Mentre i prezzi di diesel e benzina raggiungono livelli record, il governo Meloni valuta le accise mobili per intervenire sul caro carburanti. Cause, funzionamento, impatti e confronto.
I costi dei carburanti bruciano ogni giorno il potere d'acquisto delle famiglie, con prezzi che in alcune zone hanno già superato i 2 euro al litro per il diesel e hanno varcato l'1,8 euro per la benzina. La tensione internazionale provocata dal conflitto in Medio Oriente si riflette direttamente sulle pompe di rifornimento italiane, alimentando l'incertezza su come evolveranno i prossimi mesi.
La risposta del governo si focalizza ora sulle cosiddette accise mobili: la premier Giorgia Meloni ha annunciato la possibile attivazione di uno strumento regolatorio ritoccato nel 2023, capace, nelle intenzioni, di contenere nuovi aumenti e offrire sollievo economico. L'urgenza della scelta dipende dalla necessità di proteggere cittadini e imprese da rincari potenzialmente destabilizzanti, garantendo un equilibrio fiscale senza mettere a rischio i conti pubblici.
Negli ultimi mesi, il caro-carburante ha assunto dimensioni preoccupanti: secondo le ultime rilevazioni, il diesel in autostrada ha già toccato e spesso superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro, raggiungendo in certi impianti valori di 2,5-2,6 euro. La benzina non resta indietro e in diverse regioni italiane come Basilicata, Calabria, Sicilia, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, i listini in modalità self vanno da 1,805 a 1,820 euro al litro.
Un altro elemento è il fenomeno dei cosiddetti prezzi stickier: gli aumenti del petrolio arrivano subito alla pompa, mentre eventuali ribassi vengono trasferiti con lentezza. Secondo l'Unione Nazionale Consumatori, solo tra sabato e domenica in Calabria il gasolio è salito di 2,1 cent al litro.
Le accise rappresentano imposte indirette sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo, tra cui i carburanti, storicamente introdotte per finanziare esigenze straordinarie (conflitti, calamità, emergenze di bilancio). Nel tempo sono divenute strutturali, spesso senza più un legame diretto con le origini.
Dal 1995, la struttura delle accise italiane è confluita in un'unica tassa indifferenziata; la Legge di Stabilità 2013 le ha rese non eliminabili singolarmente. Il peso fiscale è enorme: oltre il 60% del prezzo finale della benzina e quasi il 57% di quello del gasolio è costituito da accise e IVA. Al netto delle tasse, infatti, il posizionamento dell'Italia in Europa cambia:
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Classifica UE |
Benzina |
Diesel |
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Col tassazione |
7° posto |
6° posto |
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Al netto tasse |
17° posto |
22° posto |
Negli anni, le accise sono state usate per coprire le spese più varie: dalla guerra d'Etiopia (1935-36) alla missione Onu in Libano (1983), fino alla gestione delle emergenze migratorie e ambientali. Oggi rappresentano un pilastro delle entrate fiscali italiane: eliminarle provocherebbe una voragine nei conti dello Stato.
Le accise mobili sono un meccanismo flessibile introdotto con norma originaria del 2007 e ritoccato nel 2023, pensato per assorbire le fiammate del prezzo del petrolio trasferendo parte dell'eccezionale gettito IVA ottenuto dagli aumenti direttamente in una riduzione delle accise.
Il funzionamento concreto è:
Non viene specificata con precisione la soglia di incremento necessaria per l'attivazione. In passato si faceva riferimento a un aumento del 2% medio, oggi la scelta dipende da parametri più flessibili e dalla risoluzione del nodo delle coperture.
Il meccanismo delle accise mobili nasce nel 2007 con il governo Prodi-Bersani, durante un periodo di forte volatilità del prezzo del petrolio. Il principio era semplice: se il greggio superava una certa soglia, parte del maggior introito IVA sarebbe stato utilizzato per ridurre la componente fiscale sui carburanti.
Dopo un utilizzo iniziale molto sporadico e il ricorso a misure alternative come tagli temporanei delle accise (ad esempio nel 2022 durante la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina), il sistema è stato rivisto e reso più operativo con il decreto del governo Meloni nel 2023. L'intervento del 2023 ha:
Il funzionamento delle accise mobili promette di attenuare i rincari ma presenta alcuni limiti tecnici e finanziari. Ecco quanto riesce a incidere:
Sul tema sono intervenuti consumatori, opposizioni politiche e associazioni di categoria:
L'Italia detiene uno dei livelli di tassazione sui carburanti più alti d'Europa. Bastano pochi dati per cogliere il divario:
|
Paese |
Prezzo Diesel (€/l) |
Prezzo Benzina (€/l) |
|
Italia |
1,73, 2,00 |
1,77, 1,82 |
|
Germania |
1,91 |
– |
|
Olanda |
1,95 |
– |
|
Spagna |
1,44, 1,49 |
– |
|
Austria |
1,55 |
– |
|
Belgio |
1,63 |
– |
|
Francia |
1,70 |
– |
Nel confronto globale, la differenza è netta: il prezzo medio del diesel a livello planetario è di 1,26 dollari al litro. Nei Paesi produttori di petrolio il costo è molto più basso grazie alle sovvenzioni pubbliche, mentre in Europa il prezzo finale viene appesantito dal carico fiscale.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...