Google annuncia risultati meno immediati per gli utenti italiani: prezzi e disponibilità cambieranno, tra sanzioni Ue, rischi economici e nuovi effetti su attività locali e consumatori.
Google ha introdotto l'8 settembre 2026 una nuova struttura dei risultati di ricerca nell'area europea che coinvolge in pieno l'Italia, dopo la multa da 460 milioni di euro inflitta dalla Commissione europea per aver favorito i propri servizi rispetto a quelli concorrenti. Chi cerca un hotel, un volo, un ristorante, un mezzo di trasporto o un'attività sportiva può ora vedere in cima alla pagina un servizio specializzato esterno, seguito da due risultati analoghi ma più ridotti e da un carosello con informazioni meno complete.
La misura nasce dall'obiettivo di aumentare la concorrenza. L'effetto, però, è discusso: comparators and intermediaries gain space, mentre alberghi, ristoranti, compagnie aeree, negozi e altre attività locali possono perdere visibilità diretta. Google sostiene che per gli utenti europei la ricerca diventi meno utile e che le imprese debbano forse sostenere costi più elevati per raggiungere i clienti.
Il cambiamento interessa soprattutto le ricerche con un'evidente componente commerciale. Scrivendo “hotel a Roma”, “ristoranti a Milano”, “voli per Parigi” oppure una richiesta su trasporti e sport, l'utente può non incontrare più la stessa pagina ricca di prezzi, disponibilità e collegamenti diretti ai fornitori.
La disposizione segue uno schema più uniforme. In alto può comparire un servizio di ricerca specializzato; sotto, due servizi simili con meno dettagli. Un carosello raccoglie poi hotel, voli, ristoranti, trasporti o altre offerte. Alcune informazioni immediate, tra cui i prezzi in tempo reale, vengono rimosse oppure mostrate in forma ridotta. L'ordine dei risultati resta deciso dagli algoritmi di Google.
Per chi cerca dall'Italia, la conseguenza pratica può essere un clic aggiuntivo. La ricerca non conduce per forza direttamente alla pagina dell'hotel, del ristorante o della compagnia aerea: può passare prima da un comparatore o da una piattaforma di prenotazione. Booking.com ed Expedia sono gli esempi più visibili nel settore dei viaggi, insieme ad altri servizi verticali e motori di confronto.
Google non ha smesso di mostrare le attività locali. Il punto riguarda la loro posizione nella pagina e la quantità di informazioni disponibili. Una struttura indipendente può avere meno spazio per presentare disponibilità, prezzi, recensioni, contatti e prenotazione diretta rispetto a un intermediario che riunisce offerte di molti operatori.
Tra gli elementi più sensibili c'è la riduzione di alcune funzioni che rendevano più rapida la ricerca. Nei risultati dedicati ad alberghi, voli e ristoranti possono non apparire più prezzi aggiornati in tempo reale, disponibilità immediata e altri dati utili a confrontare le opzioni senza aprire una lunga serie di siti.
Google afferma di aver eliminato funzioni utili per rispettare le richieste europee. La Commissione europea, però, non ha imposto in via generale di impoverire la ricerca. Il problema regolatorio riguarda il modo in cui Google presenta e ordina i propri servizi rispetto a quelli di terzi. La soluzione tecnica spetta all'azienda, a condizione che siano rispettati gli obblighi del Digital Markets Act.
Da qui nasce il paradosso. Per impedire a Google di favorire i propri strumenti, la pagina può dare più rilievo a piattaforme esterne. Una piattaforma esterna, però, non coincide necessariamente con il fornitore del servizio cercato: Booking.com può gestire la prenotazione di una camera, ma l'hotel resta l'impresa che la offre; Expedia può aggregare un volo, mentre il trasporto viene effettuato dalla compagnia aerea.
La concorrenza tra motori di ricerca specializzati può aumentare, mentre il rapporto diretto fra cliente e impresa rischia di diventare più debole. Per il consumatore ciò significa forse più occasioni di confronto, ma anche passaggi aggiuntivi, commissioni comprese nel prezzo finale e meno chiarezza sulla piattaforma che gestirà la prenotazione o l'assistenza.
La Commissione europea, cioè l'istituzione dell'Unione incaricata di vigilare sulle regole della concorrenza e del mercato digitale, ha contestato a Google il trattamento preferenziale riservato ai propri servizi all'interno della ricerca.
La decisione del 23 luglio 2026 riguarda una violazione del Digital Markets Act. Il regolamento disciplina le grandi piattaforme digitali individuate come “gatekeeper”, operatori che hanno un potere particolarmente ampio nell'accesso e nell'intermediazione tra imprese e utenti.
Secondo la Commissione, Google dava maggiore evidenza a servizi propri nei settori dello shopping, degli hotel, dei trasporti e dello sport. La preferenza poteva dipendere dalla posizione nella pagina, da elementi grafici più ricchi, dai filtri o dai moduli integrati. I servizi concorrenti con funzioni simili non avrebbero invece ricevuto condizioni equivalenti.
La sanzione specifica per la ricerca è stata fissata a 460 milioni di euro nel 2026. Nella stessa giornata è stata applicata una seconda multa, pari a 430 milioni di euro, per le limitazioni imposte su Google Play alle imprese che volevano indirizzare i clienti verso canali di acquisto alternativi, spesso più economici.
Le due decisioni raggiungono quindi un totale di 890 milioni di euro nel 2026. Solo la prima, però, riguarda direttamente il modo in cui Google Search ordina e presenta i risultati commerciali.
Dalla decisione del 2026 Google ha avuto 60 giorni per adeguarsi agli obblighi stabiliti dalla Commissione. Se non lo fa, il regolamento permette di applicare penalità periodiche fino al 5% del fatturato globale dell'azienda, secondo le condizioni previste dal provvedimento.
Non è quindi una multa riferita soltanto a comportamenti passati. La Commissione ha ordinato a Google di interrompere la condotta contestata e di cambiare il funzionamento della ricerca. Le nuove pagine europee sono la risposta dell'azienda a quella decisione, anche se il confronto con Bruxelles non è necessariamente chiuso.
La vicenda si inserisce in una lunga serie di procedimenti europei. Fino al 2026, le principali sanzioni antitrust imposte a Google nell'Unione europea hanno raggiunto 10,38 miliardi di euro, considerando decisioni maturate nell'arco di quasi vent'anni. Il totale comprende casi diversi, relativi alla ricerca, ad Android, alla pubblicità digitale e ad altri comportamenti ritenuti anticoncorrenziali:
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Voce |
Importo o termine |
Ambito |
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Multa per la ricerca |
460 milioni di euro nel 2026 |
Preferenza ai servizi Google |
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Multa per Google Play |
430 milioni di euro nel 2026 |
Limitazioni ai canali alternativi |
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Totale delle due decisioni |
890 milioni di euro nel 2026 |
Ricerca e distribuzione delle app |
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Termine di adeguamento |
60 giorni dalla decisione del 2026 |
Modifica delle condotte contestate |
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Penalità periodiche massime |
5% del fatturato globale |
Mancato rispetto degli obblighi |
Google non ha descritto la modifica come un miglioramento del prodotto. Nick Fox, vicepresidente senior dell'azienda per il settore conoscenza e informazione, ha dichiarato che i cambiamenti richiesti dalle norme europee danneggiano l'esperienza degli utenti e favoriscono gli intermediari online a scapito delle imprese locali.
Un responsabile della società ha definito la revisione del 2026 la più ampia riduzione della qualità del servizio nella storia del motore di ricerca, che nello stesso anno ha raggiunto 29 anni di attività. Si tratta della valutazione di Google, non di una misurazione indipendente. La distinzione conta, perché i dati usati per sostenere questa tesi sono controllati dall'azienda.
La società sostiene anche che le modifiche introdotte in precedenza per rispettare il Digital Markets Act abbiano ridotto fino al 30% il traffico gratuito e diretto verso le attività europee. Il dato, attribuito a Google, riguarda i clic verso imprese come hotel, compagnie aeree e altri operatori turistici, sulla base delle comunicazioni pubblicate dall'azienda nel 2024 e nel 2025.
Secondo Google, la perdita di traffico diretto costringe molte attività a dipendere maggiormente da piattaforme che applicano commissioni. Un hotel che prima riceveva gratuitamente un clic dalla propria scheda può intercettare il cliente attraverso un intermediario, pagando un costo sulla prenotazione oppure instaurando una relazione commerciale meno diretta.
Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet e Google, aveva già sostenuto nel 2018 che Android avrebbe prodotto più scelta, e non meno, per consumatori, produttori e sviluppatori. La posizione dell'azienda è rimasta coerente anche negli anni successivi: Google dice di voler offrire servizi utili e innovativi, mentre le regole europee rischierebbero di limitare il modo in cui può integrarli nella ricerca.
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...