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Ho 1300 euro di pensione, ma non riesco a vivere e dopo 2 infarti a 69 anni lavoro in nero: il racconto di Mario

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Mario, 69 anni di Brescia, ha una pensione di 1300 euro, due infarti alle spalle, un affitto di 700 euro e un assegno alla ex moglie. Per sopravvivere lavora in nero. La storia di una difficoltà di tantissimi.

Quando si parla di pensionati in difficoltà, si pensa quasi sempre agli assegni minimi. Eppure esiste una fascia di persone che, sulla carta, non rientra tra i casi più fragili, ma che nella vita reale non arriva a fine mese. È il caso di Mario, 69 anni, residente a Brescia, che ogni mese riceve 1300 euro di pensione e che, nonostante questo, è costretto a lavorare in nero per sopravvivere.

La sua storia non è un caso isolato. È lo specchio di un Paese in cui il costo della vita cresce più in fretta degli assegni previdenziali e dove un imprevisto, una separazione o un problema di salute possono bastare a far saltare ogni equilibrio.

Una vita di lavoro e una pensione che non basta

Mario ha lavorato per decenni, versando contributi e pensando, come tanti della sua generazione, che la pensione avrebbe garantito una vecchiaia serena. «Pensavo che a questa età avrei potuto riposare», racconta. La realtà è molto diversa.

A prima vista, 1300 euro al mese possono sembrare una cifra dignitosa. Per molti pensionati lo sono, soprattutto se hanno una casa di proprietà e nessun obbligo economico verso altri. Mario, però, si trova in una situazione che trasforma quella somma in un bilancio quasi impossibile da far quadrare e che non gli permette di arrivare a fine mese.

Basta fare un semplice calcolo per capire dove nasce il problema. Dalla pensione mensile di Mario vanno sottratte alcune spese fisse e non rinviabili:

  • 700 euro di affitto, per un appartamento a Brescia, dove i canoni sono tra i più alti della Lombardia dopo Milano
  • 500 euro di assegno di mantenimento per la moglie, stabilito dopo la separazione
  • le bollette di luce, gas, acqua e rifiuti, aumentate sensibilmente negli ultimi anni
Già le prime due voci assorbono 1200 euro su 1300. Restano circa 100 euro per mangiare, pagare le utenze, spostarsi, comprare i farmaci e affrontare qualsiasi spesa imprevista. Una cifra evidentemente insufficiente, anche per chi vive con grande sobrietà.

«Faccio la spesa guardando ogni centesimo», spiega Mario. «Ci sono mesi in cui rinuncio a cose che per me sarebbero necessarie. Il problema non è il superfluo, è il necessario.»

Due infarti in sei anni: la salute che pesa sul bilancio

A rendere tutto più difficile c’è la salute. Mario ha subito due infarti nel giro di sei anni. Il primo è arrivato all’improvviso, il secondo quando pensava di aver ormai imboccato la strada della ripresa. Da allora vive con controlli periodici, terapie farmacologiche costanti e la necessità di evitare sforzi eccessivi e stress.

Molti esami e farmaci sono coperti dal sistema sanitario nazionale, ma non tutto lo è. Visite specialistiche private per accorciare le liste d’attesa, ticket, integratori consigliati dal medico e spostamenti verso le strutture sanitarie incidono su un budget già ridotto all’osso.

C’è poi una contraddizione evidente: un uomo con una patologia cardiaca seria, che dovrebbe riposare e prendersi cura di sé, si ritrova a cercare lavoretti per integrare un reddito che non basta.

Perché Mario lavora in nero a 69 anni

La scelta di Mario non nasce dal desiderio di aggirare le regole. Nasce dalla necessità di sostenere i dovuti pagamenti e arrivare tranquillamente a fine mese. «Se potessi, farei tutto in regola», dice. «Ma chi assume un uomo di 69 anni con due infarti alle spalle? E se anche qualcuno lo facesse, tra tasse e cumulo dei redditi, il guadagno netto sarebbe minimo.»

Così Mario accetta piccoli incarichi, spesso pagati in contanti e senza alcun contratto. Si tratta di lavori occasionali, come piccole manutenzioni, commissioni, aiuto in attività di conoscenti, che gli permettono di mettere insieme qualche centinaio di euro al mese. Soldi che servono a coprire le bollette e a non indebitarsi.

Il lavoro in nero, tuttavia, ha un prezzo alto, soprattutto per una persona nelle sue condizioni:

  • nessuna tutela in caso di infortunio, un rischio enorme per chi ha problemi cardiaci
  • nessuna copertura assicurativa né contributi versati
  • possibili sanzioni per chi lavora senza contratto e per chi lo impiega
  • nessuna garanzia di continuità, perché il lavoro può sparire da un giorno all’altro
Mario lo sa bene. «Ho paura. Se mi sentissi male durante un lavoro, nessuno saprebbe cosa fare e io non avrei alcuna protezione. Ma se non lavoro, a fine mese non pago.»

L’assegno di mantenimento: un obbligo che pesa

Tra le spese più gravose c’è l’assegno di mantenimento da 500 euro destinato alla moglie. È un obbligo stabilito dal giudice al momento della separazione, quando la situazione economica e di salute di Mario era diversa. Da allora molte cose sono cambiate: è andato in pensione, ha avuto due infarti e le sue entrate si sono ridotte.

In casi come questo la legge prevede la possibilità di chiedere la revisione delle condizioni di separazione o divorzio, se si dimostra un cambiamento significativo e duraturo della situazione economica. Si tratta di un percorso che richiede l’assistenza di un avvocato, tempi non brevi e costi da sostenere. Per chi vive con 100 euro al mese dopo le spese fisse, anche questa strada può sembrare un lusso.

Esistono comunque strumenti di supporto, come il patrocinio a spese dello Stato per chi ha redditi sotto determinate soglie, e i servizi di consulenza gratuita offerti da alcuni sportelli comunali e da associazioni di tutela dei cittadini. Vale la pena informarsi, perché una situazione come quella di Mario può essere rivalutata, ma solo se qualcuno la porta davanti a un giudice.

Affitto a Brescia: il peso della casa

Il secondo grande nodo è l’affitto da 700 euro. A Brescia e in provincia, come in tutta la Lombardia, il mercato immobiliare è diventato sempre meno accessibile. Per chi non ha una casa di proprietà, il canone assorbe spesso più della metà del reddito, soprattutto nel caso dei pensionati.

Per situazioni di fragilità economica esistono misure come il contributo regionale e comunale per l’affitto, i bandi per le case popolari e i fondi destinati alle famiglie in difficoltà. Spesso però i requisiti, come l’ISEE e le soglie di reddito, escludono chi percepisce una pensione appena sopra i limiti, anche se di fatto le sue disponibilità reali sono ridottissime. È una zona grigia in cui finiscono tante persone: troppo “ricche” per gli aiuti, troppo povere per vivere.

Non solo Mario: una fragilità sempre più diffusa

La storia di Mario racconta un fenomeno più ampio. Sempre più pensionati si trovano a fare i conti con un potere d’acquisto eroso dall’inflazione, con affitti in crescita, con la solitudine e con spese sanitarie in aumento. Molti di loro continuano a lavorare, spesso senza contratto, non per scelta ma per necessità.

Le cause sono diverse:

  • pensioni che non seguono il ritmo del costo della vita
  • separazioni e divorzi che dividono un unico reddito in due bilanci
  • costi abitativi sempre più alti nelle città del Nord
  • problemi di salute che aggiungono spese e riducono la possibilità di lavorare.
Dietro i numeri ci sono persone, spesso silenziose, che per orgoglio o vergogna non chiedono aiuto.

Cosa può fare chi si trova in situazioni simili

Chi vive una condizione simile a quella di Mario non è obbligato a restare solo. Ecco alcuni passi concreti da valutare:

  1. Rivolgersi a un CAF o a un patronato per verificare eventuali prestazioni, agevolazioni o integrazioni a cui si ha diritto
  2. Calcolare l’ISEE aggiornato, utile per accedere a bonus, riduzioni sulle bollette e contributi per l’affitto
  3. Valutare con un avvocato la revisione dell’assegno di mantenimento, se la propria situazione economica è peggiorata
  4. Contattare i servizi sociali del Comune, che possono indicare misure di sostegno locali
  5. Informarsi sulle agevolazioni sanitarie, come esenzioni dal ticket per patologie croniche.





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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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