Il ministro Giorgetti si paragona ad una barca a remi in un governo senza vento in poppa, dopo che i dati diffusi ieri dall'Istat hanno confermato il deficit 2025 al 3,1% e l'Italia nella procedura d'infrazione UE fino al 2027. Come procederanno i lavori sulla prossima Manovra.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti torna a usare le metafore marinare per raccontare lo stato dei conti pubblici italiani. Dopo aver parlato per mesi di una "barca in acque sicure", il titolare del Mef ha scelto un'immagine diversa e più prudente per descrivere la manovra 2027: quella di una barca a remi. Un modo efficace, e tutto sommato semplice, per spiegare che il governo non ha vento in poppa, cioè non dispone di margini extra da distribuire, e che l'unico modo per andare avanti è quello di remare con forza, misura dopo misura, senza spazio per colpi di scena o generosità improvvisate.
Eppure, dietro questa immagine di sobrietà, i numeri raccontano un'altra storia: sul tavolo del governo resta comunque una manovra da 30 40 miliardi di euro, una cifra tutt'altro che trascurabile, anche se nelle prossime settimane potrebbe essere ridimensionata. Come si conciliano queste due narrazioni apparentemente contraddittorie? La risposta sta in una distinzione tecnica che vale la pena spiegare con chiarezza.
Con l'espressione barca a remi, Giorgetti vuole trasmettere un messaggio preciso ai partiti della maggioranza: niente tesoretto da spendere liberamente dopo i dati Istart comunicati ieri che hanno confermato il deficit 2025 al 3,1% e l'Italia nella procedura d'infrazione UE fino al 2027. Il governo dovrà avanzare con manovre di bilancio equilibrate, coperture puntuali e senza la possibilità di annunciare misure spettacolari in vista delle elezioni politiche del 2027.
È una scelta comunicativa che serve soprattutto ad abbassare le aspettative. Dentro la coalizione, infatti, cresce la pressione per misure più generose, dalla flat tax estesa fino a 100mila euro di reddito per le partite Iva, alla detassazione delle tredicesime, fino alla riforma pensionistica con la possibilità di uscita anticipata a 64 anni spinta dalla Lega. Giorgetti, come ha fatto in altre occasioni, prova a frenare gli entusiasmi ricordando che i conti pubblici italiani restano sorvegliati speciali a Bruxelles.
Il punto centrale, quello che genera spesso confusione nel dibattito pubblico, è che tesoretto e dimensione della manovra sono due concetti completamente diversi.
Il tesoretto è quello spazio di bilancio "libero" che il governo trova quando i conti pubblici vanno meglio del previsto, ad esempio grazie a un deficit più basso delle attese o a un gettito fiscale superiore alle stime. Nella manovra 2026 questo margine esisteva davvero, ed era stimato attorno agli 8 miliardi di euro.
Nella manovra 2027 la situazione è diversa. Il deficit è confermato al 3,1% del Pil, la procedura d'infrazione Ue resta aperta e quello spazio aggiuntivo, semplicemente, non c'è o è molto ridotto. Non a caso, come conferma anche il Mef, gli aumenti di spesa per la difesa concordati con Bruxelles restano subordinati proprio all'uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo, una condizione che al momento non si è ancora realizzata.
La cifra di 30-40 miliardi di euro (che potrebbe anche essere abbassata) di cui si parla per la prossima legge di bilancio non dipende affatto dal tesoretto. Si tratta invece della somma di tutte le misure che il governo intende finanziare, comprese quelle già esistenti da rifinanziare di anno in anno, come bonus e decontribuzioni varie.
Questi soldi non sono risorse "extra" trovate per caso: vanno cercati attivamente, attraverso tre canali principali.
Nuove entrate
Tra le voci allo studio c'è un contributo chiesto alle banche, stimato tra i 2 e i 3 miliardi di euro. Si tratta di un tema delicato all'interno della maggioranza: mentre la Lega spinge per una tassazione più incisiva sugli istituti di credito, Giorgetti ha finora evitato di sbilanciarsi pubblicamente sull'entità della misura.
Tagli ad altre voci di spesa
Il governo starebbe lavorando anche a tagli di spesa per circa 9,5 miliardi di euro, distribuiti su diversi capitoli del bilancio pubblico. Si tratta della leva più classica per finanziare una manovra, ma anche quella politicamente più delicata, perché ogni taglio genera inevitabilmente resistenze da parte dei ministeri e dei settori coinvolti.
La flessibilità Ue su energia e difesa
Il terzo canale è rappresentato dalla flessibilità concessa dall'Unione europea su spese per energia e difesa, che potrebbe valere fino a 14 miliardi di euro aggiuntivi. Attenzione però: questi fondi non sono liberamente spendibili. Sono vincolati a quelle specifiche voci di spesa e non possono essere utilizzati per finanziare bonus, sgravi fiscali o altre misure di carattere generale.
Proprio su questo punto si è aperto il confronto politico più acceso. Sul tavolo, secondo quanto emerso nelle ultime settimane, ci sarebbe spazio per una manovra tra i 30 e i 40 miliardi di euro, a cui potrebbero aggiungersi appunto i 14 miliardi di flessibilità europea. Tra le misure allo studio figura in particolare l'estensione dell'aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro di reddito, su cui converge tutta la maggioranza, oltre alla detassazione delle tredicesime e ad alcuni bonus destinati alle famiglie, anche in vista delle elezioni politiche del 2027.
Nonostante le richieste di una manovra dal respiro più ampio, secondo fonti di centrodestra Giorgetti continuerebbe a seguire la linea della prudenza, cercando di contenere l'entità complessiva dell'intervento. Il ministro ha più volte ribadito, anche recentemente, che la prossima legge di bilancio non sarà conservativa, ma ha al tempo stesso sottolineato la necessità di muoversi con equilibrio, senza compromettere la credibilità dei conti pubblici italiani agli occhi dei mercati e delle istituzioni europee.
Questa impostazione prudente si scontra però con le esigenze politiche della maggioranza, che guarda con crescente attenzione alle elezioni del 2027. Tra le misure più discusse dentro la coalizione ci sono la già citata flat tax al 15% estesa fino a 100mila euro per le partite Iva, oggi ferma a un tetto di 85mila euro, l'introduzione di agevolazioni sugli stipendi dei giovani e la riforma previdenziale con l'uscita anticipata a 64 anni, fortemente voluta dalla Lega.
Sul fronte del quoziente familiare e delle misure a sostegno delle famiglie, il governo starebbe valutando anche un bonus libri per le fasce di reddito più basse, sul modello già sperimentato in Veneto e Lombardia, insieme a un rafforzamento della previdenza per le persone non autosufficienti.
La metafora della barca a remi scelta da Giorgetti ha soprattutto una funzione politica: serve a raffreddare le aspettative dei partiti della maggioranza e a preparare il terreno per una manovra che, pur restando corposa nei numeri assoluti, dovrà fare i conti con vincoli di bilancio stringenti e con l'attenzione costante delle istituzioni europee.
Il fatto che non esista un tesoretto da distribuire liberamente non significa che la manovra 2027 sarà di piccola entità. I 30-40 miliardi di euro sul tavolo rappresentano infatti la somma di misure vecchie e nuove che il governo dovrà finanziare attraverso un mix di nuove entrate, tagli di spesa e flessibilità europea vincolata.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...