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I 30-40enni preferiscono avere un lavoro con carichi sostenibili e team di colleghi affiatati piuttosto che stipendio alto

di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Vivere bene l'ambiente lavorativo con impegni sostenibili vale molto di più che guadagnare tanto: cosa pensano i 30-40enni di oggi sui loro impieghi

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Per la generazione dei trentenni e quarantenni italiani il vero valore di un lavoro non si misura più soltanto in busta paga. Carichi di lavoro sostenibili, equilibrio tra vita privata e professionale e team di colleghi affiatati stanno diventando i criteri decisivi nella scelta e nella permanenza in un'azienda, superando in molti casi il peso dello stipendio. È quanto emerge con chiarezza dal Gen Z Intelligence Report, l'indagine condotta da Sole 24 Ore insieme a WTW, che fotografa un cambio di paradigma nel rapporto tra lavoratori e aziende.

I numeri raccontano una trasformazione profonda delle priorità professionali, soprattutto tra chi si trova nella fascia d'età compresa tra i trenta e i quarant'anni, spesso alle prese con responsabilità familiari, carichi mentali crescenti e una domanda sempre più forte di equilibrio.

Il work-life balance e carichi sostenibili a lavoro battono carriera e stipendio fisso

Il dato più significativo del report riguarda le priorità dichiarate dai giovani lavoratori. Secondo l'indagine, il 60,4% degli intervistati valuta il work-life balance come elemento più importante rispetto alla carriera o alla retribuzione fissa. Si tratta di una maggioranza netta che ribalta la gerarchia tradizionale dei valori lavorativi, in cui per decenni lo stipendio ha rappresentato il fattore predominante nella scelta e nella fidelizzazione professionale.

Questo cambiamento non va interpretato come un disinteresse verso la componente economica, ma piuttosto come la richiesta di un equilibrio sostenibile nel tempo. I lavoratori di questa fascia d'età, spesso genitori o caregiver, cercano contesti professionali che permettano di conciliare gli impegni lavorativi con la vita personale senza sacrificare né l'una né l'altra dimensione.

Un altro dato che merita attenzione riguarda la soglia di tolleranza rispetto ai carichi di lavoro eccessivi. Il report evidenzia che il 52% dei lavoratori lascerebbe la propria azienda a causa di carichi di lavoro insostenibili. Più di uno su due, quindi, considera il sovraccarico lavorativo un motivo sufficiente per interrompere il rapporto professionale, anche in assenza di alternative già individuate.

Questo dato conferma come il burnout e l'esaurimento professionale non siano più percepiti come un prezzo accettabile da pagare per la carriera. Le aziende che non riescono a garantire ritmi sostenibili rischiano quindi di perdere talenti, con un impatto diretto su turnover e costi di selezione e formazione.

Lo stipendio resta importante, ma non basta più

Non bisogna però pensare che lo stipendio sia diventato irrilevante. Il 54% degli intervistati dichiara che lascerebbe l'azienda per uno stipendio non competitivo, un dato molto vicino a quello relativo ai carichi di lavoro insostenibili. Questo significa che lo stipendio resta una leva fondamentale, ma non è più sufficiente da solo a garantire la fidelizzazione dei dipendenti.

Le aziende si trovano quindi davanti a una sfida complessa: offrire retribuzioni competitive e allo stesso tempo costruire ambienti di lavoro sani, con carichi gestibili e relazioni positive tra colleghi. Puntare solo su uno di questi due fattori, trascurando l'altro, espone le organizzazioni a un rischio concreto di perdita di personale qualificato.

Team piccoli e affiatati: la preferenza dei lavoratori

Uno degli aspetti più interessanti emersi dal Gen Z Intelligence Report riguarda la dimensione dei team di lavoro. Il 67,3% dei lavoratori intervistati dichiara di preferire team piccoli e affiatati rispetto a strutture organizzative più grandi e articolate. Questo dato racconta la ricerca di un ambiente di lavoro in cui le relazioni umane abbiano un peso reale, dove sia possibile costruire fiducia reciproca, comunicazione diretta e un senso di appartenenza concreto.

I team di dimensioni ridotte permettono infatti maggiore chiarezza nei ruoli, minore burocrazia interna e una comunicazione più fluida. Per i lavoratori tra i trenta e i quarant'anni, spesso già esperti nel proprio settore, la qualità delle relazioni professionali diventa un fattore determinante nella soddisfazione lavorativa quotidiana, talvolta più incisivo della struttura gerarchica o del prestigio dell'azienda.

Perché cambia la priorità tra stipendio e benessere

Diversi fattori contribuiscono a spiegare questo spostamento di priorità. Innanzitutto, la fascia d'età tra i trenta e i quarant'anni coincide spesso con momenti di vita particolarmente impegnativi: nascita di figli, cura di genitori anziani, gestione della casa e delle responsabilità familiari. In questo contesto, un carico di lavoro eccessivo o orari rigidi diventano ostacoli difficili da sostenere nel lungo periodo, indipendentemente dal livello retributivo.

In secondo luogo, l'esperienza diretta o indiretta del fenomeno delle grandi dimissioni, osservato a livello globale negli anni successivi alla pandemia, ha portato molti lavoratori a ripensare le proprie priorità professionali. La disponibilità a lasciare un impiego per motivi legati al benessere personale, un tempo considerata quasi un tabù, oggi viene vissuta come una scelta legittima e sempre più diffusa.

Infine, la maggiore consapevolezza rispetto ai temi della salute mentale sul lavoro ha contribuito a normalizzare la richiesta di ambienti meno stressanti. Concetti come il diritto alla disconnessione, la gestione dello stress lavoro correlato e la prevenzione del burnout sono entrati stabilmente nel dibattito pubblico e nelle politiche aziendali più avanzate.

Le implicazioni per le aziende

I dati del Gen Z Intelligence Report offrono indicazioni preziose per chi si occupa di gestione delle risorse umane e di strategie di employer branding. Le organizzazioni che vogliono attrarre e trattenere talenti nella fascia dei trenta-quarant'anni devono ripensare le proprie politiche interne partendo da alcuni punti chiave.

Primo, è necessario monitorare con attenzione i carichi di lavoro, evitando che diventino cronicamente insostenibili. Strumenti come la revisione periodica dei workload, la definizione chiara di priorità e la possibilità di delegare compiti possono contribuire a ridurre il rischio di sovraccarico.

Secondo, la competitività salariale resta un elemento imprescindibile, da monitorare costantemente attraverso analisi di mercato e benchmark di settore. Non basta però limitarsi a offerte economiche allineate al mercato: serve trasparenza nei criteri di crescita retributiva e nei percorsi di carriera.

Terzo, va ripensata la struttura organizzativa dei team, privilegiando dove possibile gruppi di lavoro di dimensioni contenute, con ruoli chiari e una leadership accessibile. Questo approccio favorisce non solo il benessere dei singoli, ma anche l'efficacia operativa complessiva.

Quarto, occorre investire concretamente nelle politiche di work-life balance, non limitandosi a dichiarazioni di intenti ma introducendo strumenti reali come flessibilità oraria, possibilità di lavoro ibrido o da remoto, e una cultura aziendale che non penalizzi chi stacca davvero dal lavoro fuori dall'orario contrattuale.

Un nuovo modello di attrattività aziendale

I risultati del Gen Z Intelligence Report di Sole 24 Ore e WTW confermano che il concetto tradizionale di attrattività aziendale, basato quasi esclusivamente sulla retribuzione, non è più sufficiente per rispondere alle aspettative dei lavoratori adulti di oggi. Le persone tra i trenta e i quarant'anni cercano un equilibrio complessivo, fatto di sostenibilità dei carichi, relazioni professionali autentiche e retribuzione adeguata, senza che nessuno di questi elementi possa più essere considerato secondario.

Le aziende che sapranno interpretare questo cambiamento, costruendo ambienti di lavoro realmente sostenibili e team coesi, avranno un vantaggio competitivo importante nella capacità di attrarre e trattenere i talenti in un mercato del lavoro sempre più orientato al benessere delle persone, prima ancora che alla sola componente economica.

In definitiva, il messaggio che emerge dai dati è chiaro: stipendio alto e crescita di carriera non bastano più da soli. Il futuro del lavoro, almeno per la generazione dei trenta-quarantenni, passa attraverso un equilibrio nuovo tra benessere personale, qualità delle relazioni sul lavoro e sostenibilità economica.






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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