Trump annuncia 4,8 milioni di tonnellate di diesel russo e sospende le sanzioni mentre a Miami si tratta per l'Ucraina. Pace o affari? Chi vince, chi perde e cosa cambia per il gasolio e per l'Italia
Venerdì 9 ottobre 2026 Donald Trump ha annunciato su Truth Social di aver concluso con Vladimir Putin una conversazione "di grande successo". Secondo il presidente americano la Russia fornirà oltre 300.000 tonnellate di diesel subito, 500.000 a novembre e un milione subito dopo, più altri tre milioni di tonnellate "a breve", in funzione della capacità delle raffinerie: in tutto circa 4,8 milioni di tonnellate. In contemporanea il Tesoro americano ha annunciato una sospensione temporanea delle sanzioni sul diesel russo, con una licenza valida, secondo le fonti, per sei mesi, fino al 7 aprile 2027. Putin ha confermato l'intesa, sostenendo che avrà un "impatto positivo sull'intera economia globale".
La notizia arriva mentre a Miami una delegazione ucraina, guidata da Kirill Budanov e Rustem Umerov, incontra gli inviati di Trump Jared Kushner e Steve Witkoff, con i consiglieri per la sicurezza di Francia, Germania e Regno Unito e rappresentanti di Nato e Ue. Secondo il Kyiv Independent, Mosca avrebbe chiesto un allentamento delle sanzioni in cambio della disponibilità a negoziare una tregua energetica e un cessate il fuoco sul Mar Nero.
Da qui la domanda che attraversa le analisi: queste mosse servono la pace o gli affari? L'analisi del Sole 24 Ore, firmata da Antonella Scott, sostiene la seconda lettura: Trump e Putin avrebbero in comune "il senso degli affari, non quello per la pace". È una tesi, non un fatto accertato, e il titolo di questo articolo va letto come la sintesi di quell'interpretazione.
Per capire chi possa guadagnarci bisogna distinguere tra ciò che è dichiarato e ciò che è ipotizzato. Trump, per primo, ha un vantaggio politico evidente: alla vigilia del voto di metà mandato rivendica un risultato da mostrare agli elettori, cioè prezzi del diesel più bassi, che ha definito "la mia priorità più grande", e ha promesso cali "record". Putin ottiene sollievo per le raffinerie russe e un allentamento delle sanzioni americane sul diesel: l'1 ottobre aveva dichiarato che la Russia non avrebbe ripreso le esportazioni di gasolio senza la rimozione delle restrizioni.
Secondo l'analisi, il Cremlino ha anche altri dossier sul tavolo: una possibile partecipazione americana nella società di Nord Stream, di cui avrebbe parlato Reuters, e un piano per la vendita di attività estere di Lukoil a un consorzio guidato da Todd Boehly con investitori di Qatar ed Emirati, riferito dal New York Times. Sono discussioni, non decisioni: le fonti dicono di non sapere quanto in profondità siano arrivate, e per Nord Stream l'operazione risulterebbe oggi illegale.
Chi rischia di perdere, secondo l'analisi, è l'Ucraina. Il diesel russo che aiuta l'economia americana priva Kiev, osserva Scott, della possibilità di rispondere ai massacri prendendo di mira le infrastrutture energetiche di Mosca, perché una tregua energetica ridurrebbe quella leva. Il presidente Volodymyr Zelensky ha definito la sospensione delle sanzioni "una debolezza" e ha detto che Putin "ripagherà il diesel con il terrore", mentre le fonti parlano di un'Ucraina sorpresa dall'annuncio.
Va aggiunto che esiste anche una lettura alternativa, che l'analisi stessa considera: l'intesa potrebbe rendere il Cremlino più flessibile nella ricerca di una soluzione, perché per rispettare l'impegno con Trump e dare fiato alle raffinerie anche Mosca potrebbe avere interesse a una sospensione reciproca degli attacchi. Nessuna delle due ipotesi è provata.
Per l'Italia la domanda concreta è se il gasolio costerà meno. Le prime analisi sono prudenti. Il gasolio resta oltre 2,25 euro al litro e, come ricorda l'Automobile Club d'Italia, il prezzo non dipende solo dal petrolio, ma anche dalle quotazioni dei prodotti raffinati, dai margini di raffinazione, dal cambio euro dollaro, dai costi di distribuzione e dalla tassazione. Clayton Seigle, del Center for Strategic and International Studies, ha osservato che le forniture annunciate non dovrebbero bastare ad abbassare in misura rilevante il costo del diesel né negli Stati Uniti né in Europa, e che solo una piccola parte arriverà subito.
Per avere un'idea delle proporzioni, in Italia nel 2025 sono state consumate circa 23,3 milioni di tonnellate di gasolio per autotrazione: i 4,8 milioni di tonnellate russi sarebbero circa un quinto di quel consumo, un confronto soltanto dimensionale, perché i flussi riguardano il mercato mondiale e non quello italiano.
C'è poi un punto giuridico. L'accordo annunciato da Trump non modifica automaticamente le sanzioni europee contro la Russia: una deroga di Washington riguarda il sistema sanzionatorio americano e non autorizza di per sé l'ingresso di diesel russo nei Paesi dell'Unione, Italia compresa.
Resta anche da vedere se Mosca, che aveva prorogato fino a fine ottobre le restrizioni sulle proprie esportazioni, le toglierà davvero. In Italia, intanto, il tema dei carburanti è già in primo piano: dal 28 settembre Eni applica nella rete Enilive un price cap a 2,19 euro per il gasolio e a 1,99 per la benzina, per una durata iniziale di 30 giorni, mentre il governo ha dimezzato lo sconto sulle accise e l'inflazione di settembre è stata del 4,2%. Per un Paese dove il trasporto su gomma incide molto sui costi della distribuzione, un calo duraturo del diesel sarebbe rilevante, ma nessuno può garantirlo.
Va ricordato anche il contesto europeo: Eni, nel presentare il proprio tetto ai prezzi, ha ricordato che la contrazione dell'offerta di prodotti raffinati e la carenza di capacità di raffinazione, con quasi trenta raffinerie chiuse in Europa negli ultimi quindici anni, hanno portato i prezzi dei carburanti a livelli molto onerosi per le famiglie. È un problema strutturale, che un singolo accordo sul diesel difficilmente risolve. Sul piano politico, Trump ha detto di avere con Giorgia Meloni "un grande rapporto" e di volerla probabilmente incontrare al G20.
Cosa non sappiamo ancora e come leggere la vicenda
Le domande aperte sono più delle risposte. Non si sa se le consegne annunciate arriveranno nei tempi e nelle quantità dichiarate, né quanto del diesel russo finirà negli Stati Uniti e quanto altrove. Non si sa se i colloqui di Miami porteranno a una tregua energetica, né quali concessioni la Casa Bianca sia pronta a fare: gli inviati di Trump, secondo l'analisi, vogliono elaborare una proposta unica da portare a Mosca a fine mese. Non si sa quale sarà l'effetto del voto americano: il Congresso, se uscisse dalle elezioni a maggioranza democratica, potrebbe ostacolare la disponibilità di Trump ad allentare le restrizioni. E non si sa se la sospensione delle sanzioni indebolirà davvero la pressione su Putin, come temono i critici, o se resterà un'eccezione temporanea.
E' meglio dunque tenere separati i piani. Ci sono i fatti: l'annuncio di Trump, la licenza del Tesoro, la conferma di Putin, la reazione di Zelensky. Ci sono le interpretazioni, come quella dell'analisi secondo cui il business prevale sulla pace, o quella opposta di chi vede nell'accordo un'occasione di apertura. E ci sono le previsioni sugli effetti sui prezzi, ancora tutte da verificare.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...