'L'auto ideale' hanno titolato tutti citando James May. Ma tra sterzo criticato e dubbi sull'identità Panda, il giudizio è più complesso di così.
Nei giorni scorsi molte testate, anche italiane, hanno rilanciato la stessa notizia con lo stesso identico titolo: "James May prova la nuova Fiat Grande Panda: è l'auto ideale per il mondo di oggi". Un endorsement altisonante, ripreso quasi ovunque senza troppe distinzioni, che ha contribuito a costruire attorno alla nuova utilitaria torinese l'immagine di un'auto pressoché perfetta, promossa a pieni voti dal più severo critico automobilistico del panorama internazionale. Ma le cose, guardando con attenzione l'intero test, sono leggermente più sfumate di così. Vale la pena fare chiarezza, andando a vedere cosa ha detto davvero James May, cosa ha aggiunto Jeremy Clarkson, e dove i due giudizi combaciano e dove invece si distanziano.
Partiamo dai fatti, perché è vero che il giudizio di James May sulla Fiat Grande Panda è nel complesso positivo, e non è una sorpresa: l'ex conduttore di Top Gear e The Grand Tour ha un legame quasi personale con il modello, avendone posseduto diverse generazioni nel corso della sua vita, dalla prima serie firmata Giorgetto Giugiaro fino alla terza, che custodisce ancora nel proprio garage.
Nel test, condotto al volante della versione Hybrid da 110 CV con cambio automatico, in allestimento top di gamma e livrea "Lemon", May ha effettivamente elogiato diversi aspetti pratici dell'auto. In particolare ha apprezzato l'ergonomia, sottolineando la presenza di tasti fisici per il climatizzatore e la scelta di Fiat di regolare la temperatura per gradi interi, senza le inutili frazioni di mezzo grado che complicano inutilmente molte auto moderne. Ha inoltre notato con favore i materiali riciclati usati negli interni, incluso il rivestimento "Bambox" contenente fibre di bambù, e ha riconosciuto i richiami stilistici alla Panda originale, dalla scritta impressa sulle portiere ai gruppi ottici ispirati alle finestre dello storico stabilimento Lingotto di Torino.
Ed è proprio in questo contesto che arriva la frase più citata da tutti i media: secondo May, la Grande Panda riesce a soddisfare oltre il 90% di tutto ciò che un automobilista possa desiderare da un'auto nuova — sicurezza, connettività, dotazione completa, semplicità d'uso quotidiano. Una percentuale altissima, che spiega perché il titolo "auto ideale" abbia fatto presa e sia stato ripreso praticamente ovunque.
Il problema è che quel "oltre il 90%" lascia aperto, implicitamente, uno spazio residuo di dubbi, e James May, nel corso dello stesso test, quello spazio lo ha riempito con osservazioni tutt'altro che marginali.
Sterzo e sospensioni non lo hanno convinto del tutto. May ha criticato le sospensioni per essere leggermente troppo rigide, e soprattutto ha definito lo sterzo particolarmente pigro nella risposta, un difetto non da poco per chi guida l'auto ogni giorno in città, contesto per cui la Grande Panda è stata pensata. In una recensione in lingua inglese, il giudizio complessivo viene sintetizzato con una frase che è tutto tranne che un elogio incondizionato: "è un'auto perfettamente gradevole, a parte l'assetto leggermente sconnesso" (traduzione della definizione "slightly knobbly ride" usata nell'originale). Un dettaglio tecnico che ridimensiona non poco l'immagine di perfezione assoluta.
Il vero nodo, però, riguarda l'identità del modello. May si è posto una domanda che va oltre la scheda tecnica: è ancora davvero una Panda, questa? Il giornalista ha trovato l'auto di casa Fiat imponente e massiccia per un modello il cui nome, storicamente, è sempre stato associato a un'idea opposta, quella di un'utilitaria piccola, semplice e leggera. Non è un dettaglio da poco, considerando che si tratta del giudizio di una persona che quella storia l'ha vissuta in prima persona al volante di tre generazioni diverse del modello. Riconoscere i meriti tecnici della nuova arrivata non ha impedito a May di sollevare un dubbio più profondo sulla coerenza tra il nome e la sostanza dell'auto.
C'è anche una battuta, ma non troppo velata. Parlando della piattaforma Stellantis condivisa con altri modelli del gruppo, May ha scherzato sul fatto che la Grande Panda gli sia sembrata quasi "francese" nel carattere. Una battuta, certo, ma che arriva proprio nel momento in cui il giornalista sta elencando le caratteristiche che, secondo lui, allontanano l'auto dalla sua identità originaria italiana.
Per completare il quadro, va aggiunto un elemento che pochi articoli hanno messo in evidenza con chiarezza: prima di James May, la stessa auto era già stata provata da Jeremy Clarkson, suo storico collega ai tempi di Top Gear, ed era stata questa volta accolta con un entusiasmo pressoché privo di riserve. Clarkson, al volante di un esemplare in livrea verde pistacchio, si era detto conquistato dalla Grande Panda senza le distinzioni e i dubbi sollevati successivamente da May.
Il contrasto tra i due giudizi è significativo, perché racconta due approcci diversi allo stesso oggetto. Da un lato Clarkson, che valuta l'auto per quello che è oggi, in un mercato che richiede pratica, sicurezza e semplicità d'uso. Dall'altro May, che porta con sé un bagaglio emotivo e storico con il nome Panda, e che proprio per questo fatica ad accettare senza riserve un'evoluzione che, seppur tecnicamente valida, si allontana dal concetto originario di "utilitaria minima" con cui il modello è nato negli anni '80.
Il punto, quindi, non è che i tanti articoli che hanno scritto "l'auto ideale per il mondo di oggi" abbiano riportato una frase inventata: quella definizione è realmente presente nel test, ed è un riconoscimento genuino da parte di uno dei critici automobilistici più rispettati al mondo. Il problema è che si tratta di una sintesi parziale di un giudizio molto più articolato, che include critiche tecniche precise (sterzo, sospensioni) e soprattutto una riflessione più profonda sull'identità del modello, che il solo titolo entusiastico non riesce a restituire.
Non è un caso isolato: capita spesso che, nel passaggio da un video-recensione di quasi mezz'ora a un titolo di poche parole, le sfumature critiche vadano perse a vantaggio della frase più immediata e "vendibile". In questo caso, la frase "l'auto ideale per il mondo di oggi" era certamente più efficace, dal punto di vista giornalistico, di un più corretto ma meno accattivante "buona auto, con alcuni dubbi sulla sua identità e qualche riserva tecnica".
Mettendo insieme tutti gli elementi emersi dal test, il quadro che emerge è quello di un'auto che funziona molto bene nell'uso quotidiano: comoda, semplice, ben equipaggiata, con un'ergonomia curata e una buona efficienza nel traffico urbano, come confermato anche dal comportamento del sistema ibrido testato sotto la pioggia. Su questo, sia May che Clarkson concordano sostanzialmente.
Dove i giudizi si separano è sul piano più identitario e in alcuni dettagli dinamici: sterzo troppo morbido, sospensioni non impeccabili e, soprattutto, la sensazione, non condivisa da Clarkson ma centrale nel ragionamento di May, che la Grande Panda si sia allontanata troppo dallo spirito minimale che ha reso celebre il nome Panda nei decenni.
La Fiat Grande Panda resta, nel complesso, un'auto promossa. Ma definirla senza riserve "l'auto ideale", come hanno fatto molti titoli, significa raccontare solo una parte, probabilmente la più semplice da titolare, di un giudizio che, guardato per intero, è molto più equilibrato e critico di quanto sembri a prima vista.
Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.
Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...