Ogni settimana milioni di italiani ricevono chiamate indesiderate da parte del telemarketing. La nuova normativa promette di cambiare le regole, affrontando fenomeni, rischi e tutele.
Il telefono squilla a pranzo. Numero sconosciuto. È un call center. Succede in media quattro volte a settimana a ogni italiano e fino a poco fa c'era ben poco da fare.
Dal 19 giugno 2026 qualcosa è cambiato. Il Decreto Bollette ha introdotto una regola semplice ma radicale: senza consenso esplicito del consumatore, le aziende di luce e gas non possono più chiamare. E se lo fanno comunque, il contratto che ne nasce è nullo. Non contestabile, proprio nullo.
Il cambio di prospettiva è sostanziale: non è più il cittadino a doversi difendere, ma l'azienda a dover dimostrare di avere il diritto di chiamare. La legge per ora copre solo il settore energetico. Le telecomunicazioni attendono ancora. E i furbi si adattano: già il primo giorno sono comparse chiamate truffa che si interrompono subito, per spingere l'utente a richiamare e "avviare" lui il contatto.
Passi avanti reali, quindi, ma non la fine della storia. Chi riceve una chiamata non richiesta può segnalarla ad AGCOM e al Garante Privacy. Se è arrivato anche un contratto, può impugnarlo: da oggi, la legge è dalla sua parte.
L'industria delle chiamate commerciali in Italia coinvolge numeri impressionanti: ogni anno vengono effettuate circa 15 miliardi di telefonate per finalità promozionali, generando un giro d'affari stimato attorno ai tre miliardi di euro. Dietro queste cifre si celano pratiche variegate, con operatori spesso difficili da identificare e tecniche sempre più sofisticate per aggirare controlli e limitazioni. Un dato su tutti: secondo l'Agcom, nei mesi subito successivi al rafforzamento della normativa, oltre 43 milioni di chiamate sono state bloccate grazie ai nuovi sistemi di filtro.
La tendenza a contattare utenti con offerte di servizi energetici, assicurativi, telefonici e finanziari sfocia frequentemente in contesti poco trasparenti o apertamente ingannevoli. Una delle pratiche più insidiose è il cosiddetto spoofing: numeri telefonici falsificati per simulare identità attendibili (come banche, enti pubblici o operatori noti) o semplicemente per superare i blocchi impostati dagli utenti.
Le truffe telefoniche, come la falsa offerta di lavoro o la proposta di contratti energetici a prezzi apparentemente vantaggiosi, sono state ripetutamente segnalate dalle associazioni dei consumatori. Le vittime possono subire danni economici importanti, con stime di aumento della spesa annuale fino al 20% nelle utenze domestiche per effetto di contratti sottoscritti in modo illecito. L'arrivo delle tecnologie di intelligenza artificiale nei sistemi automatici ha inoltre accentuato la difficoltà nell'individuare e bloccare i rischi, rendendo la tutela dell'utente ancora più complessa.
Il nuovo impianto di blocco delle chiamate moleste si basa su tecnologie anti-spoofing progettate per identificare tentativi di manipolazione del numero chiamante. Il cosiddetto CLI (Calling Line Identification) è sottoposto ora a un doppio controllo incrociato:
Il sistema è in grado di riconoscere anche le offerte commerciali effettuate tramite numeri M2M (machine-to-machine) e numerazioni personali, ampliando la sicurezza agli scenari di comunicazione più avanzati. La verifica si applica anche alle richieste di chiamate provenienti da numeri che risultino legittimamente in roaming: qui, se non sono rispettati i protocolli previsti, la linea viene temporaneamente sospesa sino all'adeguamento tecnico.
In alcuni casi, il blocco si accompagna alla notifica all'utente interessato: una trasparenza che aumenta la consapevolezza e permette di intervenire prontamente in caso di sospetta irregolarità.
È qui che entra in gioco il Decreto Bollette. Approvato a febbraio 2026 e convertito in legge ad aprile, il provvedimento è entrato pienamente in vigore il 19 giugno 2026 con una norma che riscrive le regole del rapporto tra aziende e consumatori nel settore energetico.
Il principio è semplice, quasi banale nella sua chiarezza: senza il consenso esplicito del consumatore, le aziende di luce e gas non possono contattarlo telefonicamente per proporre contratti. Non una multa eventuale, non un ammonimento. Se chiamano lo stesso e riescono a ottenere un sì, quel contratto è nullo. Non contestabile, non sanzionabile, proprio privo di effetti legali.
Le aziende possono chiamare solo in due casi: se è stato il consumatore stesso a richiedere il contatto attraverso i canali ufficiali dell'azienda, oppure se si tratta di un cliente già acquisito che ha espresso esplicitamente il consenso a ricevere offerte commerciali. In tutti gli altri casi, il silenzio del consumatore equivale a un no, e quel no ha valore legale.
C'è poi un secondo elemento, forse ancora più rilevante sul piano pratico. L'onere della prova si sposta. Se un consumatore contesta un contratto sostenendo di non aver mai dato il consenso, non è lui a dover dimostrare di essere stato contattato senza autorizzazione. È l'azienda a dover provare che la chiamata era legittima, che il consenso esisteva, che tutto era in regola. Una inversione che cambia radicalmente le dinamiche del contenzioso.
Le leggi sul telemarketing non mancano. Perché questa dovrebbe funzionare meglio delle precedenti?
La risposta è economica prima che giuridica. Il telemarketing aggressivo ha prosperato perché era conveniente: anche mettendo in conto le sanzioni, una parte dei contratti "strappati" reggeva, si consolidava, generava ricavi. Le multe erano un costo di sistema, non un deterrente reale.
Con la nullità automatica, il calcolo cambia. Un contratto irregolare non produce ricavi, li brucia. Ogni chiamata fatta senza titolo diventa un rischio concreto: non solo di sanzione, ma di perdere il cliente acquisito, di dover affrontare contestazioni, di veder annullato il lavoro del call center. È un deterrente che colpisce il cuore del modello di business, non la sua periferia.
A questo si aggiunge l'obbligo, in arrivo, di usare numeri identificabili: i call center non potranno più nascondersi dietro numerazioni anonime o prestate da terzi. Chi chiama dovrà poter essere rintracciato.
Sarebbe disonesto presentare questa legge come la soluzione definitiva. I limiti ci sono, e vale la pena nominarli.
Il primo è il perimetro. Le nuove norme coprono per ora solo il settore energetico. Telefonia, internet, assicurazioni, servizi finanziari, tutto il resto del telemarketing aggressivo rimane fuori. Il Parlamento sta lavorando a un'estensione, ma i tempi non sono certi.
Il secondo limite è la creatività degli operatori meno scrupolosi. Federconsumatori ha segnalato che già il giorno successivo all'entrata in vigore della legge sono comparsi i primi escamotage: chiamate brevissime che si interrompono subito, per spingere il consumatore a richiamare e diventare così lui a iniziare il contatto. Un modo per simulare la richiesta esplicita prevista dalla norma. È il gioco eterno tra regola e aggiramento, e sarebbe ingenuo pensare che si sia concluso.
Se ricevi una chiamata commerciale non richiesta per luce e gas, puoi segnalarla ad AGCOM e al Garante per la protezione dei dati personali, indicando il numero chiamante. Se nel corso di quella chiamata hai sottoscritto un contratto, anche inconsapevolmente, puoi contestarlo: la legge oggi è dalla tua parte, e l'onere di dimostrarne la validità spetta all'azienda.
L'associazione Consumerismo ha lanciato la piattaforma "Contratto Nullo" per assistere i cittadini in questi casi. Le associazioni dei consumatori territoriali ffrono sportelli di consulenza gratuita.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...