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Quasi tutta l’Italia è a rischio dissesto: frane e alluvioni minacciano il 94,5% dei comuni

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Frane, alluvioni ed erosione mettono a rischio quasi tutto il territorio italiano, coinvolgendo popolazione, imprese e patrimonio culturale. Un’analisi delle cause e delle vulnerabilità, tra cambiamenti climatici e strategie per il futuro

L’Italia presenta un’elevata vulnerabilità idrogeologica, dovuta alla sua particolare conformazione: il territorio nazionale è caratterizzato da una morfologia montuosa e collinare per oltre il 75%, oltre a estese aree costiere particolarmente esposte a erosione e inondazioni. Il fenomeno del dissesto, che comprende frane, alluvioni, erosione delle coste e valanghe, non rappresenta più un’emergenza occasionale ma una condizione strutturale con la quale convivere e gestire con politiche integrate e sistemiche.

L’estensione del rischio: dati aggiornati su frane, alluvioni ed erosione costiera

Alla luce dei più recenti rapporti tecnici, il rischio di frane, alluvioni ed erosione costiera coinvolge la quasi totalità dei comuni italiani, pari al 94,5%. Il territorio coinvolto da pericolosità elevata o molto elevata per frane e da pericolosità idraulica media ammonta a 69.500 km², corrispondente a circa il 23% della superficie nazionale. Nel dettaglio, si evidenzia che la superficie mappata a pericolosità da frana ha subito crescite del 15% rispetto al 2021, interessando quasi 6 milioni di persone.

I dati evidenziano anche una rimodulazione della linea di costa italiana: tra il 2006 e il 2020 sono stati rilevati significativi cambiamenti su oltre 1.890 km di litorali, con fenomeni di erosione e avanzamento che hanno coinvolto circa il 56% delle coste basse. Sebbene nell’ultimo triennio vi sia un incremento dei tratti in avanzamento, l’erosione costiera resta una minaccia per diversi comparti, soprattutto in Calabria, Sicilia, Sardegna e Puglia.

Le cause di tale estensione vanno individuate sia nell’approfondimento delle analisi tecniche e nella mappatura aggiornata effettuata dagli enti di monitoraggio come ISPRA, sia nella sempre più evidente incremento della frequenza di eventi estremi. Le valanghe rappresentano un ulteriore elemento di rischio, con una superficie potenzialmente soggetta a tali fenomeni di quasi 9.300 km² (pari a circa il 14% delle aree montane oltre gli 800 metri).

Il quadro regionale sottolinea come Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Liguria siano particolarmente esposte.

Tipologia di rischio N. Comuni coinvolti Persone esposte
Frane 7.423 ~6 milioni
Alluvioni 7.423 Oltre 7 milioni
Erosione costiera NA Dato non univoco

Le cause del dissesto: fattori naturali e pressioni antropiche

Il dissesto idrogeologico trae origine da un insieme di dinamiche sia fisiche che umane. Tra le cause naturali si annoverano morfo-struttura complessa, litologia fragile, intense precipitazioni, siccità prolungata e sismicità diffusa. Il territorio nazionale, soggetto a rapidi cambiamenti climatici e variazioni idrologiche, subisce spesso la rapida saturazione dei suoli che porta a innescare frane superficiali, colate rapide e alluvioni improvvise.

Le pressioni esercitate dalle attività umane costituiscono tuttavia uno dei principali motori dell’aggravamento del rischio. Tra i fattori più rilevanti si riscontrano:

  • Crescita incontrollata delle aree urbanizzate e progressiva impermeabilizzazione del suolo dovuta alla cementificazione;
  • Deforestazione e mancata gestione del patrimonio boschivo;
  • Costruzione in aree a rischio senza adeguate valutazioni ambientali;
  • Mancanza di manutenzione dei corsi d’acqua e delle opere di contenimento;
  • Incremento delle superfici artificiali, passate dal 2,7% degli anni Cinquanta a oltre il 7% nel 2023;
  • Concentrazione di attività socio-economiche lungo le coste e nei fondovalle.
Queste trasformazioni, unite agli effetti del cambiamento climatico, hanno reso il territorio più vulnerabile a eventi estremi, ampliando la portata degli impatti e rendendo necessari interventi sinergici su pianificazione, gestione e regolamentazione dell’uso del suolo.

Popolazione, edifici e imprese esposti al rischio

L’esposizione della società al dissesto idrogeologico assume dimensioni considerevoli. Quasi 6 milioni di persone vivono in aree a rischio frane, con circa 1,3 milioni residenti in zone a pericolosità elevata e molto elevata. Le aree potenzialmente inondabili ospitano oltre 7 milioni di abitanti, ponendo sfide significative alla protezione della vita e dei beni materiali.

Il patrimonio edilizio non è meno esposto: oltre 742.000 edifici si trovano in zone a rischio frana, mentre più di 1,5 milioni sono in aree sottoposte a rischio inondazione secondo lo scenario di pericolosità idraulica media.

Per quanto riguarda il tessuto produttivo, oltre 84.000 unità locali di industrie e servizi sono localizzate in aree con elevato pericolo di smottamenti, con circa 220.000 addetti esposti. Nel contesto alluvionale, le unità produttive a rischio superano le 640.000 (13,4% del totale nazionale). È da sottolineare che questa esposizione comporta ripercussioni economiche rilevanti, specie in termini di danni diretti e indiretti, interruzione delle attività e costi di ricostruzione.

L’analisi territoriale evidenzia che le regioni dell’Italia centrale e settentrionale presentano gli indicatori più critici, in linea con le caratteristiche idro-geologiche locali e al forte insediamento urbano e industriale nei fondovalle e nelle pianure alluvionali.

Effetti sul patrimonio culturale e beni storici italiani

L’impatto del rischio idrogeologico si estende profondamente anche al ricchissimo patrimonio culturale nazionale. Oltre 14.000 beni culturali sono situati in aree a elevato rischio frana, mentre la stima complessiva di quelli esposti a vari livelli di pericolosità supera le 45.000 unità. Per quanto riguarda le alluvioni, sono quasi 34.000 i monumenti localizzati in zone a rischio secondo lo scenario di probabilità media, che salgono a 50.000 se si considera anche lo scenario estremo.

Si tratta di architetture monumentali, siti archeologici, beni vincolati dall’UNESCO e testimonianze storiche sparse su tutto il territorio nazionale: la loro esposizione ai fenomeni di dissesto può comportare danni irreversibili e la perdita di elementi identitari unici dell’heritage italiano. Per questo, la protezione dei beni culturali deve essere parte integrante delle strategie di prevenzione, come raccomandato anche dalle linee guida europee e dalle normative dedicate alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico.

Cambiamenti climatici e incremento della vulnerabilità

Negli ultimi anni, il rischio idrogeologico ha subito una preoccupante accelerazione a causa di anomali trend climatici e dell’aggravarsi delle pressioni antropiche. Si sono rilevate numerose anomalie termiche, con eventi meteorologici intensi che hanno generato esondazioni diffuse, colate rapide e alluvioni concentrate soprattutto in Emilia-Romagna, Marche, Valle d’Aosta e Piemonte. 

Le piogge torrenziali, gli episodi di siccità e l’urbanizzazione crescente consolidano così una dinamica di incremento delle superfici artificiali che interferisce con la capacità naturale del territorio di assorbire e regolare i deflussi idrici. Di pari passo, il numero di frane censite ha superato quota 636.000, con una dinamica particolarmente rapida e distruttiva nel 28% dei casi. L’ampliamento delle superfici soggette a frane e alluvioni sottolinea la necessità di mantenere elevata l’attenzione sugli effetti del riscaldamento globale e degli usi sbagliati del suolo.

Le strategie di prevenzione: informazione, monitoraggio e mitigazione del rischio

Il contenimento del rischio idrogeologico passa per strategie integrate di pianificazione, informazione e prevenzione. Il monitoraggio continuo rappresenta un pilastro essenziale: la piattaforma open data IdroGEO permette agli utenti, privati, amministrazioni, professionisti, imprese, di consultare dati cartografici aggiornati, mappe e indicatori di rischio in tempo reale.

Tramite la rete di osservazione e i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI), vengono costantemente ridefinite le aree di pericolosità. L’adozione di sistemi di allertamento precoce, il miglioramento della manutenzione di fiumi e argini e le campagne di informazione pubblica si ispirano anche agli obiettivi della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE e al Quadro di Sendai delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio disastri.

Queste sono alcune delle azioni attualmente in corso:

  • Manutenzione straordinaria delle opere idrauliche;
  • Realizzazione di barriere anti-erosione e interventi sulle coste instabili;
  • Monitoraggio con l’ausilio di tecnologie avanzate e intelligenza artificiale;
  • Educazione dei cittadini e dei decisori pubblici sulle buone pratiche di convivenza con il rischio;
  • Pianificazione territoriale vincolante in funzione della presenza di aree vulnerabili.
Per affrontare le prossime sfide, la risposta al rischio idrogeologico deve muoversi verso una pianificazione integrata e la rigenerazione ecologica degli insediamenti umani. Questo significa promuovere la riqualificazione delle aree urbanizzate degradate, ridurre l’impermeabilizzazione del suolo, recuperare le zone dismesse e realizzare infrastrutture verdi che aumentino la resilienza.

Le politiche di sviluppo urbano devono essere orientate alla riduzione del consumo di suolo, puntando sulla ristrutturazione e valorizzazione dei tessuti urbani esistenti secondo i principi dell’economia circolare e delle green city. I fondi pubblici devono essere destinati prioritariamente a progetti che integrano tutela ambientale, sicurezza e crescita sociale.

Tra le iniziative più innovative si segnalano la gestione sostenibile dei bacini idrografici, l’adozione di pratiche agricole e forestali resilienti, e la promozione dell’edilizia sostenibile. 




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...