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Gli italiani sono contenti delle proprie pensioni? La nostra indagine su 5mila pensionati

di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

Una vasta indagine su 5mila pensionati italiani rivela soddisfazione, difficoltà e aspettative sul sistema pensionistico. Differenze territoriali, percezione della qualità della vita e riflessioni sul futuro emergono tra dati e testimonianze.

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La nostra redazione ha realizzato una ricerca approfondita su un campione di 5.000 pensionati, rappresentativi dell’intero spettro sociale e geografico nazionale. Obiettivo dell’indagine è stato comprendere come varia la soddisfazione nei confronti della propria pensione e se gli importi percepiti risultano sufficienti a garantire un tenore di vita dignitoso, sia nei grandi centri urbani sia nei piccoli comuni, con particolare attenzione alle diversità regionali. Il campione è stato selezionato includendo sia beneficiari di trattamenti minimi sia titolari di pensioni medie e elevate, per offrire una fotografia più realistica del vissuto quotidiano di chi vive grazie alla previdenza. Sono stati inoltre approfonditi i temi dell’adeguatezza delle ultime rivalutazioni, del benessere percepito e delle aspettative per il futuro, restituendo così un quadro originale e attuale del sentimento dei pensionati italiani.

Chi sono i pensionati italiani: profili sociali, livelli di pensione e contesto demografico

L’identikit degli attuali pensionati in Italia riflette i profondi cambiamenti sociali e demografici vissuti dal Paese negli ultimi decenni. Oggi quasi un quarto della popolazione è composto da persone di almeno 65 anni, un dato che rende l’Italia una delle nazioni più anziane d’Europa. Tra i pensionati, le donne costituiscono il 52% circa, ma la loro pensione media è significativamente inferiore rispetto a quella degli uomini (circa il 27% in meno), conseguenza diretta di carriere più discontinue e del maggiore ricorso al part-time.

Il livello delle pensioni è molto eterogeneo:

  • Pensioni minime, spesso inferiori ai 1.000 euro mensili, sono particolarmente diffuse tra le donne e nelle regioni del Sud.
  • La media nazionale annua lorda si attesta intorno ai 22.300 euro, ma nelle regioni del Nord tale valore può superare i 24.000 euro, mentre nel Mezzogiorno non di rado scende sotto i 20.000 euro.
  • Vi sono anche pensionati con assegni più consistenti, concentrati prevalentemente nelle grandi città e nel Nord-Est.
Dal punto di vista familiare, quasi quattro anziani su dieci vivono da soli, situazione più frequente al di sopra dei 75 anni e tra le donne. Circa il 57% dei nuovi pensionati ha almeno un diploma di scuola superiore, anche se le competenze digitali tra la popolazione anziana rimangono carenti, complicando l’accesso ai servizi previdenziali sempre più automatizzati.

L’aumento della speranza di vita – oggi 85,5 anni per le donne e 81,4 per gli uomini – si accompagna alla crescente incidenza di patologie croniche e non autosufficienza, con ricadute dirette sulle esigenze di assistenza e sulla percezione di sicurezza legata all’importo della pensione.

Soddisfazione dei pensionati: percezione del proprio trattamento pensionistico e qualità della vita

L’indagine rivela che il livello di soddisfazione rispetto all’assegno pensionistico varia notevolmente in base all’importo della pensione, luogo di residenza e rete di supporto familiare. Mentre poco meno della metà degli anziani dichiara di essere molto soddisfatto della propria situazione economica complessiva, questa percentuale si riduce sensibilmente con l’aumentare dell’età o al diminuire del reddito mensile.

Gli aspetti qualitativi più apprezzati riguardano principalmente la stabilità dell’entrata e la possibilità di mantenere una discreta autonomia, elementi percepiti come “ancore di sicurezza” soprattutto nei centri urbani dove i costi fissi sono più elevati. Tuttavia, tra i pensionati con assegni inferiori ai 1.100 euro, spesso si segnalano insoddisfazione e preoccupazione per spese in aumento – in particolare, per i servizi sanitari e i beni di prima necessità.

Sul fronte della qualità della vita, emerge come il contesto relazionale giochi un ruolo decisivo: chi dispone di una solida rete di familiari o amici riferisce emozioni più positive, anche se il livello della pensione non è elevato. Oltre il 90% degli intervistati afferma di poter contare su almeno un parente stretto, mentre la carenza di legami accentua la percezione di vulnerabilità, soprattutto nelle grandi metropoli.

Un ulteriore elemento che incide sulla soddisfazione è l’accessibilità ai servizi sanitari: quasi uno su tre fra i partecipanti ha dichiarato di aver rinunciato a visite ed esami specialistici nel corso dell’anno precedente, principalmente per difficoltà economiche o tempi di attesa troppo lunghi. Questo fenomeno penalizza specialmente i pensionati in aree periferiche e nei piccoli comuni, dove la carenza di servizi territoriali rappresenta una barriera aggiuntiva.

“La pensione dà serenità se riesce a coprire spese e bisogni quotidiani, ma molti sentono che basta poco per perdere equilibrio” – così si esprime la quota più vulnerabile del campione.

Dall’indagine emerge infine che la soddisfazione complessiva scende nei casi di salute precaria, anche a parità di reddito, e risale leggermente in presenza di proprietà immobiliari.

Il divario territoriale: differenze tra grandi città, piccoli centri e aree regionali

Le disparità territoriali rappresentano uno dei fattori chiave nell’analisi del sentimento verso la pensione. Le grandi città offrono spesso migliori servizi sanitari e opportunità di socializzazione, ma anche costi più elevati per abitazione, cure e mobilità. In questi contesti, la soddisfazione è più bassa rispetto ai piccoli centri, dove i ritmi di vita più lenti e una rete comunitaria più stretta possono compensare l’importo limitato della pensione.

  • Nel Nord e nelle regioni a reddito più alto, i pensionati beneficiano di assegni medi superiori, maggior accesso a servizi sanitari e infrastrutture efficienti. Tuttavia, è proprio qui che la percezione della “normalità” delle pensioni tende ad alzare l’asticella delle aspettative, determinando insoddisfazione tra chi si colloca sotto la media locale.
  • Nelle aree interne e nel Mezzogiorno, prevalgono trattamenti più modesti e una maggiore incidenza di povertà tra gli over 65. Qui il senso di insicurezza economica è maggiore, soprattutto dove la spesa sociale e sanitaria per la popolazione anziana resta al di sotto della media nazionale.
  • Nelle province più piccole e nei borghi, la vita può essere resa meno costosa dalla disponibilità di alloggi di proprietà e dalla solidarietà del vicinato, ma crescono i casi di isolamento sociale ed è alto il rischio di rinunciare a cure per ragioni logistiche o digitali.
Regione Pensione media annua lorda (€) Soddisfatti (%)
Lombardia 24.872 56
Friuli V.G. 24.495 54
Calabria 19.800 43
Lazio 24.689 57
Sicilia 19.900 44
Colpisce il dato relativo alle grandi città: secondo le analisi, a Milano la pensione media supera i 27.000 euro annui, ma la quota di anziani pienamente soddisfatti scende sotto al 48%.

La sufficienza delle pensioni per vivere: esperienze quotidiane a confronto

Alla domanda “Basta la pensione per vivere in modo dignitoso?”, i riscontri raccolti evidenziano uno scenario diversificato. Nei territori dove il costo della vita è più contenuto, anche importi minimi possono rivelarsi sufficienti, specie in presenza di proprietà immobiliare e assenza di spese per affitto. In città come Roma, Milano o Firenze, invece, la pressione dei costi fissi richiede spesso il supporto di familiari o il ricorso a risparmi accumulati nei decenni precedenti.

Molti pensionati intervistati riferiscono di praticare strategie di risparmio, portando avanti uno stile di vita molto attento alle spese:

  • Acquisto di alimenti a basso costo e riduzione dei consumi extra;
  • Scelta di canali tradizionali per la fruizione dei servizi sanitari;
  • Aiuto ai figli o nipoti, che prosegue anche dopo il pensionamento, soprattutto nelle famiglie tradizionali;
  • Impiego di parte della pensione per coprire spese mediche non rimborsate dal SSN.
La presenza di una casa di proprietà è determinante, come testimonia la ricerca di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi: circa l’80% dei pensionati vive in una abitazione di proprietà, riducendo così una delle voci di spesa più critiche. Tuttavia, resta forte il timore legato alle spese impreviste, in particolare per la salute e la manutenzione dell’immobile.

I dati della nostra indagine confermano che oltre il 60% dei pensionati valuta la propria pensione “sufficiente, ma senza margini”, mentre circa un anziano su quattro destina parte dell’assegno a figli e nipoti, anche a costo di ridurre ulteriormente le spese personali. Soltanto tra i pensionati con trattamenti medio-alti (sopra i 1.600 euro netti mensili), si raggiunge una reale tranquillità economica.

“Vivo con poco, ho la fortuna di non dover pagare affitto, ma è difficile pensare a spese extra.” riferisce un pensionato dell’entroterra abruzzese, mettendo in luce la resilienza diffusa tra molti italiani in pensione.

Rivalutazioni, prospettive e preoccupazioni per il futuro: cosa pensano i pensionati italiani

Uno dei punti più dibattuti riguarda l’adeguatezza delle rivalutazioni effettuate negli ultimi anni. Dall'indagine emerge che più di metà degli intervistati ritiene insufficienti gli aumenti, giudicandoli incapaci di mantenere il potere d’acquisto, specialmente vista l'inflazione che, negli ultimi anni, ha eroso buona parte dei miglioramenti nominali. La percezione prevalente è che i meccanismi di adeguamento automatico, pur previsti dalla normativa (art. 34, comma 1, legge 448/1998 e successive modifiche), non compensino abbastanza il rincaro dei generi alimentari e le spese sanitarie.

In merito alle aspettative per il futuro:

  • Il 45% dei pensionati manifesta preoccupazione rispetto alla tenuta del sistema previdenziale nei prossimi dieci anni.
  • Un terzo dichiara timore che ulteriori riforme possano penalizzare le pensioni future.
  • Solo il 18% si dice ottimista riguardo al mantenimento del potere d’acquisto.
Una crescente quota di intervistati sostiene che il peso della fiscalità e l’incertezza sulla spesa sanitaria privata renderanno necessario il sostegno familiare anche per le generazioni future. Inoltre, la digitalizzazione dei servizi, sebbene percepita come positiva da chi ha maggiore familiarità con la tecnologia, genera esclusione tra chi possiede minori competenze.

L’interpretazione complessiva delle risposte restituisce un quadro in cui il sentimento dominante è una “soddisfazione moderata, fragile e vigilante”: la pensione attuale assicura un minimo di serenità, ma l’aumento dei prezzi, la complessità crescente delle procedure e la diffusione delle patologie croniche alimentano una diffusa domanda di politiche pubbliche più attente ai reali bisogni della popolazione anziana.

“Non si tratta solo di aumentare gli importi, ma di garantire a tutti dignità, accesso ai servizi e maggiore semplicità operativa”: questa la sintesi più ricorrente tra le osservazioni raccolte, a conferma di un’Italia che invecchia, ma non smette di chiedere ascolto e risposte concrete.




Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...