Tra estensione delle rottamazioni e proposta di una nuova sanatoria strutturale si pensa a nuove misure per sostenere i contribuenti che hanno debiti ma anche per permettere allo Stato di incassare.
La rottamazione quinquies non è ancora arrivata al suo giro di boa (le domande di adesione, come noto, si sono chiuse lo scorso 30 aprile e i piani di pagamento corrono fino al 2035) che già a Roma si discute del passo successivo. Nei corridoi parlamentari e negli emendamenti al decreto fiscale collegato alla manovra, circola con insistenza un'ipotesi destinata a far discutere non poco: una nuova sanatoria fiscale, più ampia della precedente, capace di allargare la platea dei contribuenti ammessi e, secondo alcune proposte, di trasformarsi in un meccanismo strutturale, non più legato a singole leggi di bilancio ma stabile nel tempo.
La ragione principale è semplice e riguarda i limiti stessi della quinquies. A differenza delle rottamazioni precedenti, la quinquies è stata disegnata come una misura selettiva: riguarda solo i debiti affidati agli agenti della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 e nati da omesso versamento di imposte dichiarate o di contributi previdenziali Inps, restando fuori tutto ciò che deriva da avvisi di accertamento veri e propri. Una scelta di metodo pensata per non premiare l'evasione strutturale, ma che di fatto ha lasciato fuori dalla sanatoria milioni di posizioni debitorie.
A questo si aggiunge un problema più politico che tecnico. Chi era rimasto regolare con i pagamenti della rottamazione quater al 30 settembre 2025 non può accedere alla nuova misura, mentre chi era decaduto sì. Un paradosso segnalato da più parti: il contribuente che ha rispettato gli impegni si trova con un piano di rientro più corto e rigido, mentre chi non ce l'ha fatta ottiene condizioni più favorevoli e un orizzonte di pagamento fino al 2035. È proprio da queste storture che nasce la spinta a rimettere mano al sistema.
Tra le ipotesi che circolano negli emendamenti al decreto fiscale n. 38 del 2026, attualmente all'esame del Senato, la richiesta più ricorrente è quella di ampliare la platea dei debiti sanabili. In concreto si parla di:
L'idea di una sanatoria fiscale strutturale nasce da un dato di fondo che pesa su tutto il sistema della riscossione: oltre 22 milioni di contribuenti risultano debitori verso il fisco, per un magazzino crediti che supera i 1.279 miliardi di euro. Una parte consistente di queste somme, secondo diversi osservatori, non sarà realisticamente mai recuperata con gli strumenti ordinari. La rottamazione quater, va ricordato, ha portato incassi importanti (oltre 12 miliardi di euro), ma ha registrato anche un tasso di decadenza altissimo, con quasi la metà dei contribuenti aderenti che non è riuscita a rispettare il piano di rate. Numeri che alimentano il dibattito su come costruire uno strumento più duraturo ed efficace, capace di limitare l'effetto "tappo" che si crea ogni volta che una sanatoria si esaurisce lasciando fuori nuove generazioni di debitori.
Dietro la spinta verso un intervento più ampio ci sono almeno tre ordini di ragioni. Il primo è di natura sociale ed economica: famiglie e piccole imprese che hanno accumulato debiti con il fisco, spesso per difficoltà di liquidità più che per volontà di evasione, chiedono strumenti di rientro più accessibili e meno punitivi in caso di piccoli ritardi nei pagamenti.
Il secondo motivo è politico. Diverse forze di maggioranza e di opposizione vedono nella pace fiscale un tema capace di raccogliere consenso trasversale, soprattutto in vista della manovra 2027, e non a caso il confronto si intreccia con altre ipotesi che tornano periodicamente nel dibattito pubblico, come un eventuale nuovo condono edilizio o misure per la regolarizzazione di capitali non dichiarati. Si tratta, va sottolineato, di scenari ancora tutti da verificare e non di misure approvate.
Il terzo motivo è amministrativo e finanziario. Gestire milioni di posizioni debitorie di importo ridotto, spesso risalenti a molti anni fa, ha un costo per l'amministrazione superiore ai benefici attesi dal recupero. Da qui la logica dello stralcio selettivo delle cartelle più piccole, che libererebbe risorse da destinare al recupero dei crediti più consistenti.
Qualunque ampliamento della pace fiscale, per quanto ambizioso sulla carta, deve fare i conti con gli equilibri della finanza pubblica. Una sanatoria più generosa può produrre un incasso immediato più alto, ma nel medio periodo riduce il gettito atteso dalla riscossione ordinaria, perché rinuncia a sanzioni e interessi su una platea più ampia di debiti. È questo il motivo per cui il Governo e il Parlamento dovranno valutare con attenzione platea dei beneficiari, costi per lo Stato, tempi di pagamento e gettito atteso prima di trasformare le proposte in norme definitive.
Il dibattito, in ogni caso, è destinato a intensificarsi con l'avvicinarsi della prossima legge di bilancio. Da un lato ci sono le richieste di un semplice allargamento della quinquies, con più anni coperti e maggiori margini per chi è decaduto dalle sanatorie precedenti; dall'altro l'idea più radicale di una sanatoria strutturale, pensata per diventare uno strumento permanente del rapporto tra fisco e contribuenti. Tra queste due strade, la partita politica ed economica resta apertissima, e il punto di caduta dipenderà in larga parte dalle risorse che il Governo sarà disposto a mettere in campo senza compromettere i conti pubblici.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...