Il nuovo disegno di legge 'Disposizioni in materia fiscale e di tutela dei consumatori' vuole estendere la sanatoria a tutte le partite Iva che aderiranno al concordato preventivo biennale 2026/2027, e non soltanto a chi rinnova un patto già firmato in precedenza. Cosa prevede e per chi.
Il tema del concordato preventivo biennale 2026/2027 torna al centro del dibattito parlamentare. Dal 15 settembre è ripresa in Senato la discussione su un disegno di legge che punta a estendere a tutte le partite Iva la sanatoria fiscale collegata al patto tra Fisco e contribuenti, oggi riservata a chi rinnova un concordato già firmato negli anni scorsi. Una proposta arrivata in una fase molto delicata, con la scadenza per l'adesione al concordato fissata al 2 novembre e migliaia di professionisti e imprenditori chiamati a decidere senza avere ancora un quadro normativo definitivo.
Il concordato preventivo biennale è uno strumento pensato per costruire un rapporto di maggiore fiducia tra l'Agenzia delle Entrate e i titolari di partita Iva che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), quindi principalmente piccole e medie imprese e professionisti.
In pratica, il contribuente e il Fisco concordano in anticipo quale sarà il reddito da dichiarare per i due anni successivi, in questo caso il biennio 2026/2027. Una volta accettata la proposta, le imposte si pagano su quella cifra concordata, anche se durante l'anno il reddito effettivo dovesse risultare più alto. Chi aderisce, quindi, blinda il proprio carico fiscale per due anni, con il vantaggio di una maggiore prevedibilità nella pianificazione economica.
Il vero punto di forza del concordato biennale, però, non è solo la certezza sulle imposte future: è la protezione dai controlli. Chi aderisce e rispetta gli impegni presi riduce sensibilmente il rischio di accertamenti fiscali basati sul reddito concordato, un aspetto che per molti contribuenti pesa quanto, se non più, del risparmio economico immediato.
La scadenza per decidere se aderire al CPB 2026/2027 è fissata al 31 ottobre, termine che slitta automaticamente al 2 novembre perché il 31 cade di sabato. Una finestra temporale che coincide, non a caso, con la presentazione del Modello Redditi.
Accanto al concordato vero e proprio esiste un secondo strumento, pensato per chiudere i conti con il passato: il cosiddetto ravvedimento speciale, comunemente definito anche sanatoria.
Si tratta della possibilità di regolarizzare le annualità pregresse, in questo caso quelle comprese tra il 2020 e il 2024, versando un'imposta sostitutiva forfettaria ridotta rispetto alla tassazione ordinaria. In cambio del pagamento di questa somma, il contribuente si mette in regola per eventuali irregolarità di quegli anni e ottiene un effetto particolarmente vantaggioso: l'Agenzia delle Entrate non può più effettuare accertamenti e rettifiche su quel periodo d'imposta.
Il meccanismo di calcolo si basa sul punteggio ISA ottenuto dal contribuente in ciascuna annualità. Più alto è il punteggio, più contenuta è la base imponibile su cui si applica l'imposta sostitutiva, e più bassa è l'aliquota da versare. Le aliquote flat previste vanno indicativamente dal 10% al 15% a seconda del livello di affidabilità fiscale, con uno sconto del 30% riservato alle annualità della pandemia, il 2020 e il 2021. Per l'Irap è prevista un'aliquota specifica al 3,9%.
In sostanza, con un unico versamento (o con una rateizzazione fino a dieci quote mensili, tra gennaio e marzo 2027) il contribuente può mettere al riparo cinque anni di dichiarazioni dal rischio di controlli, pagando una cifra decisamente inferiore rispetto a quella che potrebbe derivare da un accertamento ordinario.
Qui arriva il nodo al centro della discussione parlamentare. Con il decreto correttivo Omnibus, il ravvedimento speciale è stato riaperto per il 2026, ma con un paletto ben preciso: la sanatoria è oggi concessa soltanto a chi rinnova un concordato già sottoscritto per il biennio 2024/2025.
Chi invece si affaccia per la prima volta al concordato preventivo biennale, scegliendo di aderire proprio per il nuovo biennio 2026/2027, al momento resta escluso da questa possibilità. Per questi contribuenti, le eventuali irregolarità relative agli anni dal 2020 al 2024 restano soggette alle regole ordinarie di accertamento, senza alcuno sconto.
Una disparità di trattamento che, secondo diversi osservatori e professionisti del settore, rischia di penalizzare proprio i contribuenti che il Fisco vorrebbe convincere ad avvicinarsi per la prima volta allo strumento del concordato, disincentivando le nuove adesioni.
È proprio per colmare questa disparità che è tornato in discussione, a partire dalla seduta del 15 settembre, il disegno di legge "Disposizioni in materia fiscale e di tutela dei consumatori", presentato dal senatore Massimo Garavaglia, presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato.
L'obiettivo dichiarato del provvedimento è estendere la sanatoria a tutte le partite Iva che aderiranno al concordato preventivo biennale 2026/2027, e non soltanto a chi rinnova un patto già firmato in precedenza. In pratica, la proposta punta a rendere il ravvedimento speciale uno strumento universale, disponibile per qualsiasi contribuente ISA scelga di entrare nel concordato per la prima volta.
Il meccanismo delineato nel testo ricalca sostanzialmente quello già applicato nelle edizioni precedenti della sanatoria: stesso arco temporale di riferimento (le annualità 2020-2024), stesso sistema di calcolo basato sul punteggio ISA e stesse aliquote agevolate, comprese le riduzioni per il periodo pandemico. Anche l'effetto di protezione dai controlli resterebbe invariato: una volta perfezionato il versamento, unico o rateizzato, l'Agenzia delle Entrate non potrebbe più procedere con accertamenti sulle annualità sanate.
Va sottolineato che, accanto a questo disegno di legge, la questione è emersa anche nei pareri delle commissioni Finanze di Camera e Senato sullo schema di decreto correttivo Omnibus, che hanno a più riprese chiesto una valutazione sul ripristino della sanatoria estesa a tutti gli aderenti, segno di un interesse trasversale sul tema.
Il punto più delicato, però, riguarda i tempi. La discussione al Senato riprende proprio mentre la finestra per aderire al concordato preventivo biennale 2026/2027 si trova già in una fase avanzata, con la scadenza del 2 novembre ormai vicina.
Questo significa che migliaia di partite Iva e i loro commercialisti sono chiamati a valutare se convenga o meno aderire al concordato senza sapere con certezza se, nel frattempo, la sanatoria per i nuovi ingressi verrà davvero approvata. Una situazione che genera un evidente margine di incertezza operativa: chi decide di aderire contando su un'eventuale estensione della sanatoria rischia di vedersi smentito qualora la proposta non venga approvata in tempo utile, mentre chi decide di non aderire, ritenendo la sanatoria un elemento decisivo, potrebbe pentirsene se la norma dovesse passare proprio a ridosso della scadenza.
Per i professionisti del settore, questa sovrapposizione tra lavori parlamentari e adempimenti fiscali rappresenta una complicazione concreta: risulta infatti difficile costruire un calcolo di convenienza solido per i propri clienti quando una delle variabili più rilevanti, ovvero la possibilità di sanare il passato, resta ancora sospesa a un esito legislativo incerto.
Non è escluso, del resto, che proprio questo rischio di confusione a ridosso della campagna adesioni possa diventare uno degli argomenti usati da chi, in sede parlamentare, è contrario all'approvazione della proposta così come è stata presentata.
Al momento, quindi, la sanatoria per chi aderisce per la prima volta al concordato preventivo biennale 2026/2027 non è ancora legge. Resta un'ipotesi allo studio del Senato, sostenuta da un disegno di legge specifico e da un orientamento favorevole emerso anche nelle commissioni parlamentari, ma senza alcuna certezza sui tempi di approvazione.
Per chi deve decidere se aderire al concordato entro il 2 novembre, la raccomandazione che arriva dagli esperti fiscali è quella di non basare la scelta esclusivamente sull'eventuale sanatoria, ma di valutare la convenienza del concordato anche a prescindere da questo beneficio aggiuntivo, tenendo conto della propria situazione reddituale, del punteggio ISA e delle prospettive di crescita per i prossimi due anni.
Il Dott. Ugo Terenzi è un esperto consulente senior con oltre 15 anni di esperienza nel campo della gestione delle Partite IVA. Attualmente opera a Roma, dove supporta professionisti e imprenditori nell’organizzazione delle loro attività fiscali e nella pianificazione finanziaria. Nel corso della sua carriera ha affiancato numerosi clienti, offrendo indicazioni pratiche per affrontare le normat...