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Diesel e benzina alle stelle, il piano governo Meloni cosa prevede e come funzionano le accise mobili

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Mentre i prezzi di diesel e benzina raggiungono livelli record, il governo Meloni valuta le accise mobili per intervenire sul caro carburanti. Cause, funzionamento, impatti e confronto.

I costi dei carburanti bruciano ogni giorno il potere d'acquisto delle famiglie, con prezzi che in alcune zone hanno già superato i 2 euro al litro per il diesel e hanno varcato l'1,8 euro per la benzina. La tensione internazionale provocata dal conflitto in Medio Oriente si riflette direttamente sulle pompe di rifornimento italiane, alimentando l'incertezza su come evolveranno i prossimi mesi.

La risposta del governo si focalizza ora sulle cosiddette accise mobili: la premier Giorgia Meloni ha annunciato la possibile attivazione di uno strumento regolatorio ritoccato nel 2023, capace, nelle intenzioni, di contenere nuovi aumenti e offrire sollievo economico. L'urgenza della scelta dipende dalla necessità di proteggere cittadini e imprese da rincari potenzialmente destabilizzanti, garantendo un equilibrio fiscale senza mettere a rischio i conti pubblici.

Perché i prezzi di diesel e benzina sono alle stelle: dati e cause

Negli ultimi mesi, il caro-carburante ha assunto dimensioni preoccupanti: secondo le ultime rilevazioni, il diesel in autostrada ha già toccato e spesso superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro, raggiungendo in certi impianti valori di 2,5-2,6 euro. La benzina non resta indietro e in diverse regioni italiane come Basilicata, Calabria, Sicilia, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, i listini in modalità self vanno da 1,805 a 1,820 euro al litro.

Un altro elemento è il fenomeno dei cosiddetti prezzi stickier: gli aumenti del petrolio arrivano subito alla pompa, mentre eventuali ribassi vengono trasferiti con lentezza. Secondo l'Unione Nazionale Consumatori, solo tra sabato e domenica in Calabria il gasolio è salito di 2,1 cent al litro.

Cosa sono le accise sui carburanti e perché incidono tanto

Le accise rappresentano imposte indirette sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo, tra cui i carburanti, storicamente introdotte per finanziare esigenze straordinarie (conflitti, calamità, emergenze di bilancio). Nel tempo sono divenute strutturali, spesso senza più un legame diretto con le origini.

Dal 1995, la struttura delle accise italiane è confluita in un'unica tassa indifferenziata; la Legge di Stabilità 2013 le ha rese non eliminabili singolarmente. Il peso fiscale è enorme: oltre il 60% del prezzo finale della benzina e quasi il 57% di quello del gasolio è costituito da accise e IVA. Al netto delle tasse, infatti, il posizionamento dell'Italia in Europa cambia:

Classifica UE

Benzina

Diesel

Col tassazione

7° posto

6° posto

Al netto tasse

17° posto

22° posto

Negli anni, le accise sono state usate per coprire le spese più varie: dalla guerra d'Etiopia (1935-36) alla missione Onu in Libano (1983), fino alla gestione delle emergenze migratorie e ambientali. Oggi rappresentano un pilastro delle entrate fiscali italiane: eliminarle provocherebbe una voragine nei conti dello Stato.

Come funzionano le accise mobili: il meccanismo spiegato

Le accise mobili sono un meccanismo flessibile introdotto con norma originaria del 2007 e ritoccato nel 2023, pensato per assorbire le fiammate del prezzo del petrolio trasferendo parte dell'eccezionale gettito IVA ottenuto dagli aumenti direttamente in una riduzione delle accise.

Il funzionamento concreto è:

  • Quando il prezzo della materia prima aumenta in modo significativo e stabile, lo Stato incassa più IVA perché viene calcolata su un valore più alto.
  • Una quota di questo extragettito viene destinata a ridurre temporaneamente le accise (non automaticamente: serve apposito decreto e disponibilità di coperture finanziarie).
  • Obiettivo: neutralizzare o attenuare l'aumento dei prezzi finali alla pompa, mantenendo entro limiti accettabili i costi per famiglie e imprese.
Il meccanismo si attiva al verificarsi di una crescita media nel bimestre precedente rispetto al valore di riferimento determinato dall'ultimo Documento di Finanza Pubblica. Ogni intervento richiede una valutazione politica e l'adozione di un decreto del Ministero dell'Economia di concerto con quello dell'Ambiente, come indicato nelle modifiche introdotte nel 2023 dal governo Meloni.

Non viene specificata con precisione la soglia di incremento necessaria per l'attivazione. In passato si faceva riferimento a un aumento del 2% medio, oggi la scelta dipende da parametri più flessibili e dalla risoluzione del nodo delle coperture.

L'evoluzione normativa: dalle origini al piano Meloni 2023

Il meccanismo delle accise mobili nasce nel 2007 con il governo Prodi-Bersani, durante un periodo di forte volatilità del prezzo del petrolio. Il principio era semplice: se il greggio superava una certa soglia, parte del maggior introito IVA sarebbe stato utilizzato per ridurre la componente fiscale sui carburanti.

Dopo un utilizzo iniziale molto sporadico e il ricorso a misure alternative come tagli temporanei delle accise (ad esempio nel 2022 durante la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina), il sistema è stato rivisto e reso più operativo con il decreto del governo Meloni nel 2023. L'intervento del 2023 ha:

  • Reso più strutturato e rapido il meccanismo, eliminando alcune rigidità precedenti.
  • Stabilito che l'attivazione debba essere collegata a una crescita significativa e stabile dei prezzi,
  • Richiesto una valutazione congiunta su entità, durata e modalità di copertura nei casi concreti.
La norma, pur ispirandosi ai meccanismi automatici, resta nella pratica attivabile solo su iniziativa governativa supportata da specifica copertura finanziaria.

Impatto delle accise mobili: riduzione dei prezzi o soluzione?

Il funzionamento delle accise mobili promette di attenuare i rincari ma presenta alcuni limiti tecnici e finanziari. Ecco quanto riesce a incidere:

  • Le stime degli analisti indicano una potenziale riduzione dei prezzi di 4-7 centesimi al litro nei casi di applicazione piena della norma; il Codacons spinge per tagli più estesi (almeno 15 centesimi), ma la reale forza d'urto del meccanismo dipende dalla quantità di IVA aggiuntiva effettivamente incassata dallo Stato.
  • Il taglio compensa solo parzialmente gli aumenti: ad esempio, su un rincaro di 35 centesimi al litro per il gasolio, l'abbattimento ipotizzato può ridurre la pressione ma non colmare integralmente il gap dovuto alle turbolenze internazionali.
  • La misura non è automatica né permanente: ogni attivazione prevede una valutazione, spesso politica, sulla sostenibilità delle coperture e sulla congruità delle riduzioni in rapporto alle dinamiche di mercato. Il rischio di soluzione tampone è elevato nelle crisi prolungate.
L'aspetto positivo è che almeno evita gli effetti a cascata sul carovita generale, proteggendo in parte i consumatori e l'intera filiera del trasporto. Tuttavia, se le tensioni internazionali dovessero protrarsi o aggravarsi, il margine delle accise mobili rischia di risultare insufficiente a fronte di trend inflattivi prolungati.

Le critiche, le proposte delle associazioni e le alternative

Sul tema sono intervenuti consumatori, opposizioni politiche e associazioni di categoria:

  • Codacons chiede una riduzione secca delle accise di almeno 15 centesimi al litro, sostenendo che la misura, con la contestuale riduzione dell'IVA calcolata sull'importo, permetterebbe non solo un sollievo immediato ma anche il controllo dei prezzi di beni e alimentari trasportati.
  • L'Unione Nazionale Consumatori propone «un decreto legge che tagli di 10 centesimi», denunciando l'inefficienza delle attivazioni saltuarie e reclamando un intervento stabile.
  • Dal mondo dell'autotrasporto, il gruppo Ruote Libere lamenta che ogni 37 centesimi di aumento comportano oltre 11.000 euro di costi annui aggiuntivi per ogni camion.
  • Le forze d'opposizione, PD, M5S, sollecitano l'uso immediato e più incisivo delle accise mobili, ma altre voci richiamano il rischio che il meccanismo resti insufficiente senza una più profonda riforma del sistema fiscale dei carburanti.
Tra le critiche, anche la scarsa tempestività: quando il prezzo internazionale aumenta, l'effetto alla pompa è immediato, mentre la risposta dello Stato è spesso rallentata dalla necessità di coperture amministrative e politiche.

Accise mobili in Europa e nel mondo: confronto e prospettive

L'Italia detiene uno dei livelli di tassazione sui carburanti più alti d'Europa. Bastano pochi dati per cogliere il divario:

Paese

Prezzo Diesel (€/l)

Prezzo Benzina (€/l)

Italia

1,73, 2,00

1,77, 1,82

Germania

1,91

–

Olanda

1,95

–

Spagna

1,44, 1,49

–

Austria

1,55

–

Belgio

1,63

–

Francia

1,70

–

Nel confronto globale, la differenza è netta: il prezzo medio del diesel a livello planetario è di 1,26 dollari al litro. Nei Paesi produttori di petrolio il costo è molto più basso grazie alle sovvenzioni pubbliche, mentre in Europa il prezzo finale viene appesantito dal carico fiscale.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...