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Danni climatici senza precedenti per l'agricoltura italiana, quali alimenti rischiano di diventare più cari gli effetti che presto vedremo anche al su

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

L'agricoltura italiana si confronta con danni climatici sempre più gravi. Fenomeni estremi mettono a rischio raccolti, prezzi degli alimenti e filiere, generando nuove emergenze sociali ed economiche.

Il settore primario nazionale sta affrontando una situazione di vulnerabilità che non trova precedenti nella storia. Analizzando i dati raccolti tra il 2023 e il 2025, emerge che oltre due terzi delle aziende del comparto hanno subito danni causati da eventi naturali. Piogge torrenziali, grandine, tempeste e, negli ultimi mesi, ondate di calore estremo hanno colpito più del 40% delle imprese. Ma non sono solo i raccolti ad aver subito pesanti conseguenze: gelate, brina, alluvioni, esondazioni e addirittura frane, hanno ridotto la produttività, inciso sui costi e messo a rischio la sicurezza alimentare.

Le statistiche dimostrano come il cambiamento climatico non costituisca più un'evenienza isolata bensì una condizione strutturale, destinata a persistere e aggravarsi. Il settore agricolo italiano vede un aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi estremi, con impatti significativi a livello economico, sociale e territoriale. La sicurezza del cibo e la sopravvivenza stessa di molte filiere tradizionali sono minacciate. Parallelamente, cresce la pressione sulle risorse idriche e sulla qualità degli alimenti, con effetti dirompenti che si stanno già ripercuotendo sul carrello della spesa delle famiglie italiane.

Eventi climatici estremi: impatto senza precedenti

La crisi in atto ha assunto dimensioni preoccupanti per l'intero comparto dell'agricoltura. Secondo il monitoraggio di settore, circa il 68% delle aziende agricole italiane è stato colpito da eventi naturali in soli tre anni. Gli episodi più critici sono stati piogge intense, grandinate e tempeste (40,2%) e ondate di calore estremo. Tali fenomeni hanno provocato danni in molti casi ingenti, colpendo colture, infrastrutture e allevamenti. L'effetto domino si esplica anche attraverso:

  • Perdite ingenti alle colture (92% delle imprese colpite)
  • Danni alle infrastrutture agricole (23,4%)
  • Gravi difficoltà di approvvigionamento idrico per il 51% delle aziende
Il 17% degli operatori ha subito danni da alluvioni o esondazioni, il 15,2% da gelo o brina, il 10,4% da trombe d'aria e uragani e quasi l'8% da frane o smottamenti. A ogni stagione, anche le regioni notoriamente più protette sono diventate vulnerabili: la linea delle coltivazioni si sta spostando verso nord, mentre aree tradizionalmente fertili subiscono contrazioni rilevanti della produzione.

Le temperature record rilevate tra il 2024 e il 2026 hanno aggravato la situazione. Si registrano estati sempre più lunghe e calde, con luglio e agosto tra i periodi più caldi mai documentati. Gli effetti sono evidenti specialmente in Lombardia, che rappresenta metà della produzione nazionale di latte, dove la produzione ha subito cali fino al 15%, e in alcune aree del Sud le perdite per alcune colture hanno raggiunto il 100%. Le carenze idriche, conseguenza della riduzione dei livelli dei principali bacini come quello del Po, hanno ulteriormente acuito le criticità, mettendo a rischio colture tra cui riso, mais, pomodori e il comparto ortofrutticolo.

Un quadro aggravato dai costi nascosti derivanti dall'aumento del prezzo dell'energia e dei carburanti per irrigazione e conservazione, dalla difficoltà di reperimento dei fertilizzanti e dalla necessità di investire in assicurazioni agricole e tecnologie adattive.

Quali alimenti rischiano di diventare più cari: filiere colpite

Le ripercussioni sui prezzi di numerosi prodotti agroalimentari sono già tangibili, condizionate sia dall'effettiva scarsità delle produzioni sia dall'instabilità delle filiere. Le campagne 2025 e 2026 hanno portato a diminuzioni fino al 100% per le ciliegie in alcune zone della Puglia, con prezzi che a Milano hanno raggiunto i 23 euro al chilo nei periodi di massima scarsità. Anche la produzione di mandorle e nocciole è crollata rispettivamente del 60% e di oltre la metà rispetto al potenziale nazionale, alimentando rincari tra il 15% e il 20%. L'andamento delle colture frutticole mostra una forte variabilità:

  • Pere: calo del 35%
  • Pesche e albicocche: rispettivamente -20% e -20%, con produzione spesso vanificata dalle gelate tardive
  • Miele: produzione primaverile quasi azzerata, fatiche solo parzialmente recuperate in estate
Il riso e il grano duro, pilastri essenziali della dieta italiana, sono fortemente in bilico: la contrazione della superficie coltivata e le rese ridotte per il primo, mentre il secondo soffre il netto calo della capacità di autoapprovvigionamento nazionale (dal 78% al 56,5% in soli 14 anni). Le importazioni di entrambi sono aumentate per garantire l'approvvigionamento alimentare, ma ciò porta anche rischi di incremento prezzi e riduzione della qualità:

Prodotto

Cal% Produzione

Note

Ciliegie

Fino a -100%

Aree Puglia Sud-Est

Pere

-35%

Gelate e parassiti

Mandorle

-60%

Puglia

Miele

Quasi azzerata

Primavera

Pesche/Albicocche

-20%

Gelate e abbandono superfici

Latte

-1% Europa / -15% Lombardia

Stress termico animali

Per alcuni settori, come quello delle uova e del latte, la diminuzione significativa delle rese ha sostenuto i prezzi finali al dettaglio, creando situazioni di rincaro che si ripercuotono su ogni famiglia. In parallelo, nei settori dell'olio e del vino, le annate si mostrano molto variabili e spesso dipendenti dagli investimenti in tecnologie di adattamento.

Effetti economici della climateflation e nuove emergenze

Il fenomeno della climateflation, vale a dire l'inflazione innescata dagli eventi climatici estremi, si sta radicando, portando con sé effetti pesanti sulle famiglie e sulle fasce sociali più vulnerabili. L'aumento dei prezzi degli alimenti più nutrienti, come frutta fresca, verdura e cereali integrali, sta restringendo l'accesso a regimi alimentari salutari e consigliati dalla comunità scientifica per la prevenzione delle principali patologie croniche.

Secondo le analisi condotte nel corso del 2025, il rincaro improvviso e duraturo di alcuni prodotti, assieme alla contrazione dell'offerta, ha prodotto una polarizzazione tra chi può permettersi un'alimentazione equilibrata e chi è costretto a rinunciarvi. La povertà alimentare interessa oggi un numero crescente di famiglie, costrette a fare i conti con un carrello ridotto e meno variato.

Investimenti considerevoli sono richiesti alle imprese agricole per fronteggiare costi sempre crescenti di energia, carburanti e fertilizzanti. I rincari di input produttivi– favorita anche dalle dinamiche geopolitiche, hanno portato la gestione di molte aziende sull'orlo di una crisi di redditività. In parallelo, il calo dei prezzi all'ingrosso, unito al rialzo dei prezzi al dettaglio, comprime i margini e scoraggia la continuità produttiva, mettendo a rischio occupazionale molte famiglie agricole.

Le strategie di adattamento e le soluzioni per la resilienza

Affrontare la nuova normalità climatica significa adottare strategie innovative, integrate e pragmatiche. Secondo gli istituti di ricerca e le associazioni di categoria, la modernizzazione delle infrastrutture e l'efficientamento della gestione delle risorse idriche risultano prioritari. Tra le strategie più efficaci adottate o proposte negli ultimi anni, si segnalano:

  • Ammodernamento della rete di irrigazione e costruzione di nuovi bacini di accumulo per ridurre le perdite d'acqua e aumentare la disponibilità durante i mesi aridi
  • Diffusione dell'irrigazione di precisione, sensori e tecnologie di sostenibilità idrica
  • Sperimentazione e diffusione di cultivar resilienti, capaci di resistere allo stress termico, alla siccità e alle gelate primaverili
  • Prevenzione e gestione del rischio attraverso polizze assicurative efficienti e strumenti innovativi per la copertura dei danni
  • Promozione dell'economia circolare e dell'agricoltura rigenerativa, valorizzando il recupero delle acque reflue depurate e la fertilità dei suoli
  • Consolidamento delle pratiche agroecologiche che rispettano la biodiversità e l'equilibrio degli ecosistemi
L'attuazione di progetti per il risparmio idrico e il ripristino degli agroecosistemi è ritenuta urgente; lo stesso vale per l'adozione di pratiche biologiche e tecnologie 4.0 a fronte della progressiva imprevedibilità delle stagioni agricole. Secondo le linee guida di settore e le raccomandazioni normative europee (Politica Agricola Comune, Reg. UE 2021/2115), occorrono investimenti strutturali per rendere il comparto meno vulnerabile alle emergenze.
Un punto critico resta la necessità di una visione sistemica coordinata a livello nazionale: mancano ancora un piano unico per la gestione delle acque e misure uniformi contro le perdite idriche straordinarie, ad oggi l'Italia perde circa l'89% dell'acqua piovana.


Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...