Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Eolico gallegiante, come funziona e i vantaggi di questo sistema di energia alternativa e la situazione in Italia

di Marcello Tansini pubblicato il
eolico galleggiante

L'eolico galleggiante rappresenta una nuova frontiera per la produzione di energia pulita, con vantaggi ambientali e tecnologici. L'articolo analizza il funzionamento, lo sviluppo in Europa e in Italia, potenzialità, limiti e impatti su economia e lavoro.

L’energia eolica marina sta vivendo una rapida evoluzione grazie ai sistemi galleggianti, capaci di rappresentare una risposta innovativa alle esigenze di decarbonizzazione. Allontanarsi dalla dipendenza da combustibili fossili diventa più concreto, anche in Italia, dove la conformazione dei fondali marini rende spesso impraticabile l’installazione di turbine fisse. I sistemi floating permettono il posizionamento delle pale in acque profonde, sfruttando la maggiore intensità e costanza dei venti marini. Questo approccio favorisce una maggiore produzione di elettricità rinnovabile e contribuisce al rispetto degli obiettivi climatici e ambientali fissati sia a livello nazionale che comunitario. L’eolico offshore su piattaforme galleggianti si configura come una leva strategica per la transizione energetica italiana, favorendo occupazione qualificata e sviluppo industriale nel Mediterraneo.

Come funziona l’eolico galleggiante: tecnologia, differenze rispetto all’eolico offshore convenzionale e vantaggi ambientali

La tecnologia galleggiante rappresenta un’evoluzione essenziale rispetto ai parchi eolici tradizionali con fondazioni fisse. Mentre le turbine fissate al fondale sono limitate dalla profondità delle acque (tipicamente fino a 50-60 metri), le strutture floating sfruttano piattaforme specializzate ancorate al fondale tramite cavi, senza interventi invasivi di perforazione. Questa soluzione consente l’installazione anche in aree dove la profondità raggiunge centinaia di metri, come lungo le coste italiane o nel Mar del Nord.

I principali componenti di un impianto eolico galleggiante comprendono:

  • Piattaforme flottanti: strutture semisommergibili (spesso simili a quelle utilizzate per l’estrazione petrolifera offshore) che sostengono il peso della turbina.
  • Sistemi di ancoraggio: cavi in acciaio che mantengono la piattaforma in posizione.
  • Cavidotti sottomarini: utilizzati per il trasporto dell’energia generata verso la terraferma.
La produzione energetica è massimizzata grazie alle migliori condizioni di vento presenti al largo: più ci si allontana dalla costa, maggiori sono l’intensità e la costanza del vento, caratteristica che garantisce una generazione elettrica più prevedibile e stabile.

L’eolico galleggiante si distingue anche per i suoi vantaggi in termini di impatto ambientale e paesaggistico:

  • Distanza dalla costa: le turbine risultano quasi invisibili dalla terraferma, riducendo le critiche legate all’impatto visivo e all’“effetto NIMBY”.
  • Assemblaggio a terra: piattaforme eoliche possono essere pre-assemblate nei porti per poi essere trainate al sito offshore, diminuendo l’impatto delle operazioni marine e facilitando la manutenzione.
  • Minore disturbo della biodiversità: l’ancoraggio leggero riduce le alterazioni degli ecosistemi marini rispetto alle fondazioni rigide installate sui fondali.
  • Riduzione delle emissioni: l’energia prodotta contribuisce direttamente a ridurre il ricorso ai combustibili fossili e quindi l’impronta carbonica del sistema elettrico.
I sistemi floating, inoltre, favoriscono la coesistenza con altre attività marine come la pesca e la navigazione, ampliando le possibilità di uso sostenibile dello spazio marittimo.

L’eolico galleggiante in Europa: progetti, leadership tecnologica e strategie di sviluppo

Il continente europeo detiene il primato globale nell’adozione della tecnologia eolica galleggiante, vantando progetti pionieristici e una solida rete di collaborazione tra imprese, istituti di ricerca e governi. Francia, Regno Unito, Norvegia, Portogallo e Spagna stanno investendo ingenti risorse nel potenziamento di questa filiera, mirando ad aumentare la capacità produttiva offshore nei prossimi decenni.

Alcuni esempi sono:

  • Kincardine (Scozia): con una potenza di 50 MW, rappresenta uno dei maggiori esempi operativi di parco eolico galleggiante europeo.
  • Hywind Tampen (Norvegia): con 88 MW e 11 turbine, mostra la robustezza tecnica del floating anche in condizioni oceaniche complesse.
  • WindFloat Atlantic (Portogallo): parco semisommergibile da 25 MW, simbolo di sperimentazione di successo.
L’Unione Europea ha incluso l’eolico galleggiante tra i pilastri della Strategia 2050 per le rinnovabili offshore, con obiettivi di 60 GW entro il 2030 e 300 GW entro il 2050. I fondi vengono veicolati tramite programmi come Horizon Europe e Connecting Europe Facility per accelerare la maturità tecnologica e abbattere i costi. Parte fondamentale di questa spinta è la semplificazione delle procedure autorizzative e la predisposizione di incentivi attraverso schemi come il FER2 in Italia.

Grazie a queste strategie, l’Europa si avvia a consolidare la propria leadership internazionale, spingendo anche gli operatori italiani a cogliere il potenziale competitivo del settore.

Il potenziale dell’eolico galleggiante in Italia: situazione attuale, progetti e prospettive future

L’Italia si distingue nel panorama europeo per il grande potenziale di sviluppo dei sistemi floating, stimato teoricamente in oltre 200 GW dal Politecnico di Torino. Questo valore, anche se ambizioso, suggerisce che la Penisola possa ospitare percentuali significative della futura produzione eolica marina del Mediterraneo.

Attualmente, la maggior parte delle iniziative riguarda:

  • Puglia, Sicilia, Sardegna e Romagna: queste aree presentano fondali profondi e venti idonei, elementi ideali per la tecnologia galleggiante.
  • Progetti autorizzati e in attesa: sono 4 i parchi eolici floating che hanno concluso la valutazione di impatto ambientale (Barium Bay al largo di Barletta, Agnes e Energia2020 tra Ravenna e Rimini, e un impianto vicino alle Egadi in Sicilia), per una potenza complessiva superiore a 2 GW. Oltre 20 GW sono già in lista d’attesa e 130 progetti attendono l’avvio dell’iter.
Regione/Area Progetto/Impianto Potenza (MW)
Puglia Barium Bay 1.100
Ravenna Agnes 600 (e +100 fotovoltaico galleggiante)
Rimini Energia2020 330
Isole Egadi (TP) Seas Med 250
Gli investimenti previsti sono ingenti: secondo le associazioni di settore, ogni gigawatt installato richiede circa 4 miliardi di euro, con tempi di ammortamento intorno ai 25 anni e ritorni economici solidi, anche grazie alla previsione di tariffe agevolate tramite aste pubbliche. Il cronoprogramma per la realizzazione prevede 5 anni per autorizzazioni e studi climatici e altri 3-4 per la costruzione effettiva, portando il traguardo dei 20 GW di impianti realisticamente al 2050.

La regolamentazione nazionale ancora incerta rallenta però le aste, ostacolando la piena attuazione della politica energetica.

Vantaggi e limiti dell’eolico galleggiante: ambientali, economici e industriali

I sistemi floating offrono molti benefici, ma anche alcune criticità da considerare:

  • Vantaggi ambientali: ridotta visibilità dalla costa, minore alterazione degli ambienti sottomarini, esigua occupazione dello spazio marino grazie all’ancoraggio leggero. La capacità di sfruttare venti notturni e invernali mantiene regolare la produzione anche nei mesi meno favorevoli.
  • Benefici economico-industriali: generano indotto nella filiera della navalmeccanica e della logistica portuale, incentivando la localizzazione in territori tradizionalmente svantaggiati. Il valore aggiunto sull’investimento ricade fino al triplo sul territorio nazionale.
  • Limiti: costi di installazione iniziali superiori rispetto all’eolico su terra e qualche criticità residua in termini di impatti sulle rotte marine e sulla pesca. I primi progetti presentano costi di produzione più elevati (circa 130 €/MWh), anche se si prevede una discesa sotto gli 80 €/MWh in breve tempo grazie all’aumento della concorrenza e al miglioramento tecnologico.
  • Accettazione sociale: permangono dubbi e contestazioni in alcune aree, sebbene il posizionamento al largo favorisca una maggiore accettazione rispetto ai tradizionali impianti terrestri.
Con la maggiore maturità della filiera, i limiti verranno ulteriormente ridotti, rendendo queste soluzioni un asset strategico sia per la tutela ambientale che per la crescita industriale nazionale.

Sfide normative, iter autorizzativi e ruolo delle politiche UE e nazionali

La crescita delle energie rinnovabili marine in Italia è storicamente frenata da complesse procedure autorizzative. Il quadro è segnato da lungaggini (fino a 5 anni tra studio climatico e VIA), incertezze burocratiche e dalla mancata pubblicazione regolare dei calendari d’asta per l’assegnazione delle tariffe incentivanti. Il Decreto FER2, approvato ma in attesa di piena attuazione, avrebbe il compito di semplificare e rendere attrattivi gli investimenti, allineando la normativa nazionale con le linee guida europee.

A livello comunitario, la Strategia UE per il 2050 raccomanda l’identificazione di aree marine preferenziali tramite piani di utilizzo delle acque, combinando la protezione ambientale con lo sviluppo energetico e l’interesse delle comunità locali. Gli incentivi europei sono orientati a favorire l’accelerazione delle concessioni, il coordinamento tra Stato e Regioni e la definizione di piani di formazione professionale per la nuova filiera.

La piena attuazione delle politiche UE e dei regolamenti italiani viene considerata determinante per sbloccare il potenziale di crescita e raggiungere gli obiettivi di capacità produttiva previsti al 2030 e 2050.

Impatto economico e occupazionale: filiera, investimenti e ritorni per il territorio

Gli investimenti nella tecnologia floating generano impatti tangibili sull’occupazione, sulla creazione di valore e sulla modernizzazione industriale del Paese. Secondo le stime di Aero (Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore), lo sviluppo della filiera eolica marina potrebbe generare almeno 6.000 nuovi posti di lavoro diretti, oltre a un indotto significativo nella logistica, cantieristica e metallurgia. Il rapporto tra investimenti e ritorni sul territorio è particolarmente virtuoso: ogni euro investito nel settore può generare ricadute economiche triple, grazie al coinvolgimento di imprese italiane nei segmenti della costruzione dei floater, dell’assemblaggio delle turbine e nella gestione della logistica portuale.

Gli effetti positivi si estendono anche alla formazione professionale: la richiesta di personale tecnico specializzato ha già spinto numerose aziende a pianificare percorsi formativi in collaborazione con enti locali, soprattutto al Sud. Nel medio termine, la crescita di questo comparto può contribuire in modo decisivo alla reindustrializzazione di aree tradizionalmente colpite dalla crisi del settore siderurgico e meccanico.

L’attrattività finanziaria della filiera si conferma elevata: i rendimenti prospettati si attestano intorno all’8% annuo, rendendo i progetti floating appetibili per i capitali privati nonostante la burocrazia persistente.