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La nuova legge tanto attesa contro shrinkflation (meno prodotti nelle confezioni) al via il 15 luglio, ma ha un buco enorme

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Dal 15 luglio entra in vigore la tanto discussa legge anti-shrinkflation, pensata per tutelare i consumatori italiani contro confezioni più piccole a prezzi invariati. Tuttavia, una lacuna rischia di limitarne l'efficacia.

Dopo anni di dibattito, dal 15 luglio prende il via una normativa attesa da milioni di consumatori italiani, finalizzata a mettere un freno a una delle pratiche commerciali più subdole degli ultimi anni: la riduzione delle quantità nei prodotti confezionati, senza corrispondente abbassamento di prezzo. L'arrivo di queste nuove regole vuole tutelare chi fa la spesa, offrendo strumenti per rendere più trasparente un mercato che spesso nasconde aumenti reali sotto un'apparente immobilità dei prezzi.

Tuttavia, un elemento chiave previsto dai primi testi legislativi è scomparso negli ultimi passaggi parlamentari: non ci sarà più un avviso visibile sulle confezioni. Questa assenza rischia di limitare gravemente la reale efficacia delle nuove disposizioni, lasciando i consumatori ancora troppo scoperti di fronte alle strategie meno trasparenti dei produttori. Le associazioni di tutela sono già pronte a segnalare i punti deboli del provvedimento, mentre cresce l'attenzione sul tema a livello europeo.

Cos'è la shrinkflation e perché pesa sulla spesa degli italiani

La shrinkflation, o sgrammatura, rappresenta una strategia tramite la quale le aziende riducono la quantità di prodotto all'interno delle confezioni, ma mantengono invariato, o talvolta addirittura aumentano, il prezzo al pubblico. L'inganno si nasconde proprio nella quotidianità: prodotti apparentemente identici che finiscono nella borsa della spesa con meno biscotti, meno fette di pane, oppure meno detersivo o shampoo, rispetto al passato. Questi cambiamenti passano spesso inosservati, perché la confezione resta la stessa e solo chi confronta peso netto e prezzo al chilo/litro riesce ad accorgersi della piccola, ma continua erosione del potere d'acquisto.

Secondo le analisi del Codacons, il fenomeno investe beni per un valore complessivo di circa 120 miliardi di euro annui, solo in Italia, con aumenti occulti dei prezzi in media compresi tra il 10% e il 18%, che in alcuni casi possono toccare anche il +40%. La mancata percezione immediata dell'aumento reale complica le scelte di chi gestisce il budget familiare, incidendo in modo pesante sulla capacità di risparmio e, di conseguenza, sulla qualità della vita.

La shrinkflation si fa sentire su numerose tipologie di prodotti: alimentari come cereali, yogurt, snack, gelati, formaggi confezionati; prodotti per la casa, come carta igienica e detersivi; articoli per la cura della persona, come bagnoschiuma e dentifricio. Secondo il Codacons, nessun settore dei beni di largo consumo è immune. Il consumatore spesso paga lo stesso prezzo, ma riceve meno prodotto. Il fenomeno comporta anche risvolti ambientali rilevanti: mantenere inalterate dimensioni e packaging, ma con meno contenuto, alimenta l'uso eccessivo di plastica e altri materiali.

L'impatto reale della shrinkflation sulle famiglie resta difficile da quantificare in modo puntuale: il fenomeno non è monitorato dall'Istat tramite i tradizionali indici d'inflazione. Tuttavia, anche ipotizzando un incremento minimo dei prezzi pari allo 0,1% annuo, secondo alcune stime le famiglie italiane avrebbero perso circa 1,8 miliardi di euro in quindici anni proprio a causa di questa pratica.

La storia travagliata della legge contro la shrinkflation

L'intervento normativo per contrastare la sgrammatura non nasce oggi, ma è il risultato di anni di discussioni, rinvii e modifiche per rispondere alle richieste delle associazioni dei consumatori e alle obiezioni da parte delle istituzioni europee. Le prime mosse risalgono al Ddl Concorrenza 2024, che aveva inserito nel Codice del Consumo un articolo specifico (il 15-bis), stabilendo l'obbligo per i produttori di segnalare in etichetta ogni riduzione di quantità mantenendo il confezionamento invariato.

Inizialmente la disposizione avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° aprile 2025. Un primo rinvio ha spostato la data al 1° ottobre 2025, per rispondere alle attenzioni dell'Unione europea sulla correttezza della procedura di notifica. Tuttavia, la Commissione ha giudicato la versione italiana della norma troppo restrittiva, in particolare per l'obbligo di indicazione specifica su ogni singolo prodotto, considerato un importante ostacolo alla libera circolazione delle merci nel mercato unico. Bruxelles ha quindi avviato una procedura di infrazione contro l'Italia, affermando che l'obbligo rischiava di discriminare le imprese e di avere effetti sproporzionati.

Per evitare pesanti sanzioni e ulteriori ripercussioni internazionali, il legislatore italiano ha optato per un ulteriore slittamento, fissando la nuova data al 15 luglio 2026. Il testo è stato modificato, riveduto e sottoposto a nuovo iter di approvazione europea. Questa sequenza di rinvii ha acceso il malcontento tra le associazioni di rappresentanza dei consumatori, che hanno interpretato ogni ritardo come un vantaggio per le aziende, consentendo a molte di anticipare le riduzioni di prodotto prima dell'entrata in vigore di ogni successiva disposizione.

Cosa prevede davvero il decreto in vigore dal 15 luglio

Il nuovo testo normativo, frutto di un articolato confronto tra Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), operatori della filiera, e Commissione europea, introduce un sistema di comunicazione standardizzata tra produttori, distributori e rivenditori. Le novità rispetto alle precedenti versioni sono:

  • Scompare l'obbligo di etichetta visibile sulle confezioni: non sarà più necessario apporre la dicitura Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X...
  • La comunicazione dovrà invece essere trasmessa lungo la filiera e resa disponibile ai consumatori nei punti vendita fisici e online tramite avvisi generici
  • L'obbligo informativo si riduce da sei a tre mesi dalla data di immissione in commercio
  • Sono esclusi i casi in cui la riduzione quantitativa sia accompagnata da modifiche della formulazione che migliorino la resa o il valore complessivo
Questa virata è diretta conseguenza della procedura d'infrazione avviata da Bruxelles: l'Europa ha riconosciuto la necessità di maggiore trasparenza per i consumatori, ma ha spinto per sistemi meno invasivi e più rispettosi della libera concorrenza.

Il MIMIT ha notificato formalmente la nuova versione del decreto in Commissione Europea. Se non emergeranno nuove contestazioni, le regole sono operative dal 15 luglio, ma diverse associazioni sottolineano il rischio che la trasparenza venga sacrificata sull'altare della semplificazione burocratica.

Il buco enorme: l'etichetta visibile sparita dal testo di legge

Il dettaglio più discusso riguarda l'eliminazione dell'obbligo di apporre sull'imballaggio una chiara segnalazione di riduzione del contenuto. La prima versione della norma, presentata con la Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023, imponeva ai produttori di comunicare, nel campo visivo principale della confezione di vendita o in un'etichetta adesiva, che la quantità era stata ridotta rispetto a quella proposta in precedenza. Questa comunicazione doveva restare visibile per sei mesi dall'immissione in commercio.

Un'innovazione che avrebbe garantito a chiunque facesse la spesa un'informazione immediata e trasparente. Tuttavia, dopo i rilievi dell'Unione europea ed i timori di ostacoli alla circolazione delle merci, l'obbligo è stato cancellato e sostituito da un sistema di comunicazione meno diretto, affidato a distributori e rivenditori.

Le conseguenze sono assai rilevanti nella vita quotidiana: senza avvisi ben visibili sulle confezioni, il diritto ad essere informati rischia di restare teorico. I consumatori dovranno affidarsi ad avvisi generici esposti nei punti vendita o nei canali online, che spesso non sono consultati con la stessa attenzione, soprattutto nelle routine della spesa. Questo buco normativo è particolarmente critico per le fasce più deboli della popolazione, i cui strumenti di tutela sono già limitati.

Le associazioni chiedevano di considerare scorrette tutte le pratiche che camuffano le variazioni attraverso minimi cambiamenti di design di confezione per aggirare l'obbligo. Tuttavia, la formulazione attuale lascia spazio a una vasta zona grigia. Il rischio è di vedere proseguire, con poche differenze rispetto al passato, il fenomeno della sgrammatura, vanificando gli obiettivi della legge.




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...