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I nuovi poveri crescono in Italia: chi sono, cosa fanno, quanto guadagnano secondo rapporto Banco Alimentare

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

I nuovi poveri aumentano in Italia: per il Banco Alimentare il 77% degli assistiti sono famiglie con minori e il 56% lavoratori a basso reddito. Con stipendi da 1.500 a 1.800 euro è sempre più dura.

«Ho fame» è la frase che sempre più italiani dicono, spesso superando la vergogna, quando ritirano un pacco alimentare. Il quadro emerge dal primo rapporto con cui la Fondazione Banco Alimentare analizza in profondità i profili delle persone che assiste, presentato oggi, 13 ottobre, alle 10.30 a Palazzo Colonna a Roma e anticipato dal Sole 24 Ore. Prima del Covid, a ritirare i pacchi erano soprattutto stranieri, persone senza fissa dimora e anziani. Oggi la percentuale più alta, il 77% di chi è assistito in modo continuativo, è rappresentata da famiglie con minori.

Il profilo è più vario di quanto si immagini. Tra gli assistiti ci sono italiani, che pesano per il 42% e sono più numerosi al Sud, e stranieri, più presenti al Nord. Ci sono poi i lavoratori a basso reddito, che arrivano al 56%: persone con un lavoro e uno stipendio che non basta più a coprire i costi della vita, soprattutto nelle grandi città. E ci sono gli stranieri soli (51%), gli anziani soli (36%), i disoccupati (25%), le madri sole con figli (24%) e gli uomini divorziati (4%). Le percentuali si sovrappongono perché una persona può rientrare in più categorie. Il presidente della Fondazione, Marco Piuri, li descrive come i «poveri insospettabili», i vicini di casa che nessuno immagina in difficoltà.

I numeri di partenza sono quelli di una rete molto estesa: 7.593 organizzazioni partner sul territorio, a cui si rivolgono quasi 1 milione e 800mila persone. Nel 2024 gli assistiti erano 1.755.857. Secondo il Banco, però, a crescere non è tanto il numero complessivo quanto i bisogni: una famiglia con bambini ha bisogno di più cibo di un anziano che vive da solo.

Quanto guadagnano e perché non basta

La domanda su quanto guadagnino i nuovi poveri ha una risposta che sorprende: molti hanno un reddito. Piuri parla di stipendi tra 1.500 e 1.800 euro al mese, cifre con cui, spiega, è sempre più difficile sostenere mutuo o affitto, spese per l’auto e i trasporti, cure mediche. Le cause, secondo il presidente, sono sia strutturali sia legate alla congiuntura. Da un lato il livello degli stipendi, «tra i più bassi d’Europa», e un potere d’acquisto ridotto perché l’inflazione ha superato di gran lunga la crescita dei salari. Dall’altro l’impatto delle tensioni internazionali su energia e carburanti.

Il risultato è che sempre più persone «devono decidere per cosa spendere» e finiscono per tagliare spese essenziali, compreso il cibo. Il risparmio sugli alimenti viene destinato ad altre voci, soprattutto affitto, salute e bollette. Per questo il Banco definisce il cibo una sorta di «infrastruttura» intorno a cui ruotano molti altri bisogni. Il rapporto sottolinea anche un effetto positivo del chiedere aiuto: migliorano la fiducia in sé e le relazioni con la rete di supporto.

Il fenomeno non riguarda solo il Banco Alimentare. Il rapporto della Caritas presentato a giugno 2026 mostra un quadro coerente: nel 2025 la rete ha sostenuto 282.539 persone, un record, con un aumento dell’1,7% sul 2024. Il 52% degli assistiti vive con figli minorenni e la quota di persone che hanno un lavoro ma restano vulnerabili è salita al 31,7% tra i 35 e i 44 anni e al 31% tra i 45 e i 54, contro il 13,3% del 2015. Anche in questo caso la povertà tende a diventare cronica: le persone restano più a lungo in difficoltà. La quota dei «nuovi poveri» scende al 37,6%, e il reddito medio delle famiglie assistite, misurato con l’Isee, passa da 4.315 a 4.974 euro: la Caritas precisa che non è un segnale di miglioramento, ma il riflesso di più famiglie con risorse leggermente superiori che restano comunque fragili e hanno bisogno di sostegno. Crescono anche le persone sole, dal 23,8% al 32,9%, e i bisogni legati alla salute, aumentati del 69%.

I numeri della povertà in Italia e le regioni più colpite

Per capire la scala del fenomeno servono i dati dell’Istat. L’ultimo rapporto sulla povertà assoluta, pubblicato a ottobre 2025 e riferito al 2024, stima circa 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, pari a 2,2 milioni di famiglie (l’8,4% del totale). Tra i minori sono circa 1,28 milioni, il 13,8%, il livello più alto dal 2014. L’incidenza è dell’8,7% nelle famiglie in cui la persona di riferimento è un lavoratore dipendente e sale al 15,6% tra gli operai. Tra gli stranieri l’incidenza arriva al 35,6%, quasi cinque volte il 7,4% degli italiani, ma circa il 67% delle famiglie povere è composta solo da italiani. Le famiglie con minori in povertà assoluta sono circa 734mila, il 12,3% del totale. Il Banco Alimentare osserva che il numero di assistiti resta stabile non perché i poveri non aumentino, ma perché, nelle condizioni attuali, non si riesce a fare di più. L’Istat è atteso con un nuovo aggiornamento giovedì.

Sul piano geografico, secondo il Banco la povertà alimentare è diffusa in tutto il Paese. La Campania è la regione con più assistiti (217mila), seguita dalla Lombardia (210mila), dove c’è la rete più ampia con 1.073 enti convenzionati, e dall’Emilia Romagna (129mila). Il Banco spiega che la mappa riflette sia il disagio sociale sia la capacità delle organizzazioni di raggiungere chi ne ha bisogno: a Milano e dintorni sono soprattutto parrocchie e associazioni di volontariato, in Campania ci sono anche i Comuni. Intanto cresce il numero di organizzazioni che chiedono di convenzionarsi, segno di un bisogno in aumento. Per l’Istat, l’incidenza familiare è più alta nel Mezzogiorno (10,5%), ma in valore assoluto il 44,5% delle famiglie povere vive al Nord.

Il cibo che manca nei pacchi e la risposta delle imprese

Una parte del rapporto riguarda i prodotti che mancano di più. Frutta, carne e pesce sono diventati per molte famiglie un lusso, mentre olio e caffè sono quasi un miraggio e scarseggiano anche nei pacchi. Il Banco misura il divario tra offerta e domanda: in cima ci sono l’olio d’oliva, il caffè, i formaggi stagionati, la carne bianca fresca e i latticini. Mancano anche uova, latte, carne rossa, verdura e frutta fresca. Per i bambini non bastano né il latte fresco né le merendine.

La proposta è rafforzare l’alleanza con le imprese. L’obiettivo non è sostituire il recupero delle eccedenze, che resta essenziale, ma affiancarlo, quando possibile, con donazioni programmate di beni standard per coprire le carenze più persistenti. Servono però anche mezzi di trasporto, magazzini e macchinari per gestire i prodotti freschi, perché secondo Piuri trasporto e logistica sono il costo principale per il Terzo settore. La sfida, conclude, passa dal rinnovare l’alleanza tra imprese ed enti del Terzo settore, con il supporto delle istituzioni. Perché moltissime famiglie continuano a faticare per avere garantito perfino il pane quotidiano.

Cosa dicono, in sintesi, i dati

Messi insieme, i dati del Banco Alimentare, della Caritas e dell’Istat raccontano la stessa trasformazione: la povertà in Italia non riguarda più soltanto chi è escluso dal lavoro, ma sempre più spesso chi lavora e non riesce a far quadrare i conti. Le famiglie con figli sono il gruppo più esposto, gli stipendi tra 1.500 e 1.800 euro non bastano a fronteggiare affitto, bollette, trasporti e cure, e il cibo diventa la voce su cui si risparmia per prima. Resta da vedere cosa mostrerà il nuovo aggiornamento dell’Istat, atteso nei prossimi giorni




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...