L'eolico galleggiante rappresenta una nuova frontiera per la produzione di energia pulita, con vantaggi ambientali e tecnologici. L'articolo analizza il funzionamento, lo sviluppo in Europa e in Italia, potenzialità, limiti e impatti su economia e lavoro.
L’energia eolica marina sta vivendo una rapida evoluzione grazie ai sistemi galleggianti, capaci di rappresentare una risposta innovativa alle esigenze di decarbonizzazione. Allontanarsi dalla dipendenza da combustibili fossili diventa più concreto, anche in Italia, dove la conformazione dei fondali marini rende spesso impraticabile l’installazione di turbine fisse. I sistemi floating permettono il posizionamento delle pale in acque profonde, sfruttando la maggiore intensità e costanza dei venti marini. Questo approccio favorisce una maggiore produzione di elettricità rinnovabile e contribuisce al rispetto degli obiettivi climatici e ambientali fissati sia a livello nazionale che comunitario. L’eolico offshore su piattaforme galleggianti si configura come una leva strategica per la transizione energetica italiana, favorendo occupazione qualificata e sviluppo industriale nel Mediterraneo.
La tecnologia galleggiante rappresenta un’evoluzione essenziale rispetto ai parchi eolici tradizionali con fondazioni fisse. Mentre le turbine fissate al fondale sono limitate dalla profondità delle acque (tipicamente fino a 50-60 metri), le strutture floating sfruttano piattaforme specializzate ancorate al fondale tramite cavi, senza interventi invasivi di perforazione. Questa soluzione consente l’installazione anche in aree dove la profondità raggiunge centinaia di metri, come lungo le coste italiane o nel Mar del Nord.
I principali componenti di un impianto eolico galleggiante comprendono:
L’eolico galleggiante si distingue anche per i suoi vantaggi in termini di impatto ambientale e paesaggistico:
Il continente europeo detiene il primato globale nell’adozione della tecnologia eolica galleggiante, vantando progetti pionieristici e una solida rete di collaborazione tra imprese, istituti di ricerca e governi. Francia, Regno Unito, Norvegia, Portogallo e Spagna stanno investendo ingenti risorse nel potenziamento di questa filiera, mirando ad aumentare la capacità produttiva offshore nei prossimi decenni.
Alcuni esempi sono:
Grazie a queste strategie, l’Europa si avvia a consolidare la propria leadership internazionale, spingendo anche gli operatori italiani a cogliere il potenziale competitivo del settore.
L’Italia si distingue nel panorama europeo per il grande potenziale di sviluppo dei sistemi floating, stimato teoricamente in oltre 200 GW dal Politecnico di Torino. Questo valore, anche se ambizioso, suggerisce che la Penisola possa ospitare percentuali significative della futura produzione eolica marina del Mediterraneo.
Attualmente, la maggior parte delle iniziative riguarda:
| Regione/Area | Progetto/Impianto | Potenza (MW) |
| Puglia | Barium Bay | 1.100 |
| Ravenna | Agnes | 600 (e +100 fotovoltaico galleggiante) |
| Rimini | Energia2020 | 330 |
| Isole Egadi (TP) | Seas Med | 250 |
La regolamentazione nazionale ancora incerta rallenta però le aste, ostacolando la piena attuazione della politica energetica.
I sistemi floating offrono molti benefici, ma anche alcune criticità da considerare:
La crescita delle energie rinnovabili marine in Italia è storicamente frenata da complesse procedure autorizzative. Il quadro è segnato da lungaggini (fino a 5 anni tra studio climatico e VIA), incertezze burocratiche e dalla mancata pubblicazione regolare dei calendari d’asta per l’assegnazione delle tariffe incentivanti. Il Decreto FER2, approvato ma in attesa di piena attuazione, avrebbe il compito di semplificare e rendere attrattivi gli investimenti, allineando la normativa nazionale con le linee guida europee.
A livello comunitario, la Strategia UE per il 2050 raccomanda l’identificazione di aree marine preferenziali tramite piani di utilizzo delle acque, combinando la protezione ambientale con lo sviluppo energetico e l’interesse delle comunità locali. Gli incentivi europei sono orientati a favorire l’accelerazione delle concessioni, il coordinamento tra Stato e Regioni e la definizione di piani di formazione professionale per la nuova filiera.
La piena attuazione delle politiche UE e dei regolamenti italiani viene considerata determinante per sbloccare il potenziale di crescita e raggiungere gli obiettivi di capacità produttiva previsti al 2030 e 2050.
Gli investimenti nella tecnologia floating generano impatti tangibili sull’occupazione, sulla creazione di valore e sulla modernizzazione industriale del Paese. Secondo le stime di Aero (Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore), lo sviluppo della filiera eolica marina potrebbe generare almeno 6.000 nuovi posti di lavoro diretti, oltre a un indotto significativo nella logistica, cantieristica e metallurgia. Il rapporto tra investimenti e ritorni sul territorio è particolarmente virtuoso: ogni euro investito nel settore può generare ricadute economiche triple, grazie al coinvolgimento di imprese italiane nei segmenti della costruzione dei floater, dell’assemblaggio delle turbine e nella gestione della logistica portuale.
Gli effetti positivi si estendono anche alla formazione professionale: la richiesta di personale tecnico specializzato ha già spinto numerose aziende a pianificare percorsi formativi in collaborazione con enti locali, soprattutto al Sud. Nel medio termine, la crescita di questo comparto può contribuire in modo decisivo alla reindustrializzazione di aree tradizionalmente colpite dalla crisi del settore siderurgico e meccanico.
L’attrattività finanziaria della filiera si conferma elevata: i rendimenti prospettati si attestano intorno all’8% annuo, rendendo i progetti floating appetibili per i capitali privati nonostante la burocrazia persistente.