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I dubbi sulla riforma medici di base sia per gli stessi dottori che per i pazienti e le modifiche ancora possibili

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

La riforma dei medici di base in Italia suscita interrogativi tra professionisti e cittadini. Dall'urgenza degli interventi alle novità proposte da Schillaci, passando per timori e reazioni di pazienti e operatori.

La sanità territoriale italiana sta vivendo una fase di straordinario cambiamento. Da mesi, il dibattito sulla riforma della medicina generale è diventato terreno di fortissime tensioni tra governo, medici e cittadini. Urgono soluzioni concrete: le carenze di personale aggravano disservizi e attese, mentre intere regioni rischiano di restare scoperte dalle figure di riferimento più vicine ai cittadini. Esperti e operatori del settore mettono in guardia da errori che potrebbero minare la fiducia nell’intero sistema sanitario. Ma quali sono le vere poste in gioco della riforma Schillaci e perché tutto il Paese osserva con apprensione la trattativa?

Non basta ridefinire i contratti: servono garanzie di sostenibilità, equilibrio territoriale e rispetto della tradizione. Nei prossimi paragrafi si affrontano dettagli, dati ufficiali e voci di chi vive la trasformazione sul campo, tra timori, critiche e possibili soluzioni.

I punti chiave della riforma Schillaci: novità, benefici attesi e criticità sistemiche

La riforma dei medici di base proposta dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, vuole rivoluzionare la medicina di famiglia in Italia introducendo la possibilità per i medici di base di diventare dipendenti pubblici del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), su base volontaria. Il modello prevede anche un doppio canale: mantenimento della convenzione per chi lo preferisce e possibilità di passare al rapporto di dipendenza. Quest’ultimo elemento promette cambiamenti profondi sia organizzativi sia culturali.

Obiettivi dichiarati:

  • Integrare stabilmente i medici di medicina generale all’interno delle Case di Comunità, per rafforzare la presa in carico territoriale
  • Snellire i carichi sugli ospedali, favorendo la gestione di cronicità e fragilità sul territorio
  • Attrarre più professionisti verso la medicina generale, rendendola una specializzazione maggiormente riconosciuta e valorizzata
  • Rivedere la remunerazione, spostandola dal numero di assistiti alla partecipazione attiva nella rete territoriale e nella cura dei pazienti cronici e fragili
Le principali novità nel dettaglio:
  • Sistema misto: i medici di base potranno scegliere tra lavoro convenzionato e dipendente; nessun obbligo di passaggio, ma un percorso graduale che, secondo il Ministero, dovrebbe allargarsi nel tempo
  • Case di Comunità: strutture multidisciplinari finanziate dal Pnrr, entro il 30 giugno 2026 dovrebbero essere pienamente operative; ad oggi, solo 781 delle circa 1.715 previste sono attive almeno con un servizio
  • Vincoli di specializzazione: l’accesso al contratto da dipendente viene subordinato alla specializzazione in Medicina Generale; una misura che esclude di fatto un’intera generazione di medici per incompatibilità nei percorsi formativi pregressi
  • Nuovi criteri di remunerazione: da un sistema legato agli assistiti a un compenso basato su indicatori quali il lavoro di rete, la cooperazione nell’équipe multidisciplinare e la gestione della complessità clinica
  • Doppio binario organizzativo: preoccupa la coesistenza di personale con diverso status giuridico e retributivo all’interno della medicina territoriale
Il piano è stato presentato durante la Conferenza delle Regioni e, secondo le fonti istituzionali, punterebbe a una sanità «più efficiente e vicina» soprattutto ai cittadini più fragili. Sullo sfondo resta la grave carenza di professionisti: tra il 2019 e il 2024 i medici di medicina generale in Italia sono diminuiti di oltre 5.000 unità, con oltre 5.700 posti vacanti stimati dal Ministero e una media di 1.383 pazienti seguiti da ogni medico, numeri superiori al livello ottimale.
Indicatori chiave Valore attuale Obiettivo riforma
Numero di Case di Comunità attive (12/2025) 781 1.715 (programmate)
Medici di base mancanti 5.700 Eliminare carenza
Pazienti assistiti per medico 1.383 Al di sotto dei livelli ottimali

Criticità sottolineate dagli esperti:

  • Perdita dell’autonomia professionale a favore di una maggiore burocratizzazione: timore principale di molti sindacati, che giudicano il modello «aziendalista» meno adatto ad affrontare le complessità umane del territorio
  • Gestione del doppio binario: la presenza simultanea di medici convenzionati e dipendenti potrebbe creare confusione, disparità di trattamento, difficoltà operative e rischi di conflittualità interna
  • Problemi nella ricollocazione di personale e collaboratori: si rischiano ricadute negative su almeno 35.000 lavoratori tra collaboratori amministrativi e infermieri
  • Effetto deterrente sull’ingresso dei giovani: molti professionisti in formazione, scoraggiati dalla mancanza di prospettive certe, potrebbero evitare la medicina generale, aggravando la situazione
  • Disparità territoriali: regioni con organizzazioni già avanzate temono un’imposizione centralizzata poco rispettosa dei modelli costruiti localmente in modo partecipato
Principali errori segnalati e potenziali soluzioni:
  • Impostare la riforma senza un vero confronto con le rappresentanze e le Regioni, creando una distanza tra scelte normative e bisogni reali delle comunità locali
  • Non tenere conto della storia professionale di chi già lavora come convenzionato: serve una fase transitoria chiara, che valorizzi l’esperienza maturata
  • Investimenti insufficienti per supportare la transizione, rischiando di aggravare l’attuale carenza invece che colmarla
Azioni concrete suggerite dai sindacati e dagli esperti di programmazione sanitaria:
  • Avviare tavoli di confronto permanente con sindacati, ordini professionali e Regioni
  • Prevedere una valorizzazione reale della medicina generale come scelta specialistica, anche a livello economico e di percorsi di carriera
  • Salvaguardare la libera scelta del medico e la capillarità sul territorio, in particolare nelle aree periferiche, montane e insulari

Dubbi, critiche e impatti sui pazienti e sul sistema sanitario e modifiche ancora possibili

L’introduzione del doppio canale e la prospettiva della dipendenza hanno scatenato una forte reazione diffusa tra medici, rappresentanti di categoria, Regioni e associazioni dei pazienti. Molti vedono nella riforma non solo una trasformazione sindacale, ma un cambio di paradigma che tocca, potenzialmente, la qualità dell’assistenza e il rapporto stesso tra cittadini e salute pubblica.

Temi di contestazione principali:

  • Rischio di frattura del rapporto fiduciario: forte apprensione sul fatto che un medico assunto come dipendente possa non essere più percepito come professionista “di fiducia”, ma come “medico d’azienda”
  • Perdita della libera scelta del proprio referente sanitario nei territori più svantaggiati
  • Penalizzazione delle aree interne, rurali e periferiche: la progressiva chiusura degli studi privati e la minore attrattività rischiano di lasciare intere zone senza copertura stabile
  • Impatto sulla continuità assistenziale: un sistema che non valorizza le storie professionali rischia di creare vuoti, interrompendo relazioni indispensabili nella gestione della cronicità e della fragilità
Voci e dati dal territorio:
  • In Emilia-Romagna, il presidente De Pascale ha sottolineato come il mancato coinvolgimento delle Regioni potrebbe compromettere l’equilibrio dell’assistenza territoriale e generare disuguaglianze anche tra i lavoratori: «Nessuna riforma della sanità può funzionare senza un lavoro a quattro mani con i territori»
  • La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) e la Fimmg di Rimini hanno denunciato pubblicamente la penalizzazione della professione, temendo una destabilizzazione del modello capillare che ha sempre caratterizzato la sanità italiana; il sistema rischia di perdere la caratteristica della libera scelta del medico, considerata l’ultimo baluardo dai cittadini
  • La Fimmg Abruzzo sottolinea come la “dipendenza selettiva” mini il rapporto fiduciario e peggiori la capacità di presa in carico, soprattutto nei piccoli centri; viene inoltre denunciata la difficoltà di garantire adeguata occupazione a tutto il personale oggi coinvolto negli studi privati
Area Principale contestazione Impatto stimato
Regioni del Nord Assenza di prospettive di carriera per i giovani, rischio abbandoni Carenza medici e aumento accessi ai Pronto Soccorso
Aree montane e rurali Perdita della presenza capillare dei professionisti Aumento disuguaglianze e territori scoperti
Centri urbani Confusione organizzativa doppio canale Competizione interna e rallentamento processi
Dibattito tra forze politiche ed esperti:
  • Alcuni rappresentanti istituzionali, come il presidente della Regione Calabria e il governatore del Lazio, valutano la proposta come una possibile base di partenza, ma sottolineano la necessità di revisioni e del coinvolgimento degli attori territoriali
  • Il mondo sindacale chiede una profonda revisione del metodo di lavoro, lamentando una scarsa condivisione e una progettazione troppo lontana dai bisogni concreti degli operatori
  • Pediatri e specialisti sottolineano il rischio di concorrenza dannosa tra comparti diversi della sanità territoriale
Azioni di mitigazione e riflessioni operative suggerite:
  • Avviare rapidamente negoziati regionali per salvaguardare le esperienze virtuose locali e individuare modelli ibridi personalizzati
  • Prevedere incentivi economici e percorsi di valorizzazione mirati per chi si impegna nelle aree a maggiore rischio di desertificazione sanitaria
  • Migliorare i criteri di accesso e transizione, per non disperdere il capitale umano ed evitare brusche rotture con il passato.
Tra le modifiche ancora possibili per fugare i dubbi ed evitare le critiche, la nuova riforma potrebbe, per esempio, applicarsi principalmente ai nuovi ingressi (circa 10.000 previsti nei prossimi 5 anni), lasciando i medici attuali liberi di mantenere l'attuale convenzione.

Inoltre, i sindacati chiedono una maggiore flessibilità nel rapporto con le Case di Comunità e nei turni, con orari di lavoro decisamente meno impegnativi.  

Se da un lato la riforma promette di modernizzare la medicina generale e di rafforzare la presa in carico, le modalità di attuazione rischiano di accentuare problemi già conosciuti: carenza di medici, perdita di fiducia dei pazienti, frammentazione del sistema territoriale. Solo una revisione degli strumenti di dialogo, una reale valorizzazione delle competenze sviluppate negli anni e investimenti mirati potranno evitare che i dubbi sulla riforma dei medici di base si traducano in nuove criticità, penalizzando cittadini e professionisti in un momento di massima fragilità per la sanità nazionale.




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...