Nella Pubblica Amministrazione si trascorrono ore preziose cercando dati e documenti difficili da reperire, generando inefficienze spesso sottovalutate: cause, conseguenze e come l’intelligenza artificiale cognitiva può cambiare il quadro
Una crisi silenziosa sta rallentando la macchina della Pubblica Amministrazione italiana: milioni di ore lavorative vengono assorbite da operazioni apparentemente banali ma fortemente impattanti. Il problema non riguarda solo l’efficacia del servizio pubblico, ma coinvolge l’intera competitività e trasparenza del sistema Paese. Secondo l’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, oltre la metà del tempo lavorativo dei dipendenti pubblici viene letteralmente "bruciata" per inseguire dati e documenti che esistono, ma sfuggono alle ricerche. Un dato allarmante che apre una ferita profonda nel processo di digitalizzazione e ammodernamento degli uffici statali.
Il paradosso è reale: nonostante decenni di informatizzazione, la maggior parte delle attività si arena in "caccia" infruttuosa di documenti. L’emergenza non si vede a occhio nudo, ma impatta su ogni cittadino quando la burocrazia si fa lenta, opaca e inefficiente.
Il valore aggiunto di una soluzione vera si misura anche nella capacità di ribaltare questo trend. L’esperienza di chi lavora nelle amministrazioni pubbliche lo testimonia: la perdita di tempo, la frustrazione, gli errori a cascata e l’impossibilità di dedicarsi a compiti a più alto valore sono ormai la norma.
Il sistema attuale mette il personale in una situazione paradossale: le informazioni esistono ma sono intrappolate tra silos digitali separati, database non dialoganti, nomenclature in conflitto e piattaforme che cambiano senza una programmazione unitaria. Il risultato finale è un colossale freno alla produttività individuale e collettiva, con ripercussioni dirette e indirette sui servizi ai cittadini.
L’Osservatorio Agenda Digitale certifica numeri che non possono più essere ignorati: il 57% del tempo di un dipendente pubblico è assorbito dalla mera ricerca di dati e documenti; soltanto il restante 43% trova reale impiego in attività di valore, gestione dossier, progettazione o relazioni con il cittadino. In media, oltre metà della giornata lavorativa viene "svanita" in operazioni di ricerca, correzione di errori, controllo delle fonti e tentativi ripetuti di accedere alle informazioni.
Tale percentuale peggiora in alcuni settori, come quelli amministrativi, tecnici e archivistici, e in realtà territoriali dove la digitalizzazione è rimasta superficiale.
| Tempo medio impiegato per la ricerca di un documento digitale | 15-35 minuti |
| Frequenza giornaliera di ricerche ripetute per persona | 10-20 tentativi |
| Percentuale di documenti digitali realmente "trovabili" senza assistenza | Meno del 40% |
| Impatto stimato sulla produttività (perdita calcolata su base annua per la PA italiana) | Oltre 3,2 miliardi di euro |
L’effetto domino della perdita di efficienza si riflette in ritardi per i cittadini, rallentamento nei pagamenti delle pratiche di rimborso fiscale, nella risposta degli istituti statali o nella gestione dei servizi scolastici e sanitari. Ogni minuto sprecato nella ricerca manuale di dati è un investimento sottratto all’innovazione e al miglioramento dei processi.
Gli errori comuni che aggravano la situazione includono:
Il confronto con altri sistemi europei evidenzia il gap italiano. Paesi come Estonia e Danimarca vantano piattaforme integrate che permettono l’accesso a dati e documenti in pochi clic attraverso hub centrali. La mancanza di interoperabilità in Italia ha origini sia storiche sia di governance, e non può più essere affrontata solo con nuove leggi senza interventi tecnologici radicali.
La digitalizzazione da sola non basta se i dati restano "muri" silenziosi. Serve ora un salto di qualità nella gestione: l’intelligenza artificiale cognitiva segna una svolta attesa e a portata di mano. Secondo quanto affermato da Francesco Esposito, founder di Youbiquitous, la chiave non risiede in hardware costosi o tecnologie fuori portata, quanto nello "sbloccare" le potenzialità delle informazioni già esistenti nei database pubblici.
Le implicazioni normative sono significative: la tracciabilità delle operazioni consente verifiche rapide ai sensi del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e delle più recenti linee guida AGID. Anche la compliance rispetto al regolamento europeo GDPR ne risulta rafforzata, grazie alla gestione sicura e trasparente dei dati personali.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...