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Ex-Ilva, gli ultimi sviluppi su licenziamenti e chiusura: come è andato incontro ieri 8 settembre e i prossimi passaggi

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il
Ex Ilva ultimi sviluppi licenziamenti chiusura prossimi passaggi

Continua ad essere molto discussa la questione dell'Ex-Ilva, tra decisioni in bilico e chiusura definitiva. Cosa è stato detto durante l'incontro di ieri 8 settembre e quali sono le prospettive.

La vertenza ex Ilva è entrata nella sua fase più delicata. Nell'arco di poche ore si sono concentrati un doppio vertice governativo, un'udienza decisiva in tribunale e numeri sull'occupazione che continuano a crescere di giorno in giorno. Dopo quanto accaduto ieri, martedì 8 settembre, si attendono i prossimi appuntamenti per capire cosa accadrà.

Il doppio incontro a Palazzo Chigi dell'8 settembre

Ieri pomeriggio il Governo ha convocato nella Sala Verde di Palazzo Chigi due tavoli distinti dedicati al futuro dell'ex Ilva. Gli incontri, presieduti dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, hanno visto la partecipazione di diversi ministri, tra cui il titolare del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti e la ministra del Lavoro Marina Calderone.

Il primo appuntamento, fissato alle 16, ha riunito le rappresentanze delle imprese, tra cui Confindustria e Confcommercio, insieme ad altre sigle datoriali come Confapi, Confartigianato, Confesercenti e le principali associazioni cooperative. Al centro della discussione il destino industriale dello stabilimento di Taranto, la vendita di Acciaierie d'Italia e le ricadute occupazionali della crisi.

A seguire, alle 17.30, si è tenuto il secondo tavolo, quello con i sindacati metalmeccanici: Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl, insieme a Federmanager. Un confronto atteso da settimane, che arriva a poche ore da un altro appuntamento giudicato decisivo per l'intera vertenza: l'udienza di oggi alla Corte d'Appello di Milano.

Cosa è emerso dal tavolo con i sindacati

Dall'incontro con le parti sociali sono arrivati segnali di apertura da parte del Governo, pur in un clima resto teso dai sindacati. Secondo quanto riferito al termine del vertice, l'esecutivo non esclude una partecipazione pubblica nell'operazione di acquisizione dell'ex Ilva, a condizione che venga presentato un piano industriale solido e credibile da parte degli investitori interessati. Un'apertura che i sindacati chiedevano da tempo, considerata da alcuni osservatori un risultato concreto, anche se resta subordinata all'esito dell'udienza di Milano.

Sul fronte imprese, il tavolo delle 16 avrebbe portato a segnali incoraggianti anche in merito alla possibile sospensione dei licenziamenti annunciati nell'indotto, in attesa di capire come evolverà la partita giudiziaria sull'area a caldo. Nessuna decisione definitiva, dunque, ma un clima di maggiore disponibilità al dialogo rispetto ai vertici precedenti, che in più occasioni si erano conclusi con un nulla di fatto o un rinvio.

Oggi 9 settembre: l'udienza alla Corte d'Appello di Milano

La giornata di oggi, mercoledì 9 settembre, è interamente concentrata sull'aula della Corte d'Appello di Milano, chiamata a esaminare la richiesta di sospensiva presentata da Ilva e Acciaierie d'Italia (la società in amministrazione straordinaria che gestisce lo stabilimento) contro il decreto che impone la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto.

Il provvedimento, se confermato, obbligherebbe le aziende a fermare gli impianti a caldo entro la fine di ottobre. Per questo Ilva e Acciaierie d'Italia hanno chiesto ai giudici di sospendere l'esecutività del decreto, nella speranza di guadagnare tempo e continuità produttiva mentre prosegue la ricerca di un nuovo soggetto industriale disposto a rilevare lo stabilimento. Le due società hanno peraltro presentato, in parallelo, anche un ricorso straordinario alla Corte di Cassazione per chiedere l'annullamento del decreto, ma i tempi per una pronuncia della Suprema Corte sarebbero troppo lunghi rispetto all'urgenza della situazione: da qui la scelta di puntare prima sulla sospensiva davanti agli stessi giudici d'appello.

L'esito dell'udienza odierna è considerato decisivo per tutti gli attori coinvolti: se la sospensiva venisse accolta, l'area a caldo potrebbe continuare a operare, dando tempo a un eventuale nuovo gestore privato di subentrare senza dover fronteggiare un impianto già spento. In caso contrario, si aprirebbe una corsa contro il tempo verso la scadenza più temuta di tutte, quella del 16 settembre.

Il 16 settembre, la data tanto attesa

Le aziende hanno indicato nella giornata del 16 settembre il termine ultimo entro cui evitare l'avvio delle procedure di spegnimento del primo altoforno, il cosiddetto Afo1. Si tratta di un passaggio definito da più parti come un vero e proprio "punto di non ritorno": una volta avviato lo spegnimento, infatti, l'impianto non potrebbe più essere riacceso, con conseguenze irreversibili sulla capacità produttiva dello stabilimento di Taranto e, di riflesso, sull'intera filiera siderurgica nazionale.

Per questo motivo la finestra temporale tra l'udienza di oggi e la scadenza del 16 settembre è considerata cruciale: in appena una settimana si giocherà buona parte del futuro industriale e occupazionale dell'ex Ilva. Un eventuale accoglimento della sospensiva da parte della Corte d'Appello allenterebbe la pressione sulle aziende, che potrebbero rinviare l'avvio delle procedure di spegnimento; un rigetto, al contrario, renderebbe quasi inevitabile l'attivazione dell'iter verso lo stop definitivo dell'altoforno.

I numeri della crisi occupazionale: si supera quota 4.200

Mentre il confronto politico e giudiziario prosegue, i numeri legati all'occupazione continuano a peggiorare. Ai 2.500 licenziamenti collettivi già annunciati dalle 28 aziende aderenti ad Aigi operanti nell'indotto e negli appalti dell'area siderurgica, si sono aggiunti nei giorni scorsi altri dati allarmanti forniti da Confapi Taranto.

Secondo quanto reso noto dal presidente di Confapi, Fabio Greco, nella sola sezione Unionmeccanica e Trasporti dell'associazione risultano iscritte 52 aziende con circa 2.653 lavoratori. Di questi, 523 sono già stati dichiarati "non allocabili", aprendo così la strada alle procedure di licenziamento collettivo da concordare con i sindacati. A questi si aggiunge un'ulteriore quota di lavoratori, pari a circa il 50% di 1.100 dipendenti, per i quali nel corso del 2026 potrebbe essere richiesta l'attivazione della cassa integrazione.

Sommando licenziamenti e cassa integrazione, Confapi Taranto stima un impatto complessivo di circa 1.700 unità lavorative aggiuntive rispetto ai 2.500 già comunicati da Aigi. Il totale dei lavoratori coinvolti tra le due sigle datoriali supera così quota 4.200, un numero che fotografa la gravità della crisi che sta investendo l'intero indotto tarantino, ben oltre i confini dello stabilimento siderurgico vero e proprio.

Greco ha parlato apertamente di una situazione ormai "sull'orlo del baratro", sottolineando come le responsabilità della crisi non possano ricadere sulle aziende dell'indotto né sui loro dipendenti, e ha chiesto con forza l'installazione di forni elettrici come unica via percorribile per garantire continuità produttiva e occupazionale allo stabilimento di Taranto.

Sul tavolo anche la partita della vendita

Parallelamente al fronte occupazionale e giudiziario, resta aperta la questione più strategica: chi rileverà l'ex Ilva. Al momento restano in corsa alcuni soggetti industriali, con posizioni ed interessi differenti:

  • il gruppo indiano Jindal Steel International, tra i candidati più accreditati fin dalle prime fasi della trattativa;
  • il gruppo statunitense Flacks Group, entrato più di recente nella partita;
  • una cordata di aziende italiane guidata da Federacciai, interessata però solo all'area a freddo dello stabilimento e non a quella a caldo, la parte più critica dal punto di vista ambientale e occupazionale.
Proprio la questione dell'area a caldo rappresenta il vero nodo della trattativa: mentre l'interesse per l'area a freddo appare più solido, trovare un investitore disposto a farsi carico anche della gestione (e della necessaria riconversione, ad esempio con i forni elettrici) dell'area a caldo resta la sfida più complessa. Il Governo, dal canto suo, ha lasciato intendere che una partecipazione pubblica non è esclusa, a patto che il progetto industriale complessivo risulti credibile e sostenibile nel tempo.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

I prossimi giorni saranno dunque determinanti per capire quale direzione prenderà la vertenza. Gli elementi da monitorare sono essenzialmente tre:

  1. L'esito dell'udienza di oggi 9 settembre alla Corte d'Appello di Milano sulla sospensiva del decreto di chiusura dell'area a caldo;
  2. Gli sviluppi sul fronte occupazionale, con la possibile formalizzazione delle procedure di licenziamento da parte di Aigi e Confapi e le eventuali risposte del Governo in termini di ammortizzatori sociali;
  3. La scadenza del 16 settembre, data indicata dalle aziende come limite per evitare l'avvio irreversibile dello spegnimento dell'Afo1.
A questi si aggiunge, sullo sfondo, la partita della vendita, con Jindal, Flacks e la cordata Federacciai che restano gli interlocutori principali per il futuro industriale dello stabilimento di Taranto. Una settimana, quella appena iniziata, che gli osservatori definiscono già come una delle più importanti nella lunga storia della vertenza ex Ilva, con migliaia di posti di lavoro e il destino di uno dei principali poli siderurgici d'Europa appesi a un filo.




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Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...