Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Cosa è diventato di lusso che prima non lo era per milioni di italiani che guadagnano tra i 1100-2500 netti al mese

WhatsApp X Telegram
di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Negli ultimi anni il concetto di lusso è cambiato per il ceto medio italiano: la perdita di potere d'acquisto ha reso beni e servizi quotidiani sempre più inaccessibili.

Negli ultimi anni, ciò che una volta era considerato accessibile per la maggior parte degli italiani ha assunto progressivamente la connotazione di privilegio. Dal carrello della spesa ai servizi di salute, passando per mobilità, abitazione e svaghi, la demarcazione fra ordinario e desiderabile è divenuta sempre più netta. Fenomeni originati da dinamiche economiche globali e locali, come inflazione e stagnazione dei salari, hanno modificato le abitudini di milioni di persone, inducendo la media dei cittadini italiani a riconsiderare cosa possa essere definito lusso. Oggi più che mai, fette consistenti della società, tradizionalmente tutelate da redditi stabili e collocati in segmenti intermedi della distribuzione, si trovano a dover rinunciare a beni e servizi prima scontati. Eppure il ceto medio italiano è la categoria più numerosa del Paese, la più istruita della storia e la più precaria degli ultimi cinquant'anni.

Chi è oggi il ceto medio italiano e come si è evoluto

Classificata tradizionalmente come la spina dorsale economica e culturale del Paese, la classe media comprende oggi circa sei famiglie italiane su dieci. Le loro entrate, in termini netti, vanno tra 1.100 e 2.500 euro al mese, con limiti più ampi se si considerano i valori lordi (16.500-44.000 euro annui). I membri di questo segmento presentano in media livelli di istruzione superiori rispetto al passato, con una forte presenza di diplomati e laureati, e ricoprono occupazioni in svariati settori, dall'amministrativo al tecnico, dal commercio ai servizi.

Tuttavia, negli ultimi vent'anni, il quadro retributivo del ceto medio si è trasformato radicalmente. Lo stipendio medio reale di un laureato, ad esempio, secondo il rapporto Almalaurea, oggi varia tipicamente da 1.319 euro (donne) a 1.539 euro netti al mese (uomini) a cinque anni dalla laurea, con punte attorno ai 2.000 euro per profili STEM o ruoli manageriali in aree industriali. Professioni considerate solide, come i pianificatori di produzione o i manager di medio livello, oscillano tra i 1.800 e i 3.400 euro mensili lordi, ma dati costi fiscali e contributivi, anche queste figure rientrano spesso nella fatidica fascia media.

Le differenze regionali incidono fortemente: al Nord si concentrano retribuzioni più elevate e migliori possibilità di occupazione, anche grazie alla presenza di poli industriali e commerciali avanzati. Tuttavia, il sud e le aree interne, pur avendo costi della vita lievemente inferiori, dispongono di meno opportunità e salari medi inferiori.

Confrontando la situazione italiana con quella dei principali partner europei, emerge che negli ultimi trent'anni, mentre in Francia e Germania i salari sono aumentati del 30%, in Italia hanno perso valore. Le cause sono molteplici: stagnazione della produttività, pressione fiscale superiore alla media UE, contenuta crescita economica. Questa evoluzione sta indebolendo progressivamente la tenuta sociale del gruppo più numeroso e, per decenni, più stabile del Paese.

La perdita di potere d'acquisto: dati, cause e impatti

Il potere d'acquisto del ceto medio in Italia è sceso significativamente nell'ultimo decennio. L'analisi dei dati mostra che, tra il 2014 e il 2024, la spesa media mensile equivalente è aumentata da 2.543 a 2.935 euro, ma, paradossalmente, la quantità effettiva di beni e servizi acquistati si è ridotta del 5,6%. In altre parole, le famiglie spendono di più, ma ottengono meno.

Rispetto alla situazione di vent'anni fa, oggi si spende circa il 23% in più, ottenendo però il 15% in meno di beni o servizi. La pressione inflazionistica, fortemente alimentata dai rincari di energia, alimentari e materie prime, ha inciso sui segmenti più fragili del mercato del lavoro e sui cosiddetti lavoratori stabili. La ripercussione è tangibile soprattutto sulla fascia con redditi compresi tra 1.100 e 2.000 euro netti al mese.

Fra il 2008 e il 2022, secondo OCSE e ILO, il salario reale medio italiano è diminuito del 12%: una situazione opposta rispetto agli altri grandi Paesi industriali. La combinazione tra svalutazione salariale, crescita delle tariffe e aumenti fiscali ha portato al risultato che, nel 2025, il 16,1% delle famiglie del ceto medio ha dichiarato difficoltà nel far fronte alle spese mensili. Fenomeni una volta marginali, come il rinvio delle spese mediche, la rinuncia alle vacanze o la limitazione degli acquisti di carne di qualità, sono diventati comuni anche tra chi dispone di un salario superiore alla media nazionale. Le ragioni di questa contrazione sono molteplici:

  • Inflazione legata ai costi di energia e beni primari
  • Pressione fiscale costante, con elevata incidenza di imposte dirette e indirette sul reddito disponibile
  • Ristagno della produttività e rigidità nel mercato del lavoro
  • Aumenti dei prezzi superiori rispetto all'incremento dei redditi
L'effetto strutturale è una generalizzata riduzione della qualità della vita e una crescente percezione di insicurezza economica nella fascia dei cosiddetti beni di lusso per italiani con stipendio medio.

Quando il quotidiano diventa lusso: alimentari, casa, salute

Il fenomeno odierno vede alcuni beni e servizi che, fino a poco tempo fa, erano considerati parte del quotidiano, divenire inaccessibili o fortemente ridimensionati:

  • Alimentari e ristorazione: pesce fresco come branzino e tonno (prezzi raddoppiati in dieci anni); olio extravergine d'oliva tra 10 e 14 euro al litro; carne di qualità fuori dal carrello settimanale; cena per due con vino in locali medi sopra i 100 euro; caffè a 2 euro a Milano.
  • Casa: affitti nelle grandi città fuori portata per giovani e monoreddito; acquisto di un appartamento accessibile solo con patrimonio familiare; costi energetici cresciuti, con aria condizionata e riscaldamento diventati scelte ponderate e non più scontate.
  • Mobilità: auto nuova oltre i 30.000 euro; treni Alta Velocità spesso al prezzo di un volo europeo; parcheggi cittadini sopra i 400 euro al mese nelle grandi metropoli.
  • Salute: prestazioni dentistiche tra 1.000 e 2.500 euro; visite specialistiche private tra 150 e 300 euro a causa delle lunghe liste d'attesa nel SSN; occhiali da vista con lenti progressive sopra i 400 euro.
Secondo le stime, servizi dentistici, occhiali e medicazioni specialistiche sono divenuti inaccessibili o molto onerosi per il 30-40% della classe media. Non trascurabile anche la quota di chi, pur mantenendo formalmente l'accesso, deve rimandare o rinunciare a visite e cure non considerate strettamente necessarie.

L'aspetto abitativo rappresenta la frattura più visibile, con affitti che nelle principali aree urbane, come Roma e Milano, assorbono fino al 70% del reddito netto di un lavoratore con stipendio medio.

Tempo libero, figli e vacanze: cosa è diventato inaccessibile

La sfera del tempo libero e della formazione dei figli risente pesantemente della mutata situazione economica:

  • Spese scolastiche ed extrascolastiche: asilo nido nelle città sopra gli 800 euro mensili; sport per bambini (calcio, nuoto, danza) fra attrezzature, iscrizioni e trasferte che facilmente superano i 1.500 euro l'anno; università con affitti da fuori sede che portano la spesa mensile oltre i mille euro.
  • Vacanze: una settimana in agosto nelle località di mare supera per molte famiglie di quattro persone i 2.000 euro; settimane bianche tra skipass, alloggio e noleggi fino a 3.000-4.000 euro.
  • Svago culturale e concerti: prezzi di accesso agli eventi che partono da 80-100 euro a biglietto per nomi internazionali.
Oggi quasi una famiglia su cinque tra la classe media rinuncia del tutto alle ferie estive per ragioni economiche. Chi resta nell'intervallo inferiore di reddito affronta la scelta obbligata di privilegiare l'essenziale rispetto all'opzionale, riservando esperienze e attività un tempo diffuse a occasioni rare. Il pasto fuori casa, il cinema settimanale o la scuola di danza per i figli diventano elementi di pianificazione e rinuncia, più che routine e partecipazione sociale.


Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...