Quali sono i casi e le condizioni per cui il demansionamento di un dipendente pubblico può essere deciso secondo i nuovi chiarimenti della Cassazione
Quando è possibile il demansionamento di un dipendente pubblico? La legge in vigore prevede che il lavoratore assunto in una Pubblica amministrazione debba essere adibito alle mansioni per cui è stato assunto e se, dopo l’assunzione, nel corso della vita professionale, il suo ruolo cambia e comportano un ruolo inferiore, allora si parla di demansionamento.
Non è, però, sempre valido e legale e proprio per chiarire la situazione con specifico riferimento al pubblico impiego è di recente intervenuta la Corte di Cassazione. Vediamo cosa ha previsto nel dettaglio.
Secondo i giudici, infatti, l’assegnazione a mansioni inferiori è possibile solo a precise condizioni, che sono:
Il demansionamento, cioè il passaggio ad un ruolo o una mansione inferiore a quella di assunzione, può generalmente avvenire nei casi di momenti di difficoltà economica o di riduzione delle attività, per cui le aziende potrebbero dover ridurre i costi operativi, incluso il personale, o nei casi di:
Può, infatti, essere una condizione che può ridurre la soddisfazione lavorativa dei dipendenti, che si sentono poi demotivati dal dover svolgere compiti inferiori alle loro competenze e, riducendo le proprie performance, potrebbero incidere negativamente sull’andamento professionale e, di conseguenza, sull’efficienza e sulla produttività della realtà lavorativo.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...