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Produzione industriale, male anche nel 2025 per il terzo anno di seguito, ma le previsioni per il 2026 sono diverse

di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Nel 2025 la produzione industriale italiana affronta il terzo anno consecutivo di calo. Tra dati, settori in crisi o in crescita, cause strutturali ed energetiche, si analizzano scenari, dinamiche trimestrali e prospettive future per l’industria nazionale.

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Il bilancio del 2025 restituisce un quadro in chiaroscuro per l’industria nazionale. L’indice generale ha mostrato una flessione dello 0,2% rispetto all’anno precedente, confermando una tendenza negativa per il terzo periodo consecutivo, come attestato dai dati ufficiali Istat.

Tale rallentamento non ha però interessato in modo omogeneo tutti i comparti: accanto a filiere in evidente difficoltà, sono emersi settori in grado di mostrare una buona tenuta.

Le dinamiche hanno risentito di fattori strutturali, crisi energetica e variabili internazionali, concorrendo ad accentuare le criticità in alcune aree produttive. I mesi finali del 2025 hanno però evidenziato alcuni timidi segnali di recupero, specie tra le industrie più innovative e nella filiera energetica, lasciando intravedere prospettive più costruttive per l’anno successivo.

Produzione industriale in calo per il terzo anno consecutivo: dati e contesto

Il 2025 si è rivelato un ulteriore anno di difficoltà per la produzione industriale italiana, che ha chiuso il periodo con un’ulteriore riduzione rispetto al 2024. Dopo il calo del 4% registrato nel 2024 e quello del 2% nel 2023, l’attuale annata ha visto una contrazione più attenuata, pari allo 0,2% (dati Istat, al netto degli effetti di calendario), sintomo di una fase di sofferenza ormai consolidata ma in fase di rallentamento.
La media annua riflette il protrarsi di criticità avviate nel 2022, dopo l’ondata inflazionistica e il rialzo dei costi energetici in seguito alle tensioni geopolitiche.

L’andamento mensile ha alternato fasi di modesto recupero, come il +3,2% di dicembre rispetto all’anno precedente, a momenti di nuova flessione (-0,4% rispetto a novembre), confermando così un quadro di volatilità e incertezza ciclica per l’industria.


Un confronto su base trimestrale mostra comunque alcuni segni di miglioramento nella seconda parte dell’anno, con un +0,9% nel quarto trimestre rispetto ai tre mesi precedenti. La maggior parte dei principali raggruppamenti industriali ha mantenuto un andamento in linea con la media annua, mentre l’energia è risultata l’unica area con performance complessivamente positive nel 2025. Le aziende manufatturiere si sono ritrovate così a operare in un contesto caratterizzato da domanda interna debole, incertezze sulle esportazioni e continue pressioni sui margini, ma con tenuta di alcune filiere ad alto valore aggiunto.

Settori in crescita e comparti maggiormente in crisi nel 2025

L’analisi settoriale del 2025 conferma differenze significative tra comparti. Secondo le recenti rilevazioni, le industrie farmaceutiche hanno continuato la loro fase di espansione, con un notevole balzo della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici pari al +23,8% su base annua a dicembre. Gli incrementi nelle altre industrie manifatturiere (+9,3%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+7,4%) hanno rappresentato altri elementi di tenuta, seguiti da risultati soddisfacenti nei comparti alimentare, elettronico e nei beni strumentali.

  • Farmaceutica e alimentari: trainano la crescita grazie a innovazione, export e spinta delle filiere corte.
  • Computer e elettronica: incremento della domanda specialmente nei segmenti legati a digitalizzazione e automazione.
  • Energetico: unico tra i grandi raggruppamenti a mostrare complessivamente un bilancio positivo per l’intero anno (+1,2% nel mese di dicembre).
D’altra parte, le criticità maggiori hanno colpito:
  • Industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori: calo di circa il 3,4% su base annua, aggravato dalla flessione delle esportazioni e dalla stagnazione della domanda interna.
  • Fabbricazione di mezzi di trasporto: penalizzata dall’arretramento del mercato automobilistico, sia in Italia che nei principali mercati internazionali, con una riduzione significativa delle produzioni.
  • Chimica, legno, carta e stampa: hanno visto flessioni tra il -2,9% e il -3,6%, risentendo della volatilità delle materie prime e dell’accresciuta competizione.
La complessità delle dinamiche produttive si riflette in un andamento frammentato dei singoli comparti, che alternano trimestri di recupero a nuove contrazioni, con performance strettamente collegate alla capacità di adattamento e innovazione delle aziende coinvolte.

Dinamiche trimestrali e segnali di ripresa nella seconda parte dell’anno

L’analisi delle dinamiche trimestrali evidenzia un cambio di passo nel corso del secondo semestre 2025. Dopo un’estate ancora debole e un agosto negativo (-3% rispetto al mese precedente), la produzione industriale ha mostrato segnali di consolidamento e riattivazione tra settembre e dicembre. Il quarto trimestre si è chiuso con un incremento dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuto soprattutto dall’energia (+1,2%) e dai beni strumentali (+0,5%), fattori che suggeriscono una graduale stabilizzazione del ciclo produttivo.

  • I beni strumentali hanno registrato dati particolarmente favorevoli nell’ultimo quadrimestre, marcando posizioni di forza sia in termini assoluti che come anticipatori della ripresa negli investimenti industriali.
  • I beni intermedi hanno mostrato variazioni positive tra settembre e novembre, con relazioni stabilite all’interno delle filiere produttive finalmente più solide rispetto agli anni precedenti.
  • Nel comparto dei beni di consumo la situazione resta delicata: la domanda interna si mantiene debole, riflettendosi in una crescita marginale o in nuove contrazioni, nonostante qualche sporadico rimbalzo mensile.
Le recenti performance sono state interpretate dagli osservatori economici come segnali di un’uscita graduale dalla crisi più profonda degli anni precedenti. Pur in presenza di molte incognite, appare avviato un percorso di normalizzazione che pone le basi per potenziali sviluppi positivi nel prossimo biennio.

Le cause della crisi: fattori strutturali, energetici e geopolitici

I principali driver che hanno originato e alimentato la crisi degli ultimi tre anni sono riconducibili a una combinazione di elementi strutturali e shock esogeni. In primo luogo, l’aumento dei costi dell’energia a partire dall’inverno 2022, aggravato dalla guerra in Ucraina, ha rappresentato una fra le variabili più penalizzanti: aziende energivore e comparti a margini ridotti hanno subito fortemente la volatilità dei prezzi delle materie prime.
A queste dinamiche si sono aggiunte le tensioni geopolitiche e commerciali, con l’acuirsi dei dazi internazionali e le incertezze derivanti dall’instabilità politica europea e mondiale. La crisi nel settore auto, la difficoltà nel reperimento di componenti e la debolezza della domanda globale hanno contribuito a bloccare investimenti e produzione nei comparti più esposti.
Le debolezze strutturali storiche del tessuto produttivo italiano – come la frammentazione, una digitalizzazione ancora insufficiente delle PMI e i ritardi nell’attuazione delle riforme del PNRR – hanno reso più difficile la risposta alle nuove sfide. In questo contesto, le politiche industriali di supporto si sono mostrate spesso tardive e non sufficienti a invertire rapidamente il trend negativo.

Il confronto con gli altri paesi europei e la posizione della manifattura italiana

La situazione documentata in Italia rispecchia una fase complessa per la produzione industriale anche a livello europeo. I dati relativi al dicembre 2025 evidenziano cali mensili per Francia (-0,7%), Spagna (-2,5%) e Germania (-1,9%), tutte realtà che continuano a soffrire della volatilità della domanda internazionale e delle difficoltà legate a energia e semiconduttori.


Il settore manifatturiero italiano, pur archiviando tre anni consecutivi di contrazione, mantiene tuttavia una posizione relativamente solida nel quadro europeo, soprattutto grazie alla tenuta della filiera farmaceutica, alimentare e meccanica. L’output della manifattura rappresenta l’88% della produzione industriale e si posiziona tra i primi in Europa per valore assoluto. Nell’ultimo trimestre 2025, la ripresa della domanda europea – in particolare attraverso il canale intra-UE – ha fornito un parziale sostegno alle esportazioni, aiutando a mantenere il fatturato su livelli storicamente elevati, sebbene inferiori ai massimi pre-pandemici.

Prospettive per il 2026 e strategie di rilancio del settore industriale

L’orizzonte per il 2026 si configura come un periodo di potenziale inversione di tendenza, sostenuto dal recupero degli investimenti produttivi, da incentivi fiscali come la Transizione 5.0 e dall’attesa implementazione dei progetti legati al PNRR. Secondo le previsioni degli analisti e le informazioni riportate nei rapporti ASI presentati a fine 2025, è lecito attendersi una crescita moderata dell’industria, con un tasso di incremento annuo intorno allo 0,7%-1%, e una particolare vivacità nei comparti meccanica, elettronica e farmaceutica.

  • Le strategie per il rilancio dovranno prevedere:
  • Rafforzamento degli investimenti in digitalizzazione e automazione per ridurre il gap competitivo delle PMI.
  • Consolidamento dei rapporti commerciali all’interno dell’UE e ricerca di nuovi mercati.
  • Sostegno fiscale e incentivi mirati per le imprese che reinvestono in Ricerca & Sviluppo.
  • Interventi normativi volti a semplificare l’accesso ai fondi europei e potenziare i programmi di formazione delle competenze digitali.
Sul piano operativo, le riforme attese e un mercato globale più stabile potranno offrire spazio a una ripresa più sistemica, restituendo centralità all’andamento della produzione industriale nei diversi settori come motore del sistema economico nazionale. Tuttavia, la piena uscita dal ciclo negativo dipenderà dalla capacità di rafforzare l’innovazione e il valore aggiunto dell’offerta italiana, attraverso strategie di lungo periodo che coinvolgano industria, finanza e politiche pubbliche.


Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...