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Diverse città assumono autisti dalla Tunisia per gli autobus: dentro l'accordo che porterà 12mila lavoratori in Italia

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Il trasporto pubblico locale italiano sta attraversando una fase di trasformazione silenziosa ma significativa. Sempre più aziende di mobilità guardano oltre i confini nazionali per coprire posizioni che da anni faticano a trovare candidati italiani. Cosa sta cambiando.

Il trasporto pubblico locale italiano sta attraversando una fase di trasformazione silenziosa ma significativa. Sempre più aziende di mobilità, alle prese con una cronica carenza di autisti, guardano oltre i confini nazionali per coprire posizioni che da anni faticano a trovare candidati italiani. L'ultimo caso in ordine di tempo riguarda Brescia Mobilità, che ha avviato l'iter per assumere 28 lavoratori tunisini come futuri conducenti di autobus urbani. Non si tratta di un episodio isolato, ma di un tassello di un piano molto più ampio che, nei prossimi tre anni, porterà in Italia fino a 12mila lavoratori tunisini.

Brescia Mobilità apre le porte a 28 nuovi autisti tunisini dopo il precedente a Milano con ATM

L'azienda che gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo lombardo ha formalizzato l'assunzione di 28 candidati provenienti dalla Tunisia, selezionati per essere formati come conducenti di autobus. Si tratta di un numero contenuto, ma emblematico di un fenomeno destinato a crescere: la difficoltà di reperire personale disposto a svolgere un mestiere fatto di turni scomodi, weekend lavorati e un contatto quotidiano con il pubblico che, negli ultimi anni, si è fatto sempre più difficile.

I candidati selezionati non saliranno subito alla guida dei mezzi. Prima dovranno completare un percorso formativo dedicato, che prevede il conseguimento della patente professionale, corsi di lingua italiana e moduli di sicurezza stradale specifici per il trasporto pubblico. Solo al termine di questo iter, che può durare diversi mesi, i nuovi arrivati potranno essere immessi in servizio come conducenti a tutti gli effetti.

L'operazione bresciana non nasce dal nulla. A tracciare la strada era stata ATM Milano, l'azienda di trasporti del capoluogo lombardo, che nei mesi scorsi aveva già assunto circa 30 autisti tunisini con le stesse modalità. L'esperienza milanese ha rappresentato un banco di prova importante, dimostrando la fattibilità operativa di un modello che ora si sta replicando in altre città italiane.

Il fatto che due grandi aziende di trasporto lombarde, ATM e Brescia Mobilità, abbiano intrapreso lo stesso percorso a distanza di pochi mesi suggerisce che si tratti di una strategia più ampia, probabilmente destinata a coinvolgere ulteriori realtà del trasporto pubblico locale nei prossimi mesi. La carenza di autisti, del resto, non è un problema circoscritto a Milano o Brescia: riguarda praticamente tutte le aziende di trasporto pubblico italiane, dal Nord al Sud.

Il quadro normativo: dal Memorandum Italia-Tunisia al protocollo ANETI

Alla base di queste assunzioni c'è un impianto normativo costruito negli ultimi due anni. Tutto parte dal Memorandum d'intesa tra Italia e Tunisia del 2023, un accordo bilaterale pensato per regolare i flussi migratori legali tra i due Paesi, offrendo un canale ufficiale e strutturato per l'ingresso di manodopera tunisina nel mercato del lavoro italiano.

A dare concretezza operativa al memorandum è arrivato, nel 2024, un protocollo attuativo firmato tra Sviluppo Lavoro Italia e ANETI (l'Agenzia Nazionale per l'Impiego e il Lavoro Autonomo tunisina). Questo protocollo rappresenta il vero motore dell'operazione: definisce le procedure di selezione, i criteri di formazione professionale e i meccanismi di incontro tra domanda e offerta di lavoro tra i due Paesi.

L'obiettivo dichiarato del protocollo è ambizioso: portare in Italia fino a 12mila lavoratori tunisini nell'arco di tre anni, distribuiti su diversi settori produttivi in cui si registra carenza di manodopera. Il trasporto pubblico locale è uno dei comparti individuati come prioritari, insieme ad altri settori come l'edilizia, l'agricoltura e alcuni ambiti dell'assistenza sociosanitaria.

Il meccanismo previsto punta a superare le criticità storiche dei canali migratori tradizionali, spesso lenti e farraginosi, attraverso una selezione preventiva in Tunisia, una formazione mirata sulle competenze richieste dal mercato italiano e un ingresso regolare che riduce i rischi di irregolarità e sfruttamento.

Stipendi e condizioni contrattuali: quanto guadagnano i nuovi autisti e le abitazioni fornite

Uno degli aspetti più discussi del lavoro riguarda naturalmente il trattamento economico riservato ai nuovi assunti. Secondo quanto emerso, un autista neoassunto in un'azienda di trasporto pubblico locale percepisce in genere uno stipendio di circa 1.620 euro lordi al mese, cifra che può salire fino a 1.900 euro lordi una volta maturata una certa anzianità di servizio.

Per i lavoratori tunisini, tuttavia, il percorso di inserimento prevede una fase iniziale distinta: i nuovi "autisti allievi" tunisini partiranno con uno stipendio di 1.500 euro lordi al mese, una cifra inferiore rispetto alla retribuzione di un autista già pienamente operativo, giustificata dal fatto che si tratta di un periodo di formazione e affiancamento prima dell'entrata in servizio effettiva alla guida dei mezzi.

Questo differenziale salariale, seppur temporaneo e legato alla fase formativa, è uno dei punti su cui si concentrano le maggiori critiche, come vedremo più avanti.

Un elemento distintivo dell'operazione bresciana riguarda la questione abitativa, spesso trascurata in altri progetti di questo tipo ma qui affrontata con un investimento concreto. Brescia Mobilità ha infatti stanziato 500mila euro per la ristrutturazione di alloggi popolari gestiti da ALER (l'Azienda Lombarda per l'Edilizia Residenziale), destinati a ospitare i nuovi lavoratori tunisini.

Le tariffe previste per questi alloggi sono state fissate a 300 euro al mese per una stanza singola e 200 euro al mese per una stanza doppia, cifre nettamente inferiori rispetto ai prezzi di mercato praticati a Brescia, città dove il costo degli affitti è cresciuto sensibilmente negli ultimi anni, rendendo sempre più difficile trovare soluzioni abitative accessibili.

L'iniziativa risponde a una necessità concreta: senza un supporto abitativo, l'inserimento di lavoratori stranieri in una città con un mercato immobiliare tesionato rischierebbe di fallire ancora prima di cominciare. Al tempo stesso, però, questa stessa scelta è diventata oggetto di un acceso dibattito sindacale, come vedremo nel paragrafo successivo.

Le critiche dei sindacati: stipendi, turni e sicurezza

Le organizzazioni sindacali non hanno accolto con entusiasmo l'operazione, sollevando diverse criticità che meritano di essere approfondite.

Il primo nodo riguarda proprio gli stipendi, considerati troppo bassi rispetto al carico di lavoro richiesto. La cifra di 1.500 euro lordi per gli autisti allievi tunisini, in particolare, viene vista come insufficiente a garantire una condizione economica dignitosa, soprattutto in un contesto di costo della vita in crescita.

Il secondo elemento critico riguarda i turni di lavoro, descritti dai sindacati come particolarmente gravosi: orari spezzati, servizio nei weekend e nei giorni festivi, turni serali e notturni che incidono pesantemente sulla qualità della vita dei conducenti, a prescindere dalla loro nazionalità.

Un terzo punto, non meno rilevante, riguarda il tema della sicurezza sul lavoro. Le rappresentanze sindacali segnalano un aumento delle aggressioni nei confronti del personale viaggiante, un fenomeno che negli ultimi anni ha interessato in maniera crescente gli autisti di autobus e tram in molte città italiane, e che rende il mestiere ancora più impegnativo e rischioso.

Infine, i sindacati sollevano una questione di equità di trattamento: se da un lato l'azienda ha stanziato risorse significative per garantire alloggi a prezzi calmierati ai nuovi lavoratori tunisini, dall'altro lato non è previsto alcun sostegno analogo per i dipendenti italiani già in servizio, molti dei quali si trovano ad affrontare le stesse difficoltà nel reperire un'abitazione a prezzi sostenibili, in una città dove gli affitti sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni. Questa disparità di trattamento viene percepita da una parte del personale storico come un'ingiustizia, e rischia di generare tensioni interne tra vecchi e nuovi dipendenti.

Al di là delle criticità sollevate, il caso di Brescia Mobilità, insieme al precedente di ATM Milano, sembra destinato a fare scuola. 




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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