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Commercio In Italia: i settori migliori e peggiori nel 2025 e l'importanza dei primi mesi del 2026 per Confimprese-Jakala

di Marcello Tansini pubblicato il
commercio analisi Confimprese-Jakala 202

Il commercio italiano nel 2025 si è trovato ad affrontare sfide decisive tra consumi incerti, settori in crescita e in crisi, influenze stagionali, impatti del turismo e notevoli differenze territoriali, con uno sguardo verso i segnali del 2026.

L’anno 2026 si apre per il commercio italiano all’insegna di una spiccata instabilità, tra nuove sfide operative e segnali contrastanti dai mercati internazionali. I consumatori manifestano un’attenzione crescente ai costi e alle promozioni, mentre le imprese del settore devono fronteggiare un contesto in cui le decisioni di spesa appaiono guidate dall’incertezza macroeconomica e dalla necessità di garantire la sostenibilità dei ricavi. In questa situazione di transizione, le strategie commerciali tradizionali sono messe alla prova, richiedendo adattamenti rapidi e scelte mirate per salvaguardare la tenuta dei margini e la competitività delle aziende.

Il quadro generale dei consumi nello scorso anno: tendenze, cause e prospettive

Il tessuto dei consumi italiani nel 2025 ha mostrato  segnali di debolezza, secondo quanto evidenziato dagli ultimi dati dell’Osservatorio consumi Confimprese-Jakala. La flessione dei consumi si attesta attorno all’1,4% rispetto all’anno precedente, confermando la sensibilità delle famiglie agli andamenti economici e politici globali. Il clima d’incertezza geopolitica, l’inflazione e la volatilità dei mercati internazionali hanno alimentato un sentiment prudente tra i consumatori, portando a un calo consistente della propensione alla spesa, soprattutto su beni non essenziali.

Analizzando i dati disponibili, si osserva come il 2025 sia stato segnato da un’alternanza di mesi in lieve ripresa e periodi di contrazione. Mentre il mese di maggio ha evidenziato una ripresa con il +1,5% dei consumi, questa dinamica non si è consolidata nei mesi successivi a causa di una domanda ancora fragile. La stagionalità delle spese e l’andamento dei fattori climatici, ad esempio l’estate calda e le temperature sopra le medie, hanno influenzato il comportamento di acquisto, accelerando in alcuni periodi la domanda di abbigliamento e generando attese nei confronti delle promozioni di metà e fine stagione.

Gli specialisti del settore sottolineano il peso delle diverse politiche promozionali/offerte che, ormai proposte quasi senza interruzione durante l’anno, hanno contribuito sia a stimolare acquisti “mordi e fuggi” sia a erodere i margini delle aziende. Contestualmente, l’indice di fiducia delle famiglie rilevato dagli istituti di ricerca ha continuato a oscillare e, nonostante alcune misure politiche e fiscali tese a stabilizzare il potere d’acquisto, non si sono registrati segnali sufficienti a invertire il trend negativo dei consumi. Si assiste a un quadro composito, in cui la resistenza di alcuni comparti si confronta con la vulnerabilità di altri — un equilibrio complesso che influenza anche le prospettive per l’immediato futuro.

I settori migliori e peggiori per il retail nel 2025 secondo Confimprese-Jakala

L’analisi settoriale del retail italiano nel 2025, secondo i rilievi di Confimprese-Jakala, restituisce una fotografia dalle molte sfumature. Se da un lato emerge una contrazione tra i comparti tradizionalmente più esposti ai cambiamenti del ciclo economico, dall’altro si notano alcuni settori in controtendenza grazie a nuove dinamiche di consumo.

  • Cura della persona: rappresenta l’area con la crescita più marcata (+2,9%), trainata dalla domanda crescente di servizi e prodotti per il benessere personale e dalla tendenza a investire di più su salute e bellezza rispetto al passato recente.
  • Abbigliamento e accessori: uno dei comparti più volatili, che nel complesso segna una flessione del -2,1%. Tuttavia, i mesi legati ai cambi di stagione e i periodi promozionali, come l’inizio dei saldi estivi, hanno visto rimbalzi occasionali (ad esempio +3,5% in fasi specifiche), dimostrando una forte stagionalità e reattività alle offerte.
  • Intrattenimento e tempo libero: registra il calo più significativo (-4,4%). Il settore paga la riduzione della spesa "discrezionale" a fronte di una maggiore cautela, particolarmente in città mediopiccole e in assenza di eventi trainanti.
  • Altro retail: aggrega settori come elettronica, casa-arredo, telefonia, libri e servizi, mostrando una performance negativa moderata (-1,3%), pur con ampie differenze tra i singoli comparti al suo interno.
  • Ristorazione: si attesta su una perdita relativamente contenuta (-0,6%), beneficiando dell’effetto compensativo dato dalla domanda turistica e dal delivery, in contrasto con la minore frequentazione dei locali tradizionali e delle aree ad alto traffico.
I canali distributivi confermano un andamento differenziato: negozi nelle vie dello shopping e nei centri storici accusano una perdita significativa (-2,3%), mentre i centri commerciali risultano più resilienti (-0,3%), sostenuti dall’afflusso di visitatori durante eventi promozionali e periodi di maggiore traffico turistico.

Il ruolo delle promozioni stagionali e dei saldi nelle performance dei settori

Le strategie promozionali hanno assunto un carattere quasi strutturale all’interno del calendario retail. Negli ultimi dodici mesi si è assistito a una diffusione di offerte che spaziano dai saldi stagionali alle promozioni "sottocosto", passando per eventi come il Black Friday, la primavera e la Pasqua.

I dati raccolti indicano che:

  • Il consumatore attuale tende a "posticipare" gli acquisti in attesa delle promozioni, diventando sempre più abile nel comparare prezzi e nel cogliere l’opportunità migliore.
  • La concorrenza tra retailer ha spinto alla "normalizzazione" del periodo promozionale, con una presenza quasi continua di sconti che riduce la capacità di valorizzare le collezioni a prezzo pieno.
Per specifici comparti — come abbigliamento e accessori — il successo dei saldi estivi e invernali e di eventi speciali come il Black Friday rimane decisivo per il bilancio annuo. Tuttavia, questa competizione sui prezzi sta mettendo sotto pressione la sostenibilità economica delle aziende, richiedendo una gestione sempre più attenta delle politiche di pricing e degli stock di magazzino.

Impatto del turismo e dei flussi stagionali sulle vendite retail

L’influenza del turismo sui bilanci degli operatori retail si è confermata particolarmente rilevante anche nel 2025. I centri commerciali e le vie dello shopping delle grandi città hanno beneficiato di un flusso elevato di visitatori estivi e internazionali, soprattutto nei mesi di picco turistico.

Le vendite durante i saldi hanno ricevuto una spinta importante proprio dall’arrivo di turisti stranieri, con le città come Milano, Roma e Firenze che hanno registrato incrementi nella spesa pro capite. L’apporto della domanda turistica ha consentito di mitigare, in parte, la diminuzione delle vendite ai consumatori domestici. Nelle località a vocazione turistica, la sostenibilità delle performance annuali dipende fortemente da questi flussi, rendendo essenziale per i retailer adattare strategie e assortimenti alle particolarità delle diverse stagioni.

Le differenze territoriali: regioni e città con performance sopra e sotto la media

I dati di Confimprese-Jakala restituiscono un quadro eterogeneo per quanto riguarda la distribuzione territoriale delle performance retail. Alcune regioni e province hanno registrato risultati in controtendenza rispetto alla media nazionale:

  • Valle d’Aosta (+1,4%) si è distinta per un incremento dei consumi, sostenuta presumibilmente dal turismo e dalla domanda locale.
  • Piemonte (-2,7%) ha segnato uno dei più pronunciati rallentamenti.
  • Nelle città di provincia, Fermo risulta la migliore con un +3,5%, mentre Sondrio tocca un -3%.
  • Nel Centro-Sud, si rilevano contrazioni marcate: Abruzzo (-8,4%), Umbria (-7,3%) e Calabria (-7,2%).
  • Tra le grandi regioni, le variazioni risultano generalmente negative, con Lombardia, Veneto e Toscana che oscillano tra -4% e -6% in determinati periodi chiave dell’anno.
Questi dati riflettono le peculiarità socio-economiche e il diverso impatto delle dinamiche turistiche, climatiche e strutturali sulle realtà locali.

Sfide strutturali e strategie di adattamento del commercio moderno

Il commercio moderno è chiamato a confrontarsi con sfide che trascendono la normale ciclicità. Oltre ai fattori esogeni, il settore vive difficoltà legate all’incremento dei costi di gestione (personale, affitti, oneri fiscali) e alla necessità di adeguare i modelli distributivi alle nuove esigenze dei clienti.

Tra le principali criticità identificate nel 2025 spiccano:

  • Margini ridotti: la pressione promozionale permanente e l’aumento delle spese strutturali hanno intaccato la redditività, colpendo soprattutto il comparto moda (fino all’80% delle aziende del settore).
  • Declino nel traffico in negozio (fino al -3,5%) e calo del numero di scontrini, specialmente nelle aree urbane e nei contesti non turistici.
  • Adozione selettiva di strategie distributive: aperture mirate, chiusure tempestive di punti vendita meno profittevoli, rilocazioni e investimenti per migliorare l’esperienza d’acquisto e la conversione.
  • Innovazione nell’offerta e attenzione all’ecosostenibilità come leve competitive crescenti.
Di fronte a queste sfide, le imprese stanno adottando strumenti digitali per la gestione intelligente dei dati di vendita e degli stock, affinando le politiche di pricing dinamico e sviluppando azioni per fidelizzare il consumatore, incluse iniziative di personalizzazione sempre più ricercate dai clienti.

L’importanza dei primi mesi del 2026: possibili segnali di stabilizzazione

Gli operatori osservano con attenzione l’avvio del 2026, individuando nei primi mesi indicatori essenziali per delineare la rotta dei consumi. La "controcifra" registrata tra gennaio e aprile, ovvero la comparazione con lo stesso periodo dell’anno precedente caratterizzato da un forte rallentamento, suggerisce la possibilità di osservare tendenze più stabili. Questa fase sarà decisiva per valutare l’effettivo consolidamento o meno del recupero immobilizzato nell'ultimo tsemestre 2025.

Secondo gli analisti di settore, alcuni segnali positivi — tra cui la frenata dell’inflazione e il lieve miglioramento del gap salari-inflazione — potrebbero tradursi in una maggiore fiducia dei consumatori e nella ripresa, anche graduale, dei volumi di vendita. Gli stakeholder indicano la necessità di monitorare attentamente le performance dei comparti più dinamici e quelli più fragili, adottando misure flessibili e tempestive ad adeguare le strategie di prezzo e pianificazione delle campagne promozionali.

Prospettive per il settore retail tra resilienza e incertezza

L’anno trascorso segna per il retail italiano un periodo denso di incertezze ma anche di possibilità di riscatto, con alcune nicchie di eccellenza che dimostrano capacità di adattamento e resilienza. Pur in un quadro generale fragile, la diversificazione dell’offerta e la capacità di intercettare nuove tendenze (benessere, personalizzazione, sostenibilità) confermano il valore delle strategie reattive. Le scelte in tema di gestione, innovazione e attenzione alle dinamiche locali rappresentano elementi chiave nella costruzione del futuro del comparto, mentre le aziende sono chiamate a bilanciare la ricerca di efficienza e la coerenza con le nuove abitudini degli acquirenti.