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H&M, piani di chiusura e licenziamenti in Italia: i negozi e dipendenti a rischio e possibili soluzioni

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Il gruppo H&M affronta una svolta strategica in Italia tra chiusure di negozi, licenziamenti e nuove sfide: dalla digitalizzazione alla concorrenza di Shein e Zara, fino alle questioni di sostenibilità.

Il colosso svedese della moda a basso costo ha annunciato un piano di ridimensionamento che prevede la dismissione di 160 negozi entro il 2026. Il gruppo intende rivedere la presenza nei mercati più maturi, tra cui l'Italia, puntando su una strategia di efficientamento che mira a rafforzare il canale digitale e ottimizzare i costi operativi. La decisione arriva in un contesto segnato da pressioni competitive crescenti e cambiamenti strutturali nella domanda di abbigliamento, fortemente influenzati dall'ascesa dell'e-commerce e da una clientela sempre più attenta ai prezzi e all'offerta personalizzata dei principali marketplace online.

Nel mercato italiano, la scelta ha conseguenze immediate e tangibili, sia dal punto di vista occupazionale che territoriale. Le chiusure, le ristrutturazioni e le trattative sindacali in corso delineano uno scenario di trasformazione che riguarda tanto i dipendenti quanto il tessuto commerciale urbano e le abitudini di consumo dei consumatori. La riduzione della rete di vendita diventa così la cartina di tornasole di un settore alla ricerca di un nuovo equilibrio, tra tradizione fisica e modernizzazione spinta dal digitale.

Le ragioni dietro la chiusura di 160 negozi H&M nel 2026

I motivi che hanno condotto alla decisione di chiudere 160 punti vendita affondano le radici in una pluralità di fattori economici e di contesto:

  • Calo dei ricavi: il bilancio globale del primo trimestre evidenzia un declino delle vendite pari al 10%, con ricavi scesi a 49,6 miliardi di corone svedesi (circa 4,6 miliardi di euro) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
  • Pressione competitiva: l'emergere di modelli di business agili e digitalizzati, soprattutto da parte di player internazionali come Shein e Zara, ha inciso sulla perdita di quote di mercato nei mercati maturi.
  • Saturazione commerciale e gestione delle scorte: la presenza capillare della rete fisica ha portato, negli anni, ad accumulare stock in eccesso, costringendo il gruppo a ricorrere a campagne di sconto che hanno compresso i margini di profitto.
  • Crescita dell'e-commerce: la rapida affermazione delle piattaforme digitali ha influito sulle scelte dei consumatori, erodendo il traffico nei negozi fisici e spostando l'acquisto verso soluzioni più flessibili.
  • Rialzo dei costi logistici e delle materie prime: le interruzioni nelle rotte commerciali internazionali e l'aumento dei prezzi delle forniture hanno aggravato la pressione sui costi operativi dell'organizzazione.
L'intenzione dichiarata dal board aziendale è quella di correre ai ripari alleggerendo la rete fisica e riposizionando la presenza soprattutto nelle aree e nei canali a maggior rendimento.

Licenziamenti, precarietà e confronto sindacale in Italia

Le ricadute occupazionali della riorganizzazione in Italia sono significative. Non si tratta soltanto di riduzione degli organici nei punti vendita in chiusura, ma anche di un generale impatto sulla qualità dell'occupazione nell'intero comparto del commercio al dettaglio, già provato dalle trasformazioni degli ultimi anni.

I lavoratori coinvolti nel taglio diretto, come nel caso dello store romano di Tuscolana, con diciassette addetti a tempo indeterminato coinvolti nella chiusura, sono solo la punta dell'iceberg di una questione molto più ampia. Nel 2025, in Italia, il ricorso a contratti di lavoro a chiamata ha rappresentato il 16% dell'organico, testimoniando una tendenza verso la precarizzazione. Le parti sociali (Filcams, Fisascat e Uiltucs) chiedono nuovi accordi che tengano conto delle tutele occupazionali e della stabilizzazione dei contratti, anche alla luce delle agevolazioni fiscali temporanee e delle normative sui rapporti di lavoro flessibile:

  • Peso sulle lavoratrici e sui giovani: sono soprattutto queste categorie a subire le conseguenze di un'occupazione frammentata, con orari discontinui e prospettive di carriera poco chiare.
  • Premi di risultato e welfare: le trattative in corso puntano a estendere le coperture economiche dei premi legati ai risultati di produttività, oggi in scadenza, integrando strumenti di welfare aziendale.
Per chi rimane escluso dalla ricollocazione, gli ammortizzatori sociali rappresentano una soluzione temporanea, mentre si apre la discussione su nuovi strumenti di supporto alla riqualificazione professionale e mobilità interna o esterna al settore. In analogia con quanto avviene in altri comparti (ad esempio, la gestione delle chiusure di store come Mediamarket), i sindacati propongono:
  • Ricollocazioni presso altri punti vendita in Italia o all'estero
  • Accesso a incentivi economici per favorire il trasferimento
  • Possibilità di passaggio part-time/full time secondo esigenze familiari
  • Diritti di precedenza e criteri di trasparenza nelle future assunzioni
L'instabilità occupazionale resta tuttavia un elemento critico per la sostenibilità sociale e produttiva del settore, aggravata da una trasformazione digitale che non sempre è in grado di riassorbire l'esubero generato dalla minore presenza nei centri urbani e nei centri commerciali secondari.

La strategia di H&M tra digitalizzazione ed efficienza

La nuova strategia aziendale punta sulle potenzialità della digitalizzazione come leva competitiva: H&M ha scelto di concentrare le risorse su store di grandi dimensioni e posizionamenti premium, dismettendo progressivamente i punti vendita in aree meno redditizie. Al centro della visione manageriale vi è l'obiettivo di migliorare l'efficienza della supply chain, ridurre i costi operativi e adeguare l'offerta alle abitudini di consumo omnicanale. Le principali direttrici di questa trasformazione sono:

  • Rete fisica più snella: vengono privilegiate poche location strategiche, in cui rafforzare sia l'esperienza d'acquisto che il volume di transazioni.
  • Incremento della vendita online: forti investimenti nelle piattaforme digitali e nel customer service, accompagnati da campagne di marketing più mirate a segmenti di clientela specifici.
  • Riqualificazione dei negozi esistenti: rinnovamento degli spazi commerciali in città come Bari e Conegliano, per valorizzare l'immagine del brand e soddisfare standard di sostenibilità ambientale.
  • Ricorso all'analisi dei dati: utilizzo di strumenti avanzati di business intelligence per la pianificazione delle collezioni e la gestione delle scorte in tempo reale.
Questa strategia rappresenta la risposta alla ridefinizione globale dello shopping fashion, sempre più interattivo, flessibile e integrato tra esperienze virtuali e fisiche.

Competizione di H&M con Shein, Zara e la nuova geografia

La concorrenza sul mercato della moda rapida sta acquisendo una dimensione del tutto nuova. Negli ultimi anni, la pressione esercitata sia dalla cinesina Shein, specializzata nella produzione lampo e nella gestione agile dei cataloghi digitali, sia dal modello ibrido di Zara, ha accelerato la crisi di identità delle insegne tradizionali. Shein attrae una fetta di clientela giovane e molto attenta al prezzo, valorizzando:

  • Catalogo vastissimo e modalita d'acquisto completamente digitalizzate
  • Tempi di consegna ridotti
  • Prezzi che sfidano la concorrenza
Zara, invece, ha investito su immagine, qualità percepita e rapidità di rinnovo collezioni, elevando la propria reputazione anche in ottica di moda responsabile. Questa concorrenza ha spinto H&M a ripensare il posizionamento, abbandonando la fascia media e tentando di offrire esperienza d'acquisto più coinvolgente e una brand identity più definita. Tuttavia, la polarizzazione del mercato fa emergere alcune debolezze strutturali:
  • Difficoltà nel mantenimento della quota di mercato in Europa e in Nord America
  • Necessità di accelerare sull'innovazione tecnologica
Il rischio per molte catene consolidate, come dimostrano anche i casi di altri brand internazionali, è quello di non riuscire ad affermare con efficacia la propria unicità in un contesto di forte riduzione degli store fisici e incremento esponenziale della competizione online.

Sostenibilità, supply chain e transizione green

Il percorso verso una maggiore sostenibilità ambientale è al centro delle attuali politiche di H&M. L'azienda ha annunciato una riduzione delle emissioni del 34,6% rispetto al 2019, adeguando progressivamente la supply chain ai nuovi standard green. Tuttavia, la riconversione del modello di business verso la compatibilità con le normative ambientali implica:

  • Aumenti nei costi di produzione, legati all'introduzione di materiali eco-compatibili e al controllo delle emissioni nelle filiere produttive.
  • Ottimizzazione dei flussi logistici verso i poli distributivi chiave, come quello di Casalpusterlengo, per ridurre le emissioni da trasporto e migliorare la flessibilità della rete per il mercato europeo.
  • Impatti su margini e prezzi, in un settore in cui la competitività si basa ancora fortemente sul prezzo basso e tempi rapidi di consegna.
Le tensioni geopolitiche e le nuove regolamentazioni europee spingono il gruppo a investire risorse crescenti nell'innovazione di processo e nella formazione dei dipendenti su tematiche ambientali, in linea con le aspettative delle generazioni più giovani e degli investitori.


Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...