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Irpef, perchè la tassa principale del nostro sistema la pagano sempre meno persone (e sempre i soliti)

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

L’Irpef, tassa chiave del sistema fiscale italiano, grava su un numero sempre più ristretto di contribuenti: quali sono i motivi di questo fenomeno, le modifiche normative e le loro conseguenze sociali ed economiche.

Ogni anno, una quota crescente di persone si sottrae al saldo dell’imposta più importante sul reddito delle persone fisiche, mentre il peso di questa tassa grava su un numero sempre più ristretto e riconoscibile di cittadini. Questo paradosso fiscale suscita preoccupazione tra economisti, lavoratori e pensionati, perché evidenzia una crescente disuguaglianza nella ripartizione del carico tributario.

L’attuale situazione genera una doppia tensione: da un lato, chi paga l’Irpef sente aumentare la pressione e vede ridursi progressivamente il proprio potere d’acquisto; dall’altro, una fetta notevole di redditi personali gode di regimi speciali o non è più assoggettata all’imposta progressiva. Nel 2024, dati Istat mostrano che l’Irpef contribuisce appena con il 36% al totale delle entrate fiscali statali, percentuale che si assottiglia anno dopo anno.

Questa tendenza mette in discussione l’equità del sistema e accende il dibattito su perché sempre meno persone pagano l’Irpef e se sia ancora possibile assicurare a tutti i cittadini gli stessi servizi pubblici e il sostegno sociale, finanziati proprio da questo meccanismo contributivo.

Alla base della questione ci sono normativi, mutamenti socio-economici, agevolazioni e una gestione fiscale che rischia di creare distorsioni, penalizzando chi non può sottrarsi alle regole mentre altri usufruiscono di sistemi paralleli.

Com’è cambiata l’Irpef: detrazioni, regimi agevolati e chi paga davvero la tassa principale in Italia

Dalla sua nascita nel 1973, l’imposta sul reddito delle persone fisiche aveva un obiettivo chiaro: tassare il reddito complessivo di ogni cittadino in modo progressivo, ossia chiedere di più a chi guadagna di più. Negli anni, però, una lunga serie di riforme, eccezioni e regimi fiscali di favore hanno profondamente modificato questa logica, allontanando sempre più il sistema dalla sua origine redistributiva.

  • Lavoratori dipendenti e pensionati: il nucleo del prelievo
    Oggi circa 23,8 milioni di dipendenti e 14,5 milioni di pensionati rappresentano oltre il 90% dei paganti Irpef, su un totale di 42,5 milioni di contribuenti registrati (includendo 1,2 milioni che dichiarano reddito zero). L’uniformità del regime di tassazione progressiva riguarda ormai quasi esclusivamente queste categorie, cioè coloro che non hanno possibilità di scegliere regimi fiscali alleggeriti o vie alternative di tassazione.
  • Partite IVA e Flat Tax: un prelievo al 15%
    Nati per semplificare, i regimi forfettari e la Flat tax hanno profondamente alterato le regole del gioco. Ad esempio, quasi 1,9 milioni di professionisti e autonomi applicano oggi un’aliquota unica del 15% fino a ricavi di 85.000 euro l’anno, contro aliquote Irpef ordinarie sensibilmente più alte. Il risultato: su un reddito di 40.000 euro, un lavoratore in partita IVA in regime agevolato versa in media 5.000 euro di tasse in meno rispetto a un dipendente; la differenza sale a circa 10.000 euro per redditi di 60.000 euro.
  • Redditi da locazione e cedolare secca
    Dal 2011, i proprietari immobiliari possono optare per la “cedolare secca”: un’imposta piatta del 21% (ridotta al 10% per canoni concordati), invece della tassazione progressiva. Sono circa 3,1 milioni i contribuenti che beneficiano di questa agevolazione, generando un gettito di 4,8 miliardi ma, contemporaneamente, garantendo al fisco un incasso minore di 2,8 miliardi rispetto al sistema tradizionale.
  • Redditi da capitale: esclusi dalla progressività
    Da oltre vent’anni, dividendi, interessi, guadagni finanziari sono esclusi dall’Irpef e tassati con un’imposta del 26%. In altri Paesi europei (Germania, Francia, Spagna), vige invece l’obbligo di sottoporre anche questi redditi alla progressione fiscale, spesso con aliquote ancora più elevate. Alcuni Stati, inoltre, permettono ai redditi bassi di scegliere la tassazione ordinaria se più conveniente.
  • Detrazioni e bonus: un sistema articolato
    La complessità dell’Irpef è cresciuta anche lato detrazioni: ogni anno vengono introdotti nuovi bonus e sconti d’imposta (famiglia, figli, lavoro dipendente, pensionati, cuneo fiscale, agevolazioni prima casa, premi assicurativi e altro ancora). Anche questi meccanismi, che teoricamente dovrebbero alleggerire il carico per i più deboli, producono effetti a volte controintuitivi e distribuzioni disomogenee, come dimostrano i conguagli di fine anno e il calcolo delle tredicesime mensilità, frequentemente tassate più pesantemente ed escluse dagli sconti ordinari.
Un sistema complesso e stratificato
Attualmente esistono oltre 190 agevolazioni solo sull’imposta personale, di cui 125 quantificabili, che generano circa 69 miliardi di minore gettito fiscale ogni anno. Per quanto riguarda il gettito, l’Irpef garantisce meno di 240 miliardi di euro, ovvero una percentuale sempre decrescente rispetto al totale delle imposte, mentre le tassazioni alternative riservate a specifici redditi generano detrazioni o mancate entrate stimate in più di 68 miliardi.
Categorie N. contribuenti Regime fiscale
Lavoratori dipendenti 23,8 milioni Progressività Irpef
Pensionati 14,5 milioni Progressività Irpef
Partite IVA (forfettari) 1,9 milioni Flat tax 15%
Locatori immobiliari 3,1 milioni Cedolare secca 10-21%
Redditi di capitale - Imposta 26%

L’applicazione di aliquote differenziate comporta effetti evidenti anche sulla percezione della busta paga. L’introduzione e la gestione di addizionali comunali e regionali, il conguaglio fiscale di fine anno e la peculiarità del mese di febbraio (con meno giorni lavorativi e minori detrazioni) spesso portano lavoratori e pensionati a ricevere una retribuzione complessiva più bassa e oscillante mese su mese rispetto alle attese.

Confronto con l’estero
In molti Paesi europei il reddito, che sia da lavoro, locazione o capitale, rientra nella tassazione progressiva ordinaria. Ad esempio, in Germania, Francia e Spagna il carico fiscale sui redditi elevati raggiunge il 45%, e difficilmente si trovano regimi agevolati che consentano una tassazione separata così diffusa come quella italiana.

Il gran numero di modalità di tassazione, eccezioni ed escamotage normativi oggi rende la struttura Irpef frammentaria e diseguale, riducendo il gettito e spingendo il carico sempre sullo stesso zoccolo duro di contribuenti.

Le conseguenze di una Irpef squilibrata: analisi, errori comuni e possibili soluzioni

Una tassazione sbilanciata genera effetti profondi sia sul bilancio dello Stato che sull’equità sociale. Il crescente ricorso a regimi di favore e la proliferazione di deroghe hanno eroso la base imponibile, lasciando il sostegno dei servizi pubblici essenziali sulle spalle di chi non può aggirare la tassa principale.

Effetti pratici:

  • Gettito ridotto, minori risorse per il welfare
    La riduzione della porzione di redditi soggetti a tassazione progressiva comporta ogni anno meno fondi disponibili per sanità, scuola, pensioni e investimenti pubblici. Gli 69 miliardi annui di minori incassi derivanti da agevolazioni e regimi sostitutivi sono risorse sottratte all’intero sistema-paese.
  • Senso di ingiustizia e malessere fiscale
    I lavoratori e pensionati vedono aumentare la propria pressione fiscale e, al tempo stesso, osservano altri aggirare la tassa o accedere ad agevolazioni. Questo genera sfiducia nella giustizia del sistema tributario e alimenta tensioni sociali.
  • Difficoltà nella pianificazione personale
    La complessità delle regole, i continui cambi di aliquote e bonus, l’instabilità di conguagli, detrazioni e addizionali locali, sottopone dipendenti e pensionati a una costante incertezza nella pianificazione delle proprie risorse economiche. Febbraio, mese di conguagli e minori detrazioni, è spesso il più penalizzante per la busta paga statale, mentre il cedolino di marzo vede aumenti neutralizzati dalle addizionali locali.
  • Competizione interna e regimi iniqui
    La differenza di carico fiscale tra professionisti, locatori e lavoratori dipendenti, a parità di reddito, è tra le più alte in Europa: si crea così una disparità che incentiva l’adozione di regimi speciali e, potenzialmente, comportamenti elusivi.
Errori comuni nella gestione delle ultime riforme risiedono nell’idea che moltiplicare bonus, agevolazioni e soluzioni provvisorie possa risolvere problemi strutturali. Al contrario, la stratificazione di norme genera solo ulteriore confusione e favorisce chi conosce meglio le scorciatoie normative.

Prospettive e cosa può fare davvero il legislatore:

  • Semplificare e ricostruire la base imponibile
    Uniformare la tassazione dei diversi redditi, riducendo le eccezioni e le imposte sostitutive, permetterebbe di ricostruire un’autentica progressività e di allargare la base dei paganti, recuperando risorse per tutti.
  • Eliminare disparità tra categorie
    Superare la logica del “regime speciale permanente” e tornare a sistemi in cui le aliquote siano legate maggiormente alla capacità contributiva effettiva, come nelle principali economie europee.
  • Rendicontare e trasparenza
    Il contribuente ha diritto a sapere quali redditi sono soggetti a quali forme di tassazione, e a comparare il proprio peso fiscale con quello delle altre categorie. In un sistema trasparente, le distorsioni emergono più facilmente e la percezione di giustizia cresce.
  • Stabilizzare la normativa
    L’instabilità normativa, con aliquote e bonus continuamente riformulati, produce incertezza e poca fiducia. Una normativa stabile aiuta famiglie e imprese a pianificare meglio le proprie risorse.
  • Affrontare l’evasione fiscale con strumenti mirati
    Potenziamento della digitalizzazione e controlli sui redditi “sfuggenti” potrebbero limitare ulteriormente le sacche di evasione e rafforzare la fiducia nell’equità della tassazione.





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Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...