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Come ha fatto una donna a volare 2 volte dagli Usa all'Italia senza biglietto e passaporto?

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Una donna riesce a volare due volte dagli USA all'Italia senza biglietto né passaporto, mettendo in luce incredibili falle nella sicurezza aerea tra misteri, precedenti e nuove sfide per le autorità.

Una donna, sprovvista di biglietto e passaporto, è riuscita a volare dagli Stati Uniti all'Italia superando tutti i controlli, lasciando esperti e autorità internazionali senza risposte definitive. Il valore di questa vicenda va ben oltre il sensazionalismo della notizia: rappresenta un campanello d'allarme sulle falle nei sistemi di sorveglianza globali, mettendo in discussione quella sicurezza internazionale che si riteneva inviolabile. Quanto sono realmente protetti i nostri aeroporti? E quali errori hanno consentito a una persona di attraversare oceani senza lasciare traccia nei sistemi?

I fatti raccontati sono veri e sono documentati dagli accertamenti ancora in corso tra Stati Uniti e Italia. Ma la storia di Svetlana Dali, la recidiva dei cieli, sembra uscita dalla sceneggiatura di un thriller ben orchestrato, eppure offre elementi concreti di riflessione e analisi sugli errori sistemici che hanno reso possibile un viaggio impossibile.

Svetlana Dali si è imbarcata senza biglietto né passaporto

Svetlana Dali, cittadina russa, ha percorso un viaggio che mette in crisi la fiducia nelle barriere della sicurezza internazionale. Sbarcata a Malpensa da New York come un passeggero qualsiasi, tra volti stanchi e trolley nelle rastrelliere, è stata intercettata soltanto al termine di una traversata transoceanica. Non era in possesso né di carta d'imbarco, né di passaporto.

L'allerta è scattata solo sopra l'Atlantico: l'equipaggio, durante le verifiche di routine, ha notato la presenza di una persona non registrata nella lista dei passeggeri del volo United Airlines 19, partito dal Newark Liberty International Airport. Con l'aereo già in volo, tornare indietro era ormai impossibile e, attraverso comunicazioni ufficiali, le autorità italiane sono state avvisate in tempo reale.

Secondo le prime ricostruzioni delle autorità, la Dali avrebbe approfittato dell'affollamento delle aree di partenza, seguendo da vicino passeggeri muniti di titolo di viaggio. Gli addetti ai controlli sono stati così ingannati dalla dinamica a traino, efficace nei momenti di massimo flusso. Le testimonianze dei passeggeri sottolineano la capacità della donna di mimetizzarsi, evitando il dialogo diretto e fingendo di non comprendere la lingua per sviare l'attenzione dell'equipaggio.

Una volta scoperta la presenza in più, in cabina, i piloti hanno avvisato gli organi competenti. Atterrata a Malpensa - nel rigoroso rispetto delle procedure Schengen - la passeggera è stata condotta negli uffici della polizia di frontiera. Svetlana Dali non aveva biglietto d'imbarco né documenti d'identità, eppure aveva attraversato sistemi ritenuti tra i più sicuri e tracciati al mondo, fino a trasformare la pista di Milano nella fine di una fuga silenziosa e ricca di interrogativi:

  • Aeromobile coinvolto: Boeing 777-200
  • Scalo di partenza: Newark Liberty International Airport
  • Compagnia aerea: United Airlines
  • Controlli superati: sicurezza e gate
Come un fantasma tra le pieghe della sicurezza internazionale, la Dali ha dimostrato che la tecnologia e le procedure attuali non sono una garanzia assoluta.

I precedenti e la recidiva dei cieli: il caso Parigi

Il viaggio che ha portato alla ribalta Svetlana Dali non è un episodio isolato. Già due anni fa, infatti, la donna era stata protagonista di una vicenda simile fra New York e Parigi. Nel novembre 2024, si era introdotta a bordo di un volo Delta Air Lines senza documenti regolari, sfruttando ancora una volta gli stessi stratagemmi: affollamento ai varchi, rapida mimetizzazione tra i passeggeri e aggiramento degli addetti al gate.

Dopo la sua identificazione in Francia, è stata rimpatriata negli Stati Uniti, dove - secondo le autorità - avrebbe tentato nuove fughe. In particolare:

  • Tentativo di fuga in Canada: dopo l'imposizione di un braccialetto elettronico, la donna avrebbe cercato di rimuoverlo e fuggire verso il confine canadese attraverso Buffalo, venendo però fermata dagli agenti di dogana.
  • Ulteriori tentativi nel territorio statunitense: episodi analoghi sono risultati a carico della Dali presso lo scalo di Bradley International e all'aeroporto di Miami, dove è stata trovata nascosta nei bagni dell'area riservata all'equipaggio.
Le vicende che hanno caratterizzato la sua carriera da clandestina seriale pongono l'accento su come le soluzioni adottate in risposta ai primi episodi non abbiano avuto l'efficacia necessaria a prevenire nuove infrazioni.

Nonostante le restrizioni e il monitoraggio rafforzato, il rischio di elusione resta elevato nei momenti di grande affluenza o cambi di turno del personale:

Anno

Episodio

Esito

2024

New York-Parigi

Condanna in Francia, rimpatrio USA

2025

Tentata fuga in Canada

Fermata a Buffalo

2026

Newark-Malpensa

Fermata in Italia

Falle nei sistemi di sicurezza aeroportuale

Il caso di Svetlana Dali evidenzia diversi aspetti critici nei sistemi di sicurezza degli aeroporti nordamericani ed europei. Per garantire sorveglianza su tutti i fronti, i protocolli internazionali prevedono molteplici livelli di verifica: identificazione del passeggero, controllo biometrici, controllo dei bagagli, screening ai metal detector e validazione finale al gate:

  • Errore nella verifica documentale: il controllo dei documenti dovrebbe identificare chiunque si presenti senza passaporto e carta d'imbarco. Tuttavia, nelle ore di maggiore affluenza, il personale può essere sopraffatto dal flusso di viaggiatori, favorendo errori di valutazione e riducendo l'attenzione verso comportamenti sospetti.
  • Dinamiche a traino: chi tenta di eludere i controlli può agganciarsi a un passeggero regolare, sfruttando la velocità e la confusione per attraversare insieme i varchi. Questo metodo, confermato dalle ricostruzioni video, è difficile da rilevare senza l'ausilio di sistemi predittivi e maggiori risorse umane nei varchi di ingresso.
  • Lacune nella sorveglianza delle aree sterili: le telecamere a circuito chiuso e i controlli biometrici dovrebbero garantire la piena tracciabilità dei movimenti tra sicurezza e gate. In alcune circostanze, tuttavia, il monitoraggio in tempo reale non coincide con una risposta tempestiva del personale.
Basti considerare che, in base a studi di settore citati dalla Transportation Security Administration, la probabilità di elusione involontaria durante i picchi di flusso può superare il 10% nelle situazioni di stress operativo.

Non meno preoccupanti sono le zone d'ombra rilevate nell'analisi dei dati video: la presenza di punti ciechi e la temporanea indisponibilità delle registrazioni rappresentano ancora oggi un serio ostacolo alle investigazioni ex post.

Il settore aviation, in base alla normativa europea (Regolamento (CE) n. 300/2008), stabilisce obblighi precisi in materia di accesso alle aree sterili e di verifica dell'identità, guidati dal principio del need to know e dal rispetto dei flussi segregati. Gli eventi dimostrano che gli standard, pur rigorosi sulla carta, non sempre trovano piena attuazione nella realtà dei grandi hub internazionali.

Le indagini in corso tra Stati Uniti e Italia: domande aperte

Dopo quanto accaduto, sia le autorità americane che quelle italiane hanno aperto fascicoli d'indagine: la compagnia aerea coinvolta ha attivato una revisione interna dei processi e delle procedure di staff, mentre la polizia aeroportuale italiana lavora in sinergia con i corrispondenti di frontiera statunitensi. Restano molte domande aperte:

  • Come sia stato possibile superare almeno tre livelli di sicurezza senza lasciare traccia nei database internazionali;
  • Quali falle procedurali abbiano consentito l'accesso all'aereo attraverso i gate e i punti di controllo biometrici;
  • Se siano state riscontrate complicità interne o esclusivamente errori accidentali;
  • Che tipo di strumenti e tecnologie siano mancati nella gestione delle liste passeggeri in tempo reale;
  • Se siano necessari nuovi standard sia a livello nazionale che internazionale per la gestione delle operazioni aeroportuali nei momenti di picco.
United Airlines ha dichiarato pubblicamente di aver intensificato l'attività di audit interno, confermando la piena collaborazione con tutte le autorità coinvolte. Gli accertamenti italiani riguardano in particolare la verifica delle telecamere, le testimonianze dei passeggeri, il confronto dei log informatici dei sistemi di varco e la mappatura delle aree interdette al pubblico.

La vicenda impone una riflessione condivisa sui rapporti di collaborazione tra Stati Uniti e Italia nella gestione della sicurezza aerea, ribadendo la necessità di una cultura della prevenzione che sia sempre aggiornata e in grado di reagire anche contro comportamenti fuori dagli schemi tradizionali.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...