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Confindustria, solo 9 settori su 22 crescono. Consumi interni ed export frenano l'industria italiana

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Nel 2026 l’industria italiana affronta una crescita disomogenea: solo 9 settori su 22 registrano segnali positivi. Consumi interni deboli, export in rallentamento e costi energetici rappresentano sfide decisive, mentre il ruolo degli investimenti e del PNRR resta fondamentale per il futuro del settore.

Introduzione: stato dell’industria italiana nel 2026

La complessità dello scenario industriale italiano emersa nel 2026 riflette una fase di adattamento prolungata. Il sistema produttivo nazionale si trova infatti al bivio tra segnali di lenta ripresa e persistenti fragilità, sia sul versante dei consumi che su quello delle esportazioni. Dall’analisi condotta dal Centro Studi Confindustria emerge che, a fronte di un incremento del PIL dello 0,3% nell’ultimo trimestre del 2025 – attribuito principalmente agli investimenti sostenuti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza –, la dinamica industriale mostra ancora una marcata eterogeneità settoriale e un generale senso di incertezza. I dati confermano che la crescita dei diversi comparti industriali avviene a velocità diverse, lasciando ampie aree del tessuto manifatturiero sotto pressione.

Il clima di fiducia tra imprese e famiglie, seppur in lieve rafforzamento, non si è ancora tradotto in una risalita sostanziale dei consumi, mentre le esportazioni risentono di una combinazione sfavorevole di scambi globali tiepidi e cambi valutari penalizzanti. Permangono tensioni sui costi dell’energia, in particolare petrolio e gas naturale, che continuano a incidere sui margini aziendali. In sintesi, il 2026 si apre con la sfida di consolidare la crescita in un quadro ancora incerto e caratterizzato da molteplici variabili esogene e endogene.

Crescita disomogenea tra i settori: chi sale e chi scende

L’analisi del tessuto industriale italiano fotografa un panorama polarizzato: solo 9 settori su 22 hanno registrato una crescita, a fronte di numerosi comparti ancora in sofferenza sia rispetto al 2024 che al 2025. Tra i settori in espansione spicca la farmaceutica, che beneficia di un robusto incremento dell’export verso mercati strategici, in particolare Stati Uniti, dove le forniture sono cresciute del 54%. Il suo traino si riflette in una crescita produttiva del 3,8%, ben superiore alla media nazionale.

Positiva anche la performance della metallurgia – che chiude il 2025 con un +4% – grazie a una sorprendente resilienza alle misure protezionistiche statunitensi. Il settore alimentare si conferma ancora una volta un comparto anticiclico, caratterizzato da continuità nella domanda, tanto interna quanto estera, capace di compensare le oscillazioni degli altri mercati.

D’altro canto, industria automobilistica, moda e comparto tessile-abbigliamento-pelli continuano la propria fase discendente. L’automotive registra una contrazione superiore al 10%, con criticità legate all’incertezza normativa e alla concorrenza estera. Analogo andamento negativo si osserva nella moda, dove la diminuzione del 2,5% nei ricavi riflette sia l’affievolimento della domanda interna che le crescenti pressioni dei mercati globali. La chimica vive una fase problematica, con un -2,6% influenzato dal costo elevato dell’energia e nulla di sorprendente nelle progressive riconversioni degli impianti. Il quadro finale mostra quindi una crescita settoriale squilibrata, con aree di eccellenza e molte altre da rilanciare.

Fattori macroeconomici: consumi, export e costi energetici

La ripresa dell’apparato industriale incontra ostacoli di natura macroeconomica che condizionano sia la produzione che la domanda. Nel 2026, l’export italiano ha rallentato del 1,9% su base annua: questa inversione è riconducibile in buona parte a un dollaro più debole (1,18 sull’euro), che ha ridotto la competitività delle imprese nei mercati esteri chiave, come Germania, Francia, USA e Gran Bretagna.

Accanto alle difficoltà di sbocco internazionale, i costi energetici rimangono elevati: a febbraio 2026 il petrolio ha raggiunto i 71 dollari al barile, mentre il prezzo del gas si attesta a 33 €/MWh, superiore ai livelli di fine 2025. Questo scenario spinge le aziende ad adottare strategie difensive per contenere i margini di profitto. In parallelo, le famiglie mantengono una propensione alla spesa modesta, influenzata da un sentimento di cautela e dall’elevata quota di risparmio, nonostante la leggera discesa dell’inflazione (1,7% nell’eurozona). L’insieme di questi fattori rende la traiettoria dell’industria italiana ancora altalenante, legata all’evoluzione di condizioni esogene su cui il sistema produttivo ha scarso controllo diretto.

Il ruolo chiave degli investimenti e del PNRR

I progetti supportati dal PNRR continuano a rappresentare l’elemento più dinamico del quadro industriale italiano. Grazie all’accelerazione di investimenti in macchinari, impianti e beni strumentali, soprattutto nel quarto trimestre 2025, si è potuto registrare un incremento del PIL che ha assicurato stabilità alla produzione.

L’effetto leva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è evidenziato dalla domanda stabile di tecnologie per l’ammodernamento dei processi produttivi e per il miglioramento dell’efficienza energetica. Anche la ripresa dei contratti di leasing e la vitalità del settore delle costruzioni sottolineano la centralità degli investimenti. Tuttavia, l’ultimo rilevamento segnala una flessione della fiducia tra i produttori di beni strumentali, segnale che la sola spinta degli investimenti potrebbe non essere sufficiente senza un consolidamento della domanda interna e un miglior accesso al credito. Nonostante l’irrigidimento delle condizioni di finanziamento, resta forte l’impegno per la modernizzazione del tessuto industriale, con l’auspicio che la politica di sostegno al rinnovamento impiantistico renda il sistema più competitivo al termine della transizione.

Consumi interni: fragilità e propensioni delle famiglie

I consumi delle famiglie italiane, pur mostrando segnali di lieve rafforzamento nella fiducia, non riescono a trasformarsi in una crescita tangibile della spesa reale. Nel dicembre 2025, le vendite al dettaglio sono risultate ancora in calo (-0,9% in volume), evidenziando una tensione tra speranze di rilancio e concretezza delle scelte di acquisto. Molte famiglie continuano a privilegiare il risparmio, dimostrando diffidenza rispetto alle prospettive di medio termine.

L’aspetto occupazionale resta determinante: la modesta crescita dell’occupazione e le incertezze salariali contribuiscono a mantenere un atteggiamento prudente nella spesa, soprattutto su beni durevoli e semidurevoli. Una quota significativa del reddito disponibile è destinata ad accumulo piuttosto che a consumi, complice un contesto sociale ancora influenzato dagli effetti delle crisi precedenti. Anche la diminuzione dell’inflazione non basta, per ora, ad invertire la tendenza: la domanda interna rimane condizionata da fattori psicologici e strutturali che richiedono tempo per essere superati.

Le sfide della competitività: tassi d’interesse, energia e dazi

L’ambiente competitivo in cui si muovono le imprese italiane è attraversato da fenomeni critici di natura internazionale e normativa. L’incremento del tasso sui nuovi prestiti, risalito a quota 3,58% a dicembre 2025, rende più oneroso l’accesso al credito e impone alle aziende strategie di finanziamento più selettive. In aggiunta, la volatilità dei prezzi energetici – petrolio e gas naturale – si traduce in spese correnti più alte e meno prevedibili.

Di particolare rilievo sono i dazi commerciali introdotti dagli Stati Uniti su alcuni settori strategici (ad esempio la metallurgia), che limitano il potenziale di crescita sui mercati esterni e costringono a ripensare le strategie competitive. Una parte della risposta a tali pressioni è arrivata dal cosiddetto Decreto Energia promosso dal governo italiano: le misure di mitigazione dei costi sono però vincolate all’approvazione definitiva da parte della Commissione Europea e quindi restano una variabile ancora incerta. La sostenibilità della competitività richiede oggi alle imprese capacità di adattamento, innovazione di processo e gestione oculata dei rischi legati agli shock esterni, in attesa di un quadro normativo più stabile e favorevole agli investimenti di lungo periodo.

Prospettive di ripresa e scenari futuri per l’industria italiana

La manifattura italiana si prepara ad affrontare un biennio di transizione, in cui prevalgono dinamiche di recupero graduale piuttosto che una ripartenza vigorosa. Secondo le proiezioni più recenti, il 2026 vedrà un incremento attorno all’1% a prezzi costanti, grazie anche all’azione di sostegno del PNRR e alle politiche di rafforzamento della domanda interna. La maggiore traiettoria di sviluppo resta affidata agli investimenti in tecnologia, infrastrutture e sostenibilità energetica, mentre il traino dei consumi continua a essere limitato dalla prudenza delle famiglie e dalle incertezze del mercato del lavoro.

L’evoluzione del comparto industriale sarà determinata dalla capacità di gestire i rischi legati al contesto globale – dalla volatilità dei cambi alle tensioni geopolitiche – e di attivare schemi di riconversione verso comparti a più alto valore aggiunto. Un rafforzamento della competitività passa oggi per l’innovazione e la diversificazione, mentre il superamento definitivo delle criticità richiederà politiche industriali stabili, continuità di investimenti e la piena attuazione degli strumenti normativi già varati. L’obiettivo nel medio termine rimane quello di consolidare una crescita settoriale più diffusa, riducendo il gap tra aree forti e comparti in difficoltà per restituire all’industria italiana una posizione di rilievo nello scenario europeo.




Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...