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Petrolio e gas ai massimi da 2 mesi: gli effetti su economia e costo della vita per gli italiani e previsioni

di Marcello Tansini pubblicato il
prezzi gas e petrolio in rialzo

Il rialzo di petrolio e gas spinge su economia e quotidianità degli italiani, tra inflazione, prezzi dei carburanti e impatto su famiglie e imprese. Analisi dei motivi, ripercussioni e possibili scenari futuri.

L’evoluzione dei prezzi di petrolio e gas ha assunto un forte rilievo nel dibattito economico degli ultimi mesi, per via delle pressioni esercitate sui bilanci familiari e aziendali e delle ripercussioni sulla struttura dei costi dell’intero sistema Paese. Vari shock esogeni, tra cui crisi geopolitiche, guerre e incertezze nelle catene di approvvigionamento, hanno alimentato periodi di accentuata volatilità sulle quotazioni internazionali. In particolare, gli eventi nel Medio Oriente e le tensioni tra grandi potenze importatrici e produttrici hanno impattato sui mercati energetici. Questi fattori si sono tradotti in disequilibri significativi nella disponibilità degli idrocarburi, modificando il quadro dei prezzi per i consumatori finali e minando la stabilità economica in Italia, uno dei Paesi europei storicamente più dipendenti da importazioni di energia fossile. La recente evoluzione segna, dunque, una fase di marcato interesse verso il tema della sicurezza energetica, della diversificazione delle fonti e del contrasto a effetti speculativi che si riflettono direttamente sul costo della vita.

L’andamento recente di petrolio e gas: fattori globali, geopolitici e impatto sulle quotazioni

Le quotazioni di petrolio e gas naturale negli ultimi due anni sono state fortemente influenzate da una serie di fattori: conflitti armati internazionali, embargo e sanzioni, cambiamenti nelle politiche monetarie globali e transizioni nei rapporti commerciali. La guerra russo-ucraina e le tensioni nel Golfo Persico, in particolare, hanno innescato repentini rialzi, alimentando picchi storici dei prezzi energetici. L’ipotesi, più volte paventata, di interruzioni nei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, cruciale per il traffico mondiale di greggio e gas liquido, ha contribuito ad accrescere la percezione di rischio tra operatori e investitori.

Da fine 2023 sino all’estate 2025, le quotazioni hanno seguito un percorso altalenante: se il prezzo del gas europeo si è mantenuto relativamente stabile — attorno ai 31-32 euro/MWh, pur restando distante dai livelli pre-pandemici — il greggio ha sperimentato forti escursioni, fino a sfiorare quota 70 dollari al barile, per poi rientrare a valori prossimi a quelli registrati nei primi mesi del 2019. La situazione appare condizionata dall'incertezza degli assetti geopolitici e dalle condizioni dei mercati valutari: la svalutazione del dollaro rispetto all’euro ha inciso sulla competitività internazionale dell’export italiano, sommando ai rincari delle materie prime il peso dei dazi introdotti dagli Stati Uniti.

Le dinamiche nella domanda e offerta si sono intrecciate con la crescente propensione degli operatori finanziari all’acquisto speculativo, rendendo più rapide e intense le variazioni di prezzo. Nel breve periodo, ad esempio, la tregua tra Israele e Palestina e la relativa distensione sul fronte mediorientale hanno facilitato una discesa del prezzo del petrolio, mentre rimane più incerto l’orizzonte delle forniture di gas, dopo la sostituzione del gas russo con nuove rotte da Algeria, Azerbaigian e Nord Europa. Rilevante sul piano della sicurezza energetica è la diversificazione perseguita da molti Paesi UE, tra cui l’Italia, che ha ridotto la quota di gas importata dalla Russia a vantaggio di GNL e altri produttori extra-europei. Le oscillazioni restano comunque legate a shock improvvisi che possono produrre effetti non lineari e immediati sui prezzi per industrie e consumatori.

Effetti su economia italiana e costo della vita: inflazione, potere d’acquisto e consumi delle famiglie

L’evoluzione dei prezzi di petrolio e gas ha inciso in modo concreto sulla vita economica degli italiani, innescando una fiammata inflazionistica seguita da una lunga fase di assestamento. Dopo i picchi di fine 2022 e inizio 2023, con l’inflazione che ha raggiunto livelli mai visti dal 1986, la pressione sui bilanci familiari si è manifestata soprattutto attraverso l’aumento dei costi energetici, delle bollette e del paniere alimentare.

  • Secondo i dati Istat e Only Numbers, oltre il 40% degli italiani ritiene oggi di essere più povero rispetto all’anno precedente, mentre solo una piccola minoranza percepisce miglioramenti reddituali.
  • Nel periodo 2019-2024 si è registrata una perdita del 10,5% del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali, con una decurtazione reale dei salari effettivi di circa il 4,4%. Nonostante interventi come il taglio del cuneo fiscale siano riusciti ad offrire un contenuto sollievo, la sproporzione tra rincaro dei beni essenziali e crescita delle buste paga rimane evidente.
  • La crescita dei prezzi di energia e materie prime ha colpito soprattutto le fasce di reddito medio-basse, accentuando le difficoltà nel far quadrare i conti per molte famiglie, soprattutto nelle aree a maggiore incidenza della povertà energetica.
Oltre ai dati oggettivi, la percezione soggettiva del disagio si è rafforzata con l’irrigidirsi degli scenari internazionali e l’instabilità dei mercati. Il rincaro delle principali voci di spesa — alimentari, utenze, gestione casa, trasporti — ha influito sia sul comportamento di consumo che sulla propensione al risparmio: gli italiani hanno reagito riducendo i consumi non essenziali e incrementando la quota destinata alla prevenzione. Le spese mediche crescono in importanza rispetto al bilancio familiare, mentre l’auto e la mobilità privata restano voci di costo quasi imprescindibili ma sempre meno sostenibili.

Nell’ultimo semestre, alcuni indicatori, come l’incremento dei consumi e la diminuzione del tasso di disoccupazione, suggeriscono un recupero di fiducia, parzialmente favorito da un miglioramento generale del quadro occupazionale e dall’effetto di contenimento dell’inflazione sulle bollette energetiche. Tuttavia, il potere d’acquisto resta inferiore ai livelli pre-crisi, mentre le differenze territoriali e sociali si fanno sempre più evidenti, con impatti più marcati nelle regioni ad alto costo dell’energia o nelle zone non ancora raggiunte da politiche efficaci di sostegno.

Petrolio, gas e prezzi dei carburanti: dinamiche alla pompa, accise e differenze territoriali

L’andamento dei prezzi dei carburanti riflette fedelmente la volatilità dei mercati energetici globali e il peso esercitato dalla fiscalità nazionale sul settore. In Italia, la maggior parte del costo finale alla pompa è determinato da accise e IVA, che incidono in media per oltre il 60% sul prezzo di benzina e gasolio. Le recenti riforme, avviate nel 2026, hanno introdotto il riallineamento delle accise: sono state ridotte sulla benzina e aumentate di egual misura sul diesel, generando una situazione senza precedenti, con il prezzo del gasolio che in diverse regioni — come Sardegna, Calabria e nelle province autonome del Nord — supera quello del carburante tradizionalmente più caro.

Il fenomeno dipende da:

  • Scelte normative orientate a ridurre i sussidi ambientalmente dannosi e ad allineare la pressione fiscale ai nuovi obiettivi di sostenibilità, come richiesto dal quadro regolatorio europeo.
  • Differenze logistiche e distributive, con i costi di trasporto del carburante più elevati nelle aree insulari e disagiate, elemento che penalizza famiglie e imprese del Sud e delle Isole.
  • Assenza di prezzi imposti: ogni gestore applica le sue condizioni, generando scostamenti sulla rete stradale, spesso accentuati dal gap tra self service e servito e dalle politiche promozionali online.
La Commissione di allerta rapida sui prezzi è stata più volte attivata per verificare l’assenza di fenomeni speculativi, evidenziando comunque che variazioni repentine delle quotazioni internazionali — spesso mitigate dalla liberalizzazione — impattano quasi istantaneamente sui listini alla pompa, con pieno riscontro in particolare sui lunghi collegamenti autostradali e nei periodi di maggiore traffico stagionale. Per i trasporti pubblici e la logistica, questi aumenti si traducono immediatamente in rincari per i servizi e le merci di largo consumo, replicando il medesimo schema del passato recente, ma con nuove criticità derivanti dal contesto ambientale e dalla necessità di accelerare la transizione verso forme di mobilità sempre più pulite.

L’impatto su imprese, logistica e industria: rischi, adattamenti e strategie di investimento

Le fluttuazioni dei costi energetici negli ultimi anni hanno imposto un radicale ripensamento delle strategie industriali in Italia, soprattutto per i settori ad alta intensità di energia e a elevata dipendenza da carburanti fossili. Le imprese di logistica e trasporto hanno visto incrementare la propria esposizione ai costi del diesel e alle nuove accise, determinando una revisione generale delle policy di pricing e dei piani di investimento.

  • L’aumento dei costi di approvvigionamento energetico si è riverberato sui margini operativi delle aziende manifatturiere e dei servizi, inducendo una selezione degli investimenti e una ricerca di maggiore efficienza anche tramite strumenti digitali e finanziamenti pubblici collegati a innovazione e sostenibilità.
  • La manifattura italiana, già penalizzata dalla concorrenza di paesi con energia meno costosa, ha visto negli ultimi trimestri una ripresa degli investimenti in impianti e macchinari, pur a fronte di una contrazione dei consumi industriali e di una produzione ancora altalenante.
  • I comparti più esposti — come l’automotive e le industrie chimiche — sono stati costretti a ridefinire i processi produttivi, trasferendo una quota parte dei costi su clienti e fornitori, talvolta con ripercussioni sulle filiere europee integrate.
La risposta delle imprese si è articolata attraverso:
  • Diversificazione delle fonti di approvvigionamento, con attenzione crescente a GNL, energia da rinnovabili e contratti a prezzo indicizzato a lungo termine.
  • Potenziamento delle strategie di risk management, per tutelare stabilità e competitività in un quadro di rialzi frequenti e imprevedibili.
  • Ricorso più ampio a consulenze tecniche e finanziare per l’aggiornamento dei portafogli investimenti su asset fisici e reali, come immobili e utilities, oltre alle tradizionali coperture offerte dai mercati finanziari.
Questi adattamenti restano tuttavia insufficienti, secondo molti esperti, a neutralizzare del tutto il rischio di deindustrializzazione autoinflitta qualora la politica di transizione non sia coordinata con interventi di sostegno equilibrato tra competitività produttiva e obiettivi ambientali.

Misure politiche e strategie di transizione energetica: risposte pubbliche tra emergenza e sostenibilità

La risposta delle istituzioni italiane ed europee alla crisi energetica e all’aumento di petrolio e gas si è indirizzata su più fronti. Il governo ha adottato provvedimenti d’emergenza, come sgravi fiscali e sostegni diretti alle famiglie a basso reddito, nonché politiche di incentivazione agli investimenti in efficienza e innovazione. Il piano REPowerEU e l’aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) fissano una roadmap più ambiziosa sui target di decarbonizzazione, prevedendo:

  • Rafforzamento delle fonti rinnovabili nella generazione elettrica, accelerando le installazioni di solare ed eolico e favorendo la competitività del biometano e dell’idroelettrico;
  • Incremento della capacità di rigassificazione e diversificazione dei fornitori, per ridurre la dipendenza da area russa e da hub esposti a instabilità politico-militari;
  • Misure di incentivazione alla mobilità sostenibile, elettrificazione dei trasporti pubblici e sviluppo delle reti di infrastrutture per veicoli privati a zero emissioni.
Particolare attenzione viene oggi dedicata al superamento progressivo dei sussidi ambientalmente dannosi, che fino al 2024 privilegiavano il diesel. In parallelo, sono state lanciate piattaforme sperimentali per la valutazione di opzioni nucleari innovative (small nuclear reactors) e misure di potenziamento del risparmio energetico nei settori residenziali e produttivi. Il dibattito pubblico e tecnico si concentra sulla necessità di coniugare sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità economica e ambientale, competizione internazionale e tempestività nella realizzazione degli interventi, onde evitare una polarizzazione tra esigenze di breve e lungo periodo.

Previsioni e scenari futuri su prezzi, inflazione ed energia in Italia

L’orizzonte prossimo resta caratterizzato dalla presenza di fattori di rischio globali: instabilità geopolitica, possibile proroga di misure protezionistiche sui mercati dell’energia, andamento imprevedibile della domanda asiatica e transizione difficile verso forniture e investimenti più sostenibili. Secondo i principali centri di ricerca e gli operatori di settore, le quotazioni di petrolio e gas potrebbero mantenere elevata la volatilità nei prossimi mesi.

  • La dinamica dei prezzi al consumo, sebbene in rallentamento nel 2025 rispetto all’anno precedente, rimane influenzata dal costo delle materie prime energetiche e dal riverbero sui beni alimentari e industriali. Un nuovo rialzo delle quotazioni, specie per effetto di imprevisti nelle forniture globali, potrebbe spingere nuovamente l’inflazione e comprimere ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie.
  • Sul fronte energetico, gli sforzi per ridurre la dipendenza da fonti estere e per accelerare la penetrazione delle rinnovabili stanno producendo risultati concreti (il 49% della generazione elettrica attuale da rinnovabili), pur a fronte di emissioni di gas serra ancora elevate e di una sfida complessa per il rispetto dei target europei al 2030.
  • Il comparto industriale, dopo un biennio difficile, segnala buoni segnali di ripresa degli investimenti, specie nei casi in cui è possibile beneficiare di finanziamenti e agevolazioni legate al PNRR e ai progetti green.
Rimane tuttavia centrale il tema della sostenibilità delle politiche pubbliche: per garantire un equilibrio tra obiettivi ambientali e salvaguardia della tenuta sociale e occupazionale, sarà necessario proseguire con decisione lungo la strada dell’innovazione, del rafforzamento delle reti, dello sviluppo di partnership internazionali e di una fiscalità più equa, senza lasciare indietro le fasce di popolazione più vulnerabili né compromettere la competitività delle imprese.


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