A Zurigo Draghi dice che risanare i conti non basta con tagli e tasse: serve crescita. Avverte sul rischio di tassi troppo alti e rilancia 100 miliardi dal bilancio Ue per l'intelligenza artificiale
Risanare i conti pubblici è inevitabile, ma non basta farlo soltanto con tagli e tasse. È il messaggio che Mario Draghi ha consegnato il 1° ottobre a Zurigo, nella lezione dedicata a Karl Brunner pronunciata al Politecnico federale per l'anniversario del ciclo di conferenze della Banca nazionale svizzera. L'ex presidente della Banca centrale europea e già presidente del Consiglio ha parlato in un momento delicato per i mercati: i titoli di Stato hanno attraversato settimane di forte tensione, con il rendimento del Treasury decennale americano salito in settembre di 53 punti base, il rialzo mensile più ampio dal 2022, fino a sfiorare i massimi dal 2007. È in questo clima, definito da alcune testate una "tempesta globale" sui titoli di Stato, che Draghi ha invitato i governi europei a cambiare prospettiva.
Il cuore del ragionamento è che la capacità dei governi di attuare il risanamento dipende dalla crescita. Le regole di bilancio, ha spiegato, sono importanti ma da sole non bastano a tenere sotto controllo il debito se l'economia è debole, e la disciplina fiscale non può isolare un Paese dai cambiamenti dei tassi di interesse globali. Per questo i governi devono assumersi la piena responsabilità della crescita. È una posizione coerente con le sue idee sull'Europa, ma pronunciata questa volta con un'attenzione particolare alla politica monetaria, tanto che il discorso è stato descritto come più concentrato sui tassi che su altre occasioni passate.
Il punto di partenza è una constatazione quasi geopolitica. Stretta tra la politica tariffaria di Donald Trump, l'aggressività cinese e due conflitti di cui non si vede la fine, l'Europa, secondo Draghi, può esercitare la propria influenza soprattutto sulla crescita e non sui tassi, che rispondono a una sincronizzazione ormai globale. Il motivo, ha spiegato, è che i mercati non valutano un unico percorso dei tassi di interesse. Per questo, ha osservato, la crescita dell'Eurozona risulta in ritardo rispetto ai tassi che deve affrontare: un divario che rende più pesante il costo del debito e più difficile il consolidamento dei conti.
Qui si inserisce il passaggio che ha dato il titolo a molte cronache: non solo tagli e tasse. Draghi non nega la necessità di rimettere in ordine i bilanci, e ha richiamato anche una proiezione che fa riflettere, quella di un rapporto tra debito e prodotto interno lordo che potrebbe raggiungere il 130 per cento entro il 2040. Ma sostiene che affidare il risanamento soltanto a una stretta fiscale rischia di essere insufficiente e perfino controproducente se, nello stesso tempo, la crescita rimane debole. In altre parole, il denominatore del rapporto, cioè il prodotto, conta quanto il numeratore, cioè il debito.
Un secondo fronte riguarda la politica monetaria. Draghi ha detto che la prima priorità è controllare l'inflazione, e che il controllo dell'inflazione deve restare l'obiettivo della banca centrale. Ma ha anche messo in guardia dal rischio di un aumento eccessivo dei tassi, che potrebbe ridurre la crescita di una quota compresa fra 1,1 e 1,3 punti percentuali nel triennio dal 2026 al 2028. È la ragione per cui alcuni titoli parlano di un Draghi "cauto sul rialzo dei tassi": non un invito a ignorare l'inflazione, ma l'avvertimento che stringere troppo può costare molto in termini di attività economica.
Per capire il senso della cautela, conviene ricordare come funziona il rapporto tra tassi e debito. Quando i tassi salgono, rifinanziare i titoli in scadenza costa di più e una quota crescente delle entrate dello Stato va al pagamento degli interessi, a meno che il prodotto non cresca abbastanza da compensare. Se invece l'aumento dei tassi frena l'economia, si perde crescita e il peso del debito rispetto al prodotto può aumentare anziché diminuire. È questo il circolo vizioso che Draghi invita a evitare. Va sottolineato che questa non è una critica diretta a una decisione della Bce, e che le fonti consultate non riportano da parte sua giudizi su singole riunioni dell'istituto. Si tratta di un ragionamento di scenario, che invita a bilanciare gli obiettivi: tenere sotto controllo i prezzi senza soffocare una crescita già debole. Il contesto, del resto, è quello di inflazione alimentata anche dal rialzo dei costi energetici e di governi che devono collocare grandi quantità di titoli per finanziare i disavanzi. Una combinazione, quella tra inflazione persistente e deficit da finanziare, che spiega perché i mercati chiedano rendimenti più alti.
Dopo la diagnosi, Draghi ha rilanciato le proposte per far ripartire la crescita. La più concreta riguarda l'intelligenza artificiale. L'Unione europea ospita meno del 5 per cento della capacità di calcolo mondiale per l'AI. Portare questa quota al 15 per cento entro il 2030, in linea con il peso dell'Europa nell'economia mondiale, richiederebbe, secondo uno studio citato da Draghi, circa 1,3 trilioni di euro di investimenti. La parte pubblica necessaria per ridurre il rischio di questi investimenti, stimata in circa 100 miliardi di euro, potrebbe essere finanziata dal bilancio dell'Unione: assorbirebbe soltanto il 5 per cento circa del prossimo bilancio, oggi in fase di negoziazione, e alleggerirebbe i bilanci nazionali mentre sono in fase di consolidamento. Una cifra, ha detto, ampiamente alla portata.
L'altro pilastro è l'integrazione. Draghi ha ricordato che il mercato unico potrebbe portare circa mezzo punto di crescita aggiuntiva all'anno, mentre una rapida adozione dell'intelligenza artificiale potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali alla crescita della produttività nel prossimo decennio. Nella lettura dei resoconti, Draghi ha anche indicato come modello da guardare l'esempio della Svizzera e degli Stati Uniti, invitando l'Europa a superare i nazionalismi e a integrarsi sul modello americano, precisando che il discorso riguarda l'Unione europea e non misure svizzere. Ha poi aggiunto che più ci si spinge sulla strada dell'integrazione, più saldamente la crescita riuscirà a mantenersi al di sopra dei tassi di interesse e meglio la banca centrale sarà isolata dalle pressioni politiche. Il messaggio ai governi è che le riforme sovranazionali sono la leva più importante per la crescita.
Resta da vedere quanto queste proposte troveranno ascolto. I cento miliardi per l'intelligenza artificiale dipendono dalla trattativa sul prossimo bilancio europeo, e il consolidamento dei conti nazionali, per l'Italia come per altri Paesi, continuerà a misurarsi con rendimenti elevati e crescita incerta. Il discorso di Zurigo, comunque, ha il merito di spostare il baricentro: non solo quanto tagliare o quanto tassare, ma come far crescere un'economia che, secondo Draghi, cresce meno dei tassi che deve sopportare. Una lettura che richiama un tema ricorrente degli interventi di Draghi: l'Europa può contare sulle proprie forze soprattutto se riesce ad agire come un sistema integrato e non come la somma di mercati separati.
Per fissare i numeri essenziali del discorso: 100 miliardi di euro dal bilancio europeo per ridurre il rischio degli investimenti in intelligenza artificiale, pari a circa il 5 per cento del prossimo bilancio; 1,3 trilioni di investimenti complessivi necessari entro il 2030; meno del 5 per cento della capacità mondiale di calcolo oggi in Europa contro un obiettivo del 15; mezzo punto all'anno dal mercato unico; fino a 0,4 punti dalla diffusione dell'AI; e un rischio per la crescita fra 1,1 e 1,3 punti se i tassi salissero troppo.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...