Il 2026 porta importanti novità su età e contributi per la pensione: requisiti aggiornati, nuove soglie economiche, strumenti di flessibilità e deroghe. Analisi delle regole, condizioni speciali ed effetti sulle pensioni future.
Il sistema previdenziale italiano affronta il 2026 all’insegna della transizione normativa e di una maggiore attenzione alla sostenibilità economica e all’adeguatezza delle prestazioni. Cambiamenti rispetto agli anni precedenti riguardano l’aggiornamento delle regole su requisiti anagrafici, importi minimi, criteri di calcolo e accesso anticipato, con novità derivanti dalle più recenti Leggi di Bilancio e dagli effetti del meccanismo di perequazione legato all’inflazione. Il 2026 assume il valore di anno ponte tra il mantenimento delle regole vigenti e l’avvio progressivo di nuovi incrementi, previsti a partire dal 2027, che interesseranno in modo differenziato varie categorie di lavoratori.
Nel 2026 il riferimento centrale per l’accesso alla pensione rimane il raggiungimento di 67 anni compiuti con almeno 20 anni di contributi obbligatori, secondo quanto confermato dalla Legge di Bilancio. Una nuova soglia economica si impone però ai lavoratori appartenenti al regime contributivo puro (chi ha contributi solo dal 1996 in poi o dalla Gestione Separata), richiedendo che l’importo dell’assegno previdenziale sia almeno pari a circa 546 euro mensili lordi (1,5 volte l’Assegno sociale per il 2026). Questo requisito introduce una sostanziale differenza rispetto al passato, dove i parametri erano unicamente anagrafici e contributivi, rappresentando una selezione più stringente per chi ha avuto carriere discontinue o salari bassi.
La situazione resta invariata per i soggetti che possono vantare almeno un contributo accreditato prima del 31 dicembre 1995 (sistema misto): per loro il diritto è collegato ai 67 anni e ai 20 anni di contributi, senza soglie minime sull’importo della pensione.
| Tabella riepilogativa requisiti 2026 | |
| Pensione di vecchiaia ordinaria | 67 anni + 20 anni di contributi |
| Contributivo puro | 67 anni + 20 anni di contributi + importo >= 546 euro |
| Anticipo età contributiva | 64 anni + 25 anni (puro) + assegno >= 1.638 euro |
L’uscita dal lavoro prima dell’età ordinaria resta centrale nelle strategie di pianificazione previdenziale. Nel 2026, la pensione anticipata ordinaria può essere ottenuta con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza limiti d’età anagrafica. Persistono i vincoli su finestre mobili e sulle modalità di calcolo dell’assegno. Importante sottolineare il superamento delle precedenti formule temporanee, come Quota 103, e il dibattito in corso sull’introduzione della cosiddetta Quota 41 flessibile, ipotesi che apre nuovi scenari di anticipo e penalizzazione economica.
Nel regime contributivo puro la pensione anticipata può essere conseguita a 64 anni, con almeno 25 anni di contribuzione maturata dopo il 1995 e a patto che l’assegno stimato sia di almeno tre volte l’Assegno sociale (1.638 euro lordi mensili nel 2026). Le lavoratrici madri possono usufruire di riduzioni: due volte e mezzo l’assegno sociale con due o più figli, 2,8 volte con un figlio.
Questa opzione, rispetto alle vie ordinarie, si rivolge a chi ha carriere lunghe ma discontinue, liberi professionisti, autonomi e iscritti alla gestione separata. Non tutti, però, potranno sfruttare questa via: la verifica dell’importo diventa determinante.
L’APE Sociale viene confermata come strumento di accompagnamento per chi attraversa situazioni di particolare disagio: disoccupati di lungo periodo, invalidi civili =74%, caregiver familiari e addetti a mansioni gravose. L’accesso è garantito con almeno 63 anni e 5 mesi di età e 30 anni di contributi (36 per attività gravose, 32 per edili).
Va considerata la riduzione delle risorse per l’accesso anticipato (diminuzione dei fondi per lavori usuranti dal 2033), mentre APE Sociale resta uno degli strumenti meno penalizzanti per le categorie protette, in attesa di una riforma strutturale delle forme di pensionamento anticipato.
Nell’attuale scenario previdenziale i cosiddetti lavoratori precoci – chi ha almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni – mantengono la possibilità di pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, subordinata all’appartenenza a specifiche categorie (disoccupati, invalidi, caregivers, addetti a mansioni gravose o usuranti). I requisiti sono validi solo per chi soddisfa le condizioni entro il 2026; dal 2028 subiranno l’aumento di tre mesi previsto dall’adeguamento all’aspettativa di vita, salvo deroga prevista per particolari situazioni.
Un altro canale riguarda la pensione anticipata per invalidità almeno all’80%: riconosciuta ai dipendenti con capacità lavorativa significativamente ridotta, consente l’accesso a 61 anni per gli uomini e 56 per le donne.
Dal 2027 riprende l’adeguamento automatico dei requisiti previdenziali all’aumento della speranza di vita, secondo il meccanismo biennale già previsto dalla normativa (art. 12, comma 12-bis, D.L. 78/2010). Il primo incremento sarà di un mese (67 anni e un mese per la vecchiaia; 42 anni e 11 mesi di contributi per la pensione anticipata ordinaria maschile), seguito da altri due mesi a partire dal 2028. Alcune categorie sono escluse dall’aumento: