Simbolo della cultura italiana e fenomeno globale, la pizza rappresenta un settore economico in continua evoluzione. Esploriamo dati, consumi, trend, impatto economico e innovazioni, celebrando la Giornata Mondiale della Pizza 2026.
La pizza incarna un simbolo radicato di convivialità, cultura e storia nella società italiana. Viaggio che si snoda tra mito e realtà quotidiana, la pizza ha saputo trasformarsi da semplice pietanza popolare a emblema del gusto italiano nel mondo. Oggi, questa specialità rimane centrale negli stili di vita moderni, testimoniando uno stretto legame tra tradizione e innovazione. Non è solo il rito culinario a renderla unica: gli ultimi dati illustrano come il settore si confermi protagonista sia in termini di preferenze alimentari che come pilastro economico nazionale.
La penisola italiana si conferma centro nevralgico del segmento, sia per identità culturale sia per impatto economico. Il mercato domestico ha evidenziato, nel 2023, un valore di circa 728 milioni di euro soltanto per la pizza industriale, con previsioni di salita fino a 935 milioni nel 2028. Tuttavia, ampliando l’analisi all’intero ecosistema – che comprende pizzerie, indotto alimentare e produzione industriale – il giro d’affari per l’Italia supera i 15 miliardi di euro annui. La crescita del comparto rispecchia anche una progressiva professionalizzazione e diversificazione dell’offerta, influenzata dai cambiamenti nei comportamenti di consumo.
L’espansione delle aziende specializzate nella produzione di pizze surgelate e impasti pronti sta ridefinendo le logiche di mercato. Sono oggi attive circa 292 realtà industriali nel segmento dei surgelati, rappresentanti oltre il 22% della categoria dei pasti pronti. Da segnalare investimenti in innovazione e ricerca su ingredienti e processi produttivi, come lievitazioni lente e cotture su pietra, spesso orientate a risultati di qualità comparabili alle pizzerie artigianali.
Le pizzerie con servizio al tavolo sono 49.480, mentre gli esercizi specializzati nella produzione e vendita hanno superato le 121.000 unità (dato 2021). Il prezzo medio di una pizza con bibita risulta molto variabile: si spazia da poco più di 8 euro fino a oltre 15 euro in alcune città del Nord. I costi riflettono sia la qualità dei prodotti impiegati sia le dinamiche inflazionistiche che hanno inciso negli ultimi anni: l’indice prezzi è passato da 104 nel 2018 a 124,5 nel 2024.
L’Italia mantiene leadership anche all’interno del continente, risultando la nazione europea con il più alto consumo pro capite di questo alimento (7,8 chili annui a testa). Il mercato mostra una tendenza alla crescita stabile, spalleggiato dal segmento premium e dalla valorizzazione delle produzioni locali, con un ruolo centrale della grande distribuzione organizzata, pur con una recente lieve contrazione degli operatori nel settore GDO.
Con il 98% della popolazione che assapora la pizza, il consumo si configura come fenomeno trasversale, coinvolgendo ogni fascia d’età. Il 65% degli italiani la mangia almeno una volta a settimana, con il 40% che arriva a due pizze, o più, ogni sette giorni. Tuttavia, tra chi consuma meno di una pizza a settimana, si contano prevalentemente adulti oltre i 55 anni.
Il momento preferito resta la cena, soprattutto nel fine settimana, una consuetudine più marcata al Sud e nelle isole dove il rito si intreccia maggiormente con la dimensione sociale: l’83% predilige la compagnia, mentre i giovani tra i 18 e i 34 anni sono anche i maggiori consumatori solitari, complice uno stile di vita dinamico.
I canali di consumo sono molteplici e rispondono ad abitudini diverse:
L’evoluzione delle preferenze degli italiani spinge verso ingredienti di filiera certificata e impasti sempre più leggeri. Ben l’84% dei consumatori valuta la qualità degli ingredienti come criterio guida nella scelta, mentre il 76% attribuisce primaria importanza alla provenienza. Questa crescente attenzione si manifesta nella disponibilità a sostenere prezzi più elevati per pizze che garantiscono trasparenza e autenticità.
Accanto alle nuove esigenze di benessere, una parte importante del segmento si orienta verso ricette personalizzate o alternative, come impasti senza glutine o con farine speciali, rispondendo così anche a intolleranze alimentari e desiderio di sperimentazione. Sotto il profilo dei prezzi, l’offerta copre tutte le fasce: da città come Rovigo (8,09 euro a pasto) a centri come Reggio Emilia (15,59 euro).
La preparazione domestica rappresenta una delle dinamiche più interessanti: quattro famiglie su dieci ormai fanno la pizza in casa, spesso utilizzando ingredienti gourmet o farine speciali. Questa tendenza cresce in parallelo alla maturazione culturale del consumatore, che si dimostra sempre più informato e attento nella ricerca dell’autenticità.
Il boom del delivery prosegue dal periodo pandemico, contribuendo notevolmente all’espansione del settore: alcune piattaforme registrano un incremento delle ordinazioni pari al 20% su base annua, a testimonianza di un’abitudine ormai consolidata. Anche la digitalizzazione ha favorito un’esperienza di consumo più semplice e interattiva, tra ordini veloci e possibilità di personalizzare la propria scelta.
La filiera genera oltre 15 miliardi di euro di fatturato annuo nel territorio nazionale, con una produzione stimata di 2,7 miliardi di pizze l’anno. Gli ingredienti movimentati annualmente evidenziano la portata del comparto: per la produzione vengono impiegati circa 200 milioni di kg di farina, 225 milioni di kg di mozzarella, 30 milioni di kg di olio d’oliva e 260 milioni di kg di salsa di pomodoro.
L’impatto sull’occupazione è notevole, con oltre 200.000 addetti nel settore nei periodi di massimo afflusso, la metà dei quali a tempo pieno. La presenza capillare sul territorio e la continua apertura di nuovi locali contribuiscono ad assorbire sia personale qualificato sia lavoratori stagionali. Il comparto dei surgelati – prevalentemente rappresentato da aziende come Italpizza, Roncadin e Margherita S.r.l. – costituisce un ulteriore asset per l’economia del Paese, con fatturati rispettivamente di 214,6 milioni, 157,8 milioni e 70,4 milioni di euro nel 2023.
| Elemento | Valore |
| Fatturato totale (Italia) | 15 miliardi di euro |
| Pizze prodotte / anno | 2,7 miliardi |
| Lavoratori coinvolti | 200.000 (picchi nei weekend) |
| Principali aziende surgelati | Italpizza, Roncadin, Margherita S.r.l. |
L’intero settore si configura dunque come una leva economica, sociale e occupazionale di grande rilievo, con margini di crescita soprattutto grazie all’esportazione e allo sviluppo dell’offerta premium.
Le scelte degli italiani riflettono fedeltà alla tradizione e curiosità verso l’innovazione. La Margherita si conferma la regina assoluta con il 43% delle preferenze, seguita da Diavola (20%), Bufalina (18%), Quattro Formaggi (17%), Capricciosa, Vegetariana e Quattro Stagioni (16%), Napoli e Prosciutto Cotto e Funghi (14%).
Spicca la volontà di personalizzare il proprio pasto: circa il 10% degli intervistati dichiara di scegliere ogni volta ingredienti diversi. I giovani (18-34 anni) mostrano maggiore propensione alla sperimentazione, specialmente nei gusti creativi e negli impasti alternativi, pur restando prevalente la pizza tonda dal cornicione sottile.
Il mercato globale della pizza ha raggiunto nel 2024 il valore record di 160 miliardi di euro, posizionandosi fra i settori alimentari più floridi. Gli Stati Uniti si mantengono in testa per consumo pro-capite, con 13 chili a persona all’anno, seguiti – in Europa – dall’Italia, con 7,8 chili.
Le esportazioni di prodotti italiani e la diffusione delle tecniche artigianali di preparazione rappresentano un volano per il marchio Made in Italy. Marchi e nomi riconosciuti, come ITA0039 (certificazione Asacert per ristoranti italiani autentici all’estero) rafforzano la proiezione internazionale del comparto. Significativo anche l’impatto delle piattaforme di consegna, che hanno reso accessibile la pizza italiana su scala planetaria e contribuito a un'espansione superiore al 4% annuo previsto fino al 2032.
Il Belpaese tutela la qualità dei suoi prodotti e ingredienti, promuovendo filiere di provenienza certa e un grande patrimonio di conoscenze artigiane, tratto distintivo rispetto alle imitazioni internazionali. Le nuove opportunità si riflettono nell’apertura di format innovativi e nella diffusione di catene italiane capaci di imporsi anche fuori dai confini nazionali.
L’arte del pizzaiolo napoletano gode, dal 2017, del riconoscimento UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. Un titolo altamente simbolico che valorizza la manualità, la cura e la trasmissione dei saperi, confermando il prestigio dell’Italia come culla storica della pizza autentica.
Le manifestazioni dedicate, come il Vera Pizza Day promosso dall’Associazione Verace Pizza Napoletana, e l’inserimento di spazi tematici in eventi come la fiera Sigep, animano il confronto tra tradizione e innovazione. L’attività degli Osservatori socio-economici contribuisce inoltre ad accrescere l’esperienza e la capacità di adattamento degli imprenditori.
L’innovazione si manifesta negli impasti alternativi, nelle ricette personalizzate e nella valorizzazione della filiera corta, aspetti ritenuti decisivi dal consumatore moderno. Il patrimonio culturale resta saldamente legato all’immaginario collettivo, sinonimo di identità locale, radici storiche e creatività contemporanea.