio finanziario. Le principali criticità emerse comprendono una gestione aziendale caratterizzata da indecisioni e scelte poco strutturate, che hanno inciso sulla capacità di pianificazione e proattività. A questa condizione si è aggiunta la progressiva indisponibilità di risorse finanziarie da parte dell’azionista di controllo, il gruppo cinese, che ha progressivamente diminuito l’apporto di capitali, limitando la possibilità di far fronte ai normali pagamenti verso lavoratori, fornitori e partner dell’indotto.

Tra i fattori più rilevanti nella determinazione dell’attuale scenario vi sono:

  • Gestione societaria complessa e poco coesa, con frequenti cambi di indirizzo gestionale
  • Carenza di liquidità strutturale, a causa della decisione dell’azionista straniero di non intervenire con nuovi supporti economici
  • Accumulo di arretrati salariali e dilatazione dei tempi di pagamento verso i fornitori locali
  • Aumento della pressione finanziaria su tutta la filiera, nonostante l’anticipo dei pagamenti da parte di alcuni committenti
Le associazioni sindacali hanno più volte sottolineato la responsabilità della proprietà rispetto alla gestione degli ultimi mesi, invocando maggiore trasparenza e tempestività nelle azioni di tutela per il personale. Parallelamente, la stessa dirigenza ha riconosciuto la necessità di strumenti normativi come la composizione negoziata della crisi d’impresa (introdotta dal nuovo Codice della Crisi), al fine di avviare un riequilibrio finanziario e salvaguardare il patrimonio industriale costruito in decenni di attività.

L’impatto della crisi su lavoratori e indotto

L’avvento della crisi ha generato tensione e incertezza tra i lavoratori, molti dei quali hanno dovuto affrontare mesi senza regolare retribuzione. Nonostante la situazione, la dedizione e la professionalità dimostrata dalla forza lavoro hanno consentito di mantenere la produzione su livelli rilevanti, grazie anche al continuo afflusso di ordini da clienti consolidati, soprattutto nel settore industriale avanzato.

L’effetto domino si è esteso a tutta la catena dei fornitori e all’indotto locale, colpendo decine di aziende minori, officine meccaniche e servizi tecnici specializzati. Questi soggetti hanno subito ritardi nei pagamenti, rischiando di compromettere la propria stabilità e quella delle famiglie coinvolte. Allo stesso tempo, molte persone hanno usufruito degli strumenti di supporto previsti dalla normativa, come la cassa di solidarietà e la riduzione degli orari, mentre altri sono stati costretti a cercare soluzioni occupazionali altrove.

Le organizzazioni sindacali (Fiom, Fim, Uilm) e le rappresentanze RSU hanno svolto un ruolo essenziale di mediazione, promuovendo iniziative di dialogo e sensibilizzazione presso le istituzioni regionali e provinciali, con l’obiettivo di tutelare i redditi familiari e la continuità occupazionale. La tenuta sociale del territorio è stata difesa anche grazie alla collaborazione tra lavoratori, istituzioni e associazioni di categoria, che hanno mantenuto alta l’attenzione sul destino della società e dei suoi collaboratori.

Le fasi della composizione negoziata e il piano di rilancio

L’adozione della composizione negoziata della crisi, nuova procedura disciplinata dal Codice della Crisi d’Impresa (D. Lgs. 14/2019 e successive integrazioni), ha rappresentato una svolta sostanziale nella gestione delle difficoltà societarie. Il consiglio di amministrazione ha individuato in FAI (Financial Advisory and Investments) il soggetto deputato a elaborare un piano industriale e finanziario triennale, con l’intenzione di:

  • Agevolare la ristrutturazione del debito, coinvolgendo creditori e partner strategici
  • Valorizzare il know-how e le competenze tecnologiche mature della società
  • Salvaguardare il patrimonio tecnico-produttivo e favorire l’ingresso di nuovi investitori
Durante il percorso, sono stati previsti tavoli di confronto periodici tra proprietà, sindacati, istituzioni locali (tra cui Regione Emilia-Romagna e Comuni interessati) e rappresentanze datoriali di Confindustria. La scelta di ricorrere a un professionista esterno, nominato dalla Camera di Commercio come esperto per la composizione negoziata, ha assicurato trasparenza e autorevolezza nella trattativa, oltre a ridare fiducia a lavoratori e fornitori rispetto alla volontà di trovare una soluzione industriale concreta.

Sintetizzando gli elementi chiave, la tabella mostra il ruolo centrale della strategia di rilancio:

Attività prevista Obiettivo
Redazione piano industriale Stabilizzare produzione e occupazione
Ingenza di nuovi investitori Mantenere continuità d'impresa e competenze
Coinvolgimento istituzioni Assicurare tutela lavoratori e indotto

L’obiettivo dichiarato resta la garanzia di una ripresa sostenibile, con il mantenimento della qualità produttiva e della reputazione costruita nel corso di quasi cinquant’anni di storia aziendale.

Il processo di cessione: protagonisti e scenari futuri

Al termine delle prime fasi della composizione negoziata, l’azienda ha individuato Vigel Spa come potenziale acquirente dell’intero ramo d’azienda. Vigel, realtà piemontese attiva nella realizzazione di centri di lavoro multitasking per l’industria automobilistica e altri settori avanzati, si è distinta per solidità, esperienza internazionale e capacità di rilancio del know-how interno. L’offerta proposta da Vigel è risultata la migliore tra quelle ricevute, dando priorità alla salvaguardia della forza lavoro e delle competenze sviluppate da MCM negli anni.

La transizione della proprietà è stata oggetto di un attento confronto tra:

  • Vertici aziendali e advisor finanziari
  • Proprietà cinese uscente
  • Rappresentanti istituzionali regionali e comunali
  • Sindacati e RSU
Le istituzioni locali hanno sottolineato la rilevanza nazionale di questa operazione, rimarcando la responsabilità collettiva di garantire continuità produttiva e livelli occupazionali. Il percorso di acquisizione porterà a una piena integrazione industriale tra le due società, sfruttando sinergie produttive e commerciali consolidate, mentre la Regione Emilia-Romagna si è impegnata a mantenere un monitoraggio costante sugli sviluppi futuri.

Le prospettive sono attente sia agli equilibri occupazionali sia al rafforzamento della filiera locale, che vede nella riitalianizzazione della proprietà e nelle nuove partnership industriali elementi chiave per una crescita stabile e sostenibile.

Prospettive per MCM e il territorio

Guardando ai prossimi mesi, l’azienda si trova in una fase di transizione strategica che mette al centro l’equilibrio tra capitale umano, innovazione e continuità produttiva. Il coinvolgimento diretto del nuovo gruppo acquirente e la stretta collaborazione tra istituzioni, sindacati e comunità locale sono elementi che potranno favorire un’uscita ordinata e trasparente dalla crisi, salvaguardando un patrimonio di competenze e relazioni industriali sviluppato in decenni di attività.

L’attenzione rimane alta sulla necessità di consolidare la rete di fornitori e promuovere nuove opportunità di investimento nel distretto piacentino, mentre la società affronta le sfide della competitività internazionale e della transizione tecnologica. Il caso MCM rappresenta, per molti osservatori del settore, un esempio di gestione delle problematiche aziendali in una logica di sistema, dove lavoro di squadra e responsabilità diffusa sono la chiave per ricostruire insieme un futuro di valore per imprese e territorio.