La manovra 2026 2027 prende forma: Giorgetti parla di 'ultima manovra della legislatura' con 30 40 miliardi sul tavolo, flat tax e IRPEF al 33%. Ma il rischio di sbagliare tutto è concreto.
La manovra finanziaria 2026-2027 entra nella fase in cui le indiscrezioni iniziano a trasformarsi in ipotesi concrete. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha cominciato a delinearne i contorni, definendola "l'ultima manovra della legislatura" e promettendo che non sarà "conservativa", nonostante un contesto internazionale reso complicato da due conflitti in corso. Parole che alzano le aspettative di famiglie, lavoratori e partite IVA. Ma dietro gli annunci c'è anche un avvertimento che merita attenzione: il rischio di sbagliare l'impianto complessivo della legge di bilancio.
Il messaggio politico è chiaro. Definire questa la "l'ultima manovra della legislatura" significa attribuirle un peso particolare: è l'ultima occasione per il governo di mettere a terra misure visibili prima del confronto elettorale. Non a caso Giorgetti ha escluso che si tratti di una manovra prudente o di semplice gestione dell'esistente.
Allo stesso tempo, il ministro non ha nascosto le difficoltà. Lo scenario internazionale, segnato da due conflitti con ricadute su energia, commercio e spesa per la sicurezza, restringe gli spazi di manovra. Ne emerge un equilibrio delicato tra la volontà di dare risposte ai contribuenti e la necessità di non compromettere la credibilità dei conti pubblici davanti ai mercati e alle istituzioni europee.
Sul piano finanziario, le indiscrezioni parlano di una dotazione compresa tra i 30 e i 40 miliardi di euro. Si tratta di una cifra importante, che colloca la manovra tra le più pesanti degli ultimi anni, anche se la forbice indica quanto il perimetro sia ancora incerto.
A questa base si aggiungerebbero 14 miliardi di flessibilità concessa dall'Unione Europea, legata in particolare a energia e difesa. Va precisato che non si tratta di risorse liberamente utilizzabili per qualsiasi intervento: la flessibilità europea è vincolata a specifiche finalità di spesa. Questo significa che non tutto il margine potrà essere destinato a tagli fiscali o a misure a favore dei redditi, e che la parte davvero disponibile per gli interventi più attesi potrebbe risultare inferiore a quanto suggerisce la cifra complessiva.
Tra le ipotesi che circolano per la nuova Manovra 2027, tre spiccano per impatto potenziale e platea coinvolta.
Flat tax al 5% sugli aumenti salariali dei giovani: la prima misura è una flat tax al 5% sugli aumenti salariali dei giovani. L'obiettivo sarebbe duplice: rendere più conveniente per le imprese riconoscere incrementi retributivi ai lavoratori più giovani e, nello stesso tempo, aumentare il netto in busta paga di una fascia della popolazione che fatica più di altre a costruirsi stabilità economica. Il punto da chiarire riguarda i dettagli: quale sarà la definizione di "giovane", come verrà calcolato l'aumento agevolabile e con quali cautele si eviterà che la misura venga aggirata.
Regime forfettario esteso fino a 100mila euro: la seconda ipotesi è l'estensione del regime forfettario fino a 100mila euro di ricavi. Oggi la soglia è fissata a 85mila euro, quindi si tratterebbe di un ampliamento significativo per autonomi e professionisti, che potrebbero restare nel regime agevolato con imposta sostitutiva e adempimenti semplificati anche con fatturati più alti. Per una parte del lavoro autonomo sarebbe un segnale molto atteso. Rimane però aperto il tema dell'equità rispetto ai lavoratori dipendenti, che a parità di reddito sostengono un carico fiscale diverso.
IRPEF al 33% fino a 60mila euro di reddito: la terza misura riguarda un possibile ampliamento della soglia IRPEF al 33% fino a 60mila euro di reddito e una possibile riduzione dal 23% al 22% della prima aliquota. Oggi l'aliquota del 33% si applica fino a 50mila euro, quindi l'intervento allargherebbe la fascia intermedia, alleggerendo il prelievo sui redditi medio alti, un ceto che spesso lamenta di essere poco tutelato dagli interventi degli ultimi anni. È anche l'ipotesi che, per il suo costo, rischia di assorbire una quota consistente delle risorse disponibili.
Ed è qui che il messaggio di Giorgetti assume un significato che va oltre gli annunci. Il ministro ha richiamato il rischio concreto di duplicare misure su alcune fasce di reddito escludendone altre. In altre parole, se gli interventi vengono costruiti uno accanto all'altro senza una regia unitaria, si possono creare sovrapposizioni: alcune categorie beneficerebbero contemporaneamente di più agevolazioni, mentre altre resterebbero completamente fuori.
Le conseguenze sarebbero pesanti. Sul piano dell'equità, si accentuerebbero le differenze tra lavoratori dipendenti, autonomi, giovani e redditi medi. Sul piano dei conti, si sprecherebbero risorse scarse concentrandole su platee già favorite. Sul piano politico, si rischierebbe di scontentare proprio quei gruppi che restano ai margini, con un effetto contrario a quello sperato.
Un errore di questo tipo, sottolinea lo stesso Giorgetti, comprometterebbe l'intera architettura della manovra. Non sarebbe una svista marginale, ma un difetto strutturale capace di indebolire l'efficacia dell'intero pacchetto. Per questo la fase di progettazione, più che quella degli annunci, è il passaggio decisivo: contano la coerenza tra le misure, la gerarchia delle priorità e la capacità di valutare l'effetto cumulato su ciascuna fascia di reddito.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono i numeri macroeconomici. Il debito pubblico è in risalita e il PIL è atteso in crescita solo dell'1% nel 2026. Sono dati che riducono in modo concreto i margini di manovra reale.
Il collegamento è diretto. Una crescita modesta genera meno gettito e rende più difficile finanziare in modo stabile misure che hanno un costo permanente, come una riduzione strutturale dell'IRPEF. Un debito che sale, a sua volta, aumenta la spesa per interessi e limita lo spazio disponibile per interventi espansivi, oltre a essere osservato con attenzione da Bruxelles e dai mercati.
Il risultato è che l'ambizione dichiarata deve fare i conti con vincoli molto concreti. Le misure allo studio, per quanto attraenti, andranno finanziate con coperture credibili, e non tutte potranno entrare nel testo finale nella forma oggi immaginata.
Va detto chiaramente: nessuna delle misure annunciate è al momento definitiva né coperta finanziariamente. Si tratta di ipotesi di lavoro, che nelle prossime settimane potranno essere modificate, ridimensionate, rinviate o abbandonate. Il percorso che porta alla legge di bilancio prevede il confronto interno alla maggioranza, il dialogo con la Commissione europea e la verifica della sostenibilità finanziaria di ogni intervento.
Per cittadini e imprese, la scelta più prudente è dunque quella di non considerare acquisite le promesse e di seguire l'evoluzione del testo. Chi lavora in regime forfettario, chi rientra nella fascia dei giovani lavoratori o chi ha redditi tra i 50 e i 60mila euro farà bene ad attendere le versioni ufficiali prima di modificare scelte fiscali o pianificazioni di lungo periodo.
In conclusione, più che sulle singole promesse, la vera partita di questa manovra si gioca sulla capacità di tenere insieme ambizione politica e sostenibilità dei conti pubblici. Da una parte c'è la volontà di presentare una legge di bilancio coraggiosa, non "conservativa", che dia risposte visibili a giovani, autonomi e ceto medio. Dall'altra ci sono un debito in crescita, un PIL debole, vincoli europei e un contesto internazionale instabile.
Le parole di Giorgetti indicano che il governo è consapevole del rischio maggiore: costruire un mosaico di misure incoerenti che escludono qualcuno e ne premiano troppi altri. Evitarlo richiederà disegno, selezione e, con ogni probabilità, anche qualche rinuncia. Nelle prossime settimane sarà questo il vero banco di prova: capire se l'ultima manovra della legislatura saprà essere all'altezza delle attese senza compromettere la solidità dei conti.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...