Il Nav di Exor scende del 3,9% mentre i mercati salgono dell'11,8%: Stellantis, Juventus e la strategia di Elkann per il rilancio.
Un patrimonio da 32 miliardi di euro, controllato da una delle famiglie più ricche e influenti d'Italia, che nell'arco di sei mesi rende meno di un semplice conto deposito bancario. È questa la fotografia che emerge dai conti del primo semestre 2026 di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann guidata da John Elkann, pubblicati lo scorso 22 settembre.
Il dato che ha attirato più attenzione è la performance del Nav per azione, il valore patrimoniale netto che misura quanto vale davvero, sul mercato, la ricchezza racchiusa in Exor. Nel primo semestre del 2026 il Nav è sceso del 3,9%, attestandosi a circa 32 miliardi di euro complessivi, pari a 157,9 euro per azione. Un calo che, di per sé, potrebbe non sembrare drammatico. Ma diventa molto più significativo se confrontato con l'andamento dei mercati globali nello stesso periodo: l'indice Msci World, il benchmark a cui la stessa Exor si paragona nei suoi report, è salito nel frattempo dell'11,8%. Il divario tra i due dati sfiora quindi i 15 punti percentuali, un distacco che rende evidente quanto la holding abbia sottoperformato rispetto a chi, semplicemente, avesse investito in un paniere diversificato di azioni internazionali.
Ed è proprio questo confronto a spiegare l'immagine, provocatoria ma efficace, del "conto deposito". Un correntista che oggi vincola i propri risparmi per sei mesi può ottenere un rendimento modesto ma comunque positivo, tipicamente tra l'1% e il 3% lordo su base annua a seconda dell'istituto. La famiglia più ricca d'Italia, che pure controlla un impero industriale da decine di miliardi, ha invece visto il proprio patrimonio perdere valore nello stesso arco di tempo. Non si tratta del primo campanello d'allarme: anche il bilancio dell'intero 2025 si era chiuso con un Nav per azione in calo dell'8,1%, a fronte di un Msci World in crescita del 5,4%.
Per capire cosa non stia funzionando bisogna guardare dentro il portafoglio di Exor, che comprende principalmente le partecipazioni in Stellantis, Ferrari, Cnh Industrial, Philips e Juventus. Il dossier più delicato resta quello di Stellantis, il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fca e Psa, di cui Exor è il primo azionista. L'arrivo di Antonio Filosa alla guida dell'azienda, dopo l'uscita di Carlos Tavares, ha aperto una nuova fase e alcuni segnali di ripresa si sono visti, dalle consegne globali tornate a crescere nel semestre al recupero delle quote di mercato in Italia. Ma la strada resta lunga e il titolo continua a pesare sui conti della holding.
Accanto a Stellantis, anche la Juventus ha contribuito negativamente alla performance del semestre, in linea con un andamento sportivo e finanziario complicato per il club bianconero. Sull'altro fronte, Ferrari continua invece a correre in Borsa e resta uno degli asset più solidi e apprezzati dell'intero portafoglio, ma non è bastata da sola a compensare le difficoltà delle altre partecipate. Non a caso, secondo i dati più recenti diffusi da Exor, oggi Stellantis vale appena il 6% del patrimonio complessivo della famiglia, una quota che risulta pari a meno della metà di quanto valgono le azioni Philips e a circa un sesto del valore rappresentato da Ferrari. Un ribaltamento significativo rispetto all'immagine tradizionale che associa gli Agnelli-Elkann soprattutto al mondo dell'automobile.
Di fronte a un semestre difficile, la risposta della holding non è stata l'immobilismo ma un'accelerazione della strategia di semplificazione del portafoglio avviata negli ultimi anni. Nei primi sei mesi del 2026 Exor ha portato a termine diverse cessioni importanti: la vendita delle attività nella difesa di Iveco Group a Leonardo, la conclusione delle operazioni legate a Gedi, Lifenet e Nuo, e un accordo per cedere anche la partecipazione in Welltec. Nel frattempo Tata Motors ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto proprio su Iveco Group, la cui conclusione è attesa entro novembre 2026.
Il risultato di queste operazioni è una liquidità salita a circa 4 miliardi di euro, che secondo i vertici della holding testimonia la solidità dei conti e la volontà di continuare a diversificare lontano dal settore automobilistico tradizionale. In parallelo, Exor ha rafforzato proprio la propria scommessa su Philips, ottenendo la possibilità di salire fino al 22% del capitale del gruppo olandese di tecnologie sanitarie, rispetto al precedente tetto del 20%. Una mossa che conferma come il centro di gravità del portafoglio si stia progressivamente spostando dall'auto verso settori come la sanità e la tecnologia medicale.
A completare il quadro c'è anche un nuovo programma di riacquisto di azioni proprie fino a 500 milioni di euro, che sarà eseguito sul mercato fino alla pubblicazione dei prossimi risultati finanziari, prevista per marzo 2027. Un buyback che, secondo la logica classica di queste operazioni, dovrebbe sostenere il valore delle azioni Exor proprio nel momento in cui il Nav fatica a tenere il passo del mercato.
Il quadro che emerge dai conti semestrali racconta quindi due storie parallele. Da un lato una performance finanziaria deludente, che vede il patrimonio della famiglia più ricca d'Italia rendere meno di un investimento a basso rischio come un conto deposito, complice il peso ancora forte di Stellantis e le difficoltà della Juventus. Dall'altro una strategia di fondo coerente, fatta di cessioni mirate, nuova liquidità e un progressivo spostamento del baricentro del gruppo verso settori meno legati ai cicli dell'automotive.
Nei prossimi mesi sarà decisivo capire come Exor deciderà di reinvestire i 4 miliardi di euro incassati dalle recenti cessioni e se la ripresa avviata da Filosa in Stellantis riuscirà a consolidarsi, restituendo peso e valore a una delle partecipazioni storicamente più identitarie per la famiglia Agnelli-Elkann. Il prossimo appuntamento con i conti, atteso per marzo 2027, dirà se questo semestre difficile sia stato solo un passaggio transitorio oppure il segnale di una trasformazione più profonda e ancora incompleta.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...