Giancarlo Devasini conquista la vetta della ricchezza italiana, superando Pignataro e Ferrero. Il re delle criptovalute, partito da chirurgo, rivoluziona la classifica dei miliardari con Tether e il boom delle monete digitali.
Solo pochi mesi fa il podio della ricchezza in Italia sembrava consolidato, dominato da nomi noti dell'industria dolciaria e finanziaria. Ma un'improvvisa ascesa sta riscrivendo la storia del capitalismo italiano: nel giro di poche settimane, la classifica Forbes ha assistito a un sorpasso inatteso e clamoroso. Miliardi che cambiano di mano, valori che raddoppiano nel tempo di una stagione, segnando uno spostamento del baricentro della ricchezza verso la tecnologia e la finanza digitale. Chi non comprende questa nuova mappa rischia di restare indietro.
L'evento che ha scosso il settore finanziario italiano è stato il balzo vertiginoso di Giancarlo Devasini, fondatore di Tether, ormai primo nella classifica nazionale, praticamente doppiando Giovanni Ferrero e superando Andrea Pignataro. Ci si interroga: cosa ha reso possibile un cambio di leadership così rapido?
La fotografia scattata da Forbes con la nuova classifica dei miliardari non lascia dubbi: la ricchezza planetaria oggi parla un linguaggio digitale. Elon Musk resta inarrivabile con i suoi 839 miliardi di dollari, quasi triplicando il patrimonio di appena dodici mesi fa grazie alle sue partecipazioni in Tesla, SpaceX e la piattaforma X. La corsa sfrenata dei titani high-tech ha visto Larry Page e Sergey Brin (Google) consolidare il podio, seguiti da Jeff Bezos, Mark Zuckerberg e Larry Ellison.
Nella nuova top ten mondiale, dominano sette americani, guidati da visionari dell'elettrico, dei social e dell'intelligenza artificiale. Solo alcuni giganti europei, come Bernard Arnault (LVMH), cercano di difendere il loro spazio, mentre la componente lusso e retail indica l'eccezione rispetto a un trend sempre più orientato all'immateriale e all'innovazione. La dimensione del fenomeno emerge con chiarezza osservando la crescita del club dei miliardari:
Giancarlo Devasini rappresenta una figura-simbolo della nuova imprenditoria italiana. Nato a Torino nel 1964, laureato in medicina, curriculum che poco lasciava presagire una carriera tra la fintech e la blockchain, ha iniziato come chirurgo plastico per poi cambiare radicalmente traiettoria nei primi anni '90. Dopo solo pochi anni in sala operatoria, il futuro milionario si lancia nel commercio di hardware informatico e componenti elettronici, anticipando il boom del digitale e dell'e-commerce nel nostro Paese.
L'intuizione che cambierà il suo destino arriva nel 2014: assieme a un piccolo gruppo di visionari fonda Realcoin, poi ribattezzata Tether. L'idea di fondo è semplice e rivoluzionaria: creare una moneta virtuale stabile, ancorata al dollaro, utilizzabile nei mercati crypto come equivalente digitale della valuta fiat. La risposta del mercato è subito positiva, ma la svolta arriva con la professionalizzazione della governance aziendale e la scalata di Devasini a presidente e maggiore azionista dell'impresa.
Oggi si stima che possieda una quota vicina al 47% di Tether, valore che, con la più recente capitalizzazione e i mutamenti degli asset finanziari della società, ha portato il suo patrimonio personale a salire dai precedenti 22,4 miliardi a oltre 89 miliardi di dollari in meno di due settimane.
La singolarità della parabola di Devasini si manifesta anche nello stile di vita: riservatissimo, sfugge al clamore mediatico, vivendo tra Lugano, la Costa Azzurra e Londra. Con una partecipazione del 5% nella Juventus FC dal 2025, dimostra come la nuova ricchezza digitale si intrecci con asset storici dell'economia italiana.
La storia di Tether è quella di una soluzione ideata per rispondere a un problema concreto degli scambi in criptovalute: banche che chiudevano i conti agli operatori e l'impossibilità di movimentare dollari tradizionali senza restrizioni. Da qui nasce il concetto di stablecoin, ovvero una criptovaluta il cui valore è ancorato a un asset reale, nel caso di Tether, il dollaro USA.
L'exploit di Devasini ha sconvolto le tradizionali gerarchie del patrimonio italiano. Per comprendere l'entità del cambio è utile consultare la classifica aggiornata:
|
Posizione Forbes |
Nome |
Settore |
Patrimonio (mld $) |
|
22° |
Giancarlo Devasini |
Criptovalute (Tether) |
89,3 |
|
41° |
Giovanni Ferrero |
Industria alimentare (Ferrero) |
48,8 |
|
46° |
Andrea Pignataro |
Finanza (Ion Group) |
42,6 |
|
53° |
Paolo Ardoino |
Criptovalute (Tether) |
38 |
È significativo rilevare come le criptovalute abbiano “stracciato la Nutella”: un modo emblematico per fotografare la rapidità e profondità del cambiamento, dove chi investe nell'economia digitale può, nell'arco di pochi giorni, superare patrimoni accumulati in generazioni di industria manifatturiera o finanza tradizionale.
Il primato di Devasini ha già infranto un equilibrio precario: appena dieci giorni prima, Pignataro aveva sopravanzato Ferrero in testa alla lista italiana. Questo susseguirsi di sorpassi con Ardoino sempre più vicino al vertice mette in luce la volatilità e l'imprevedibilità della nuova ricchezza, spingendo a riflettere sul futuro stesso del capitalismo italiano.
I recenti cambiamenti nelle prime posizioni Forbes non sono la sola conseguenza di strategie imprenditoriali: a favorire l'ascesa di Devasini sono stati anche profondi scossoni nei mercati mondiali. L'operazione di capitalizzazione di Tether, insieme a eventi geopolitici, come la crisi tra Iran e Occidente, ha rafforzato la domanda di asset digitali e di strumenti che consentono di aggirare le rigidità delle banche tradizionali.
Non solo la ricchezza si trasforma, ma è anche sempre più polarizzata. La crescita dei miliardari è una “marea” che favorisce pochi, lasciando grandi divari rispetto al resto della popolazione. Eppure, l'ecosistema digitale impatta ormai tutte le sfere, dalla finanza all'industria, sino alla politica internazionale.
Non mancano le questioni controverse legate all'impero costruito da Devasini e Ardoino. Tether ha attirato l'attenzione delle autorità regolatorie per la trasparenza delle riserve e la reale corrispondenza 1:1 dei token con asset fisici. Le strategie della società, inclusa la possibilità di congelamento dei fondi sulla blockchain e la centralizzazione delle decisioni, hanno acceso i riflettori su possibili rischi per gli utenti e il sistema nel suo complesso. I principali dubbi e rischi emersi negli ultimi anni comprendono:
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...