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Con la sua nuova auto Fiat prende 165 sanzioni per 10mila euro a Bologna senza aver violato nulla: come è successo

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di Alberto Pelletti pubblicato il

A Bologna 165 sanzioni in Ztl in 4 mesi per oltre 10mila euro di sanzioni a una donna con permesso valido: due cifre della targa erano invertite. I tre ricorsi al giudice di pace sono stati tutti accolti

Centosessantacinque verbali in quattro mesi, per un totale di circa 10.800 euro: è la somma di sanzioni arrivate a una donna di Bologna dopo aver cambiato auto. Lei non aveva fatto nulla di irregolare, perché da anni era titolare di un contrassegno per persone con disabilità che le consente di entrare nelle zone a traffico limitato e di usare le corsie preferenziali. A far scattare ogni singola multa è stato un errore minimo: nel collegare la nuova targa al permesso di accesso, due cifre sono state invertite. Il caso, reso noto a metà ottobre 2026, mostra quanto possa pesare un dato sbagliato in un sistema automatico e che cosa si può fare quando arrivano contestazioni che sembrano ingiuste.

Che cosa è successo per prendere così tante sanzioni in poco tempo

La vicenda riguarda un periodo preciso, tra novembre 2024 e febbraio 2025, cioè i quattro mesi successivi all’acquisto della nuova vettura. La donna, che aveva il permesso da anni, ha trasferito l’autorizzazione sulla nuova auto poco prima che iniziassero le contestazioni. Ogni volta che la macchina passava davanti ai varchi elettronici della Ztl o imboccava una corsia preferenziale, il sistema non riconosceva la targa come autorizzata e registrava una violazione. Il risultato è stato un flusso continuo di verbali: 165 in circa 120 giorni, con un importo medio che, dividendo i 10.800 euro per il numero dei verbali, è di circa 65 euro ciascuno.

Le ricostruzioni attribuiscono l’errore a un errore di trascrizione nei dati gestiti dal sistema che amministra gli accessi, una svista probabilmente umana al momento dell’inserimento della targa. Il dettaglio più importante è che la donna non negava di essere entrata nelle zone controllate: contestava il fatto che quei passaggi fossero abusivi, perché aveva il diritto di compierli. È la differenza tra una violazione commessa e una violazione registrata per un errore nei dati.

Come funziona il controllo e perché l’errore si è moltiplicato

Nelle zone a traffico limitato i controlli sono affidati a telecamere che leggono la targa e la confrontano con un elenco di veicoli autorizzati. Se la targa non è in elenco, il sistema genera in automatico un accertamento, senza che nessuno controlli ogni singolo passaggio. È un meccanismo efficiente, ma ha un limite: se l’elenco contiene un dato sbagliato, l’errore si ripete a ogni transito. In questo caso la targa registrata non coincideva con quella della vettura, quindi ogni ingresso alla Ztl e ogni passaggio in corsia preferenziale è diventato una presunta infrazione.

Va aggiunto che i verbali non arrivano tutti insieme. Le notifiche si distribuiscono nel tempo, e chi non sa di avere un problema nell’anagrafica può accumulare sanzioni su sanzioni prima di accorgersene. Ecco perché, in situazioni come questa, la somma può crescere per mesi prima che l’interessato capisca che il sistema ha registrato una targa errata. La donna, dopo aver ricostruito che cosa stava accadendo, ha scoperto che tutte le contestazioni derivavano da quella inversione di due cifre.

I numeri danno la misura di quanto l’errore sia stato pesante. Con 165 verbali in circa quattro mesi si parla di oltre 40 sanzioni al mese, più di una al giorno, e di circa 2.700 euro al mese di contestazioni per una persona che non aveva violato alcuna regola. Le cifre variano leggermente da una ricostruzione all’altra: alcune indicano 10.800 euro, altre parlano di quasi 11mila euro. Anche sul gestore del sistema di controllo le fonti non coincidono, e una lo identifica con una società che si occupa della mobilità cittadina. Il quadro generale, però, è lo stesso in tutte: un permesso valido, una targa registrata male e un sistema automatico che ha continuato a generare multe senza alcun filtro.

Il ricorso al giudice di pace e come è finita

Per difendersi la donna si è rivolta a un avvocato, Giulia Zanoli, che ha presentato tre ricorsi davanti al giudice di pace di Bologna. La documentazione ha dimostrato che il permesso era valido già prima del cambio di auto e che lei aveva il diritto di entrare nelle zone controllate. I tre ricorsi sono stati accolti e le multe sono state annullate.

Sull’esito complessivo, però, le ricostruzioni non sono identiche. Una parla di 135 verbali annullati dal giudice di pace e di altre contestazioni portate davanti alla prefettura, il cui esito non è riportato, e avverte che sarebbe sbagliato dire che tutte le 165 multe siano state cancellate. Altre ricostruzioni parlano di annullamento di tutte le multe o della maggior parte. Per questo è prudente dire che i ricorsi sono stati accolti e che le sanzioni sono state annullate, senza indicare un numero definitivo. Non sono invece noti eventuali rimborsi, i costi legali o le dichiarazioni del Comune o del gestore del sistema.

Una nota sul modo di raccontare la vicenda: l’errore iniziale, secondo le ricostruzioni, è umano, ma è stata la tecnologia a moltiplicarlo, e solo l’intervento di un giudice ha messo la parola fine. È un esempio di quanto sia importante poter contare su un controllo umano finale.

Cosa fare se arrivano multe che sembrano ingiuste

Il caso offre alcune indicazioni pratiche per chi cambia auto e ha un permesso di accesso, un contrassegno o un’autorizzazione comunale. La prima è verificare che la nuova targa sia stata collegata correttamente, controllando cifre e lettere appena si fa il cambio e chiedendo, se possibile, una conferma scritta o una schermata dell’archivio. La seconda è conservare tutta la documentazione: il permesso, le autorizzazioni, i documenti del passaggio di proprietà e tutti i verbali ricevuti. La terza è contattare subito gli uffici competenti per verificare la registrazione del veicolo e valutare con un legale le strade del ricorso.

Sui tempi, le fonti non indicano scadenze. In generale, la guida corretta è quella riportata sul verbale, che deve indicare l’organo a cui rivolgersi e il termine. Di norma il ricorso può essere presentato al prefetto o al giudice di pace, con scadenze diverse, e il pagamento entro pochi giorni può dare diritto a uno sconto sull’importo. Se si ritiene che il verbale sia sbagliato, pagare “per sicurezza” può rendere più complicato contestarlo. Anche per questo è utile agire in fretta, prima che i verbali si moltiplichino.

Un’ultima considerazione riguarda i tempi di notifica. Nella bozza del nuovo codice della strada, approvata in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre 2026 e non ancora in vigore, è previsto che il termine per notificare i verbali accertati a distanza scenda da 90 a 45 giorni. Una notifica più rapida permetterebbe di scoprire un errore come questo prima che i verbali si accumulino, ma si tratta di una proposta ancora soggetta a modifiche e non di una regola già operativa.

In definitiva, la storia di Bologna non è solo l’aneddoto di una cifra impressionante: ricorda che dietro a ogni sanzione automatica c’è un dato inserito da qualcuno, e che quando quel dato è sbagliato il sistema non si accorge dell’errore. Controllare la targa, conservare le carte e reagire con rapidità sono gli strumenti più semplici per non trovarsi, dopo quattro mesi, con 165 verbali da contestare.






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Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...