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Dottorando a Milano, architetto a Pesaro, ragazza alla pari a Parigi scelgono 9mq di casa ma con esiti diversi

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di Arch. Giuseppe Bergodi pubblicato il

In tre città diverse, Milano, Pesaro e Parigi, tre persone con percorsi completamente diversi si sono ritrovate ad abitare esattamente in appartamenti da 9 metri quadri. Le loro storie, le loro esperienze e conclusioni

Nove metri quadrati. È lo spazio di una camera d'albergo economica, poco più di un garage per un'utilitaria. Eppure, in tre città diverse, tre persone con percorsi di vita completamente diversi si sono ritrovate ad abitare esattamente in quella metratura. Le loro storie, raccontate in momenti diversi e senza alcun collegamento tra loro, raccontano però qualcosa di più ampio sul modo in cui sempre più persone, soprattutto nelle grandi città europee, sono costrette o scelgono di convivere con spazi minimi. Il punto più interessante non è la coincidenza del numero, ma il fatto che da quella stessa scelta siano nati tre esiti completamente opposti: una fuga, una conversione, un ripensamento.

Milano: quando il compromesso diventa insostenibile

Alessandro Cerioni ha 24 anni ed è dottorando in fisica al Politecnico di Milano. Per sei anni ha vissuto nella zona di Porta Venezia, una delle più centrali e ambite della città, in una stanza di appena 9 metri quadrati. Il prezzo, 650 euro al mese, spese condominiali e utenze escluse, raccontava già da solo la distorsione del mercato degli affitti milanesi: pochi anni prima, per uno spazio sei volte più grande, circa 55 metri quadrati, pagava 350 euro.

Cerioni ha descritto la sua quotidianità con un dettaglio che rende bene l'idea della costrizione fisica di quello spazio: il letto era posizionato così vicino al soffitto che, ogni mattina, al risveglio, finiva per sbattere la testa. Una convivenza forzata con la mancanza di spazio, vissuta inizialmente come un compromesso accettabile per restare in una posizione centrale e ben collegata, ma che con il tempo si è trasformata in un peso quotidiano difficile da sostenere.

A differenza delle altre due storie, quella di Cerioni non si conclude con un elogio della microcasa. Dopo anni di adattamento, il dottorando ha deciso di cambiare sistemazione, trovando un nuovo appartamento a un prezzo di poco inferiore, 630 euro al mese, ma probabilmente con condizioni abitative più dignitose. Lo ha raccontato con un sollievo evidente: finalmente felice di lasciarsi alle spalle quella stanza diventata simbolo, più che di una scelta di vita, di un mercato immobiliare che a Milano ha reso il "vivere in poco spazio" una necessità più che un'opzione.

Pesaro: dalla necessità alla missione professionale

Una storia agli antipodi è quella di Leonardo Di Chiara, architetto e ingegnere edile di 34 anni, che si definisce un "nomade digitale" per lo stile di vita che ha scelto di costruirsi. A differenza di Cerioni, per Di Chiara i 9 metri quadrati non sono stati una condizione subita, ma un progetto disegnato e realizzato da lui stesso, sette anni fa: una tiny house, una micro casa mobile, pensata fin dall'inizio per essere il più piccola possibile senza rinunciare alla funzionalità.

Quello che doveva essere un esperimento personale, una soluzione abitativa alternativa per chi non aveva ancora trovato una sistemazione definitiva, si è trasformato in una vera specializzazione professionale. Di Chiara è diventato, con le sue parole, "un architetto dei piccoli spazi", un percorso che gli ha permesso di farsi conoscere ben oltre i confini della sua città, entrando in contatto con persone di tutto il mondo che condividono stili di vita altrettanto particolari.

Il parallelo che lui stesso traccia è interessante: descrive la scelta della tiny house come parte di una tendenza culturale più ampia, lo stesso movimento che porta sempre più persone a preferire automobili compatte rispetto ai grandi Suv, o smartphone più piccoli e funzionali rispetto a modelli sempre più grandi. Una sorta di reazione, ancora minoritaria ma in crescita secondo lui, contro l'idea che il benessere personale debba necessariamente passare per l'accumulo di spazio, oggetti, metri quadrati.

Per Di Chiara, vivere in 9 metri quadrati non ha comportato nessuna rinuncia significativa: al contrario, descrive l'esperienza come un arricchimento personale e professionale, capace di aprirgli porte che una casa più grande, paradossalmente, forse non gli avrebbe mai aperto.

Parigi: la sorpresa di chi voleva solo restare qualche mese

La terza storia arriva da Parigi, e ha al centro Naydeline Mejia, trasferitasi nella capitale francese nell'ottobre del 2025. Anche nel suo caso, come per Cerioni, la scelta della microcasa non è nata da un desiderio specifico, ma da una necessità pratica e piuttosto urgente. Mejia aveva infatti lasciato una situazione abitativa diventata insostenibile durante la sua esperienza come ragazza alla pari, e si è trovata a dover individuare in fretta una sistemazione economica e immediatamente disponibile.

Nel giro di poche settimane ha trovato una piccola stanza arredata, di appena 9 metri quadrati, nel diciassettesimo arrondissement della città. L'intenzione iniziale era chiara: restare lì solo per il tempo necessario a trovare un appartamento più grande, dotato di tutti i comfort che quella stanza, ovviamente, non poteva offrire.

A distanza di otto mesi, però, la situazione raccontata da Mejia a Business Insider è cambiata radicalmente. Quella che doveva essere una soluzione temporanea, quasi un ripiego in attesa di qualcosa di meglio, si è trasformata in quella che lei stessa descrive come la sua casa ideale. Oggi non ha alcuna fretta di lasciare quei 9 metri quadrati parigini, e racconta di aver scoperto, in un contesto che inizialmente sembrava solo una costrizione, dei vantaggi del tutto inattesi nello stile di vita minimalista che quella stanza le ha imposto.

Una metratura, tre vite, tre risposte diverse

Messe a confronto, le tre storie raccontano qualcosa che va oltre il semplice aneddoto curioso legato a un numero che si ripete. Raccontano soprattutto quanto il significato di uno spazio dipenda dal contesto in cui viene vissuto, dalle aspettative con cui ci si entra e dalla possibilità, o meno, di scegliere davvero quella condizione.

Per Cerioni, i 9 metri quadrati di Porta Venezia sono stati il simbolo di un mercato immobiliare che a Milano ha reso la microcasa quasi un obbligo per chi vuole restare vicino al centro senza spendere cifre insostenibili: una condizione subita, alla fine abbandonata con sollievo. Per Di Chiara, la stessa metratura è diventata invece una scelta progettuale consapevole, capace di trasformarsi in una identità professionale e in uno stile di vita rivendicato con orgoglio. Per Mejia, infine, i 9 metri quadrati rappresentano un caso particolare: nati come un ripiego temporaneo dettato dall'urgenza, si sono trasformati, contro ogni aspettativa iniziale, in una scelta che oggi sceglierebbe di nuovo.

Tre storie, tre città, una sola metratura. E la dimostrazione che, quando si parla di spazio abitativo, il numero sulla planimetria conta molto meno di quanto si pensi: a fare la differenza, alla fine, è il modo in cui quello spazio entra nella vita di chi lo abita, e se quella vita, dentro quei pochi metri, riesce davvero a starci.






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Arch. Giuseppe Bergodi

Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...