Dal 16 gennaio 2026 scattano nuovi rincari sui pacchetti di sigarette e prodotti del tabacco: la manovra economica rimodula i prezzi marca per marca, coinvolgendo anche sigari e tabacco trinciato, con prospettive di ulteriori aumenti nei prossimi anni.
Dalla giornata odierna di oggi, venerdì 16 gennaio 2026, entra ufficialmente in vigore una nuova fase di rincari per il settore del tabacco in Italia. Questo adeguamento dei listini, largamente anticipato dalla Legge di Bilancio, coinvolge oltre 400 tipologie di pacchetti, interessando praticamente tutte le marche più diffuse tra i consumatori. Secondo le ultime direttive pubblicate dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il costo dei pacchetti subisce un incremento considerevole, con aumenti che possono arrivare fino a 30 centesimi a confezione per alcuni marchi noti come Marlboro, Merit, Chesterfield e Diana. In un contesto in cui il controllo dei prezzi e la tassazione rappresentano strumenti importanti sia nella gestione della salute pubblica che del bilancio statale, questi aggiornamenti impatteranno la quotidianità di milioni di fumatori. I nuovi prezzi rispecchiano non soltanto la volontà di rafforzare il gettito fiscale statale, ma anche una strategia per disincentivare il consumo di tabacco. L’intera filiera è coinvolta: dai produttori ai rivenditori, passando per i distributori, tutti dovranno adeguarsi alle nuove tariffe che, secondo le analisi, assicureranno un aumento stabile e progressivo del costo per i prossimi tre anni.
La manovra economica approvata dal Parlamento nell’ultima Legge di Bilancio stabilisce una riformulazione strutturale delle accise applicate ai prodotti del tabacco. Il nuovo sistema prevede tre scaglioni di incremento progressivo per le imposte indirette, con l’obiettivo di assicurare una crescita costante sia del gettito erariale sia di una politica di prevenzione sanitaria. Il meccanismo è stato definito tenendo conto delle principali direttive europee e delle esigenze di equilibrio tra fiscalità e mercato. Nel dettaglio, per le sigarette l’importo minimale specifico per 1.000 pezzi sale dai 29,50 euro del 2025 ai 32 euro per il 2026, arriverà poi a 35,50 euro nel 2027 e raggiungerà i 38,50 euro nel 2028. Tale progressione interessa anche i sigari e il tabacco trinciato, con l'aumento degli importi minimi di accisa per chilogrammo convenzionale. L’espansione della base imponibile e la rimodulazione delle aliquote mirano a garantire entrate stabili per l’Erario, stimando un maggiore gettito annuo di circa 900 milioni per il solo 2026 e un surplus triennale che supera 1,4 miliardi di euro. È inoltre significativa la funzione di prevenzione rispetto al consumo soprattutto fra i più giovani, coerentemente con le raccomandazioni dell’OMS; la scelta del legislatore si configura come una risposta tanto a esigenze di ordine pubblico quanto a priorità di salute collettiva. Tutte le tariffe sono consultabili nei provvedimenti pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
I nuovi listini, diffusi ai tabaccai e pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, illustrano in dettaglio l’impatto dei rincari sulle singole marche e sulle diverse tipologie di pacchetto. L’aumento non è uniforme: i produttori, infatti, adattano i rincari in misura variabile a seconda del segmento di mercato, della fascia di prezzo e della posizione della marca. Tra le linee più coinvolte si distinguono i prodotti di Philip Morris, Marlboro, Chesterfield, Diana, Merit e Muratti. In particolare, le Sigarette Marlboro raggiungono i 6,80 euro a pacchetto, con incrementi fino a 30 centesimi rispetto al prezzo precedente, mentre le Chesterfield registrano anch’esse un aumento importante nella fascia superiore. I prodotti del segmento medio-basso, come Diana e 821 Argento, subiscono ugualmente variazioni, passando da 5,30/5,40 euro fino a circa 5,60 euro. Il meccanismo dietro questi aggiustamenti tiene conto del costo delle materie prime, delle aliquote di accisa ricalibrate, nonché dei parametri di concorrenza tra i diversi marchi. Non da ultimo, la comunicazione tempestiva dei cambiamenti ai rivenditori ha garantito la piena applicazione delle nuove tariffe già nelle prime ore di oggi, assicurando omogeneità nell’applicazione della disciplina fiscale. La nuova struttura dei prezzi comporta che anche i pacchetti da 20 sigarette più economici subiscano aumenti consistenti; la media della crescita per il 2026 si attesta intorno ai 15 centesimi, con ulteriori aggiustamenti già previsti nei prossimi due esercizi. Tutte le variazioni sono state fissate secondo i criteri di equità e trasparenza indicati nelle tabelle ufficiali delle Dogane e dei Monopoli.
| Marca | Prezzo 2025 (€) | Prezzo 2026 (€) | Variazione (€) |
| Marlboro | 6,50 | 6,80 | +0,30 |
| Chesterfield | 5,50 | 5,80 | +0,30 |
| Merit | 6,50 | 6,80 | +0,30 |
| Diana | 5,30 | 5,55 | +0,25 |
| Muratti | 5,40 | 5,65 | +0,25 |
| 821 Argento | 5,30 | 5,40 | +0,10 |
| Camel | 5,60 | 5,75 | +0,15 |
| Lucky Strike | 5,50 | 5,65 | +0,15 |
La tabella evidenzia come l’impatto sia particolarmente significativo sulle marche più vendute, mentre per alcune fasce intermedie gli aumenti si presentano meno marcati. Va sottolineato che le cifre possono impegnare i consumatori abituali con una spesa annuale significativamente maggiore rispetto al 2025. Ulteriori dettagli sono disponibili nei listini integrali consultabili presso la rete delle tabaccherie autorizzate.
Non sono soltanto i pacchetti di “bionde” a subire un innalzamento dei prezzi. Sia i sigari che il tabacco trinciato registrano incrementi che si inseriscono nel piano di adeguamento delle accise disposto per tutto il comparto. Nello specifico, l’imposta minima sui sigaretti cresce fino a 47 euro per chilogrammo convenzionale nel 2026, con successivi step a 49 e 51 euro nei due anni successivi. Il tabacco trinciato utilizzato per sigarette “fai-da-te” rappresenta una delle soluzioni più diffuse tra consumatori sensibili agli aumenti dei pacchetti industriali. L’adeguamento delle aliquote ha come obiettivo la riduzione della forbice con i prodotti confezionati: per una busta da 30 grammi, gli aumenti oscillano tra i 40 e i 50 centesimi. Anche le marche di sigari più note come Toscano e Cubani vedono ritocchi in base al valore convenzionale fissato nelle tabelle ADM.
Alcuni segmenti restano temporaneamente esclusi dall'aumento sensibile delle nuove tariffe. Fra questi si segnalano i prodotti a tabacco riscaldato (come le cartucce note con il marchio Terea) e una parte dei dispositivi elettronici per il fumo, che non prevedono combustione.
Mentre per le sigarette elettroniche i coefficienti di accisa saranno ritoccati nei prossimi anni (dal 18% al 22% dei liquidi con nicotina entro il 2028), l’incidenza fiscale rimane più favorevole rispetto ai prodotti tradizionali. La scelta di mantenere queste categorie a parte nasce dall’esigenza di sostenere l’innovazione e di distinguere sul piano regolatorio i prodotti a rischio ridotto rispetto ai classici prodotti combusti.
La normativa vigente non prevede uno stop agli aggiornamenti dei prezzi per il comparto del tabacco. Per il 2027 e il 2028 è già stato stabilito un ulteriore rialzo programmato delle accise, secondo il seguente schema: 35,50 euro ogni 1.000 sigarette il prossimo anno, e 38,50 euro a partire dal 2028. L’accisa minima applicata ai prodotti trinciati e sigaretti seguirà una progressione in linea con le sigarette confezionate. Oltre all’impatto diretto sui consumatori e sulle vendite, la manovra si rifletterà in un significativo rafforzamento delle entrate fiscali statali. Le stime ufficiali parlano di un gettito aggiuntivo di oltre 1,4 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, che si andranno ad aggiungere ai circa 15 miliardi già raccolti annualmente dal comparto.