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Diesel e benzina a rischio reale di esaurimento? Situazione aggiornata tra aumenti di prezzi, scorte e previsioni ulteriori rialzi

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Il prezzo di diesel e benzina cresce tra preoccupazioni per le scorte e timori di esaurimento. Taglio delle accise, crisi internazionali, rischio razionamento e prospettive per consumatori e imprese.

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Negli ultimi tempi, la questione dei carburanti ha assunto toni di forte preoccupazione tra automobilisti e imprese a tal punto che il costo del diesel potrebbe raggiungere la cifra impensabile di 3 euro al litro. Aumenti dei prezzi di benzina e diesel si intrecciano con la disponibilità agli impianti di distribuzione, dando spazio a timori diffusi sul reale rischio di esaurimento delle scorte.

Le immagini di distributori con i cartelli carburante esaurito e le code agli impianti hanno riportato alla memoria crisi energetiche del passato, ma l'analisi degli esperti resta pragmatica: il problema attuale non è tanto una mancanza strutturale di prodotto, quanto una somma di fattori che agiscono sulla percezione e sul comportamento d'acquisto collettivo.

Taglio delle accise e assalto alle pompe low cost

Lo scorporo temporaneo delle accise di oltre venti centesimi al litro su benzina e diesel, deciso con decreto d'urgenza a fine marzo, aveva l'obiettivo di mitigare il peso crescente dei carburanti sui consumatori. In realtà, questa misura ha agito come potente incentivo alla corsa ai distributori dai prezzi più bassi.

Le pompe low cost, in particolare a marchio Eni e Conad, hanno visto un aumento anomalo della domanda: file chilometriche, turni prolungati e scorte settimanali evaporate in poche ore. Questo fenomeno, già osservato in altre emergenze (dalla pandemia alle crisi energetiche), si definisce panic buying, e nasce dalla combinazione tra risparmio percepito e paura di rincari futuri.

Non tutte le stazioni hanno applicato subito la riduzione delle accise: secondo l'Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, solo il 60% l'ha fatto tempestivamente, mentre in circa l'11% dei casi si sono addirittura verificati aumenti. Il risultato è stato uno spostamento di massa verso pochi impianti più competitivi, generando locali esaurimenti di carburante, senza però che il sistema nazionale ne fosse colpito:

  • Le cisterne di una stazione media contengono da 15 a 30 mila litri, con rifornimenti programmati anche ogni sette giorni. Una domanda improvvisa può svuotare queste riserve molto rapidamente.
  • Dati raccolti dalle associazioni dei consumatori rivelano che nei giorni immediatamente successivi al taglio delle accise, il 19 marzo, i prezzi registrati sui circuiti self-service variavano fortemente: benzina tra 1,64 e 1,71 euro/litro, diesel tra 1,88 e 1,97 euro/litro.
Il ciclo di rincorsa agli sconti e il timore di futuri aumenti hanno contribuito a spostare la domanda e a creare la percezione di una crisi diffusa. In realtà, il problema si è tradotto in difficoltà logistiche temporanee e non in una reale assenza di scorte nelle raffinerie o presso i grandi depositi.

Logistica, scorte e cause reali dell'esaurimento nei distributori

Molte delle segnalazioni di distributori a secco sono, in realtà, il risultato di un'improvvisa concentrazione della domanda presso alcuni impianti più convenienti, non di una vera carenza nazionale di carburanti. Le scorte petrolifere italiane, gestite da una rete di raffinerie, depositi e stazioni di servizio integrata e capillare, coprono generalmente il fabbisogno di almeno 10-15 giorni.

Le cisterne interrate presso le stazioni hanno capacità limitate e vengono rifornite su base programmata. Il taglio delle accise, scattato il 19 marzo e valido fino al 7 aprile, ha scatenato un comportamento di anticipo della domanda: molti automobilisti hanno deciso di fare il pieno per approfittare del prezzo scontato, prosciugando rapidamente le scorte dei distributori più competitivi.

Quando la domanda raddoppia o triplica in uno o due giorni rispetto al normale, i serbatoi si svuotano prima rispetto alla data prevista per il rifornimento successivo:

  • Le differenze di prezzo hanno concentrato la clientela su pochi impianti, aggravando il fenomeno.
  • L'adeguamento non uniforme delle accise fra le diverse pompe ha accentuato la migrazione di automobilisti verso i distributori più economici.
  • Le consegne, spesso pianificate settimanalmente, non hanno retto al picco anomalo di richiesta.
Non si tratta quindi di un esaurimento sistemico, ma di un collo di bottiglia temporaneo dovuto a programmazione logistica non compatibile con i picchi generati da incentivi normativi e dinamiche psicologiche collettive. La stessa Unione nazionale consumatori ha precisato che non vi è, allo stato attuale, una crisi strutturale della scorta di carburante, bensì momentanee difficoltà causate dal fenomeno del panico all'acquisto.

Le autorità di settore (come il Ministero dell'Ambiente e del Made in Italy) rassicurano inoltre rispetto alla stabilità dello stoccaggio nazionale: l'Italia vanta tra le maggiori capacità di riserva d'Europa, grazie a una filiera che prevede diversificazione delle fonti di importazione e capacità di riserva di emergenza superiore a 30 giorni di consumi ordinari. Diversi istituti di categoria hanno inoltre richiesto misure anti-speculative per evitare che le oscillazioni di prezzo generino ulteriori distorsioni sull'acquisto e sulla percezione di scarsità.

Guerra, crisi geopolitiche e impatti sulle scorte italiane

La guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno determinato uno scenario di profonda instabilità sui mercati energetici globali. Lo stretto, vero snodo strategico del traffico petrolifero mondiale, influenza direttamente le quotazioni internazionali: dal Golfo Persico transita circa il 20% della produzione planetaria di petrolio.

Nel corso delle ultime settimane, la chiusura o difficoltà di transito delle petroliere ha innescato aumenti delle quotazioni Brent (fino a 109 dollari al barile), che si sono riverberati nei prezzi alla pompa di benzina e diesel. L'Italia, pur non dipendendo completamente dal greggio che attraversa Hormuz, risente dell'onda lunga dei mercati globali: la concorrenza tra Europa e Asia per le stesse risorse sta causando una crescente pressione sui prezzi e una certa difficoltà nell'approvvigionamento a condizioni vantaggiose:

  • Esperti del settore sottolineano che il nodo non è tanto uno shock immediato di flussi quanto un esaurimento progressivo delle scorte e l'aumento dei costi di sostituzione.
  • L'industria italiana delle raffinerie ha al momento ancora riserve sufficienti, ma gli impatti di una crisi prolungata potrebbero manifestarsi da metà aprile in poi, con shock reali sulle forniture industriali più che sui consumi quotidiani dei privati.
Le autorità sottolineano che, almeno nel breve periodo, non esistono rischi di razionamento per le utenze domestiche, sebbene siano già stati avviati alcuni meccanismi di razionalizzazione delle consegne ai grandi clienti (come avviene in Slovenia, dove limiti di 30-200 litri a veicolo sono già operativi).

Tendenze dei prezzi di benzina e diesel

Analizzando la dinamica dei listini, emergono elementi distintivi nei meccanismi di formazione del prezzo finale delle due tipologie di carburanti. Gli aumenti alla pompa, spesso immediati in caso di rincari internazionali, sono seguiti da riduzioni molto più lente, fenomeno noto negli studi di economia come asymmetric price transmission: aumenti a razzo, cali come una piuma.

In questo contesto, si innestano possibili episodi di speculazione, secondo quanto denunciato dalle associazioni dei consumatori, che lamentano un mancato beneficio sui prezzi interni anche quando le quotazioni internazionali si allentano temporaneamente. I numeri dell'Osservatorio carburanti mostrano differenziali crescenti tra i prezzi applicati nei diversi punti vendita:

  • Alla fine di marzo il prezzo medio della benzina self service era intorno a 1,75 euro/litro, mentre il diesel ha raggiunto i 2,06 euro/litro, con punte autostradali ben più alte.
  • Numerosi distributori hanno superato la soglia, prima psicologica e ora strutturale, dei 2 euro/litro per il gasolio.
Lo sconto sulle accise di 24,4 centesimi al litro aveva temporaneamente tamponato la situazione, ma la progressiva erosione dello sconto da parte degli aumenti di listino ha generato un nuovo ciclo di rincari, che si farà ancora più sentire dopo il 7 aprile, con il previsto termine della misura.

Le dinamiche speculative sono sotto osservazione da parte di Garante prezzi e Guardia di Finanza, mentre sindacati di settore e associazioni degli autotrasportatori chiedono maggiore trasparenza e un'eventuale sterilizzazione di parte delle accise e IVA. Ecco un quadro sintetico delle tendenze:

Periodo

Benzina media (€)

Diesel medio (€)

18 marzo

1,85

1,63

23-25 marzo

1,75

2,06

31 marzo

1,75

2,06

Le previsioni per le prossime settimane sono fortemente dipendenti dall'andamento della crisi internazionale e dalla dinamica delle accise. Se il taglio non verrà prorogato, il ritorno a regimi fiscali pieni potrebbe spingere il diesel oltre i 2,3 euro/litro e la benzina a 1,9 euro/litro secondo stime Codacons, con rischi tangibili per chi utilizza l'auto o lavora nel settore trasporti.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...