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Ho scritto su un foglio queste 8 parole italiane e le ho fatte leggere a colleghi, amici e parenti: nessuno le sapeva spiegare

di Chiara Compagnucci pubblicato il

Oggi conosciamo sempre meno parole e termini perchè giornali, social network e messaggistica istantanea privilegiano un linguaggio semplice, diretto, spesso condito da anglicismi. Il risultato è che parole tecniche, letterarie o semplicemente meno frequenti finiscono per diventare quasi sconosciute.

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Capita spesso di imbattersi in parole della lingua italiana che usiamo, sentiamo o leggiamo senza avere davvero chiaro il loro significato. È successo anche a noi: abbiamo scritto su un foglio otto parole italiane e le abbiamo fatte leggere ai colleghi in ufficio, amici e parenti. Il risultato? Nessuno è riuscito a spiegarle con precisione, nemmeno chi ha una laurea in lettere. Un piccolo esperimento che dimostra quanto il nostro vocabolario si stia impoverendo, complice anche l'uso sempre più massiccio di termini inglesi che sostituiscono parole italiane perfettamente valide.

Perché conosciamo sempre meno parole italian e le otto parole 'sconosciute'

Prima di passare alla lista, vale la pena chiedersi perché termini come questi siano diventati così ostici. La risposta è semplice: la lingua italiana è ricchissima di sinonimi e sfumature, ma nella comunicazione quotidiana tendiamo a usare sempre le stesse duecento o trecento parole. Giornali, social network e messaggistica istantanea privilegiano un linguaggio semplice, diretto, spesso condito da anglicismi. Il risultato è che parole tecniche, letterarie o semplicemente meno frequenti finiscono per diventare quasi sconosciute, anche a chi ha un livello di istruzione medio alto.

Le otto parole italiane sottoposte a chi conoscevamo sono le seguenti:

lapalissiano, è un aggettivo che significa ovvio, scontato, di un'evidenza quasi imbarazzante. Si usa per definire un'affermazione talmente vera da risultare banale, come dire "di giorno c'è più luce che di notte". L'origine di questo termine è tanto buffa quanto affascinante. Deriva dal nome del marchese Jacques de La Palice, un condottiero francese del Cinquecento. Sulla sua tomba, secondo la tradizione, i soldati scrissero un epitaffio che, per un errore di trascrizione o forse per gioco, recitava più o meno così: "se non fosse morto, sarebbe ancora vivo". Da quella frase involontariamente ridicola è nato l'aggettivo lapalissiano, entrato stabilmente anche nel vocabolario italiano per indicare le famose "verità lapalissiane".

pleonastico, indica qualcosa di superfluo, ridondante, non necessario. In linguistica un pleonasmo è una ripetizione di concetti già espressi, come dire "salire su" o "scendere giù": il verbo contiene già l'idea di direzione, quindi l'avverbio risulta pleonastico, cioè aggiunto senza reale necessità. Il termine deriva dal greco pleonasmós, che significa eccesso, sovrabbondanza. Non va confuso con la ridondanza intenzionale usata come figura retorica per enfatizzare un concetto: in quel caso si tratta di una scelta stilistica precisa, mentre l'uso pleonastico involontario è spesso considerato un errore di stile da evitare nella scrittura professionale.

astruso è un aggettivo che significa difficile da comprendere, oscuro, complicato. Si usa tipicamente per descrivere discorsi, testi o ragionamenti così complessi o mal formulati da risultare quasi incomprensibili. Il termine ha origine dal latino abstrusus, participio passato del verbo abstrudere, che significa nascondere, celare. Da qui il senso figurato di qualcosa che è "nascosto" alla comprensione immediata. Un discorso astruso, quindi, non è necessariamente sbagliato o privo di senso: semplicemente richiede uno sforzo interpretativo notevole per essere afferrato appieno. Pensate ai testi filosofici più complessi o a certi manuali tecnici scritti senza alcuna cura per la chiarezza espositiva.

sciamannato, aggettivo colloquiale ma molto espressivo che indica qualcosa o qualcuno di disordinato, trasandato, poco curato. Si può usare sia per descrivere una persona (un tipo sciamannato, vestito male e senza attenzione all'aspetto) sia per una situazione o un lavoro fatto senza precisione (un progetto sciamannato, organizzato male). L'etimologia di questa parola è incerta, ma secondo alcune ipotesi deriverebbe da una forma dialettale toscana legata al verbo "sciamare", con il significato di allontanarsi disordinatamente, come uno sciame che si disperde in modo confuso. È una parola tipicamente informale, che trova posto soprattutto nel linguaggio parlato e in contesti familiari, ma che resta comunque parte del patrimonio lessicale italiano.

ampolloso è un aggettivo che descrive uno stile o un linguaggio gonfio, ridondante, eccessivamente ricercato e retorico. Un discorso ampolloso è pieno di parole altisonanti, giri di frase complicati e artifici stilistici che, invece di rendere più chiaro il messaggio, finiscono per appesantirlo e renderlo poco autentico. Il termine deriva dal latino ampulla, l'ampolla, un recipiente rigonfio usato per contenere liquidi. Da qui il senso figurato di qualcosa di "gonfio", "pieno d'aria", proprio come certi discorsi che sembrano importanti ma, alla resa dei conti, dicono poco o nulla in modo semplice e diretto. Nel mondo della comunicazione e del marketing, evitare uno stile ampolloso è una regola fondamentale: la chiarezza, oggi più che mai, vince sempre sulla forma fine a se stessa.

coacervo, sostantivo che indica un insieme confuso e disordinato di cose, elementi o situazioni diverse tra loro. Si può parlare di un coacervo di idee, di un coacervo di leggi contraddittorie, o di un coacervo di emozioni contrastanti. L'origine è latina: deriva da coacervare, verbo composto da cum (insieme) e acervus (mucchio), quindi letteralmente "ammucchiare insieme". Nel linguaggio giuridico ed economico, il termine ha anche un significato tecnico specifico: indica la massa di beni che compone un patrimonio, come nel caso del coacervo ereditario, usato per calcolare le quote di successione. Un esempio perfetto di come una parola colta possa avere sia un uso figurato comune sia un uso tecnico specialistico.

sotterfugio è un sostantivo che indica un espediente nascosto, un pretesto o uno stratagemma usato per evitare qualcosa o per ottenere un vantaggio in modo poco trasparente. Chi ricorre a un sotterfugio agisce di nascosto, spesso con un pizzico di astuzia se non di vera e propria disonestà. Il termine deriva dal francese subterfuge, a sua volta derivato dal latino subterfugere, composto da subter (di sotto, nascostamente) e fugere (fuggire). L'immagine è quella di chi "fugge di nascosto", si sottrae a una situazione senza affrontarla apertamente. Nel linguaggio comune si usa spesso al plurale, "ricorrere a sotterfugi", per indicare comportamenti poco limpidi messi in atto per evitare responsabilità o conseguenze.

procrastinare, forse la parola più curiosa dell'elenco perché, paradossalmente, è tornata di moda proprio grazie all'inglese. Il verbo significa rimandare, differire nel tempo un'azione, spesso per pigrizia o per scarsa organizzazione. Si tratta in realtà di un termine italiano storico, derivato dal latino procrastinare, composto da pro (in avanti) e crastinus (relativo al domani, da cras, domani). È dunque una parola nata per indicare letteralmente l'atto di "spostare al domani" un impegno. Negli ultimi anni, con la diffusione del termine inglese procrastination nel linguaggio della produttività e del self help, anche l'italiano procrastinare e il sostantivo procrastinazione hanno riconquistato grande popolarità, diventando parole molto usate soprattutto online, sui social e nei contenuti dedicati alla gestione del tempo.

Perché vale la pena riscoprire queste parole

Conoscere e usare correttamente parole come lapalissiano, pleonastico, astruso, sciamannato, ampolloso, coacervo, sotterfugio e procrastinare non è solo un esercizio di stile fine a se stesso. Un vocabolario ricco permette di comunicare in modo più preciso, di sfumare i concetti con maggiore efficacia e, non da ultimo, di apprezzare fino in fondo la bellezza e la complessità della lingua italiana.

La prossima volta che vi troverete a corto di parole per descrivere un discorso inutilmente complicato, potrete dire che è astruso. Se qualcuno ripete un concetto già ovvio, sarà lapalissiano. E se rimandate la lettura di questo articolo a domani, ricordatevi che avrete semplicemente procrastinato.






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Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...