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Gli stipendi non sono tutti uguali in ferie: chi rischia il taglio, ma anche nuovi limiti fissati dalla Cassazione

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Gli stipendi ridotti durante le ferie rappresentano un tema complesso tra limiti di legge, festività soppresse e novità dalla Cassazione: come cambiano gli importi e chi rischia davvero un taglio.

L’ultimo orientamento della Corte di Cassazione cambia le regole sugli stipendi ricevuti durante le ferie: molti lavoratori scoprono improvvisamente che la busta paga può essere meno ricca nei mesi estivi. Non si tratta di un errore né di una semplice svista amministrativa: la Suprema Corte ha fissato limiti molto precisi alle riduzioni possibili, aprendo scenari nuovi sia per chi lavora sia per le aziende. Il rischio concreto di un “taglio” allo stipendio in questi periodi e i nuovi criteri per calcolare le indennità fanno emergere la necessidade di conoscere ciò che realmente spetta.

Molti cadono nell’errore di pensare che la retribuzione feriale sia invariabilmente identica a quella ordinaria. In realtà, il principio comunitario stabilisce l’equivalenza ma ammette deroghe: la recente sentenza della Cassazione (ordinanza n. 18529/2026) traccia i confini tra lecito e vietato. Questa situazione crea una vera tensione: si può perdere parte dello stipendio nelle ferie? Quali sono i limiti legali e cosa si deve monitorare in busta paga?

Perché lo stipendio può essere più basso durante le ferie: spiegazioni tecniche e limiti di legge

Perché accade che la busta paga risulti più leggera durante i periodi di ferie? Il tema sugli stipendi durante le ferie, oggetto di attenzione da parte di lavoratori e sindacati, è regolato da un insieme complesso di norme, criteri europei e pronunce della Cassazione, che nelle ultime sentenze ha ribadito principi chiave sui limiti delle decurtazioni.

La regola generale fissata dal diritto europeo e recepita anche nell’ordinamento italiano impone che il trattamento economico durante le ferie sia comparabile con quello normale, ma non si richiede una perfetta identità tra gli importi. La Cassazione con l'ordinanza n. 18529 dell’8 giugno 2026 ha precisato che alcune componenti della retribuzione possono essere escluse, purché ciò non disincentivi la fruizione delle ferie stesse.

È fondamentale comprendere:

  • Quali voci possono essere escluse: sono in particolare le indennità variabili, collegate a prestazioni straordinarie o condizioni non strutturali. Ad esempio, se una mansione prevede indennità di trasferta solo nei giorni effettivi di lavoro, queste potrebbero non essere incluse nel calcolo feriale.
  • Qual è il criterio di valutazione: il raffronto va effettuato sulla retribuzione annua complessiva e non solo sulla singola busta paga del mese delle ferie. È sui dodici mesi che si misura l’effetto economico della riduzione.
  • L’effetto dissuasivo: una riduzione è ammessa solo se non è tale da scoraggiare il dipendente dal godere del proprio diritto alle ferie. La Cassazione non ha imposto una soglia percentuale unica, ma ha esaminato caso per caso. Nel caso analizzato, una riduzione del 3,37% del lordo annuo non è risultata sufficiente a impedire la fruizione delle ferie.
I tre controlli tecnici utili per verificare la correttezza della busta paga nel periodo di ferie sono:
  • Natura delle somme escluse: se una voce (ad esempio, indennità di posizione o funzione) è corrisposta regolarmente e stabilmente al dipendente in funzione delle sue mansioni, di norma deve essere compresa nella retribuzione feriale.
  • Incidenza economica: il calcolo si effettua rapportando l’importo escluso alla retribuzione annua lorda e moltiplicando per cento. Un esempio pratico: su uno stipendio annuo lordo di 26.700 euro privato di 900 euro di indennità variabili escluse il calcolo è: (900 / 26.700) x 100 = 3,37%.
  • Verifica della soglia di dissuasione: occorre valutare se la perdita economica risulti realmente penalizzante. La Cassazione precisa che non si può fissare una soglia uguale per tutti ma occorre un’analisi sul singolo caso, specie se le indennità escluse costituiscono una parte rilevante della retribuzione ordinaria.
La normativa di riferimento poggia sulla direttiva europea 2003/88/CE e sull’articolo 36 della Costituzione italiana. Le sentenze richiamano entrambi i principi, privilegiando il pieno rispetto della funzione delle ferie a lavoro come tempo di recupero psico-fisico, che non deve essere sacrificato per ragioni economiche.

Ecco una tabella esplicativa sulle principali voci della retribuzione e la loro possibile inclusione nei conteggi feriali:

Voce retributiva Includibile nelle ferie? Note
Minimo tabellare Sì Componente fissa, sempre inclusa
Indennità di mansione stabile Sì Se collegata stabilmente all’attività
Indennità di trasferta occasionale No Solo se non percepita in modo costante
Premi variabili legati a obiettivi No / Parziale Solo se parte strutturale della retribuzione
Superminimi collettivi Sì / Parziale Occorre valutare il contratto collettivo

Errori comuni che generano fraintendimenti sono:

  • Pensare che ogni voce debba essere sempre calcolata anche durante le ferie. In realtà contano natura e incidenza nel corso dell’anno.
  • Confrontare solo la busta paga del mese in ferie con quella del mese precedente. La riduzione temporanea può apparire maggiore, ma su base annua può risultare trascurabile.
  • Ignorare la differenza tra indennità strutturali e accessorie: solo le prime devono essere effettivamente garantite anche nei periodi di riposo.
Cosa fare concretamente?
  • Richiedere dettagli sulle componenti escluse presso l’ufficio personale o il consulente del lavoro.
  • Controllare la busta paga in riferimento al contratto collettivo applicato e verificare le indennità incluse o escluse.
  • Valutare l’incidenza sulla retribuzione annua per capire se l’esclusione di certe voci superi la soglia considerata “dissuasiva”.
  • Nel dubbio, è utile richiedere un calcolo dettagliato delle voci escluse/incluse rispetto al periodo di ferie maturato e fruito.
Una tabella riassuntiva può aiutare a comprendere meglio le differenze tra permessi, ferie e festività soppresse:
Tipologia Retribuzione Inquadramento giuridico
Ferie ordinarie Comparabile a retribuzione normale Obbligatorie per legge art. 36 Cost.
Permessi retribuiti Solo alcune voci, secondo CCNL Stabiliti da contratto collettivo
Festività soppresse (come ferie) Devono comprendere voci stabili di mansione In funzione del contratto applicato

Errori comuni che possono penalizzare lavoratori e aziende:

  • Considerare automaticamente i quattro giorni come permessi, mentre possono essere ferie a tutti gli effetti.
  • Omettere dalla retribuzione delle ex festività indennità che sono strutturalmente collegate all’attività ordinaria.
  • Valutare solo la disciplina aziendale, ignorando la prevalenza dei principi inderogabili europei e nazionali.
Cosa devono fare lavoratori e aziende in concreto?
  • Controllare attentamente il testo del contratto collettivo e la disciplina interna. Solo in presenza di esplicite clausole, i quattro giorni sono ferie e devono essere trattati come tali.
  • Richiedere un controllo dettagliato delle buste paga relative al godimento di questi giorni.
  • Interpellare sempre esperti o rappresentanze sindacali qualora si notino differenze tra l’ordinario e quanto erogato nei mesi di fruizione delle ex festività.
  • Per le aziende, strutturare procedure di calcolo della retribuzione feriale coerenti con le ultime indicazioni giurisprudenziali, onde evitare contenziosi e richieste di arretrati.
Infine, l’orientamento affermato dalle pronunce della Cassazione, rafforzato dagli indirizzi della Corte di Giustizia dell’Unione europea, pone al centro la tutela della retribuzione nei periodi di assenza dal lavoro, sancendo in modo netto i limiti alle possibili esclusioni e richiedendo valutazioni basate su criteri oggettivi e sulla funzione delle indennità.




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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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