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Supermercati chiusi alla domenica: da chi e perchè arriva la nuova proposta per motivi economici e non solo sociali

di Marcello Tansini pubblicato il
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La proposta di chiudere i supermercati la domenica torna al centro del dibattito, tra esigenze economiche, riduzione dei costi, sostenibilità, impatto su consumatori, lavoratori e scenari futuri della grande distribuzione.

Negli ultimi mesi, il dibattito sulla possibile chiusura domenicale dei supermercati è tornato al centro dell’attenzione dei media e degli esperti di settore. Questa proposta riaccende un confronto già noto, ma lo fa con argomentazioni nuove che vanno oltre le questioni sociali, ponendo l’accento sulla sostenibilità economica del modello attuale. In un contesto contrassegnato da consumi familiari in stagnazione e pressioni sui margini delle aziende, la questione acquisisce nuove sfumature. La riflessione si connota per il tentativo di equilibrare le esigenze delle imprese, dei lavoratori e della clientela, valorizzando aspetti economici e di vita sociale. La discussione non riguarda soltanto le abitudini di spesa, ma l’intero sistema della grande distribuzione e la sua capacità di adattarsi a un contesto economico in rapida evoluzione.

La proposta di chiusura domenicale dei supermercati: origini e promotori

La possibilità di limitare l’apertura dei supermercati nei giorni festivi e la domenica non è un tema inedito nel panorama italiano. Storicamente, la disciplina delle aperture è stata oggetto di regolamentazione nazionale, modificata in modo rilevante dal decreto "Salva Italia" introdotto dal Governo Monti, che liberalizzava l’orario dei negozi. Oggi, sull’onda di esigenze economiche e sociali emergenti, diverse realtà della grande distribuzione hanno ripreso la questione, proponendo una ridefinizione dei giorni di apertura.

L’attenzione sul tema si è riaccesa grazie a coop ed enti rappresentativi del settore. Un ruolo centrale nel rilanciare il dibattito spetta a personalità come Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, che guida una rete imponente di supermercati con milioni di clienti settimanali e decine di migliaia di lavoratori. Dalle Rive ha promosso una riflessione condivisa all’interno della filiera distributiva, sottolineando la necessità di aprire tavoli di confronto anche con altre rappresentanze come Federdistribuzione e l’Associazione della distribuzione moderna (Adm), per approdare a una posizione comune sul tema delle aperture festivi.

La proposta, sostenuta con maggiore convinzione dopo anni di sofferenza della grande distribuzione organizzata per via dei cali nei volumi di vendita e della compressione dei margini, coinvolge anche altre catene e associazioni di categoria. Il fine è quello di arrivare a una normativa che consenta l’apertura ordinaria per sei giorni, lasciando la domenica come giorno di chiusura standard, salvo eccezioni motivate da eventi stagionali o importanti ricorrenze locali.

Motivazioni economiche dietro la chiusura: riduzione costi e sostenibilità

Alla base della nuova proposta vi sono ragioni strettamente legate all’attuale congiuntura economica. L’anno passato è stato complesso per la grande distribuzione: margini in calo e volumi di vendita ridotti hanno costretto le imprese a rivedere strategie e modelli di business. Molti operatori del settore sottolineano come la chiusura domenicale rappresenterebbe una leva importante per migliorare la sostenibilità economica dell’intero comparto.

Un elemento cardine riguarda il contenimento dei costi del lavoro. Nei giorni festivi, la retribuzione degli addetti alla vendita prevede una maggiorazione di almeno il 30%. Questo incide in misura significativa sui bilanci delle aziende, specialmente in una fase di contrazione dei consumi e aumento delle spese fisse. Secondo le stime dell’Ufficio Studi Coop, la razionalizzazione delle aperture può generare risparmi nell’ordine di 2,3-2,6 miliardi di euro annui per la sola GDO italiana, risorse che potrebbero essere reinvestite in attività promozionali, innovazione e politiche per il personale.

Questa scelta viene letta anche come risposta strategica ai consumi stagnanti e alle nuove esigenze dei consumatori. Nel 2026 il PIL nazionale è previsto in crescita solo dello 0,2% e i consumi appena dello 0,3%, con le famiglie sempre più orientate a spese obbligate e necessario risparmio. In tale scenario, ridurre i costi di struttura diventa essenziale per mantenere prezzi competitivi e servizi di qualità.

  • Ottimizzazione della produttività: meno aperture nei giorni a bassa redditività consentono di concentrare risorse e personale nei giorni di maggiore affluenza, recuperando efficienza operativa.
  • Riduzione degli sprechi e consumi energetici: l’organizzazione dei turni e degli approvvigionamenti può essere resa più razionale, limitando le eccedenze e contenendo costi aggiuntivi.
  • Salvaguardia della rete vendita: permettendo a molti punti vendita di piccole e medie dimensioni di reggere la concorrenza della grande distribuzione, specie nei centri urbani minori.
In sintesi, la proposta trae forza dalla necessità di creare un’economia di scala sostenibile a fronte di richieste di mercato in evoluzione, mantenendo alta la qualità del servizio e la competitività complessiva del settore.

Impatto sui consumatori e sulle abitudini di spesa

Le conseguenze di una eventuale limitazione delle aperture domenicali coinvolgerebbero in modo diretto le scelte delle famiglie e delle persone che si recano regolarmente al supermercato. I dati Coop sottolineano che oggi circa un terzo degli italiani non effettua la spesa nei giorni festivi: segnale che la domanda di shopping domenicale è meno rilevante rispetto ad altri momenti della settimana.

L’eventuale chiusura potrebbe modificare le abitudini temporali, portando a una redistribuzione degli acquisti nei giorni feriali. Le rilevazioni realizzate su campioni rappresentativi della popolazione indicano come la spesa alimentare rimanga ancorata a una logica di necessità e programmazione, con una prevalenza netta della spesa settimanale rispetto a quella occasionale. Molti italiani si stanno abituando alla pianificazione anche a causa dei rincari e della minor propensione agli acquisti impulsivi.

Va sottolineato come il contesto sia influenzato anche dallo sviluppo dei servizi digitali e dalle consegne a domicilio: sempre più persone optano per il delivery, adattando i propri ritmi alle offerte online e alla possibilità di ricevere prodotti freschi e confezionati direttamente in casa. Secondo il Rapporto Coop, la tendenza a ridurre i consumi fuori casa a vantaggio delle soluzioni domestiche sembra destinata a proseguire anche nell’anno in corso.

Infine, occorre considerare il peso delle esigenze turistiche e delle aree ad alta affluenza stagionale. In territori dove il grocery tourism – l’acquisto di prodotti alimentari tipici come esperienza di viaggio – rappresenta una voce significativa, la domanda domenicale può mantenere una sua specificità, suggerendo la necessità di soluzioni flessibili e deroghe mirate nei periodi di maggior flusso.

Conseguenze sociali e lavorative della chiusura domenicale

Tra gli effetti più rilevanti di questa possibile riforma vi sono quelli di natura sociale e occupazionale. Dal punto di vista dei lavoratori, la chiusura festiva viene spesso vissuta come opportunità per recuperare tempo da dedicare alla vita privata, allargando le possibilità di conciliazione tra esigenze familiari e professionali. Infatti, la richiesta di un nuovo equilibrio tra sfera lavorativa e personale è sempre più centrale nelle valutazioni delle risorse umane.

La misura potrebbe comportare una diminuzione dello stress da turnazione festiva e una migliorata motivazione dei dipendenti, a fronte del rischio percepito di un impatto sull’occupazione a tempo determinato o stagionale in alcune zone. Tuttavia, dalle analisi di settore emerge che la perdita di ore di lavoro derivante dalla chiusura potrebbe essere compensata dallo spostamento dei flussi di clienti nei restanti giorni di apertura e da una diversa organizzazione interna delle risorse.

Sul piano sociale, la chiusura domenicale apre un confronto significativo rispetto a valori storici e culturali radicati nel tessuto italiano, che vedono la domenica come giornata di riposo, famiglia e partecipazione comunitaria. L’eventuale ritorno a modelli di apertura più limitati potrebbe essere accolto positivamente da ampie fasce della popolazione, soprattutto in vista di benefici attesi in termini di qualità della vita e rilancio del commercio di prossimità nei centri storici.

Scenari futuri per la grande distribuzione tra crisi e opportunità

Guardando oltre il breve periodo, l’evoluzione normativa e le iniziative di autoregolamentazione sulle aperture potrebbero segnare una svolta nei modelli di business della grande distribuzione. In un settore già fortemente sottoposto a dinamiche di mercato sfidanti, la capacità di adattarsi alle nuove esigenze dei consumatori, ottimizzare i costi e promuovere la sostenibilità sociale ed economica rappresenterà un elemento distintivo.

Secondo le previsioni, la priorità sarà quella di rafforzare l’identità della distribuzione organizzata, sviluppando strategie che valorizzino la qualità del servizio e il coinvolgimento delle comunità locali. La flessibilità nella gestione delle aperture durante festività e periodi turistici, associata a proposte innovative nelle offerte commerciali e nell’esperienza d’acquisto, potrebbe costituire la chiave per mantenere attrattività e resilienza anche in fasi di mercato difficili.

Inoltre, la crescita dell’assortimento dei prodotti a marchio del distributore, l’attenzione alla filiera corta e la digitalizzazione continueranno a guidare le scelte aziendali, rafforzando l’affidabilità e la competitività del settore. La ridefinizione delle regole sulle aperture risulta dunque una sfida importante, ma anche un’opportunità per ripensare il rapporto tra distribuzione, territorio e società.



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