Il commercio italiano nel 2025 si è trovato ad affrontare sfide decisive tra consumi incerti, settori in crescita e in crisi, influenze stagionali, impatti del turismo e notevoli differenze territoriali, con uno sguardo verso i segnali del 2026.
L’anno 2026 si apre per il commercio italiano all’insegna di una spiccata instabilità, tra nuove sfide operative e segnali contrastanti dai mercati internazionali. I consumatori manifestano un’attenzione crescente ai costi e alle promozioni, mentre le imprese del settore devono fronteggiare un contesto in cui le decisioni di spesa appaiono guidate dall’incertezza macroeconomica e dalla necessità di garantire la sostenibilità dei ricavi. In questa situazione di transizione, le strategie commerciali tradizionali sono messe alla prova, richiedendo adattamenti rapidi e scelte mirate per salvaguardare la tenuta dei margini e la competitività delle aziende.
Il tessuto dei consumi italiani nel 2025 ha mostrato segnali di debolezza, secondo quanto evidenziato dagli ultimi dati dell’Osservatorio consumi Confimprese-Jakala. La flessione dei consumi si attesta attorno all’1,4% rispetto all’anno precedente, confermando la sensibilità delle famiglie agli andamenti economici e politici globali. Il clima d’incertezza geopolitica, l’inflazione e la volatilità dei mercati internazionali hanno alimentato un sentiment prudente tra i consumatori, portando a un calo consistente della propensione alla spesa, soprattutto su beni non essenziali.
Analizzando i dati disponibili, si osserva come il 2025 sia stato segnato da un’alternanza di mesi in lieve ripresa e periodi di contrazione. Mentre il mese di maggio ha evidenziato una ripresa con il +1,5% dei consumi, questa dinamica non si è consolidata nei mesi successivi a causa di una domanda ancora fragile. La stagionalità delle spese e l’andamento dei fattori climatici, ad esempio l’estate calda e le temperature sopra le medie, hanno influenzato il comportamento di acquisto, accelerando in alcuni periodi la domanda di abbigliamento e generando attese nei confronti delle promozioni di metà e fine stagione.
Gli specialisti del settore sottolineano il peso delle diverse politiche promozionali/offerte che, ormai proposte quasi senza interruzione durante l’anno, hanno contribuito sia a stimolare acquisti “mordi e fuggi” sia a erodere i margini delle aziende. Contestualmente, l’indice di fiducia delle famiglie rilevato dagli istituti di ricerca ha continuato a oscillare e, nonostante alcune misure politiche e fiscali tese a stabilizzare il potere d’acquisto, non si sono registrati segnali sufficienti a invertire il trend negativo dei consumi. Si assiste a un quadro composito, in cui la resistenza di alcuni comparti si confronta con la vulnerabilità di altri — un equilibrio complesso che influenza anche le prospettive per l’immediato futuro.
L’analisi settoriale del retail italiano nel 2025, secondo i rilievi di Confimprese-Jakala, restituisce una fotografia dalle molte sfumature. Se da un lato emerge una contrazione tra i comparti tradizionalmente più esposti ai cambiamenti del ciclo economico, dall’altro si notano alcuni settori in controtendenza grazie a nuove dinamiche di consumo.
Le strategie promozionali hanno assunto un carattere quasi strutturale all’interno del calendario retail. Negli ultimi dodici mesi si è assistito a una diffusione di offerte che spaziano dai saldi stagionali alle promozioni "sottocosto", passando per eventi come il Black Friday, la primavera e la Pasqua.
I dati raccolti indicano che:
L’influenza del turismo sui bilanci degli operatori retail si è confermata particolarmente rilevante anche nel 2025. I centri commerciali e le vie dello shopping delle grandi città hanno beneficiato di un flusso elevato di visitatori estivi e internazionali, soprattutto nei mesi di picco turistico.
Le vendite durante i saldi hanno ricevuto una spinta importante proprio dall’arrivo di turisti stranieri, con le città come Milano, Roma e Firenze che hanno registrato incrementi nella spesa pro capite. L’apporto della domanda turistica ha consentito di mitigare, in parte, la diminuzione delle vendite ai consumatori domestici. Nelle località a vocazione turistica, la sostenibilità delle performance annuali dipende fortemente da questi flussi, rendendo essenziale per i retailer adattare strategie e assortimenti alle particolarità delle diverse stagioni.
I dati di Confimprese-Jakala restituiscono un quadro eterogeneo per quanto riguarda la distribuzione territoriale delle performance retail. Alcune regioni e province hanno registrato risultati in controtendenza rispetto alla media nazionale:
Il commercio moderno è chiamato a confrontarsi con sfide che trascendono la normale ciclicità. Oltre ai fattori esogeni, il settore vive difficoltà legate all’incremento dei costi di gestione (personale, affitti, oneri fiscali) e alla necessità di adeguare i modelli distributivi alle nuove esigenze dei clienti.
Tra le principali criticità identificate nel 2025 spiccano:
Gli operatori osservano con attenzione l’avvio del 2026, individuando nei primi mesi indicatori essenziali per delineare la rotta dei consumi. La "controcifra" registrata tra gennaio e aprile, ovvero la comparazione con lo stesso periodo dell’anno precedente caratterizzato da un forte rallentamento, suggerisce la possibilità di osservare tendenze più stabili. Questa fase sarà decisiva per valutare l’effettivo consolidamento o meno del recupero immobilizzato nell'ultimo tsemestre 2025.
Secondo gli analisti di settore, alcuni segnali positivi — tra cui la frenata dell’inflazione e il lieve miglioramento del gap salari-inflazione — potrebbero tradursi in una maggiore fiducia dei consumatori e nella ripresa, anche graduale, dei volumi di vendita. Gli stakeholder indicano la necessità di monitorare attentamente le performance dei comparti più dinamici e quelli più fragili, adottando misure flessibili e tempestive ad adeguare le strategie di prezzo e pianificazione delle campagne promozionali.
L’anno trascorso segna per il retail italiano un periodo denso di incertezze ma anche di possibilità di riscatto, con alcune nicchie di eccellenza che dimostrano capacità di adattamento e resilienza. Pur in un quadro generale fragile, la diversificazione dell’offerta e la capacità di intercettare nuove tendenze (benessere, personalizzazione, sostenibilità) confermano il valore delle strategie reattive. Le scelte in tema di gestione, innovazione e attenzione alle dinamiche locali rappresentano elementi chiave nella costruzione del futuro del comparto, mentre le aziende sono chiamate a bilanciare la ricerca di efficienza e la coerenza con le nuove abitudini degli acquirenti.