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Dopo il gran caldo, piogge torrenziali attese a Settembre: le città e i territori in Italia più a rischio

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di Marianna Quatraro pubblicato il
Previsioni meteo settembre 2026

Dopo il caldo estremo, settembre potrebbe portare piogge intense e temporali in diverse zone d’Italia: ecco i fattori atmosferici, gli eventi più rischiosi e le tendenze per la prima settimana

Dopo un'estate segnata da ondate di calore ripetute e temperature del mare fuori norma, le tendenze meteo per settembre 2026 disegnano uno scenario di forte contrasto: caldo ancora persistente nella prima parte del mese, seguito da un possibile surplus di piogge, anche intense, soprattutto nella seconda metà. Un mix che, unito alla fragilità idrogeologica di gran parte del territorio italiano, alza il livello di attenzione su alcune aree del Paese.

Perché il rischio di piogge estreme cresce proprio ora

Il nodo centrale è la temperatura del Mediterraneo. Dopo tre mesi di estate estrema, le acque superficiali del Mediterraneo hanno immagazzinato un'enorme quantità di calore, circa 5 gradi più del normale, con punte intorno ai 30 gradi lungo alcune coste italiane. Un mare così caldo continua a cedere energia e umidità all'atmosfera anche quando le temperature dell'aria iniziano a scendere, ed è proprio questo scambio a creare le condizioni per fenomeni meteo violenti.

Come spiegano i meteorologi, l'acqua del mare possiede un'elevata capacità termica e trattiene il calore accumulato durante l'estate: più l'acqua è calda, maggiore è l'evaporazione superficiale, un processo che immette costantemente nell'aria enormi quantità di umidità e calore latente. Il rischio, secondo lo stesso esperto, è quello dei temporali autorigeneranti, sistemi capaci di stazionare per ore sulla stessa zona scaricando enormi quantitativi d'acqua in tempi ristretti, con un conseguente aumento del rischio di allagamenti e dissesti idrogeologici. Non si esclude nemmeno la formazione di veri e propri Medicane, cicloni dalle caratteristiche simil-tropicali capaci di generare piogge torrenziali, raffiche di vento violente e mareggiate distruttive lungo le coste.

Le zone dove sono attese le piogge più abbondanti

Le proiezioni stagionali indicano dove il surplus di precipitazioni potrebbe farsi sentire con maggiore intensità. Le elaborazioni stagionali indicano per settembre un possibile surplus di precipitazioni soprattutto sulle regioni del Centro-Sud, dove gli accumuli potrebbero risultare sensibilmente superiori alla media climatica. Più nel dettaglio, le zone destinate a ricevere i quantitativi di pioggia più elevati rispetto alla norma sono le regioni del Centro-Sud e le due isole maggiori, Sicilia e Sardegna, con un possibile aumento degli accumuli che in alcune aree potrebbe avvicinarsi al 50% in più rispetto ai valori tipici del periodo.

A determinare questo scenario contribuisce anche la dinamica atlantica: a settembre è prevista la formazione e il rinvigorimento di una vasta area depressionaria nel Nord Atlantico, la cosiddetta "Depressione d'Islanda", che farà da motore per le perturbazioni dirette verso l'Europa, portando fronti instabili capaci di interrompere bruscamente le fasi calde e soleggiate con piogge diffuse e abbondanti.

Attenzione anche al fattore temporale: secondo le indicazioni più recenti, la prima metà di settembre dovrebbe restare calda e asciutta, con l'estate che si allunga soprattutto al Sud, mentre il cambio di passo verso condizioni più instabili e piovose è atteso nella seconda parte del mese.

Le regioni strutturalmente più esposte

Le previsioni meteo indicano dove potrebbe piovere di più, ma il rischio reale per la popolazione dipende anche dalla fragilità del territorio. Su questo fronte, i dati strutturali raccolti da ISPRA offrono un quadro utile per capire quali aree meritano più attenzione a prescindere dalla singola perturbazione:

  • Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria: secondo il rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, i valori più elevati di popolazione esposta al rischio si trovano proprio in queste regioni, dove abitazioni, industrie e infrastrutture si concentrano spesso in aree a pericolosità elevata.
  • Sicilia e Sardegna: tra le regioni con gli incrementi più significativi di superficie a rischio frana rilevati negli ultimi aggiornamenti, insieme alla Provincia Autonoma di Bolzano e alla Toscana, sono anche le aree indicate dalle previsioni meteo come le più esposte al surplus di piogge di settembre.
  • Costa del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, aree a nord e sud della Toscana, litorale del Lazio centrale, nord della Puglia, nord della Campania e Sicilia orientale: fasce costiere segnalate dalla mappatura ISPRA come territori a rischio significativo di alluvione.
Il dato più ampio, però, riguarda l'intero Paese: nel 2024 il 94,5% dei comuni italiani risultava a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe, e le aree classificate a pericolosità elevata o molto elevata sono passate dall'8,7% al 9,5% del territorio nazionale. In altre parole, la combinazione tra un mare ancora molto caldo e un territorio strutturalmente fragile riguarda potenzialmente quasi tutte le regioni italiane, seppure con intensità diverse.

Le città più esposte, nome per nome

Oltre alle indicazioni regionali, alcuni centri urbani meritano un'attenzione specifica per la loro storia di criticità ricorrenti. Sempre, secondo i dati raccolti da ISPRA, sono le province di Napoli, Salerno e Genova a registrare il maggior numero di famiglie residenti in aree a pericolosità elevata e molto elevata, un dato che le colloca ai primi posti nella classifica nazionale del rischio idrogeologico.

Genova resta il caso più emblematico: la città convive da decenni con un reticolo di torrenti e corsi d'acqua, molti dei quali tombati sotto l'abitato, che in caso di piogge intense faticano a smaltire i volumi d'acqua in arrivo. Secondo la Piattaforma Nazionale per l'Adattamento ai Cambiamenti Climatici, insieme a Milano e Roma, Genova è tra le tre città italiane con il maggior numero di eventi alluvionali registrati tra il 2000 e il 2024, un dato che conferma criticità idrauliche ormai croniche più che episodiche.

Anche Firenze resta sotto osservazione per la storica vulnerabilità dell'Arno, che dal XII secolo ha causato decine di esondazioni nel centro storico, la più devastante delle quali nel novembre 1966. Le opere idrauliche completate a monte del capoluogo negli ultimi anni hanno ridotto il rischio rispetto a quell'evento estremo, ma la fragilità strutturale del bacino resta un elemento di attenzione ogni volta che si annunciano piogge fuori norma.

Situazione simile per Livorno, Bologna e Palermo, città in cui, secondo le analisi tecniche più recenti, corsi d'acqua storicamente coperti da asfalto e cemento tendono a esondare quando le precipitazioni superano le due ore di intensità sostenuta, un fenomeno che riguarda complessivamente circa 12mila chilometri di corsi d'acqua tombati in tutta Italia.

Infine, in Emilia-Romagna restano sotto stretta osservazione le province di Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna, già colpite duramente dalle alluvioni della primavera 2023, quando le esondazioni multiple causarono oltre 10mila sfollati in pochi giorni: un precedente che mantiene alta l'attenzione delle autorità locali ogni volta che le previsioni indicano un possibile surplus di precipitazioni sulla regione.

Cosa considerare in vista dell'autunno

In attesa dell'evoluzione delle previsioni, che restano più affidabili a distanza di pochi giorni piuttosto che di settimane, alcuni punti aiutano a inquadrare correttamente il rischio:

  1. Le proiezioni stagionali indicano tendenze, non certezze puntuali: gli esperti stessi ricordano che le previsioni perdono affidabilità oltre la settimana, per cui vanno lette come scenario probabile e non come dettaglio giorno per giorno.
  2. Il rischio maggiore riguarda i fenomeni localizzati e intensi: nubifragi, grandinate e raffiche di vento concentrate in poche ore, più che piogge diffuse e regolari su tutto il territorio.
  3. Le aree costiere del Centro-Sud e le due isole maggiori meritano un'attenzione particolare in questa fase, per la combinazione tra previsioni meteo e fragilità idrogeologica strutturale.
  4. Vale la pena seguire gli aggiornamenti della Protezione Civile e dei bollettini regionali, soprattutto nelle zone già classificate a pericolosità elevata dalle mappe ISPRA, man mano che le perturbazioni si avvicinano.
Il quadro che emerge per l'autunno 2026 è quindi quello di una stagione di forti contrasti: caldo ancora fuori media da una parte, rischio di fenomeni meteo intensi dall'altra, in un contesto in cui gran parte del territorio italiano parte già da una condizione di fragilità strutturale nei confronti di frane e alluvioni.


Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...