Ci sono giornate che iniziano con un numeretto in mano e un cartello luminoso che segna "in attesa". Succede in posta, in banca, all'ASL, dal notaio, in Comune. Preso singolarmente, ogni appuntamento sembra un piccolo fastidio. Sommato nell'arco di un anno, diventa un vero e proprio secondo lavoro non retribuito: tempo che il cittadino italiano regala agli uffici pubblici e privati, semplicemente aspettando il proprio turno.
Quante ore passa in fila, in media, un cittadino italiano
Non esiste un contatore unico che sommi tutte le attese di un anno, ma possiamo costruire una stima realistica sommando le occasioni più frequenti in cui un adulto italiano si mette in coda:
- Ufficio postale: 4-6 visite l'anno (bollettini, raccomandate, pacchi, pratiche pensionistiche o INPS), con attese che vanno dai 15 ai 45 minuti nelle sedi più affollate per un totale di circa 3-4 ore l'anno.
- Sportello bancario: 3-5 visite l'anno per operazioni che non si possono fare da app o online, con attese medie di 15-30 minuti, per un totale di circa 2 ore l'anno.
- ASL e strutture sanitarie: prenotazioni CUP, ritiro referti, esenzioni, tessera sanitaria: 3-4 visite l'anno con attese che spesso superano i 30-40 minuti, per un totale di circa 2-3 ore l'anno.
- Notaio: appuntamento meno frequente (una tantum per rogiti, successioni, atti societari), ma con tempi di attesa e di gestione della pratica che possono superare l'ora, a cui si aggiunge spesso il tempo per reperire documenti negli altri uffici.
- Comune/anagrafe: carte d'identità, certificati, cambi di residenza: 2-3 visite l'anno, 20-40 minuti a volta, per un totale di circa 1-2 ore l'anno.
Sommando queste voci, un cittadino italiano "medio" arriva a passare
tra le 10 e le 15 ore l'anno semplicemente in attesa del proprio turno, senza contare il tempo di spostamento per raggiungere gli uffici e quello effettivo allo sportello. Chi ha figli piccoli, un'attività da libero professionista, o un familiare anziano da assistere in pratiche burocratiche, può facilmente raddoppiare questa cifra, superando le
20-25 ore l'anno: l'equivalente di tre giornate lavorative intere passate in piedi o seduti su una sedia di plastica.
Perché in Italia si fa ancora tanta fila
Alcuni fattori strutturali spiegano perché il fenomeno resiste nonostante gli investimenti in digitalizzazione:
- Divario digitale: una parte della popolazione, soprattutto over 65, non usa app, SPID o servizi online, e continua a preferire lo sportello fisico.
- Pratiche che richiedono comunque la presenza fisica: firme autografe, riconoscimento de visu, consegna di documenti originali (tipico per notaio e alcune pratiche ASL) non sono ancora sostituibili al 100% da procedure digitali.
- Concentrazione degli orari: molti uffici pubblici aprono al mattino con orari sovrapponibili a quelli lavorativi, costringendo le persone a ritagliarsi permessi o a scegliere le fasce più affollate (apertura, pausa pranzo, chiusura).
- Carenza di personale: la riduzione degli organici in molte amministrazioni locali e in alcuni istituti bancari ha portato alla chiusura di sportelli o alla riduzione delle giornate di apertura al pubblico.
- Sistemi di prenotazione poco integrati: dove esistono (CUP, prenotazione online in Comune), spesso non dialogano tra loro, costringendo il cittadino a più passaggi separati per la stessa pratica.
Le differenze regionali nei tempi di attesa: Nord vs Sud
La distribuzione geografica delle attese agli uffici rivela profonde disomogeneità lungo lo Stivale. Secondo i più recenti studi statistici,
il Sud registra mediamente tempi più lunghi di permanenza in coda rispetto alle regioni del Nord. In particolare,
Calabria, Basilicata e Puglia sono identificate come aree in cui le attese presso la ASL superano di molto la media nazionale. Questo fenomeno si riflette anche presso le anagrafi comunali di Lazio, Sicilia e Puglia, dove le code risultano più lente da smaltire.
All’opposto, nel Nord-Est, territori come il Trentino Alto Adige, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Valle d’Aosta mostrano un’efficienza notevolmente superiore, ponendo la loro pubblica amministrazione come punto di riferimento. La rapidità nella gestione degli utenti e la velocità nell’evasione delle pratiche rappresentano elementi distintivi. Ad esempio, Trentino Alto Adige figura ai vertici delle regioni più efficienti, secondo le valutazioni dell’Ufficio studi della CGIA.
Queste disparità rispecchiano non solo differenze infrastrutturali e organizzative, ma anche una variabilità nell’adozione delle soluzioni digitali e nella formazione del personale. I dati sulle "ore perse in attesa" rimangono dunque un parametro utile a leggere le distanze non solo tra Nord e Sud, ma anche tra singole città e province, tra cui spiccano Roma e Milano per volumi di traffico e code, a fronte di realtà minori dove l’interazione è più snella.
Il costo reale della fila: non solo tempo
Il tempo trascorso in coda ha un costo che spesso viene sottovalutato, non solo dal punto di vista economico ma anche personale. Per molti lavoratori, un'ora passata in fila durante l'orario di lavoro significa dover utilizzare un permesso, consumare ore di ferie oppure, nel caso di autonomi e liberi professionisti, rinunciare a un potenziale guadagno.
Alle conseguenze economiche si aggiunge poi il peso psicologico. Le attese prolungate, soprattutto quando riguardano visite mediche, esami o altri servizi sanitari, possono aumentare stress, ansia e frustrazione proprio in situazioni già particolarmente delicate.
Infine, una coda più lunga del previsto rischia di compromettere l'intera organizzazione della giornata. Un appuntamento che slitta può infatti costringere a rinviare o annullare altri impegni, con ripercussioni sia sulla vita lavorativa sia su quella personale.
Come ridurre le ore passate in fila: consigli pratici
Alcuni accorgimenti permettono di limitare sensibilmente il tempo di attesa:
- Prenotare online quando possibile: Poste, ASL e molti Comuni offrono sistemi di prenotazione del numero o dell'appuntamento da app o sito web, evitando la fila fisica.
- Scegliere le fasce orarie meno affollate: a metà mattinata nei giorni centrali della settimana (martedì-giovedì) gli sportelli sono generalmente meno affollati rispetto al lunedì o al venerdì.
- Usare i servizi digitali dell'INPS, dell'Agenzia delle Entrate e del fascicolo sanitario elettronico per certificati e pratiche che non richiedono più la presenza fisica.
- Delegare o usare un CAF/patronato per le pratiche più complesse, così da evitare più passaggi allo sportello.
- Verificare in anticipo la documentazione necessaria: un dossier incompleto è una delle prime cause di codice "riavviato" e di ritorno in coda un'altra volta.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...